di Roberta Rampini
Il Giorno, 25 novembre 2025
Il progetto di Fondazione Feltrinelli e Fiera Milano in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina. Con Tiribocchi, allenatore ed ex calciatore, e Laura Giuliani, portiere di Ac Milano femminile e Nazionale. Lo sport come strumento di crescita e di riscatto personale e collettivo. Lo sport come spazio di incontro, coraggio e resilienza. Storie e narrazione per avvicinare comunità, istituzioni e territori ai valori che animano il movimento olimpico, creando ponti e nuove opportunità di dialogo, soprattutto per chi vive condizioni di fragilità. È il progetto “Vite in campo” promosso da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e Fiera Milano, un progetto culturale che da novembre 2025 a gennaio 2026 unisce sport, memoria e impegno sociale in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.
garantedetenutilazio.it, 25 novembre 2025
Due attrici della compagnia teatrale di detenute ed ex detenute della Casa circondariale femminile di Rebibbia sono intervenute alla tavola rotonda che si è svolta nella chiesa metodista di Roma. “Che esperienza meravigliosa ieri! Ci siamo raccontate attraverso le parole dei nostri lavori e delle nostre testimonianze”. Così sulla pagina Facebook delle Donne del Muro Alto, la compagnia teatrale di detenute ed ex detenute della Casa circondariale femminile di Rebibbia, all’indomani della tavola rotonda “Oltre la detenzione - la condizione femminile dentro e fuori il carcere”, che si è svolta nella chiesa metodista di Roma lo scorso 20 novembre.
di Giovanna Cosenza*
Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2025
Per anni ho sostenuto l’importanza delle parole e della denuncia pubblica di tanta violenza e tante uccisioni. Certo. Però. Però c’è qualcosa che non va. Fino a dieci o quindici anni fa, in Italia parlare di violenza di genere e di femminicidio sui media, in rete, ma anche a scuola, in università e nelle case, era molto più difficile di adesso. La stessa parola “femminicidio” non era così diffusa come oggi, e non lo era nemmeno sui media mainstream: come attesta l’Accademia della Crusca, è solo dal 2010 che i giornali hanno cominciato a usarla con frequenza crescente.
di Gianpiero Dalla Zuanna*
Avvenire, 25 novembre 2025
Nel nostro Paese il numero di donne uccise diminuisce troppo poco, anche se è più basso rispetto ad altre nazioni. Serve uno sforzo di educazione sugli uomini. Ogni volta che la cronaca ci racconta di un femminicidio, siamo presi dallo sgomento. Partire dallo sdegno è utile per costruire una reazione comune e contraria. Tuttavia, per comprendere la strada giusta per combattere questa piaga sociale è importante anche definirne con precisione alcune caratteristiche: in Italia e nel mondo. Cominciamo da due dati positivi. Le donne in Italia muoiono per omicidio volontario meno che negli altri paesi sviluppati, come mostrano i dati delle polizie di tutto il mondo, raccolti dello United Nations Office on Drugs and Crime, relativi agli anni tra il 2005 e il 2024. Il nostro Paese resta sempre agli ultimi posti per omicidi con vittima una donna.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 25 novembre 2025
La 42enne, sopravvissuta a un tentato femminicidio nel 2011, parla agli studenti: “Nessuno a scuola mi ha messa in guardia. Comincerei a discuterne dalle elementari”. Valentina Pitzalis ammette che, per anni, ha conosciuto solo i segni della violenza fisica: “Nessuno a scuola mi ha mai messo in guardia da tutte le altre forme di violenza, come quella psicologica e quella economica”, confessa di fronte a oltre 2.300 studenti riuniti al teatro Arcimboldi di Milano. Se l’avessero aiutata prima, forse, non sarebbe dovuta sfuggire al rogo con cui il suo ex marito tentò di ucciderla il 17 aprile 2011: “Forse ne sarei uscita”.
di Simonetta Sciandivasci
La Stampa, 25 novembre 2025
La scrittrice: “Una legge stabilisca il valore dell’altro. Mia madre mi insegnò a scappare”. Dacia Maraini, scrittrice, ha dedicato il suo lavoro alla voce delle donne, alla sua scoperta ed espressione, alla sua libertà. Ha fondato La Maddalena, il primo teatro femminista italiano, con Maricla Boggio ed Edith Bruck, rimasto attivo per quasi vent’anni.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 25 novembre 2025
Scegliendo di morire insieme le gemelle Kessler ci hanno comunicato, con dignità e modestia che avevano anche una personalità complessa, una capacità di capire, giudicare e decidere fuori da ogni convenzione e pregiudizio, cosa non comune. Tutti pensavano che le Kessler fossero due belle ragazze con qualche talento per il ballo, ma soprattutto erano note per le gambe, come se non avessero avuto una testa pensante. Scegliendo di morire insieme ci hanno comunicato, con dignità e modestia che avevano anche una personalità complessa, una capacità di capire, giudicare e decidere fuori da ogni convenzione e pregiudizio, cosa non comune. Nella scelta fatta si sente il cammino di una intelligenza fattiva, di uno spirito socratico e una volontà spartana.
di Gabriele Segre
La Stampa, 25 novembre 2025
Lo abbiamo pronunciato un milione di volte anche noi: “Yes, we can”. Quasi un incantesimo collettivo. Quella notte a Chicago, Obama sul palco e milioni di persone convinte che la storia avesse imboccato la direzione migliore. Il primo presidente nero, simbolo della fiducia in una democrazia solida e della promessa di una società più giusta. Il futuro sembrava prendere forma in tre parole che racchiudevano la speranza di un mondo diverso: è davvero possibile.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 25 novembre 2025
Il 21 settembre a Manila, capitale delle Filippine, si è svolta una enorme manifestazione contro la corruzione nella politica, in particolare nell’ambito delle misure di prevenzione contro le frequenti alluvioni e inondazioni. Il governo aveva annunciato che avrebbe mostrato la “massima tolleranza” nei confronti della protesta ma le ricerche di Amnesty International hanno dimostrato il contrario. Dalle testimonianze raccolte dall’organizzazione per i diritti umani è emerso che la polizia ha fatto ricorso a una forza eccessiva, illegale e non necessaria e che in alcuni casi si è resa responsabile di maltrattamenti e torture, che non hanno risparmiato neanche i minorenni: calci, pugni e manganellate sia al momento dell’arresto che all’interno delle “tende blu” dove provvisoriamente venivano portate le persone fermate, per poi proseguire nelle stazioni di polizia.
di Yves Thréard e Vincent Trémolet de Villers
La Repubblica, 25 novembre 2025
Gli interrogatori. La solitudine. La rilettura di “Notre-Dame de Paris”. E quel diario impossibile da scrivere nella sua cella. L’autore algerino parla per la prima volta dopo la scarcerazione. Quando arriva ha i capelli corti, un ampio sorriso e il passo svelto. Abbracci, emozione… Negli uffici vuoti della casa editrice Gallimard, l’incontro ha qualcosa di irreale. Boualem Sansal è lì, riposato, rinfrancato, dice, dalle cure ricevute in Germania, presso l’ambasciata francese, e ora da quelle di Antoine Gallimard, Karina Hocine e tutta la casa editrice, il principato in cui ha trovato rifugio. La voce è sempre dolce, il viso smagrito. Lo sguardo combina gravità, intelligenza e malizia. Nelle prigioni algerine lo chiamavano “la leggenda” ma anche in Francia lo scrittore, che coniuga la vita e la sua missione, si eleva al di sopra dei suoi pari.
- Giustizia, la riforma che riscrive gli equilibri
- È scontro sui numeri delle intercettazioni: “Falsi quelli di Nordio”
- Aldo Bianzino e la sua misteriosa morte nel carcere di Perugia.
- Il detenuto al 41 bis chiede di ascoltare la radio in Fm: respinto il ricorso
- La sentenza per mancata conoscenza del processo non può modificare l’imputazione










