di Francesca Paci
La Stampa, 9 ottobre 2025
L’ex premier: “Se lui non avesse privilegiato i suoi obiettivi, la guerra sarebbe finita a febbraio”. Dietro la scrivania dell’ex premier israeliano Ehud Barak, all’undicesimo piano di un appartamento torreggiante su Tel Aviv, ci sono, tra pile di libri, memoria e speranze del Paese. La dichiarazione d’Indipendenza che qui corrisponde alla Costituzione, la foto con Clinton ai tempi di Camp David e quelle in battaglia, un busto di Ben Gurion, uno di Rabin e un altro più piccino dello stesso Barak.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 9 ottobre 2025
Il team è internazionale di avvocati è al lavoro per tutelare gli assistiti in mare, poi sequestrati dallo stato di Israele, e di denunciare la violazione dei diritti umani in Palestina. Montella, nel gruppo di legali spiega: “Percorreremo strade nazionali e sovranazionali e accertare le responsabilità di Israele e dei paesi Ue”. Tutti i cittadini e le cittadine italiane a bordo della Flotilla intercettata la sera del primo ottobre in acque internazionali da Israele sono rientrati in Italia, ma sono ancora sei gli attivisti delle delegazioni internazionali reclusi nel centro di detenzione di Kenziot. A loro ora si aggiunge l’equipaggio di 145 persone della seconda Flotilla, abbordata martedì notte dalle forze navali israeliane a circa 120 miglia dalla Striscia. La flotta della società civile si è posta l’obiettivo di rompere l’assedio di Gaza e portare aiuti umanitari.
di Nicolò Zambelli
Il Foglio, 9 ottobre 2025
Cosa succede ora? “Niente”. “Un’iniziativa politica estemporanea che non avrà effetti concreti”, dice Giorgio Sacerdoti, professore emerito di diritto internazionale alla Bocconi. “La denuncia è destinata a finire nel nulla”. “La denuncia presentata nei confronti di alcuni esponenti del nostro governo mi pare solo un’iniziativa politica estemporanea che non avrà effetti concreti”. Al Foglio il professore emerito di diritto internazionale dell’Università Bocconi Giorgio Sacerdoti fa il punto sulla denuncia nei confronti della premier Giorgia Meloni e altri ministri per “complicità in genocidio”.
di Maysoon Majidi
Il Manifesto, 9 ottobre 2025
Ogni passo curdo verso l’autonomia è percepito come minaccia esistenziale dalla Turchia: milizie islamiste, aziende e ora la Damasco di al-Sharaa sono le armi in mano a Erdogan. Centinaia di persone sono scese in piazza a Qamishlo per esprimere solidarietà agli abitanti di Aleppo. I loro slogan non erano solo contro l’assedio, ma contro il silenzio della comunità internazionale. “Aleppo non è sola”, si leggeva sui cartelli che sventolavano tra le bandiere gialle e rosse. Una protesta quasi ignorata dai media globali, ma rivelatrice del malcontento crescente nelle aree curde.
di Patrizia Meringolo
Il Manifesto, 8 ottobre 2025
Ognuno di noi è un ex-qualcosa. Ma se lo stigma della colpa è indistruttibile, allora diventa inutile lavorare sul carcere. In occasione del Festival Nuova Città 2025 - Abitare il confine, promosso dalla Fondazione Giovanni Michelucci di Firenze, si è parlato anche di carcere e di possibilità di inclusione per le persone detenute, un tema caro all’architetto Michelucci, progettista del Giardino degli Incontri del carcere di Sollicciano. Accanto ai problemi posti dal permanere in una istituzione totale, non sono secondari quelli legati all’uscirne, liberandosi dal peso dello stigma. È una sorta di corollario del “buttare via la chiave” per i condannati, un ammonimento, cioè, che - pur uscendo a pena conclusa - saranno sempre in qualche modo “dentro”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 ottobre 2025
La Corte Suprema respinge il ricorso del ministero della Giustizia e conferma: sì ai colloqui intimi per il detenuto in alta sicurezza. La vittoria dell’avvocata Di Credico dopo una battaglia di oltre un anno. La Cassazione ha messo la parola fine. Con la sentenza numero 32376 del 15 luglio 2025, da poco depositata, la Prima Sezione penale ha respinto il ricorso del ministero della Giustizia e stabilito in modo definitivo che il detenuto in regime di alta sicurezza nel carcere di Parma, ha diritto ai colloqui intimi con la moglie. Non è una concessione, non è un privilegio: è un diritto costituzionale che lo Stato deve garantire. Punto.
di Carmelo Cantone* e Francesca Fasciani
vocididentro.it, 8 ottobre 2025
Più di una volta, negli anni e in situazioni diverse mi è stato chiesto: “Perché l’istituzione carcere viola così tanto i diritti della persona prescritti dalla Costituzione?”. Una domanda e un tema che ritorna nei dialoghi con addetti ai lavori, con gli stessi operatori penitenziari, spesso anche con il cittadino comune che non ha una comprensione specifica del mondo penitenziario ma che legge e commenta le notizie sul carcere. Gli anni passano e così questa domanda esprime sempre più malessere, perché è vero che il tempo non è trascorso invano nei percorsi del sistema penitenziario, ma più ci si allontana cronologicamente dagli anni delle riforme e più si avvertono le incompiutezze, le assurdità, gli errori e tanto altro.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 8 ottobre 2025
Il carcere non è solo espiazione della pena, ma anche rieducazione e formazione dei detenuti. Da queste pagine lo abbiamo scritto tante volte. La natura e la finalità del sistema carcerario italiano, nonostante una vocazione chiaramente punitiva, non si esauriscono nell’assicurare la reclusione a quanti sono condannati a una pena detentiva. Finalmente al ministero della Giustizia siede qualcuno che sembra avere presente questo principio. L’universo penitenziario e, più in generale, quello della giustizia prevedono, infatti, anche tutta una lunga serie di garanzie. Troppo spesso, purtroppo, passano in secondo piano. E questo accade sia a scapito degli indagati, che degli imputati, che dei condannati. Per quanto riguarda questi ultimi, la Costituzione prevede, tra le altre cose, che le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”.
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 8 ottobre 2025
Durante l’esecuzione della pena, i detenuti terminano cicli di studio e ne iniziano di nuovi. Fino all’università, con un numero di iscrizioni in costante crescita. Nell’ultimo anno accademico gli studenti erano 1.837, 1.769 uomini e 68 donne; oltre il doppio rispetto al 2019, quando erano 796. Dati incoraggianti, che emergono dal report annuale della Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari (Cnupp). Cresce anche il numero di laureate e laureati ristretti. Se erano 27 nel 2020, 4 anni dopo sono più del doppio e arrivano a 55. Dei 1.606 detenuti iscritti a un corso di laurea - gli altri 231 sono in misura alternativa o di comunità o semiliberi -, oltre la metà provengono dalla media sicurezza (870), seguiti dall’alta sicurezza (644). Particolare è poi il dato sui detenuti al 41 bis: degli oltre 700 sottoposti al regime del ‘carcere duro’, in 52 frequentano l’Università.
di Flavia Zarba
huffingtonpost.it, 8 ottobre 2025
Ho avuto il privilegio di entrare in uno degli istituti penitenziari più virtuosi d’Italia dove la pena non è solo detenzione ma soprattutto rieducazione. Ecco cosa ho visto. C’è una luce particolare che ho visto nei loro occhi. Non era solo la speranza, ma qualcosa di più profondo: la voglia concreta di cambiare, di ricominciare, di dimostrare - prima di tutto a sé stessi - che il passato non è e non deve essere una condanna eterna. Ho avuto il privilegio di entrare in uno degli istituti penitenziari più virtuosi d’Italia dove la pena non è solo detenzione ma soprattutto rieducazione. Durante i colloqui conoscitivi con i detenuti, candidati a un percorso lavorativo che consente l’inserimento all’esterno ex art. 21 dell’ordinamento penitenziario, ho percepito un’energia rara, autentica.
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