di Ermes Antonucci
Il Foglio, 13 dicembre 2025
Intervista al vicepresidente della Camera e responsabile di Forza Italia della campagna per il Sì al referendum: “La subordinazione del pm all’esecutivo esiste soltanto nella mente deviata di chi non ha ragioni, quella del gip al pm è un dato di fatto. Con la separazione delle carriere diminuiranno i casi di ingiusta detenzione”. “La riforma della giustizia non appartiene a una parte politica, ma è una riforma di civiltà che va esattamente nel solco della Costituzione. Alla congregazione degli smemorati, che va dal Pd all’Anm, passando per magistrati di primo piano come Gratteri, suggerirei un ripasso degli atti e dei lavori preparatori dell’Assemblea costituente perché lì c’è il seme di ciò che è previsto nella riforma di oggi: i giudici emettono le sentenze in nome del popolo italiano che - cito la Costituente - è il mandante della magistratura.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 13 dicembre 2025
C’è una teoria rozza, antica e sempre pronta a riemergere quando la politica smette di comprendere la realtà: raccontare equivale a promuovere il male. È una teoria volgare perché confonde la descrizione con l’adesione, lo sguardo con la complicità, la narrazione con la propaganda. È su questa base che nasce la proposta di legge presentata da Maria Carolina Varchi, deputata di Fratelli d’Italia. La proposta di legge prevede l’estensione dell’articolo 416 bis introducendo il reato di “apologia e istigazione” dei comportamenti mafiosi. La norma punirebbe con 6 mesi/3 anni di carcere e multe fino a 10 mila euro chiunque, anche attraverso opere artistiche, media, musica o social, rappresenti o “esalti” la criminalità organizzata. Le pene sarebbero aggravate se il contenuto fosse diffuso tramite stampa o strumenti digitali.
garantedetenutilazio.it, 13 dicembre 2025
Una donna muore a Rebibbia, un suicida a Viterbo e un detenuto si spegne al Policlinico di Tor Vergata, dopo mesi in diversi ospedali, a seguito di un’aggressione nella Casa di reclusione di Rebibbia. “Questa notte una donna è morta nel carcere femminile di Rebibbia, mentre un uomo si levava la vita in quello di Viterbo. Ieri al policlinico di Tor Vergata perdeva la vita un uomo a lungo in coma, terapia intensiva e finalmente in riabilitazione, a seguito di un’aggressione violenta da parte di altri detenuti, mentre un altro si toglieva la vita nel carcere di Lecce. Una lunga scia di morti che non risparmia neanche il personale penitenziario”. Così venerdì 12 dicembre in una nota il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, alla notizia delle morti di tre persone detenute nel Lazio, avvenute tra giovedì 11 e venerdì 12 dicembre.
di Serena Uvale
metropolisweb.it, 13 dicembre 2025
Si torna a parlare di sovraffollamento delle carceri italiane: “La certezza della pena si deve coniugare con la qualità della pena. Questo il principio che dovrebbe guidare l’azione del governo, nell’intraprendere azioni volte a ridurre immediatamente il sovraffollamento nelle carceri, dove le condizioni di detenzione violano i diritti umani fondamentali” queste le parole del Garante della Campania Samuele Ciambriello. Ieri a Roma la Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà ha presentato un documento nel quale si chiede un gesto di clemenza, in questo anno giubilare.
Corriere di Viterbo, 13 dicembre 2025
È morto suicida nel carcere di Viterbo uno dei due detenuti che nelle ultime 24 ore si sono tolti la vita negli istituti penitenziari italiani. L’uomo, un 30enne romano, recluso nel penitenziario viterbese, è l’ottava persona a togliersi la vita nelle carceri del Lazio dall’inizio del 2025. Un bilancio tragico che si inserisce nella drammatica scia di decessi che sta attraversando il sistema carcerario italiano.
di Gabriele De Giorgi
lecceprima.it, 13 dicembre 2025
Dall’inizio dell’anno nella casa circondariale di Borgo San Nicola due detenuti si sono tolti la vita in cella, un terzo è deceduto in ospedale. I volontari impegnati nella struttura hanno convocato un presidio per sabato mattina. Un sit-in è stato convocato per sabato mattina davanti alla casa circondariale di Borgo San Nicola dove ieri è avvenuto il secondo suicidio del 2025, il terzo se si considera anche la morte di un detenuto sopraggiunta in ospedale dopo che aveva provato a togliersi la vita. L’intento dei volontari che tutti i giorni sono impegnati all’interno della struttura penitenziaria è quello di manifestare solidarietà alle persone recluse e di richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su una questione che da emergenziale è oramai diventata strutturale, come se fosse “fisiologica”.
di Samuele Trianni
Il Fatto Quotidiano, 13 dicembre 2025
Nel penitenziario i ristretti sono il 175% della capienza. L’avvocato che collabora con Antigone Puglia: “In 1.400, dovrebbero essere 800”. Gli agenti penitenziari: “Momento più critico”. È notte fonda. Mentre il compagno di cella dorme, un detenuto costruisce un cappio rudimentale con un lenzuolo e lo usa per togliersi la vita. Succede a Lecce, una manciata di giorni fa, protagonista un uomo originario del barese che scontava la sua pena nel carcere di Borgo San Nicola. Sabato mattina, alle 10, le volontarie e i volontari del penitenziario hanno organizzato un sit-in davanti ai cancelli dell’istituto.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 13 dicembre 2025
Per la donna non si esclude l’assunzione di droga. Tragedia nel carcere femminile di Rebibbia. Una detenuta di 59 anni è morta nella notte scorsa e sono in corso accertamenti da parte della polizia penitenziaria per ricostruire la dinamica dei fatti. La procura ha aperto un’inchiesta mentre si cerca di capire se la reclusa sia deceduta per cause naturali o in seguito a un malore. Non si esclude dopo l’assunzione di qualche sostanza, visto che anche un’altra detenuta si è sentita male ed è stata portata in ospedale.
di Carlo Millino
Gente Veneta, 13 dicembre 2025
Un nuovo spazio all’interno dell’orto del carcere femminile di Venezia, da vivere e costruire assieme. Lì dove una volta c’era un piccolo laghetto, che poi è stato prosciugato: è questo l’obiettivo del progetto “A cielo aperto”, che la cooperativa Rio Terà dei Pensieri ha ideato e per il quale si sta adoperando nel raccogliere i fondi necessari attraverso un crowdfunding, dopo aver partecipato ad un bando di progettualità di Fondazione di Venezia ed essere stata tra i selezionati.
di Mario Marazziti
Avvenire, 13 dicembre 2025
Mai così tanti Paesi hanno abolito gli “omicidi di Stato”. Ma molto resta da fare: siamo da anni in mezzo a una “guerra mondiale a pezzi”, serve una cultura della vita. Il 1° agosto 1975 c’era un bel clima tiepido, quando a Helsinki la Conferenza sulla Sicurezza e la cooperazione in Europa segnava l’inizio di una distensione possibile tra Est e Ovest. Tra l’altro, si indicava anche la strada per rinunciare a quello strumento disumano e degradante che è la pena capitale. Allora erano appena 16 - e tra questi l’Italia - i Paesi che avevano abolito nel mondo la pena di morte. L’anno scorso è stata usata da 15 Stati, mentre 184 non l’hanno praticata, anche se le esecuzioni conosciute nel mondo sono diventate 1.518 da 1.523 dell’anno precedente. Sono 145 i Paesi che l’hanno abolita per legge o abbandonata da più di dieci anni. E all’Onu la Risoluzione per una Moratoria universale delle esecuzioni ha raggiunto 130 “sì” dai 103 che furono quando venne approvata per la prima volta al Palazzo di Vetro nel 2007. Ero lì, ci avevamo lavorato a lungo, con la Comunità di Sant’Egidio, sostenendo anche l’azione diplomatica di Italia e Unione Europea. E continuiamo a lavorare per questo. Il 30 novembre più di 2.500 città nel mondo hanno riempito piazze, aule di università, teatri, illuminato monumenti, nel movimento delle Città per la Vita, le Città contro la Pena di Morte, unendosi al Colosseo, diventato il testimonial della vita più famoso del mondo. Erano appena 58 città nel 2000.
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