di Diego Motta
Avvenire, 21 dicembre 2025
Non c’è solo Askatasuna nella mappa dei centri sociali occupati. Nel mirino del Viminale, ci sarebbero diverse situazioni di illegalità da Nord a Sud, alcune delle quali riconducibili a gruppi di estrema destra. Nel giorno in cui Askatasuna ha convocato una manifestazione, con 500 agenti schierati a Torino, dopo lo sgombero di due giorni fa, i riflettori si accendono sempre di più sull’area antagonista, spesso molto presente soprattutto nelle grandi città. Realtà sempre al confine tra legalità e illegalità, che paiono essere state messe sotto la lente da parte degli uffici del ministero dell’Interno. Dopo lo sgombero di Askatasuna resta infatti ancora ampia la galassia delle occupazioni abusive di immobili, sia privati che pubblici, di area anarco-antagonista, all’interno dei quali sono attivi collettivi che organizzano iniziative di vario genere: se ne contano almeno 126 in tutta Italia. Le occupazioni riconducibili all’estrema destra italiana sono sostanzialmente due: CasaPound a Roma nella sede di via Napoleone III e Spazio Libero Cervantes a Catania.
di Paolo Valentino
Corriere della Sera, 21 dicembre 2025
L’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati: “Il Sudan è la prima emergenza, ma l’Europa è assente nonostante subirà le conseguenze maggiori di questa crisi”. “Viviamo in un mondo incapace di far la pace”, dice Filippo Grandi nella sua ultima intervista da Alto commissario dell’Onu per i Rifugiati. Il diplomatico italiano lascia l’incarico dopo dieci anni vissuti nella tormenta, scanditi da crisi umanitarie senza precedenti per dimensione e virulenza. Dal 2015, l’anno del suo insediamento, a oggi, il numero dei rifugiati nel mondo è raddoppiato fino a salire a 117 milioni.
di Sabrina Viviani
Il Riformista, 20 dicembre 2025
Il carcere indecente: 64.000 detenuti per 46.000 posti disponibili. Dal Presidente della Repubblica al Papa fino al Presidente del Senato, l’appello a risolvere subito questa vergogna. “Le carceri siano luoghi di rinascita”, così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 10 dicembre in visita al carcere di Rebibbia è tornato a dare voce alle detenute e ai detenuti nel giorno in cui si celebra in tutto il mondo l’anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani. Ancora di recente Papa Leone ha richiamato i potenti alla misericordia e rinnovato l’appello del suo predecessore per “forme di amnistia e condono della pena…” volte a favorire processi di reinserimento sociale.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 20 dicembre 2025
C’è qualcosa di sadico nel modo in cui gran parte della politica oggi rifiuta di trovare rimedi rapidi ed efficaci al sovraffollamento: sadico perché si finge di credere e far credere che una misura come la liberazione anticipata speciale, qualche manciata di giorni di libertà in più, costituirebbe un cedimento dello Stato. Ma qualcuno si chiede se lo Stato non stia invece cedendo là dove non garantisce condizioni di detenzione decenti? Là dove tiene le persone accatastate in letti a castello e nel frattempo calcola se ci sono i pochi metri sufficienti per non pagare multe? Là dove parla di rieducazione e poi lascia un sacco di gente ad “ammazzare il tempo” dalla mattina alla sera distruggendo ulteriormente la propria vita invece di ricostruirla?
di Gianpaolo Catanzariti*
Il Riformista, 20 dicembre 2025
Una misura per garantire rispetto della dignità e più sicurezza sociale. La parola indulto, legata al termine comprensione, ritorna insistentemente nel dibattito pubblico. D’altro canto, se intendiamo davvero comprendere quanto accade nelle carceri, siamo costretti a ricorrere a quell’istituto. Dinanzi alle vergognose condizioni in cui 64.000 detenuti circa si trovano abbandonati dentro celle malsane che a malapena dovrebbero contenerne solo 46.000, dobbiamo avventurarci alla ricerca di una onorevole via d’uscita per lo Stato italiano. Nelle ultime settimane, diverse voci istituzionali hanno rivolto un accorato appello per un provvedimento di clemenza, quale esso sia. Una doverosa boccata d’ossigeno per il sistema penitenziario. Sia chiaro, clemenza per la Repubblica italiana, responsabile della disumanità e del degrado, scaricati sui ristretti nelle carceri.
di Lara Fortuna*
Il Riformista, 20 dicembre 2025
La riforma, dopo quasi 18 mesi, ha aumentato la complessità procedurale e ha attribuito alla magistratura di sorveglianza compiti non sostenibili. Il 4 luglio 2024 è stato pubblicato il decreto-legge n. 92, successivamente convertito nella legge n. 112/2024. Secondo il Ministro della Giustizia, le innovazioni introdotte avrebbero contribuito a ridurre il sovraffollamento carcerario e a favorire l’”umanizzazione della pena” attraverso un intervento “vasto e strutturale”, senza cedere a “indulgenze gratuite” idonee a compromettere l’autorevolezza dello Stato, come affermato nella conferenza stampa del 3 luglio 2024. Particolari criticità sono emerse dalle modifiche, previste dal DL, alla disciplina della liberazione anticipata, beneficio consistente nella riduzione di quarantacinque giorni di pena per ogni semestre espiato riconosciuto ai detenuti o ai soggetti in misura alternativa che abbiano mantenuto una condotta regolare e dimostrato impegno nel percorso rieducativo.
di Mauro Palma*
Il Riformista, 20 dicembre 2025
Deve esercitare una funzione di analisi, di visita e di vigilanza, avendo accesso a qualsiasi luogo, documento e colloquio riservato. È stato pubblicato pochi giorni fa un libro dal titolo accattivante “Caro Parlamento”. Riporta sostanzialmente le sette allocuzioni rivolte al Parlamento dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, lungo i quasi otto anni del primo Collegio. L’occasione di questi messaggi, letti in Parlamento alla presenza delle più alte autorità del Paese - in due occasioni alla presenza del Presidente della Repubblica - è stata la presentazione della Relazione annuale sui problemi della privazione della libertà, nelle sue diverse forme e strutture, e sulle proposte legislative ritenute necessarie e talvolta urgenti per evitare condizioni e trattamenti contrari al senso di umanità e alla dignità delle persone ristrette.
di Carmelo Cantone*
Il Riformista, 20 dicembre 2025
Perché si continua a svuotare il ruolo di indirizzo e coordinamento territoriale dei provveditorati? Qual è oggi il quadro critico che ci troviamo davanti con la lettura combinata delle due note amministrative (che sono state impropriamente definite circolari) del 21 ottobre e del 1° dicembre, emanate dal direttore della Direzione generale dei Detenuti e del Trattamento del Dap? Nella seconda nota, il Dap ha voluto precisare di ritenersi titolare di un potere di nulla osta, distinto dal potere di autorizzazione (“secundum legem”, si è affermato nella nota del 1° dicembre) del magistrato di sorveglianza, competente ad autorizzare l’accesso della comunità esterna negli istituti penitenziari. Non è un dettaglio che questa competenza del magistrato di sorveglianza sia ritagliata dalla legge (art. 17 dell’ordinamento penitenziario) mentre il c.d. “nulla osta” dipartimentale non emerge da alcuna norma.
di Maria Brucale*
Il Riformista, 20 dicembre 2025
Ad un convegno recente dal titolo “Amministrazione penitenziaria: un’emergenza sociale?”, il Direttore generale dei detenuti e del trattamento, Ernesto Napolillo, si interroga sulla tenuta dell’Ordinamento Penitenziario e ripropone il proprio punto di vista ad un incontro di poco successivo sui 50 anni dalla sua introduzione. Nell’intenzione del legislatore del 1975, dice, il carcere nasce come luogo di segregazione, di separazione tra la società civile e il condannato. Un non-luogo ma anche un non-tempo. Una duplice funzione, quella della pena, preventiva e rieducativa, imposta, quest’ultima, dal dettato costituzionale, dice il dott. Napolillo. Qualunque detenuto prima vedeva il carcere come un luogo da evitare. Oggi, invece, è, secondo il Dirigente Dap, un moltiplicatore di redditizi affari, non da evitare ma da conquistare perché le organizzazioni criminali inviano i soggetti in carcere per gestire lucrosi commerci.
di Girolamo Monaco*
Avvenire, 20 dicembre 2025
“A chi serve il Giubileo dei detenuti?”, mi chiedo dopo aver visto in televisione le celebrazioni del 14 dicembre scorso. Non ho potuto recarmi a Roma quel giorno; non ero quindi in Piazza San Pietro ad accompagnare qualche detenuto, insieme al cappellano, un responsabile degli agenti di Polizia penitenziaria e un educatore. Ho vissuto tuttavia l’esperienza del Giubileo da cattolico e da operatore sociale, e l’ho vissuta nel modo e nel luogo dove era giusto viverla: all’interno della struttura carceraria che dirigo, con i miei uomini e i miei utenti, nello spirito della Porta santa aperta da papa Francesco a Rebibbia, che ha reso ogni carcere una “Porta santa”.










