di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 26 settembre 2025
In alcune carceri esistono sezioni protette speciali per le persone omosessuali o transessuali, ma rischiano di isolarle. Il loro destino resta affidato alla sensibilità dei singoli direttori o alla presenza di associazioni esterne. Senza un salto di qualità a livello nazionale. Cosa succede in carcere alle persone Lgbtqia+? Di certo l’identità non scompare e orientamento sessuale e identità di genere entrano insieme alla persona che varca il cancello. Troppo spesso però non si è in grado di farsene carico e diventano motivo di discriminazione, solitudine, negazione di diritti.
di Frank Cimini
L’Unità, 26 settembre 2025
Per i giudici europei il carcere duro è compatibile con lo stato di salute del detenuto, il deterioramento delle sue condizioni è stato attribuito al lungo sciopero della fame portato avanti dall’anarchico. Tortura europea. Il ricorso presentato da Alfredo Cospito contro l’applicazione del 41bis è stato dichiarato “manifestamente infondato” dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici hanno ritenuto che le autorità italiane abbiano fornito prove sufficienti per giustificare la misura, anche in relazione al deterioramento delle condizioni di salute del detenuto, causato con lo sciopero della fame da lui stesso. La Cedu ha ritenuto legittima l’applicazione del regime speciale e compatibile con le condizioni di salute del detenuto. Il deterioramento fisico è stato attribuito allo sciopero della fame.
di Fabrizio Pomes*
bandieragialla.it, 26 settembre 2025
Undici anni. Quattromila quindici giorni. Novantaseimila trecento sessanta ore. Un’eternità scandita dal rumore metallico di una porta che si chiude, dal silenzio che urla più forte di qualsiasi condanna. Era il 6 ottobre del 2014. Il cielo plumbeo aveva lo stesso colore di oggi ma sembrava più lontano. Le manette strette ai polsi, il cuore che batteva come se volesse sfuggire prima di me, i flash dei fotografi e le telecamere dei giornalisti. Avevo 48 anni e una vita che si spezzava in due. Da quel momento, ogni giorno è stato un passo dentro me stesso, nel buio, nel rimorso, nella speranza che un giorno, forse, avrei potuto tornare ad essere qualcuno. Ho visto stagioni passare dietro le sbarre, ho imparato a leggere gli occhi di chi entra e di chi esce. Ho perso pochi amici ma tanti conoscenti, ho perso tempo. Mi sono aggrappato a ogni libro, a ogni parola scritta, a ogni lettera ricevuta. Ho pianto in silenzio, ho gridato dentro. Ho chiesto scusa mille volte, anche quando nessuno ascoltava.
di Fabrizio Pomes*
bandieragialla.it, 26 settembre 2025
Porto dentro due dolori che non si somigliano, ma che hanno inciso la stessa cicatrice nel mio cuore. Il primo è arrivato quando ero in carcere: mia cugina Barbara, giovanissima, se n’è andata all’improvviso. Lei era più di una parente: era un pezzo della mia infanzia, la mia confidente, la mia risata nei giorni bui. La notizia mi è arrivata come un pugno nello stomaco durante un incontro della redazione di giornalismo dalla funzionaria pedagogico giuridica. Il lutto è un terremoto silenzioso che scuote l’anima. Ma quando arriva mentre si è privati della libertà, il dolore cambia forma, colore e respiro. In carcere, la morte di una persona cara non è solo un vuoto: è un vuoto che rimbomba tra le mura fredde, amplificato dall’eco dei cancelli che si chiudono.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 26 settembre 2025
Nel suo intervento all’assemblea delle Nazioni Unite, la presidente del Consiglio ha attaccato i “giudici politicizzati”, con un occhio al referendum. C’è un filo rosso che lega il Palazzo di vetro a Palazzo Bachelet. All’assemblea generale dell’Onu, Giorgia Meloni non ha solo parlato di guerra e pace. Ha portato fin dentro la sede delle Nazioni Unite la battaglia politica che forse in questo momento più le sta a cuore: quella contro la magistratura “politicizzata” e per il sì al referendum sulla separazione delle carriere. In un intervento dai toni duri, la presidente del Consiglio ha messo nel mirino giudici e convenzioni internazionali, denunciando un sistema incapace di reggere alle nuove sfide della migrazione irregolare.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 26 settembre 2025
Al via la tre giorni congressuale dei penalisti che si svolge alla vigilia del referendum sulle carriere separate: “Sono convinto che gli elettori di sinistra siano favorevoli alla riforma perché è una storia che intreccia il pensiero liberale di sinistra”. Si apre domani a Catania - e proseguirà fino a domenica - il XX congresso ordinario dell’Unione Camere Penali Italiane. Titolo della tre giorni “La giustizia che sarà - Il giudice e le parti: ruoli, funzioni, culture”. Numerosi gli ospiti istituzionali e politici. Fabio Pinelli, numero due del Csm, Francesco Greco, presidente del Cnf, il vertice del Senato Ignazio La Russa, il vice ministro Francesco Paolo Sisto, il deputato Enrico Costa, i consiglieri di Palazzo Bachelet Andrea Mirenda e Felice Giuffrè, il procuratore Antimafia Giovanni Melillo.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 26 settembre 2025
Ascolti in discesa per il procuratore antimafia, che intanto prepara la battaglia per il No alla riforma. Se qualcuno si fosse preoccupato del fatto che le “lezioni di mafie” del professor Nicola Gratteri, potessero interferire in qualche processo in corso, o che parlassero in modo esplicito del referendum di primavera sulla giustizia, ha proprio sbagliato la mira. E ha un tono quasi irridente lo stesso procuratore di Napoli nella risposta al ministro Nordio, che gli aveva chiesto chiarimenti in seguito a un’interrogazione del deputato di Forza Italia Pietro Pittalis. La mia, ha scritto il magistrato al guardasigilli, è solo “libera espressione di pensiero”. E ha spiegato che le quattro puntate, mandate in onda da La7 il mercoledì in prima serata, sono state registrate tutte insieme durante le vacanze, nell’ambito di un’attività gratuita e non continuativa, in cui non si tratta mai di inchieste in corso.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 26 settembre 2025
A Catania, dove si sta svolgendo il congresso dell’Unione delle Camere Penali, oggi prenderà la parola Goffredo Bettini. L’ex stratega del Partito Democratico ribadirà un concetto che negli ultimi mesi non ha smesso di sostenere: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri non è una bandiera della destra, ma una riforma che può rafforzare la terzietà del giudice e la fiducia dei cittadini nella giustizia. Una presa di posizione che, per quanto oggi sembri minoritaria dentro al Pd, fino a pochi anni fa non era affatto isolata. Anzi, era scritta nero su bianco nei documenti congressuali e sottoscritta da esponenti che ancora oggi siedono in Parlamento.
di Francesco Damato
Il Dubbio, 26 settembre 2025
Considerate una per una, le quattro grazie appena concesse dal presidente della Repubblica hanno risolto altrettanti casi personali di condannati in condizioni particolarmente difficili e penose. Condanne anche controverse emesse tra polemiche durissime in sede politica e mediatica, in un disagio avvertito anche dai magistrati che le avevano promosse ed emesse. Particolarmente clamorosa fu la condanna di Gabriele Filotello, oggi trentenne, che nel 2021 uccise il padre per difendere la madre delle sue violenze. O della guardia giurata Massino Zen, di 54 anni, che uccise dieci anni fa un ladro in fuga procurandosi la solidarietà pubblica di politici anche di primo piano.
di Emanuela Foligno*
responsabilecivile.it, 26 settembre 2025
Un detenuto con gravi problemi di salute aveva chiesto il differimento della pena, sostenendo l’incompatibilità con il regime carcerario. Ma i giudici hanno respinto l’istanza: chi rifiuta cure e terapie non può invocare motivi sanitari per ottenere la sospensione della detenzione. Il Giudice deve rigorosamente valutare se le condizioni di salute del condannato possano essere adeguatamente assicurate all’interno dell’istituto penitenziario, o in centri clinici penitenziari (Corte di Cassazione, prima penale, sentenza 4 settembre 2025, n. 30259).
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