di Davide Bregola
Il Giornale, 27 dicembre 2025
Uno scrittore racconta le sue “lezioni” in carcere. Fra sigarette, cioccolatini e dubbi da “turista etico”. Davide Bregola, scrittore, dal 2003 tiene atelier di scrittura in scuole, biblioteche, centri psichiatrici e residenze sanitarie. Nel 2025 ha tenuto incontri in carcere, la domenica, grazie a “La parola come cura” un progetto tra Asst Medicina penitenziaria, Direzione Casa circondariale e l’associazione La corte dei poeti. Considera la letteratura uno strumento efficace per poter essere al servizio della società cercando di coniugare impegno civile, utilità e insegnamento. Il suo libro più recente è “Lezioni dalle rovine” (Avagliano, 2025) dove parla anche della sua esperienza nei centri psichiatrici.
di Antonio Polito
Corriere della Sera, 27 dicembre 2025
Gaza è stata trasformata in deserto, le classi medie temono la povertà. Era dal 2001 con le Torri Gemelle che per l’Occidente non c’era stato un anno più “horribilis” di questo. “Keep calm and carry cash”. Ognuno ha la sua personalissima “scala Mercalli della paura”, reagisce a modo suo al pericolo, reale o percepito che sia. Ebbene, in questo 2025 da paura, lo spavento più grosso io me lo sono preso il 26 settembre, giorno in cui la Banca centrale europea, proprio mentre preparava l’euro digitale, ha invitato tutti noi a tenere in casa un po’ di contante in caso di disastro. Pare che oggi la reazione primaria dell’homo sapiens sapiens di fronte a una minaccia, insieme a un aumento della sudorazione e della frequenza cardiaca, sia quella di procurarsi delle banconote.
di Giorgia Linardi
La Stampa, 27 dicembre 2025
Questo Natale ci consegna l’immagine di uomo solo trovato su una barca semiaffondata in mezzo al mare, lasciando dietro di sé 116 dispersi. Una strage silenziosa, consumata al largo delle coste europee ma nel cuore delle sue responsabilità politiche. Già nel Natale 2024 un altro naufragio aveva segnato le festività. Una bambina undicenne della Sierra Leone era stata ritrovata sola, aggrappata a un gonfiabile, unica sopravvissuta di 44 persone. Anno dopo anno, queste tragedie si ripetono diventando ricorrenze, non scandali inaccettabili. Difficile dire se il naufragio si potesse evitare. Quello che sappiamo è che nonostante i solleciti non sono state lanciate operazioni di soccorso. Queste morti rientrano in un sistema di politiche migratorie che accetta la morte come strumento di deterrenza.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 27 dicembre 2025
Mentre nel nostro paese si continua a criminalizzare il consumo, i tedeschi propongo un modello che si fonda su tre elementi: possesso personale legale, autoproduzione fino a tre piante e Cannabis e associazioni senza scopo di lucro che possono coltivare e distribuire ai propri membri. La parziale legalizzazione non ha creato un boom di consumi, ha solo tolto una quota di popolazione dall’area penale. Ma resta il paradosso del mercato nero. Il primo aprile 2024 la Germania ha compiuto una scelta che in Italia continua a sembrare impronunciabile: togliere la cannabis dalla dimensione penale. Non una liberalizzazione commerciale, non un mercato di negozi e branding, ma un modello controllato fondato su tre elementi: possesso personale legale, autoproduzione fino a tre piante e Cannabis Social Club, associazioni senza scopo di lucro che possono coltivare e distribuire ai propri membri. Un compromesso politico, sì, ma capace di rovesciare la logica su cui per decenni è stata costruita la “guerra alla droga”.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 27 dicembre 2025
Un delegato Onu in missione a Caracas consegnerà al presidente Maduro una lettera firmata dalla madre di Alberto. Ne hanno liberati 99. Hanno spulciato le liste fino a tarda notte nella speranza che quel nome ci fosse. E invece no: il centesimo non c’è. Alberto Trentini resta in carcere, per il momento, ostaggio più che prigioniero del governo venezuelano. Ieri il governo di Caracas ha annunciato la liberazione di 99 prigionieri politici arrestati dopo le proteste seguite alle elezioni presidenziali del luglio 2024, segnate dalla contestata riconferma di Nicolás Maduro.
di Andrea Spinelli Barrile
Il Manifesto, 27 dicembre 2025
Secondo l’Indice globale del terrorismo 2025 la Nigeria è al sesto posto tra i paesi più problematici al mondo. Era all’ottavo posto l’anno scorso e l’anno ancora prima ed è vero che la situazione è andata peggiorando. Se da un lato i numeri macroeconomici raccontano un paese dall’economia esplosiva e con una classe media in costante aumento (la megalopoli di Lagos oggi conta oltre 20 milioni di abitanti, nel 1960 meno di un milione), dall’altro quei numeri non rendono giustizia alla realtà, quella in cui la ricchezza non viene distribuita in maniera equa.
di Edoardo Albinati e Francesca D’Aloja
La Stampa, 27 dicembre 2025
In Uganda il taglio dei fondi americani sta provocando un silenzioso genocidio dei poveri. Il racconto in presa diretta tra chi vede sparire infermieri, insegnanti, il cibo dalla tavola. In Uganda ci si va principalmente per vedere i gorilla. E infatti a dare il benvenuto ai passeggeri appena sbarcati dall’aereo c’è un enorme scimmione in gesso dall’espressione sconsolata. Chissà se i turisti che lasciano velocemente l’aeroporto di Entebbe per raggiungere le loro mete ricordano gli avvenimenti che resero famoso questo piccolo scalo dell’Africa orientale mezzo secolo fa.
di Luca Sofri
ilpost.it, 26 dicembre 2025
Ci sono 17mila persone in più rispetto ai posti disponibili e finora la situazione non è migliorata, nonostante il piano annunciato dal governo. Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha detto che nelle carceri italiane ci sono più di 15mila persone che non sono state condannate in via definitiva. Molte di loro, ha proseguito Nordio, vengono scarcerate dopo un certo periodo “perché la loro detenzione si è manifestata ingiustificata”. Per limitare il problema il governo intende intervenire “per limitare il più possibile la carcerazione preventiva”. Della necessità di questo intervento Nordio aveva già parlato nei mesi scorsi, in riferimento al grave e cronico sovraffollamento delle carceri italiane: nel frattempo però la situazione non è migliorata.
di Silvia Martelli*
Il Sole 24 Ore, 26 dicembre 2025
Le esperienze di giornalismo nelle prigioni europee tra funzione sociale, limiti istituzionali e libertà di espressione. C’è un luogo in cui il diritto all’informazione incontra una delle sue prove più complesse: il carcere. Dietro le mura degli istituti penitenziari, il giornalismo non è solo racconto, ma esercizio di cittadinanza, strumento di comprensione reciproca tra dentro e fuori, terreno di conflitto tra libertà di espressione, sicurezza e potere disciplinare. In Italia come nel resto d’Europa, le esperienze di magazine e giornali prodotti in carcere raccontano una storia poco visibile ma significativa, fatta di aperture, resistenze, conquiste quotidiane e fragilità strutturali.
di Carlo Costantini
ilpopolano.com, 26 dicembre 2025
C’è un confine invisibile che attraversa le nostre democrazie europee, un confine fatto di cemento, sbarre e, troppo spesso, di un silenzio assordante. È quello delle carceri. In un’Europa che si proclama faro dei diritti civili e della dignità umana, le notizie che filtrano dalle celle restano drammaticamente scarse, frammentate, quasi sempre confinate alla cronaca nera o all’emergenza dei suicidi. Fare giornalismo dalle prigioni non è solo un esercizio di libertà di stampa; è un dovere civile. Raccontare ciò che accade “dentro” significa monitorare lo stato di salute della nostra democrazia “fuori”. Come scriveva Voltaire, il grado di civiltà di un Paese si misura dalle sue prigioni, ma come possiamo misurarlo se non abbiamo gli strumenti per vedere, capire e analizzare?
- Sulmona (A). Detenuto muore a 50 anni: autopsia per il braccio destro del boss
- Milano. Il Natale in carcere dell’ergastolano. “Fornelli da campeggio e sogni di libertà”
- Firenze. Il vescovo Gambelli: “Il carcere può cambiare, anche ai detenuti va data dignità”
- Nuoro. Natale a Badu e Carros, il vescovo: “Sul 41bis vorrei essere smentito”
- Cosenza. Carcere di Rossano, gettati a mare 17 anni di attività rieducativa










