di Angelo Palmieri
vita.it, 29 novembre 2025
Racconta la Casa di reclusione di Orvieto come un pezzo vivo della città la serie podcast “Io non sono qui”. Un’iniziativa della radio web locale, ai margini del mainstream, per liberare le storie di chi non ha uno spazio pubblico e accendere una luce sul sistema penitenziario. Un filo tra il dentro e il fuori in cui i detenuti non sono figuranti di una narrazione già scritta, ma diventano co-autori. C’è un contatore che gira in silenzio, lontano dai talk show: è quello dei suicidi in carcere, cifra muta di una crisi che non riusciamo più a ignorare. Dentro questo orizzonte si colloca una storia piccola, artigianale, nata dopo una cena tra amici, che prova a scalfire l’idea di carcere come discarica sociale, come “istituzione totale”.
di Siegmund Ginzberg
Il Foglio, 29 novembre 2025
Si fa presto a dire populismo. Molto più difficile accordarsi su una definizione del termine. Non è un movimento politico, non è un’ideologia, non è, a ben vedere, nemmeno una strategia, un insieme di tattiche per raccogliere consensi politici ed elettorali. I populisti pretendono di rappresentare indistintamente il popolo, di esserne la voce autentica. Si ergono a interpreti inappellabili di una maggioranza assoluta, anche quando in realtà sono minoranza. Sono una parte che pretende di rappresentare il tutto. Mal tollerano opposizione e concorrenza. Se gli capita di arrivare a governare sono strutturalmente infastiditi da stato di diritto, divisione dei poteri, tutele delle minoranze. “Parzialità radicale” la definisce Nadia Urbinati in “Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia” (Il Mulino, 2020).
di Sarantis Thanopulos
huffingtonpost.it, 29 novembre 2025
Il dibattito, amplificato da reazioni politiche improvvisate, mette in luce la delicatezza delle scelte sulla potestà genitoriale, i rischi di strumentalizzazione emotiva e il ruolo essenziale della scuola come spazio democratico di crescita. In un contesto culturale fragile, la tutela dei minori richiede conoscenza, prudenza e responsabilità condivisa, evitando contrapposizioni ideologiche e semplificazioni dannose. Ha fatto scalpore il caso dei tre bambini di una famiglia anglo-australiana allevati in una casa nel bosco di Palmoli, vicino a Chieti.
di Antonio Marfella*
Il Fatto Quotidiano, 29 novembre 2025
Ad ottobre 2025 Napoli registra la cifra impressionante di 168 giorni oltre soglia di biossidi di azoto. È un dato di una gravità eccezionale. “L’inquinamento atmosferico è il nuovo tabacco. Non è una metafora estrema, ma un’evidenza scientifica. Ogni giorno di ritardo nel ridurlo costa vite umane.” Con queste parole, Maria Neira - direttrice dell’Area Environment, Climate Change and Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e co-chair del Lancet Countdown - ha aperto una delle sessioni più attese del Congresso Isde Italia 2025, dedicato alla tripla crisi planetaria: clima, inquinamento e perdita di biodiversità.
di Errico Novi
Il Dubbio, 28 novembre 2025
La promessa: “Entro il 2027 ne avremo 10mila in più”. C’è una notizia certa, vera, indiscutibile: si è suicidato, a Brindisi, un altro detenuto. Da inizio 2025, è il 72esimo recluso a essersi tolto la vita. A riferirlo è un dirigente sindacale della polizia penitenziaria, il segretario della Uilpa Gennarino De Fazio, che meriterebbe la nomina honoris causa di “Garante ombra delle persone private della libertà personale” (anche perché il Garante vero ha un tasso di pressione, nei confronti della politica, non misurabile). È De Fazio, e non altri, a riferire che “un detenuto originario della Basilicata si è impiccato nelle scorse ore”, e che i 72 gesti estremi verificatisi da inizio anno fra i detenuti, ai quali bisogna aggiungere “un internato in una Rems” e “4 operatori”, costituiscono un dato “indegno per un Paese che voglia dirsi civile, e confermano il tragico trend degli ultimi anni”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 28 novembre 2025
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fa un passo indietro sulla circolare che aveva scatenato le proteste di associazioni, garanti e operatori del settore. Durante l’ultima riunione tra il ministero della Giustizia e le organizzazioni che si occupano di carcere, tra cui Nessuno Tocchi Caino presieduta da Rita Bernardini, sono arrivate rassicurazioni importanti: la direttiva verrà integrata con modifiche significative che alleggeriscono la stretta burocratica imposta a ottobre. La questione era esplosa con la circolare n. 454011 del 21 ottobre scorso. Con quel provvedimento, il direttore generale dei detenuti e del trattamento (Dgdt) Ernesto Napolillo aveva deciso di accentrare su Roma tutte le autorizzazioni per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo che si svolgono negli istituti penitenziari dove sono presenti sezioni di alta sicurezza, collaboratori di giustizia o detenuti sottoposti al regime del 41- bis.
di Cesare Burdese*
L’Unità, 28 novembre 2025
“L’architetto della prigione è il primo esecutore della pena. Egli è il primo artefice dello strumento del supplizio”, sosteneva l’Ispettore generale delle carceri francesi Louis Mathurin Moreau-Christophe già nel 1838. I “luoghi della pena” è un capitolo dell’ultimo libro di Nessuno tocchi Caino “Non giudicare!”. Sarà anche un punto all’ordine del giorno del Congresso, il 18, 19 e 20 dicembre a Milano presso il Teatro Puntozero del Carcere Beccaria. Da decenni entro nelle prigioni, per lo più per ragioni professionali. Misuro le celle, prendo appunti. Quei “muri”, violando bisogni e diritti, denunciano l’impellenza di dare dignità e umanità al carcere. Elisabetta Zamparutti e Sergio D’Elia li conosco dal 2022, Rita Bernardini l’ho conosciuta nel 2013 in Commissione ministeriale istituita dopo la sentenza “Torreggiani”.
di Franco Corleone
L’Espresso, 28 novembre 2025
La fuga di Elia Del Grande dalla “casa lavoro” fa emergere una realtà aberrante che risale al codice Rocco. Bisogna essere grati a Elia Del Grande per avere denunciato la “realtà barbara” delle case lavoro che l’arcivescovo di Chieti-Vasto, il teologo Bruno Forte, chiede con forza che siano chiuse subito perché costituiscono un insulto alla Costituzione e alla giustizia. Gli articoli di cronaca purtroppo hanno dato fondo alla retorica securitaria parlando di una clamorosa evasione di un pericoloso criminale. Da dove? Non dal carcere, perché Del Grande era uscito dal carcere nel 2023 dopo avere scontato la pena di 26 anni e 4 mesi per un grave delitto.
di Silvia Pogliaghi
trendsanita.it, 28 novembre 2025
Nel 2024 si sono suicidati 91 detenuti e 6 agenti penitenziari: un dramma doppio che rivela il disagio psicologico condiviso dentro il carcere. È sempre argomento delicato e doloroso, parlare di salute mentale e suicidi in carcere. Farlo significa affrontare la fragilità estrema dello Stato e dell’animo umano e personalmente, con questo articolo, proverò a trattarlo con il massimo rispetto e rigore scientifico. Nel 2024, nelle carceri italiane, si sono tolte la vita 91 persone detenute, il numero più alto mai registrato. La sofferenza psicologica però non riguarda solo le persone detenute che hanno perso alcuni diritti civili e politici, ma anche coloro che sono in ambienti ristretti per via del lavoro che svolgono. Tra gli agenti di polizia penitenziaria, uomini e donne che ogni giorno vivono immersi nella tensione carceraria, si contano sei suicidi solo nel 2024 e 57 casi tra il 2014 e il 2022, secondo i dati di Cerchio Blu. Una tragedia parallela che raramente trova spazio nel dibattito pubblico.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 28 novembre 2025
È molto difficile che la riforma della giustizia possa rivitalizzare immediatamente il modello accusatorio di processo e la cultura dei giudici e dei pm. Tuttavia, si spera idealmente che possa influire sulle consolidate percezioni del ruolo dei magistrati accusatori e giudicanti. Da anni le forze politiche tendono a strumentalizzare le leggi in materia di giustizia penale per dare segnali sul piano della comunicazione politica e/o su quello del generale orientamento culturale dei cittadini. Un recente esempio emblematico, per di più bipartisan, la progettata riforma della violenza sessuale, che la incentra sull’assenza di un consenso libero e attuale.
- La spaccatura dell’Accademia sul documento pro riforma tra polemiche di metodo e sospetti sulle reali intenzioni
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