di Errico Novi
Il Dubbio, 23 ottobre 2025
I piani del guardasigilli ostacolati dalla separazione delle carriere ma anche da altre leggi già lasciate “in freezer”. Che Carlo Nordio avesse in animo di proporre un “ddl penale bis”, una riforma più strutturata del processo, è ormai noto, ed era stato più volte dichiarato dal guardasigilli. Ieri sull’argomento, di cui più volte ci si è occupati anche su queste pagine, è tornato il Fatto quotidiano. Con un ampio servizio e molti dettagli.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 23 ottobre 2025
Il disegno di legge verso la Camera. Contraria l’Anm. Ma Roia serve a far crescere il senso di condanna civile. Mentre la cronaca registra il caso della 62enne accoltellata dall’ex marito a Milano, il ddl sul nuovo reato di femminicidio, che prevede l’ergastolo, va avanti nel suo iter legislativo e si avvia verso un’approvazione unanime alla Camera, come avvenuto al Senato nel luglio scorso. Ma non mancano le voci critiche nell’opposizione, nella magistratura e fra le organizzazioni dei centri antiviolenza: tra queste D.iRe, la più grande rete nazionale di Centri anti violenza (“Cav”), ha disertato l’audizione in Commissione Giustizia rilasciando un comunicato che accusa la maggioranza di voler fare demagogia.
di Paolo Auriemma*
Il Dubbio, 23 ottobre 2025
La maggioranza, quasi la totalità, dei magistrati ha scioperato pochi mesi fa per la proposta di riforma costituzionale, oggi in fase molto avanzata sulla separazione delle carriere che spezza la unicità della magistratura. Perché lo hanno fatto, convintamente e in modo così corale? Si tratta di persone attente - nelle proprie capacità-, questo è il loro compito alla tutela dei diritti ed alla risoluzione delle liti, generalmente stimati, considerati equilibrati e seri. Ma hanno posto in essere questa forma estrema di protesta, anzi di proclamazione dei valori in cui credono. Non meritano almeno che ci si chieda perché lo hanno fatto?
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 23 ottobre 2025
Difendere la libertà di stampa non significa difendere la libertà di diffamazione ma difendere il diritto di cronaca come fondamento democratico. La “legge Ranucci” di Travaglio non serve, rischia di essere pericolosa per la stessa libertà che si vuole difendere. Enrico Costa ha ragione a dire, lo ha detto ieri sul sito del Foglio, che non si difende la libertà di stampa inventando scorciatoie legislative o norme “identitarie”. Il disegno di legge promosso da Marco Travaglio come “legge Ranucci”, nato sull’onda dell’emozione per il vile attentato al giornalista di Report, a cui va ancora tutta la nostra solidarietà, è una di quelle idee che sembrano nobili ma che, se approvate, rischiano di essere pericolose per la stessa libertà che dichiarano di voler difendere. Prevedere che chi fa causa per diffamazione a un giornalista, e la perde, debba pagare la metà del risarcimento richiesto significa introdurre una disparità di trattamento che non c’entra nulla con la libertà di stampa e molto con la confusione tra diritto di informare e licenza di diffamare. Costa ricorda un principio semplice: la “lite temeraria” è già prevista dal nostro ordinamento. Non serve una norma ad hoc, e men che meno una che stabilisca privilegi di categoria.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 23 ottobre 2025
L’ex presidente dei penalisti: “Nel dibattito sui limiti alle querele temerarie c’è un grande assente: il potere giudiziario. Per il giornalismo italiano la magistratura è solo una fonte di notizie, alle quali viene garantito un carattere di inconfutabilità”. “Quando si parla del potere che intimidisce i giornalisti si parla di qualsiasi potere fuorché di quello giudiziario”. Intervistato dal Foglio, Gian Domenico Caiazza, avvocato penalista e già presidente dell’Unione camere penali, individua il grande assente nei richiami alla difesa della libertà di stampa lanciati dalla manifestazione tenutasi a Roma dopo il caso Ranucci. Tutti uniti contro le querele temerarie dei “potenti”, identificati però esclusivamente nei politici. Nessun cenno alla valanga di diffide, querele e azioni civili che ogni giorno piove sulle teste dei cronisti da parte dei magistrati.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 ottobre 2025
Una sentenza della Cassazione ribadisce l’importanza della proporzionalità nell’acquisizione dei dati. Mentre il ddl Zanettin rallenta a colpi di emendamenti. Mentre alla Camera la proposta di legge sui limiti ai pubblici ministeri nel sequestro degli smartphone è arenata a causa di divergenze all’interno della stessa maggioranza, la Cassazione ha emesso una sentenza (n. 33657 del 13 ottobre 2025) con cui in sostanza si bacchetta un pubblico ministero per aver disposto il sequestro di un telefonino e del suo contenuto senza una adeguata motivazione e in maniera sproporzionata, e non preoccupandosi di bilanciare l’atto con il diritto alla segretezza e riservatezza.
di Lorena Saracino
L’Edicola del Sud, 23 ottobre 2025
Anche il carcere di Trani scoppia. Dopo quello di Lecce che “ospita” - mi si perdoni la parola - 1403 detenuti su una capienza di 798; quello di Foggia, 670 reclusi a fronte di una capienza di 360; quello di Brindisi, 230 presenze per 152 letti; o quello di Taranto, 500 posti letto per 797 detenuti. A Lucera e San Severo siamo ben oltre il doppio dei detenuti. Scoppiano. Questa è la parola corretta. Senza esagerazioni. Quanto vogliamo continuare ad ignorare questa devastante fotografia? Dal caldo nei nostri salotti vogliamo provare a preoccuparci del fatto che chi ha sbagliato deve solo pagare il debito con la società, non essere crocifisso?
di Alessandra Rossi
Il Secolo XIX, 23 ottobre 2025
Cresce l’attività dell’associazione. Benefici per le imprese che assumono. I referenti: “La Regione ha 1,5 milioni di euro per la formazione professionale, le grandi aziende si facciano avanti”. Poco più di un anno fa Seconda Chance, associazione no profit nata nel 2022 su intuizione della giornalista Flavia Filippi e operative in tutta muoveva i primi passi in Liguria. L’obiettivo era, ed è tuttora, quello di far conoscere alle imprese locali i benefici della legge Smuraglia che comporta agevolazioni a chi assume anche part-time o a tempo determinato detenuti ammessi al lavoro esterno.
di Nicolò Zambelli
Il Foglio, 23 ottobre 2025
Il crollo di parte del tetto ha causato circa 300 detenuti sfollati, trasferiti in altre strutture come Rebibbia. Dalla cella, Gianni Alemanno dedica la pagina del suo “diario” a questa situazione. Valentina Calderone: “La situazione è in stallo”. “È tutto un gran casino”. Non usa mezzi termini Valentina Calderone, la garante dei diritti delle persone private della libertà nel comune di Roma, nel descrivere la situazione nelle principali carceri a due settimane dal crollo di una parte del tetto di Regina Coeli. I fatti: lo scorso 9 ottobre una parte del soffitto del principale carcere della capitale è crollato, nella zona conosciuta come “seconda Rotonda”, luogo nel quale transitano ogni giorno centinaia di operatori e detenuti. Nessun ferito, ma l’incidente ha causato la chiusura della zona e lo sfollamento di centinaia di detenuti, inevitabilmente trasferiti in altre strutture.
Roma. Trasferiti in ciabatte e senza avviso: denuncia della Garante sui detenuti spediti in Sardegna
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 ottobre 2025
Dopo il crollo nel carcere romano 103 detenuti sono stati spostati di notte in condizioni sommarie. Irene Testa ha scritto al procuratore generale di Cagliari: procedura che viola le linee guida del Dap? Il crollo del tetto della Casa circondariale romana nel primo pomeriggio del 9 ottobre ha scatenato una reazione a catena che la garante della Sardegna per i diritti dei detenuti, Irene Testa, non ha esitato a qualificare come “scelta politica” più che come gestione dell’emergenza. In una comunicazione trasmessa la scorsa settimana al Procuratore generale di Cagliari, Luigi Patronaggio, Irene Testa delinea un quadro che va ben oltre il contingente: non è questione di capienza, sostiene implicitamente, ma di come è stata gestita l’urgenza. Centotré detenuti, trasferiti da Regina Coeli verso quattro istituti penitenziari sardi (26 ad Alghero, 20 a Uta, 31 a Oristano- Massama, 26 a Sassari- Bancali) in orari notturni, con tempi di preavviso minimi - secondo alcune testimonianze raccolte: venti minuti - e senza alcuna comunicazione preventiva alle famiglie dei ristretti. È questo il punto di partenza della denuncia della Garante.
- Milano. Violenze nell’Ipm Beccaria: indagati per omessa denuncia Don Burgio e Don Rigoldi
- Ferrara. Detenuta trans vittima di violenza sessuale. Il ministro: “Il video non conferma i fatti”
- Genova. Carcere di Marassi, allarme del Garante per il Serd: “Infermieri sostituiti da cooperative”
- Prato. Dieci detenuti della Dogaia ripuliscono gli orti pubblici
- Ancona. “Ricomincio da me”, l’impegno di Bosch Italia per il reinserimento dei detenuti










