di Massimiliano Padula
Avvenire, 19 novembre 2025
Il 19 novembre 1925 nacque a Poznan il sociologo che descrisse l’indebolimento delle strutture durevoli a favore di forme di esistenza transitorie, mobili e reversibili. Esistono intellettuali così significativi da trascendere il ruolo di semplici studiosi per diventare delle vere e proprie icone del tempo contemporaneo. Uno di questi è Zygmunt Bauman, di cui oggi ricorre il centenario dalla nascita. La sua città natale, Poznan in Polonia, era una sorta di predestinazione. Ricca di storia e miscuglio di stili architettonici, il suo nome deriverebbe dal verbo polacco poznac, ossia conoscere. E della conoscenza, Bauman è stato uno straordinario divulgatore, rendendo l’analisi della società un esercizio “pop”, prêt-à-porter e quindi alla portata di (quasi) tutti.
di Emilia Patta
Il Sole 24 Ore, 19 novembre 2025
In libreria “Le stagioni del referendum, la democrazia diretta tra populismo e social media”. Da Cheli proposte per riformare lo strumento, da Ceccanti e Clementi l’invito a non politicizzare i referendum costituzionali. Ben 81 volte in poco più di 50 anni, dal 1974 con il primo e importantissimo voto popolare in favore del divorzio fino al giugno scorso con il voto fallito per mancanza di quorum sul Jobs act e sulla cittadinanza. I referendum abrogativi giunti alla fase conclusiva son stati 77, quelli costituzionali solo 4: due le riforme approvate dagli italiani (la riforma del Titolo V nel 2001 e la riduzione del numero dei parlamentari nel 2020) e due quelle bocciate (le grandi riforme della seconda parte della Costituzione volute da Silvio Berlusconi nel 2006 e da Matteo Renzi nel 2016).
di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 19 novembre 2025
Esiste anche un’Europa del volontariato, attiva e silenziosa, che agisce in nome della solidarietà. Ha sfaccettature e numeri diversi in ogni Paese ed è impossibile imbrigliarla in una statistica ufficiale. L’unico programma specifico dell’Unione europea che sostiene direttamente il volontariato è il Corpo europeo di solidarietà: è rivolto ai giovani e, sempre senza grossi clamori, ha visto un boom di adesioni dalla sua nascita nel 2021. “È cresciuto - spiega Barbara Eglitis dell’European solidarity corps resource centre di Salto Youth, la rete di sette Centri che lavorano su aree prioritarie europee nell’ambito del settore giovanile - fino a diventare uno dei programmi giovanili di maggior successo dell’Ue, con una domanda che ormai supera di gran lunga il suo budget. Offre ai giovani l’opportunità di impegnarsi in iniziative di volontariato locali, i Progetti di solidarietà. Di questi progetti, 794 sono già stati implementati in Italia con durata variabile da due settimane a un anno, individualmente o in gruppo”.
di Diletta Bellotti
L’Espresso, 19 novembre 2025
Una volta aperti, i tentativi di rendere i Cpr luoghi umani sono del tutto vani”, ha spiegato Gianpaolo della Brigata Basaglia, lo sportello solidale di sostegno psicologico e sociale nato durante la pandemia da Covid-19. L’assemblea che analizza vari aspetti della società, dalle carceri ai Cpr, in ottica basagliana, lo scorso 29 ottobre ha partecipato all’evento “Panopticon: le pratiche sanitarie di salute mentale nei Cpr e nel sistema di accoglienza territoriale”, che si è svolto a Trento, dove la Regione vuole aprire un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio. Durante l’assemblea si è parlato dei Cpr come “massima espressione delle pratiche neomanicomiali” e delle possibili forme di lotta e resistenza contro l’apertura di due nuove strutture in Trentino Alto-Adige. Secondo la Brigata Basaglia è necessario che questo si faccia recuperando la memoria del movimento antimanicomiale. “Infatti - ha spiegato Eugenia della rete - la violenza psichiatrica e istituzionale è profondamente radicata e legata a un’idea di rapporti di potere all’interno dei contesti di cura”. In altre parole, ciò che assomiglia al manicomio tende a riprodursi e la violenza dei Cpr traccia continuamente la linea di ciò che una società è disposta ad accettare, proprio come il carcere e il manicomio.
di Guido Boffo
Il Messaggero, 19 novembre 2025
Sappiamo poco delle condizioni che hanno spinto le gemelle Kessler, Alice ed Ellen, a scegliere il suicidio assistito per congedarsi dalla vita esattamente come l’avevano vissuta. Insieme. Ma da quel poco che sappiamo, in Italia non avrebbero avuto accesso a questa opportunità. In attesa di un intervento legislativo del Parlamento, tanto auspicabile quanto improbabile, i requisiti stabiliti dalla Consulta con la sentenza 242 del 2019 (caso Cappato/Dj Fabo) sono molto stringenti. Per farsi aiutare a morire, devono ricorrere le seguenti condizioni: una patologia irreversibile, sofferenza fisica e psicologica intollerabile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale o una condizione clinica equivalente, verifica dell’Asl di competenza e parere di un comitato etico. E pensare che anche in Germania il suicidio assistito è oggetto di un inconcludente dibattito parlamentare. Esattamente come è successo da noi, un anno dopo per la precisione, la Corte Costituzionale di Karlsruhe ha fatto da supplente. Ma la sentenza del 2020 non fissa paletti, se non quello di una “decisione libera e responsabile” e riconosce espressamente un diritto al morire autodeterminato, come espressione del diritto alla personalità.
di Leopoldo Grosso
Il Manifesto, 19 novembre 2025
Nel discorso conclusivo della Conferenza nazionale sulle droghe tenutasi a Roma il 7-8 novembre scorso, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e principale regista della costruzione dell’intera iniziativa, on. Mantovano, ha riproposto la necessità, già messa in minoranza dagli operatori nei gruppi preparatori, di istituire “percorsi terapeutici riabilitativi obbligatori per minori tossicodipendenti”, “con il consenso dei genitori”, per “dare una risposta alle famiglie disperate”. La proposta, che a prima vista può evocare la vecchia stagione dei vituperati Riformatori chiusi nel 1988, comporta più controindicazioni che benefici.
di Luca Foschi
Avvenire, 19 novembre 2025
Le storie di Bilal e Mohammad: per l’esercito israeliani i due ragazzini erano armati di molotov. Ma il loro villaggio denuncia una messa in scena dei coloni. Il corpo di Bilal è supino. Un braccio disteso, l’altro sul petto, la testa coperta dal passamontagna adagiata sui sassi. A mezzo metro la piccola bottiglia di vetro. Una plastica nera ne avvolge il collo, dentro un liquido lattiginoso. Mohammad è riverso sul limitare della vigna, un piede poggiato sul tubo d’irrigazione, una cuffia e il cappuccio della felpa sul volto cianotico. La morte dei due ragazzi è nelle foto scattate dall’esercito israeliano, che giovedì scorso, quando l’uccisione è avvenuta, ha descritto l’episodio come “l’eliminazione di due terroristi che si preparavano a compiere un attacco nell’insediamento di Karmei Zur”.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 18 novembre 2025
L’allarme di associazioni e cooperative dopo i “no” alle attività dietro le sbarre. Il sottosegretario Ostellari: non limitiamo, ma creiamo un modello che valorizza percorsi positivi. Arrivano altri “no” alle attività trattamentali in carcere organizzate da soggetti esterni, mentre i tempi delle altre autorizzazioni si allungano. Con la circolare del Dap (Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria) del 21 ottobre scorso, firmata dal direttore Ernesto Napolillo, che obbliga associazioni e cooperative a inviare dettagliate richieste “in tempi congrui” non più al direttore dell’istituto penale ma al Ministero, cominciano a fioccare i “no” ai nullaosta per lo svolgimento di eventi culturali, iniziative educative, laboratori di formazione a favore di detenuti di alta e media sicurezza. Terzo settore e addetti ai lavori criticano il provvedimento.
di Francesco Cajani*
Avvenire, 18 novembre 2025
A che titolo entriamo in carcere? Ero seduto tra il pubblico di Bookcity Milano alla presentazione del libro “Fragili dentro. Storie di detenuti in un sistema da riformare” e del dialogo al quale hanno preso parte la professoressa Claudia Mazzucato e il dottor Setti Carraro, nella sede della Avvocatura comunale. Si è fatto, inevitabilmente, cenno alla recente circolare del direttore generale del Dap. Qui la voce di Setti Carraro si è fatta ancora più seria, quando ne ha scandito alcuni passaggi: “Ogni richiesta di autorizzazione di attività di carattere trattamentale trasmessa a questa direzione generale dovrà… contenere, in modo chiaro ed esplicito, i seguenti elementi informativi: l’elenco dei nomi e dei titoli dei partecipanti della comunità esterna”.
di Giuliana Musso*
facebook.com, 18 novembre 2025
Penso al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro che ha deciso di limitare pesantemente tutte le attività culturali che si svolgono nelle sezioni AS, Alta Sicurezza, dei nostri carceri italiani. Ma perché? Perché? È l’unico modo che hanno questi uomini di ritrovarsi dentro, di rimettersi in piedi, di dare senso alla propria responsabilità, di provare ad avere rapporti con persone che non siano né guardie, né detenuti. L’unico modo per non far morire l’anima, mentre la vita scorre e si paga per i crimini commessi, e di uscire, ormai anziani, con qualcosa di positivo da dare a sé stessi e alla comunità.
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