di Francesca Conidi
leggo.it, 21 dicembre 2025
Sbarre, manette e frasi presenti sulle mura del locale evocano a gran voce il mondo della prigione. Il pub Vale la pena, all’Alberone, ci tiene a ricordarlo quel mondo, come tiene a sottolineare che è possibile una seconda vita per chi si lascia alle spalle il carcere e gli errori che lo hanno condotto fin lì. In questo posto infatti, grazie ad un progetto promosso dalla Onlus Semi di libertà, riescono a trovare lavoro gli ex detenuti che vogliono percorrere una strada nuova, lontana dalla delinquenza. “Abbiamo la mission di contrastare la recidiva delle persone in esecuzione penale, ovvero evitare che facciano altri reati una volta usciti dalla prigione”, spiega Paolo Strano, Presidente della Onlus che ha avviato il progetto.
di Federica Pacella
Il Giorno, 21 dicembre 2025
Anche in carcere esiste uno spazio di immaginazione, di sogno, di rinascita. Lo hanno dimostrato i detenuti ed ex detenuti che hanno partecipato alla realizzazione di “La stanza”, libro illustrato realizzato all’interno del progetto Evasione Creativa, promosso dall’associazione Carcere e Territorio. Il libro è stato al centro del banchetto, organizzato ieri pomeriggio da Carcere e Territorio e associazione Casello 11, per raccogliere fondi per il centro diurno “A levar l’ancora”, che accoglie e lavora per curare le ferite e valorizzare le risorse personali delle persone in esecuzione penale interna ed esterna.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 21 dicembre 2025
“I carcerati non hanno più la libertà perché hanno commesso un reato, ma non sono stati privati di tutti gli altri diritti: rimangono cittadini e nostri fratelli”. Così il francescano Beppe Giunti dopo il Giubileo con il Papa e con l’Arcivescovo. Forte il messaggio in un tempo che rischia di dimenticare le garanzie fondamentali di uno Stato di diritto. L’ultimo grande appuntamento del Giubileo della Speranza che papa Leone XIV ha voluto dedicare ai detenuti, domenica 14 dicembre terza d’Avvento, è forse - per ora - il gesto che più esprime la continuità con il magistero del suo predecessore.
di don Silvano Oni*
La Voce e il Tempo, 21 dicembre 2025
Sono in treno durante il viaggio di ritorno da Roma, dove ho vissuto la celebrazione del Giubileo dei detenuti. Ho il cuore pieno di emozioni e fatico a contenerle e mi sorprendo a commuovermi (sarà la vecchiaia?). Ho già partecipato ad altri momenti del Giubileo della Speranza ma questo l’ho sentito in modo del tutto particolare: è la prima volta che l’ho vissuto “da protagonista”. Era il Giubileo del mondo del carcere: sia degli agenti della polizia penitenziaria (con alcuni di loro siamo stati in pellegrinaggio a Lourdes) sia dei ragazzi ospiti dell’Istituto, quei ragazzi che incontro tutti i giorni al “Ferrante”. In carcere con loro se n’è parlato spesso.
cepell.it, 21 dicembre 2025
Lunedì 22 dicembre alle ore 14, nel Carcere minorile di Nisida, lo scrittore Antonio Franchini e l’attrice Marianna Fontana incontrano i giovani detenuti per l’ultimo appuntamento di Libri Liberi, iniziativa promossa dalla Fondazione De Sanctis con il patrocinio del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità - e in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura. Antonio Franchini e Marianna Fontana si confrontano con un classico del romanzo di formazione per l’adolescenza, L’amico ritrovato di Fred Ulhman, apparso nel 1971 negli Stati Uniti e poi pubblicato in tutto il mondo, racconto di un’amicizia del cuore, un’intesa perfetta e magica spezzata dal gorgo della Storia, sullo sfondo della Germania nazista del 1933.
di Valentina Tisi
La Repubblica, 21 dicembre 2025
L’ha organizzata l’associazione “Bambini senza sbarre” per donare un momento di “normalità”. L’albero di Natale, lo scambio di regali, il coro in sottofondo, pandoro e panettone sul tavolo. Immagini tipiche del Natale, così come i sorrisi e il calore degli abbracci, ad essere insolito è il luogo, la casa circondariale Gozzini. A portare dietro le porte del carcere l’atmosfera natalizia, facendo incontrare i detenuti con le loro famiglie è l’associazione “Bambini senza sbarre”, che sabato 20 dicembre ha organizzato un momento pensato proprio per i più piccoli, donando un po’ di “normalità” a quei bambini che si trovano a passare le feste lontano dai padri. Sono quasi le 10 quando i bambini arrivano nella stanza del carcere attrezzata con tanti tavolini e sedie, mentre l’associazione Cori ensemble dell’Isolotto sul palco alterna canzoni della Disney e canti di Natale. Sono ormai 25 anni che Bambini senza sbarre lavora per dare sostegno psicopedagogico ai genitori detenuti e ai figli e da circa dieci è attiva nella realtà fiorentina del Gozzini.
di Gianluca Iovine
Il Dubbio, 21 dicembre 2025
All’apparenza parecchio diverso da altri titoli di Daniele Vicari, “Ammazzare stanca - Autobiografia di un assassino”, rivela in conclusione i temi sociali che più stanno a cuore al regista. Dunque, anche se assistiamo al racconto dell’espansione delle cosche di ‘ndrangheta in Nord Italia tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, e al primo caso storico di pentimento, emergono, dal libro-confessione di Antonio Zagari che ha ispirato il film, il tema dell’immigrazione interna e quello della contrapposizione tra Settentrione industriale e Meridione rurale con il fattore delle dinamiche familiari a rilevare anche quando l’impresa consisteva nel business degli omicidi, dei sequestri e del dominio territoriale.
di Antonio Sanfrancesco
illibraio.it, 21 dicembre 2025
“Non ho mai portato la tonaca. Sono allergico a tutte quelle liturgie. Sono sempre stato un prete un po’ matto. Senza la follia non sarei riuscito a entrare in sintonia con i miei ragazzi e diventare per loro un educatore, e un padre”. Don Antonio Mazzi, che ha da poco compiuto 96 anni (“Ho chiesto al Padreterno una proroga perché ho ancora molto da fare”), ha festeggiato i quarant’anni della prima Carovana di Exodus, un’intuizione nata negli nel 1985 per spingere più in là la notte dei ragazzi tossicodipendenti portandoli in giro per un cammino educativo, di consapevolezza e rinascita.
di Luca Ricolfi
Il Messaggero, 21 dicembre 2025
Una vena di schizofrenia, da qualche tempo, affligge il dibattitto politico sulla sicurezza. La destra è in difficoltà perché diversi reati (a partire dalle violenze sessuali) sono in aumento, e la sinistra dà la colpa al governo. Le opposizioni, a loro volta, sono in imbarazzo perché si sentono costrette ad occuparsi di un tema che non è loro congeniale e che hanno sempre snobbato. Quello cui assistiamo è così uno spettacolo inedito: la destra costretta a minimizzare il problema della sicurezza, la sinistra a drammatizzarlo. Quello su cui un po’ tutti sembrano concordare è che la gente è preoccupata, ha paura di uscire di casa la notte, e chiede più pattuglie di polizia nelle strade. Ma è davvero la paura lo stato d’animo che si è impossessato dell’opinione pubblica? Ѐ davvero l’aumento del numero di poliziotti la via maestra per ridurre le ansie dei cittadini?
di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 21 dicembre 2025
La manifestazione per difendere Askatasuna, il Centro sociale torinese sgomberato dopo 29 anni di occupazione, ha seguito il copione peggiore, nonché più prevedibile. All’inizio migliaia di persone pacifiche, con mamme e bambini, in un quartiere in buona parte solidale. In mezzo duecento professionisti della guerriglia che prendono la testa del corteo, sfidando lacrimogeni e idranti della polizia, e mettono a ferro e fuoco un pezzo di città. Alla fine i cinquecento antagonisti rimasti che proiettano sui palazzi di piazza Vittorio la scritta “grazie per le luci di Natale, sindaco Lo Russo servo infame”. I video degli scontri, che rimbalzano da ieri pomeriggio su tv e web, non possono restituire il clima che ieri si respirava a Torino. I commercianti serravano le saracinesche. I bar rimuovevano i dehors. Le famiglie rinunciavano allo struscio in centro per lo shopping natalizio. Una città democratica, aperta e tollerante, refrattaria ai riflessi d’ordine, è stata costretta una volta ancora “a vivere nella paura della violenza”, come ha detto nei giorni scorsi l’arcivescovo Roberto Repole.










