di Veronica Rossi
vita.it, 6 agosto 2026
Mentre il dibattito pubblico chiede risposte più severe ai reati commessi dai minori e si interroga sull’abbassamento dell’età dell’imputabilità, il Crg Young di Treviso racconta un’altra strada: quella di una giustizia riparativa che parte dall’ascolto e dalla responsabilizzazione. Qui i mediatori sono ragazzi formati per aiutare altri ragazzi a trasformare il conflitto in dialogo. Perché la riparazione può essere una forma concreta di prevenzione. Scuola secondaria di secondo grado, classe difficile, pochi insegnanti che riescono a gestirla. L’associazione La Voce viene chiamata per un’attività di ascolto empatico. I ragazzi devono scegliere da una valigia un oggetto che li rappresenti. Uno di loro prende in mano un oggetto e dice: “L’ho scelto perché è con questo che mio padre mi picchia quando sbaglio qualcosa… O quando ha voglia di farlo”. Cala il silenzio. Solo un insegnante ride: pensa che sia uno scherzo. Poi realizza che non lo è.
lavocediasti.it, 6 agosto 2026
Circa 160 attività e oltre 100 colloqui nel primo anno di mandato. Sovraffollamento al 138%, criticità strutturali e carenze di personale. Massano: “Dignità, responsabilità, riparazione e speranza”. Giovedì 23 luglio, nella IX Commissione consiliare del Comune di Asti, è stata presentata e discussa la relazione annuale del Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Domenico Massano, relativa al periodo luglio 2025 - giugno 2026. La relazione restituisce il lavoro svolto nel primo anno di mandato e propone una lettura delle principali questioni riguardanti la Casa di Reclusione A.S. di Asti, mettendo insieme l’osservazione delle criticità, la valorizzazione delle esperienze positive e l’individuazione di possibili prospettive di intervento.
di Domenico Massano
Gazzetta di Asti, 6 agosto 2026
“Papà, hai fatto qualcosa di sbagliato?”. La domanda è arrivata durante una telefonata nel giugno scorso. Una ragazza aveva già immaginato la giornata che avrebbe trascorso con il padre nel campo sportivo della Casa di Reclusione di Asti. Aveva programmato di fare il portiere, di correre con lui, di scherzare e ridere insieme, come l’anno precedente. Il padre ha dovuto invece comunicarle che la partita non si sarebbe potuta svolgere. Lei è rimasta in silenzio. Poi ha chiesto se la cancellazione dipendesse da qualcosa che il padre aveva fatto. Lui ha provato a spiegarle che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria aveva escluso dall’edizione 2026 le persone detenute appartenenti ai circuiti di Alta Sicurezza. La figlia ha cercato di capire con le proprie categorie e le proprie domande, ma il padre non ha saputo come rispondere, perché tradurre la complessità dei circuiti detentivi e delle decisioni amministrative è quasi impossibile. È forse questa scena, raccontata da un padre detenuto, più ancora della partita che ad Asti non si è potuta svolgere, a restituire il significato della vicenda.
La Vita Cattolica, 6 agosto 2026
Un progetto che intreccia inclusione, formazione, cura e solidarietà ha trovato mercoledi 29 luglio, uno dei suoi momenti più significativi con la consegna delle prime coperte terapeutiche destinate alle persone affette da demenza presso la “Cjaso a Rigulât” a Rigolato. Le coperte terapeutiche rappresentano uno strumento non farmacologico utilizzato soprattutto nelle persone con demenza in fase medio-avanzata. Realizzate con differenti tessuti, colori, consistenze e piccoli elementi sensoriali da manipolare in sicurezza, favoriscono la stimolazione tattile e occupazionale, contribuendo a ridurre l’agitazione psicomotoria, promuovere il rilassamento, diminuire l’ansia e offrire una modalità di coinvolgimento rispettosa delle capacità residue della persona.
di Pietro Menzani
Il Sole 24 Ore, 6 agosto 2026
La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento - su cui il governo aveva posto la fiducia - con 165 voti favorevoli e 80 contrari nella tarda serata di mercoledì 5 agosto. L’Aula di Palazzo Madama aveva dato l’ok a fine luglio. La scadenza per la conversione in legge era fissata per l’11 agosto. Il testo interviene in due ambiti strategici, giustizia e immigrazione, e contiene norme che spaziano dalla professione forense al Patto europeo su migrazione e asilo, passando per i controlli nei confronti degli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 6 agosto 2026
L’Italia e altri Stati Ue premono per esternalizzare la gestione dei flussi migratori, realizzando centri per migranti nei Paesi extraeuropei. Ma l’esperimento albanese finora ha generato costi eccessivi e scarsa utilità. E così i dubbi (anche rispetto alla tutela dei diritti umani) crescono. C’è un filo che lega il cosiddetto “modello Albania” alle ipotesi messe sul tavolo del primo vertice dei ministri dell’Interno dell’Ue nel dopo Ceuta. Quel filo si annoda attorno alla convinzione che, nella complessa gestione dei flussi migratori, basti spostare il potenziale “problema” oltre i confini europei per stimarlo in via di soluzione. Il ministro italiano Matteo Piantedosi ha additato così ai colleghi la possibile exit strategy: “È tempo di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure d’asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato”.
di Daniela Fassini
Avvenire, 6 agosto 2026
Le reazioni della società civile sugli hub per immigrati irregolari extra Ue: i migranti sono diventati un’arma di ricatto. Non ha dubbi Filippo Miraglia, esponente di spicco di Arci e portavoce del Tavolo asilo e immigrazione, la rete di organizzazioni della società civile in campo per la tutela dei diritti migranti: “Il modello Albania? È solo propaganda”, ripete. Il tema è quello “caldo” della creazione di centri europei, fuori dai confini comunitari, per il rimpatrio dei migranti irregolari. “Sono circa 100 le persone rimpatriate in poco più di un anno dal centro di Gjader - aggiunge Miraglia. Abbiamo presentato due rapporti in cui spieghiamo che è stata un’operazione totalmente inutile. Nei 10 Cpr sul territorio italiano ci sono 1.300 posti, di cui ne sono attivi la metà, quindi sono sotto utilizzati. Tutte le volte che siamo entrati grazie ai parlamentari abbiamo trovato dei posti liberi”.
di Filippo Femia
La Stampa, 6 agosto 2026
L’arrivo della nave a Bari 35 anni fa segnò l’inizio della fuga dal Paese: “A Ceuta rivediamo quello che dissero di noi”. Il mercantile arrugginito è ormeggiato al porto. La banchina è lastricata di uomini e donne, un tetris disperato di carne e sudore, gli occhi affamati di futuro. Dalle stive si affacciano altre centinaia di persone, un vulcano di lava umana in eruzione. Spesso Klea Meksi rigira quella foto tra le mani e si sforza di individuare i genitori. “Impossibile, nemmeno loro si sono mai ritrovati in mezzo a quell’esodo biblico”, sorride. L’immagine è stata scattata la mattina dell’8 agosto del 1991, quando la Vlora sbarcò a Bari con il suo carico di 20 mila albanesi. Nessun bagaglio, se non un misto di disperazione e speranza.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 6 agosto 2026
Così è finito in cella il 15enne italiano. Un gioco-trappola. Il ragazzino abbocca. Entra nella piattaforma guidato dalla sua passione per i videogiochi, e i suoi predatori sono lì ad aspettarlo. Adescarlo è un attimo. Lui smanetta fra i contenuti che la piattaforma offre, interagisce con un gruppo di giocatori e non percepisce la catastrofe che si sta tirando addosso a ogni clic. Loro, ovviamente, capiscono che è la preda perfetta. E non si fanno scrupoli a coinvolgerlo nel loro progetto folle: costringerlo (come fanno sempre con bambini e ragazzini come lui) a commettere azioni sconsiderate. Ricattandolo. Sul telefono di Flavio, così si chiama lui che ha 15 anni ed è italiano, quella gente manda archivi interi di immagini a dir poco ripugnanti. Pedopornografia, suprematismo, satanismo, nazismo... Un catalogo degli orrori. File che Flavio il più delle volte non sa nemmeno bene a cosa si riferiscano. Dopodiché si passa al ricatto, appunto. Il ragionamento è: per il solo fatto che tu hai sul tuo telefonino questa roba hai commesso un reato e noi potremmo farlo sapere a tua madre, a tuo padre, alla polizia... Se vuoi evitarlo devi fare quello che ti chiediamo.
di Leopoldo Grosso
volerelaluna.it, 5 agosto 2026
“Provvedimento epocale”. Così la premier Meloni dopo l’approvazione al Senato del disegno di legge n. 2961, contenente “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti”, riprendendo il proclama del Ministro della giustizia Nordio: “Detenzione alternativa per 10.000 persone”. Il richiamo immediato è all’”Abbiamo abolito la povertà” di Luigi Di Maio all’atto dell’approvazione del reddito di cittadinanza. Enfasi retorica, propaganda, grande bluff, bugia dalle gambe corte? Le associazioni delle comunità terapeutiche hanno reagito con cautela. Il principio a cui si ispira la legge - la cura delle persone tossicodipendenti al posto del carcere - è, ovviamente, condiviso e auspicato, ma le modalità previste dalla legge per realizzarlo lasciano ancora molto a desiderare e richiedono un attento monitoraggio.
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- Nasce la giornata del garantismo, nel nome di Enzo Tortora









