La Repubblica, 28 novembre 2025
“L’Ambasciatore d’Italia a Caracas Giovanni De Vito ha effettuato oggi a Caracas una visita consolare al cittadino italiano Alberto Trentini durante la quale ha potuto incontrare anche un altro detenuto, Mario Burlò”. Lo fa sapere la Farnesina in un comunicato. “L’Ambasciatore ha riferito alla Farnesina di aver trovato il signor Trentini in condizioni di umore migliori rispetto alla volta scorsa. La visita è stata effettuata nell’ambito dell’azione politica e diplomatica che il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani stanno costruendo da mesi per portare alla liberazione di tutti i cittadini italiani detenuti”.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 27 novembre 2025
Un educatore si è suicidato nella casa circondariale di Cremona. Il fatto riaccende una luce sulle grandi difficoltà di questo lavoro, a forte rischio burnout. Davide Longhi (Sol.co Cremona): “La cura di chi cura, in un ambiente come il carcere, diventa ancora più importante”. Ulderico Maggi (Comunità di Sant’Egidio): “Il lavoro di educatore in carcere comporta uno stress emotivo altissimo, oltre il burnout”. Sonia Caronni (Cnca): “Del burnout degli educatori si ha contezza, ma non si prevedono interventi. Per esempio per i funzionari giuridico-pedagogici non è prevista supervisione”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 novembre 2025
La Corte suprema respinge il ricorso del ministero della Giustizia e autorizza la visita del figlio, anche lui recluso: l’affettività familiare può essere negata solo per ragioni concrete di sicurezza. Un video su TikTok pubblicato dai nipoti. Un detenuto al 41 bis che, durante un colloquio, dimostra di conoscerne l’esistenza. Il sospetto immediato: ha canali di comunicazione illeciti con l’esterno. La conseguenza: stop ai colloqui visivi con il figlio, anche lui detenuto. Ma la storia finisce in modo diverso da come si potrebbe immaginare. La Cassazione, con la sentenza n. 3113 depositata il 17 novembre scorso, respinge il ricorso del ministero della Giustizia e conferma il diritto di Francesco Stimoli, 64 anni, detenuto in regime di carcere duro, a vedere suo figlio faccia a faccia.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 novembre 2025
“Gli indennizzi liquidati per riparazione per ingiusta detenzione nell’intero anno 2024 sono pari a 26,9 milioni di euro. Dal 1° gennaio 2025 al 31 ottobre 2025 sono state accolte 535 per un importo complessivo a carico dell’Erario pari ad euro 23.850.925,00. In particolare, i dati più alti si registrano presso la Corte di Appello di Reggio Calabria con 77 indennizzi liquidati per 5.486.000,00 euro e presso la Corte di Appello di Catanzaro con 126 indennizzi per un importo di 4.311.000,00 euro. A seguire Palermo con 32 istanze liquidate per un importo di 2.905,000,00 euro e Roma con 40 istanze liquidate per un importo di 2.552,000,00 euro.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 27 novembre 2025
La data del referendum indicata da Nordio è una forzatura rispetto alle norme. Se si accorciano i tempi della raccolta delle firme si rischia lo strappo col Colle. Era già tutto previsto. Annunciato nei comizi, il premierato risuscita anche nell’agenda parlamentare. Annunciata, a sconfitta ancora calda nel Sud, la legge elettorale, ecco la sollecitazione da parte del presidente del Senato. L’ultimo tassello della “grande forzatura” lo esplicita il guardasigilli Carlo Nordio: “Il referendum sulla giustizia si terrà entro la prima metà di marzo, secondo i nostri calcoli”. E allora, per capire calcoli e strappi anche su questo terreno, occorre partire dalla norma, e da una lunga consuetudine.
di Alberto Cisterna
Il Manifesto, 27 novembre 2025
La domanda delle domande è sempre quella; se la separazione delle carriere, alla fine, non sia altro che un primo passaggio per attestare la maggioranza politica di turno nella cittadella giudiziaria. Gli occhi sono sempre puntati sul pubblico ministero di cui la riforma Nordio prevede l’espulsione dall’unitario ordinamento giudiziario per dare vita a quella che il professor Ferrua ha di recente definito un’autocrazia irresponsabile. Ovviamente una provocazione, ma che punta l’indice sulle norme della legge costituzionale su cui più acuti sono i timori del fronte del No e più prodighi di rassicurazioni gli esponenti del Sì. Si vedrà. Ma guardiamo oltre.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 27 novembre 2025
L’articolo pubblicato sul Dubbio il 6 novembre, firmato da Errico Novi, dedicato alle intercettazioni emerse durante le indagini sull’allora presidente del Tribunale delle misure di prevenzione di Palermo, Silvana Saguto, offre uno spunto di riflessione che va ben oltre il singolo caso. Riporta al centro dell’attenzione un tema cruciale e spesso ridotto a sterile scontro ideologico: la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Molti, cittadini potrebbero chiedersi che nesso ci sia tra il dibattito in corso sulla necessità di separare le carriere di pubblici ministeri e giudici carriere e il procedimento di prevenzione, quello strumento che consente di disporre sequestri e confische dei beni nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi, anche in assenza di condanna penale.
di Alberto Sofia
Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2025
La protesta dei precari Pnrr: “6.000 a rischio taglio”. Assunti negli ultimi quattro anni, rischiano di rimanere a casa da giugno 2026 e ora chiedono stabilizzazioni al governo Meloni. “Altro che separazione delle carriere e la creazione del doppio Consiglio superiore della magistratura. Questa riforma non è la priorità. I cittadini chiedono tempi certi, dalle cause che si fanno per il risarcimento del danno, fino ai processi penali. Ma il sistema è già sotto organico, senza di noi la giustizia sarà al collasso”. Mentre governo e forze politiche già si scontrano e si preparano al referendum sulla giustizia di marzo 2026, è il personale precario assunto con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e ora in scadenza con la fine degli stessi progetti Pnrr, a rivendicare garanzie per il proprio futuro.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 27 novembre 2025
La giurista: “Nel nostro ordinamento non esisteva nessuna lacuna. Assistiamo all’ennesimo ricorso al diritto penale per rispondere, in termini meramente repressivi e simbolici, a fenomeni ad alto tasso emotivo, dimenticando invece di investire sulle politiche di prevenzione”. Il reato di femminicidio? Inutile, simbolico, irrazionale, ma soprattutto di dubbia efficacia e di difficile applicazione. È netto il giudizio di Elena Mattevi, professoressa di Diritto penale all’Università di Trento, sul nuovo reato introdotto dopo il via libera unanime della Camera di martedì. La notizia dell’approvazione definitiva del disegno di legge bipartisan è paradossalmente passata in secondo piano, travolta dalle polemiche politiche generate dalla decisione della maggioranza di sospendere l’esame del ddl sulla violenza sessuale.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 27 novembre 2025
Salvini fa saltare l’accordo sul reato di violenza sessuale tra Meloni e Schlein. E la premier rilancia il premierato. Matteo Salvini non aspetta nemmeno di smaltire l’adrenalina post-elettorale per impallinare la legge sulla riforma del reato di violenza sessuale. Il leader della Lega, davanti alle telecamere convocate per commentare il voto in Puglia e Campania, ha rivendicato apertamente lo stop del Carroccio a un testo che solo una settimana fa aveva incassato il via libera unanime della Camera e che Palazzo Madama avrebbe dovuto approvare in via definitiva, proprio nel giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne. Una frenata che ha sorpreso perfino parte della maggioranza, e che soprattutto ha contraddetto il patto politico che Giorgia Meloni aveva stretto con Elly Schlein: un accordo bipartisan, simbolico e politico, per arrivare a una legge condivisa.
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