tfnweb.it, 18 dicembre 2025
La musica come ponte tra il buio e la luce, tra la solitudine e la speranza. È questo il messaggio che anima “La luce nel buio”, lo spettacolo portato dal maestro Capizzi nelle carceri di Caltanissetta e San Cataldo, un’iniziativa che trasforma il periodo natalizio in un momento di riflessione, rinascita e umanità per chi vive la difficile realtà della detenzione. Non si tratta solo di un concerto. Attraverso le note e le armonie, il maestro Capizzi offre ai detenuti la possibilità di credere ancora nella vita e in un futuro basato sul bene. La musica diventa così strumento di riscatto interiore, capace di parlare direttamente all’anima, abbattere muri invisibili e accendere una luce laddove spesso domina lo sconforto.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 dicembre 2025
Ho tenuto una lezione nel carcere romano a un gruppo di donne ristrette, intorno al tema della solidarietà. Più che una lezione è stato un incontro: di sguardi, di pensieri, di lacrime e di sorrisi. Tante le emozioni e le riflessioni. Io quei 30 occhi non me li dimenticherò mai. La rassegnazione, la rabbia, la fame di sapere: esprimono tutto con un’intensità così forte che ti si appiccica addosso e non se ne va più. È questo il mio pensiero appena il portone blindato si chiude dietro di me e torno fuori, sotto la pioggia. Sulla palazzina alla mia sinistra, dove si vede qualche panno steso tra le sbarre delle finestre, c’è un gabbiano: forse è lo stesso che ho visto al mio ingresso, si gode il panorama e il silenzio da lassù. Gli sembrerà la sua “oasi felice” questo posto, rispetto al caos di Roma, ancor più frenetico in questi giorni prenatalizi. E invece questo luogo non è né un’oasi né è felice: è la casa circondariale femminile di Rebibbia “Germana Stefanini”.
percorsiconibambini.it, 18 dicembre 2025
“Alla prossima”. Si è chiuso così il terzo e ultimo incontro dei ragazzi e delle ragazze della classe quinta classico del Liceo Vida di Cremona con le persone detenute. Un percorso che si inserisce nell’azione “Filosofi dentro” del progetto Terzo Tempo, finanziato da Impresa Sociale Con I Bambini all’interno del bando “Liberi di crescere”, che ha come capofila la coop. Bessimo di Brescia e di cui come Consorzio Sol.Co siamo partner. L’iniziativa pone al centro il tema della genitorialità e mira a creare spazi di dialogo capaci di superare le barriere fisiche e sociali.
tfnweb.it, 18 dicembre 2025
La musica come ponte tra il buio e la luce, tra la solitudine e la speranza. È questo il messaggio che anima “La luce nel buio”, lo spettacolo portato dal maestro Capizzi nelle carceri di Caltanissetta e San Cataldo, un’iniziativa che trasforma il periodo natalizio in un momento di riflessione, rinascita e umanità per chi vive la difficile realtà della detenzione. Non si tratta solo di un concerto. Attraverso le note e le armonie, il maestro Capizzi offre ai detenuti la possibilità di credere ancora nella vita e in un futuro basato sul bene. La musica diventa così strumento di riscatto interiore, capace di parlare direttamente all’anima, abbattere muri invisibili e accendere una luce laddove spesso domina lo sconforto.
percorsiconibambini.it, 18 dicembre 2025
“Alla prossima”. Si è chiuso così il terzo e ultimo incontro dei ragazzi e delle ragazze della classe quinta classico del Liceo Vida di Cremona con le persone detenute. Un percorso che si inserisce nell’azione “Filosofi dentro” del progetto Terzo Tempo, finanziato da Impresa Sociale Con I Bambini all’interno del bando “Liberi di crescere”, che ha come capofila la coop. Bessimo di Brescia e di cui come Consorzio Sol.Co siamo partner. L’iniziativa pone al centro il tema della genitorialità e mira a creare spazi di dialogo capaci di superare le barriere fisiche e sociali.
Ristretti Orizzonti, 18 dicembre 2025
Assieme a Gesù bambino a Natale 2025 nasce in “Casa Giotto” una nuova iniziativa che coniuga gusto e solidarietà in un grande gesto di bontà. Quest’anno alla cooperativa Giotto i doni funzionano al contrario, non saranno i 650 dipendenti a ricevere un dono ma saranno loro a farlo.
operabarolo.it, 18 dicembre 2025
Nell’anno del Giubileo della speranza e nel contesto carcerario, seguendo l’esempio della sua fondatrice la Marchesa Giulia, l’Opera Barolo ha realizzato un progetto, “Artisti all’Opera per il Ferrante Aporti”, che la scorsa estate ha coinvolto i giovani detenuti. “L’iniziativa - spiega Enrico Zanellati, curatore artistico di Palazzo Barolo - ha impegnato tre giovani artisti, insieme alle educatrici dell’istituto di pena per minori, in una serie di workshop. Degli stessi artisti - Stefano Merlo, Lorenzo Gnata e Bahar Heidarzade - tre creazioni sono state donate dall’Opera Barolo all’Istituto di pena per minori, che rappresentano una presenza significativa negli spazi interni del Ferrante Aporti”.
di Veronica Rossi
vita.it, 18 dicembre 2025
“Riguarda tutti noi” è un documentario di Giovanni Panozzo nato da un’idea dell’associazione Docenti per l’istruzione in carcere - Doc. La telecamera entra nella Casa circondariale di Trieste per raccontare come l’istruzione possa diventare uno strumento concreto di riscatto, riduzione della recidiva e reinserimento sociale. Un racconto corale che chiama in causa la responsabilità delle istituzioni e della società tutta. “Io credo che oggi abbiamo bisogno - tanto - di considerare che in carcere ci sono persone che devono ritrovare la loro umanità. E la scuola in carcere ha questo ruolo fondamentale, cruciale, non solo per loro, ma per tutta la società”.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 18 dicembre 2025
Da Harlem all’Italia: la disuguaglianza non è povertà, ma un sistema che separa destini, erode la fiducia e svuota la democrazia. Ecco perché condividere è tutto. “Un uomo di colore nato e cresciuto in alcune zone di Harlem a New York, ha meno possibilità di raggiungere i 65 anni rispetto a un bambino nato e cresciuto nelle zone rurali del Bangladesh”. Il dato può sembrare sorprendente ma è reale ed uno dei punti di partenza della riflessione che il filosofo britannico Brian Barry elabora nel suo ultimo libro intorno al tema della giustizia sociale, “Why Social Justice Matters”.
di Sara Zambotti
Avvenire, 18 dicembre 2025
Preferiamo spesso cambiare noi stessi per non soffrire troppo nell’interazione con il mondo fuori. Invece di provare a cambiare le regole che ci fanno soffrire. Questa settimana ho sentito più volte parlare di proteste e ho pensato che forse protestare fa paura. È più accettata la lamentela perché resta a un livello individuale, un dire borbottante. Protestare, invece, è diventato socialmente riprovevole. È un pensiero che si è fatto strada durante tutta la settimana. È apparso il 10 dicembre a un incontro per le scuole nella Giornata dei Diritti Umani, nata per celebrare l’adozione nel dicembre del 1948 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’Art. 19 (Libertà di opinione ed espressione) cita: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.
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