di Vittorio Possenti
Avvenire, 17 dicembre 2025
Il caso del magistrato italiano condannato a 15 anni da un tribunale russo merita una difesa a tutto campo, capace di opporsi all’opera di crescente delegittimazione della Cpi. Aitala è un giudice della Corte Penale Internazionale (Cpi), nata nel 1995 e situata all’Aja, che ha emesso nel 2023 e 2024 due sentenze di importanza capitale. Nella prima, nell’ambito delle indagini sulla situazione in Ucraina, chiese due mandati di arresto nei confronti V. Putin e Maria Lvova-Belova. Gli illeciti contestati erano il crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa. La seconda riguarda gli eventi del 7 ottobre e successivi nello scontro totale a Gaza tra Hamas e Israele.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 16 dicembre 2025
C’è la veste rosa della domenica della gioia, la terza d’Avvento, quella che nella liturgia si chiama Gaudete. E c’è Papa Leone XIV che domenica scorsa ha celebrato la Messa del Giubileo dei Detenuti nella Basilica di San Pietro, davanti a cinquemila persone. Detenuti usciti con permesso speciale, volontari che hanno lasciato le famiglie e il riposo domenicale, operatori di tutte le aree del sistema penitenziario. Facce che per una volta escono dall’asfittico quotidiano delle mura. Pellegrini di speranza, come dice il tema del Giubileo. Ma la speranza, in queste ore, deve fare i conti con la realtà. E la realtà è quella di un sistema che continua a crollare, letteralmente.
di Alberto Bobbio
laprovinciaunicatv.it, 16 dicembre 2025
Quello delle carceri non è un problema, ma un dramma. E domenica Papa Leone XIV ha rilanciato l’appello di Francesco perché si decida finalmente su forme di amnistia o di condono della pena, come l’indulto. Sono morti in quattro durante il loro Giubileo. Due detenuti si sono tolti la vita a Viterbo e a Lecce, una donna è stata stroncata da un’overdose nel carcere femminile di Rebibbia a Roma e un uomo è morto dopo mesi di coma per un pestaggio subito sempre a Rebibbia. Quello delle carceri non è un problema, ma un dramma. E domenica Papa Leone XIV ha rilanciato l’appello di Francesco perché si decida finalmente su forme di amnistia o di condono della pena, come l’indulto. È l’ultimo grande evento del Giubileo. Era cominciato con un’attenzione particolare ai detenuti e finisce nello stesso modo. Bergoglio aveva voluto a tutti i costi aprire una Porta Santa a Rebibbia. L’attenzione della Chiesa ai detenuti è un esempio e un segnale alle istituzioni, fin da quella prima e memorabile visita di un Pontefice in carcere, Giovanni XXIII a Regina Caeli, il vecchio carcere di Roma a due passi dal Vaticano, nel 1958 appena dopo l’elezione.
di Angela Stella
L’Unità, 16 dicembre 2025
Turrini Vita auspica “provvedimenti clemenziali”. No di Sisto: “Generano recidiva”. Magi: “Seduta straordinaria delle Camere sulle carceri prima di Natale”. Anche l’Anm chiede “Risposte efficaci”. Ieri mattina una delegazione di +Europa, guidata dal segretario Riccardo Magi, e con il vicesegretario Rosario Mariniello, ha effettuato una visita al carcere romano di Rebibbia, nell’ambito della mobilitazione di +Europa “Meno carceri, più giustizia”, che vedrà attivisti e dirigenti impegnati a visitare le carceri in tutta Italia durante il periodo delle festività natalizie.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 16 dicembre 2025
Sono passati 50 anni dal varo del nuovo Ordinamento penitenziario che, insieme alla legge Gozzini del 1986, inaugurò la stagione del “carcere della speranza”, come lo definiva Nicolò Amato. Sono passati 19 anni dall’ultimo indulto approvato dal Parlamento, con una maggioranza bipartisan. È passato un anno da quando, nel 2024, i Tribunali di sorveglianza accoglievano 5.800 istanze per condizioni di detenzione disumana e degradante. Sono passati dodici mesi da quando papa Francesco apriva una Porta Santa a Rebibbia, definendola “una basilica”. Pochi giorni dopo, nel discorso di fine anno, il capo dello Stato Sergio Mattarella definiva “inaccettabili” le condizioni dei carcerati. Sono passati tre giorni dall’ultimo dei 76 suicidi del 2025: un uomo di 32 anni, tossicodipendente, con problemi psichiatrici e precedenti tentativi di togliersi la vita, si è impiccato in infermeria, a Viterbo. È passato un giorno dalla fine del Giubileo dei detenuti, che al suo debutto, venerdì, ha visto 4 morti in 24 ore. Papa Leone ha ribadito la richiesta di amnistia e indulto fatta da papa Francesco. Ma l’Italia è un Paese cattolico solo sulla carta, quando si tratta di rivendicare le presunte radici cristiane dell’Europa. “Eppure - ha scritto Patrizio Gonnella, di Antigone - nei più alti ranghi delle istituzioni c’è chi evoca continuamente Dio, Cristo, lo Spirito santo e la Madonna”. E dunque? Dunque, se nel 1991 il numero dei reclusi era pari a 29 mila, quest’anno sono più del doppio, quasi 64 mila, e crescono al ritmo di 12 al giorno. Che fare?
di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 16 dicembre 2025
È allo spirare del cinquantenario del nostro ordinamento penitenziario del 1975, e nella ricorrenza del “giubileo dei detenuti”, che l’universo carcerario del nostro Paese mostra il suo volto peggiore. Non solo per il degrado delle strutture, clamorosamente manifestato dal crollo del tetto di Regina Coeli e dagli incendi di San Vittore, ma per la sufficienza con la quale il Governo continua a trattare l’emergenza drammatica di questa crisi. Nonostante gli interventi del Presidente del Senato, del Vicepresidente del CSM e quello del Garante nazionale dei detenuti, nessuno spazio si è aperto.
di Valter Vecellio
L’Opinione, 16 dicembre 2025
La notizia è di quelle che nelle redazioni viene considerata “minore”, se va bene conquista un trafiletto nelle pagine della cronaca. Tuttavia, rivela più di quel che dice. Un anno fa, esattamente il 14 giugno 2024, un sacerdote, don Roberto Mozzi, cappellano nel carcere milanese di San Vittore, porta la sua testimonianza durante una Maratona Oratoria sull’emergenza carcere organizzata dagli avvocati. Il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria non gradisce, e denuncia don Roberto, il reato di cui si sarebbe reso colpevole è “rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio”. Un intervento sui suicidi in cella dei detenuti, poi pubblicato su “Avvenire”, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana. Che cosa avrà mai rivelato don Roberto che non si doveva sapere?
di Franco Insardà
Il Dubbio, 16 dicembre 2025
Dal discorso al Senato del 1982 all’oggi: la lezione di Eduardo sui minori detenuti stride con l’attuale deriva securitaria. “Onorevole Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi… con tutto il da fare che ho avuto non ho trascurato di occuparmi dell’istituto Gaetano Filangieri di Napoli e dei ragazzi che spesso, a causa di carenze sociali, hanno dovuto deviare dalla retta via; e nei prossimi mesi intendo dedicare a loro più tempo di prima. E su questo vorrei soffermarmi. Si tratta di migliaia di giovani e del loro futuro, ed è essenziale che un’Assemblea come il Senato prenda a cuore la riparazione delle carenze dannose, posso dire catastrofiche, che da secoli coinvolgono quasi l’intero territorio dal Sud al Nord dell’Italia… Sono convinto che se si opera con energia, amore e fiducia in questi ragazzi, molto si può ottenere da loro. Ne ho pensate, di cose, nei mesi scorsi, e c’è da fare, si può fare, ne sono certo”.
di Diego Andreatta
vinonuovo.it, 16 dicembre 2025
L’inedita celebrazione ieri in San Pietro e le voci del musical con i testi di suor Scandura. Fra le celebrazioni giubilari quella di ieri dedicata al mondo carcerario è risultata per tanti aspetti inedita. A stare dentro la basilica di San Pietro si percepiva - fin dal silenzio d’attesa per l’ingresso del Papa - una presenza forte anche se in gran parte invisibile: quella dei primi protagonisti, i detenuti e le detenute. Oltre a delegazioni dalle carceri italiane ed estere, gli assenti in quanto i reclusi erano comunque presenti nella comunione ecclesiale ma soprattutto nel raccoglimento dei loro familiari venuti da lontano, nell’amicizia dei volontari riuniti attorno al loro cappellano, nell’espressione “liberata” dell’ex detenuto che si è dato appuntamento con quanti ha conosciuto “dentro”. E poi i volti di operatori pastorali provenienti da Paesi in cui la reclusione non rispetta diritti elementari, con tante storie che rigavano di sofferenza pure la domenica d’Avvento ispirata alla gioia e alla figura del “carcerato” Giovanni Battista.
di Aurora Nicosia
cittanuova.it, 16 dicembre 2025
Si è svolto a Roma il Giubileo dei detenuti. Un’ulteriore occasione per riflettere sulle criticità con un invito forte di papa Leone a non rimanere indifferenti. Il monito di Mattarella durante la visita a Rebibbia nei giorni precedenti. Se c’è un posto dove la speranza è messa a dura prova, questo è il carcere. Non c’è speranza nel presente, nel futuro, nella possibilità di una vita migliore rispetto al passato segnato da vicende sicuramente travagliate. E dunque non poteva mancare, nell’anno del Giubileo della speranza, un appuntamento dedicato proprio a loro: a tutte le persone private della libertà. Già in apertura, lo scorso anno, papa Francesco aveva dato un segnale forte di attenzione recandosi personalmente ad aprire a Rebibbia una delle porte sante del Giubileo.
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