di Francesco Altomonte
Il Garantista, 2 gennaio 2015
Mancano sei mesi al compimento dei suoi 17 anni, ma leggendo i capi di imputazione riportati nell'avviso di conclusioni delle indagini preliminari sembra di avere a che fare con un boss di lunga data, di un criminale incallito che ha dedicato la sua vita a "mamma 'ndrangheta".
Ansa, 2 gennaio 2015
Nel 2014, nei penitenziari italiani, "ci sono stati 10 suicidi di agenti e 43 di detenuti. In 10 anni i detenuti suicidatisi sono saliti a 823, e oltre 100 sono stati i suicidi tra il personale di polizia penitenziaria". Lo hanno riferito stamani a Firenze i Radicali dopo una serie di iniziative, tra cui una visita ieri sera al carcere di Sollicciano per evidenziare numerose carenze del sistema carcerario nazionale.
di Donatella Stasio
Il Sole 24 Ore, 2 gennaio 2015
Il rapporto dell'Europa e le "specifiche raccomandazioni" all'Italia. Il semestre europeo di presidenza italiana doveva essere decisivo per "rafforzare il quadro giuridico di contrasto alla corruzione", almeno secondo l'Ue, che nel Rapporto sull'Italia del 3 febbraio 2013 ci aveva richiamato all'attuazione di "specifiche raccomandazioni" (in primis sulla prescrizione), dopo un'analisi sul "dilagare della corruzione" e sui rapporti tra questa e criminalità mafiosa.
di Piero Sansonetti
Il Garantista, 2 gennaio 2015
Se davvero c'è un magistrato che ha deciso di incriminare per mafia una bambina di 14 anni, è chiaro che quel magistrato sta male. Bisogna aiutarlo. Lo dico davvero, senza ironia. Una persona che pensa sia una cosa giusta accusare di mafia una bambina, sicuramente non è un malfattore, indiscutibilmente è in buona fede: è solo travolto da una passione fanatica, dovuta a tante cose, che lo spinge a credere che il suo dovere sia quello, essere inflessibile, punire, reprimere, scovare criminali ovunque, e pensa che questa sua inflessibilità sia la sostanza dell'eticità della sua professione e il bastione intorno al quale radunare un esercito in grado poi di affrontare il male, e la mafia, e di sgominarli.
di Mario Di Vito (conduttore di Radio Città Aperta)
Il Garantista, 2 gennaio 2015
I poliziotti lo ammanettarono, usarono filo di ferro per le caviglie e un bavaglio: dopo le botte i suoi polmoni si fermarono. Per la Cassazione si è trattato di un omicidio "pacificamente evitabile".
www.radicali.it, 2 gennaio 2015
Nell'ambito del "Satyagraha di Natale con Marco Pannella", che prevede numerose visite negli istituti penitenziari italiani, i militanti radicali veneti aderenti alle associazioni Nessuno tocchi Caino, Luca Coscioni e Veneto Radicale visitano tre carceri del Veneto: il Due Palazzi di Padova venerdì 2 gennaio h. 10,30; il San Pio X di Vicenza sabato 3 gennaio h. 9,30; il carcere di Montorio di Verona lunedì 5 gennaio h. 9,30.
Tra gli obiettivi dell'iniziativa, l'affermazione della legalità nell'amministrazione della giustizia (da anni straziata insieme alla vita di milioni di persone a causa dell'irragionevole durata dei processi penali e civili) e la rimozione delle cause strutturali che fanno delle nostre carceri luoghi di trattamenti inumani e degradanti.
Amnistia e l'indulto sono gli unici provvedimenti strutturalmente in grado, da subito, di riportare nella legalità costituzionale e sovranazionale il nostro Paese. In particolare, il digiuno nonviolento, al quale hanno aderito oltre 600 persone, riguarda la garanzia delle cure in carcere, l'abolizione dell'ergastolo, il regime del 41bis, la nomina del garante nazionale dei detenuti e l'introduzione del reato di tortura.
Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2015
Il Pontefice è tornato sui fatti di Mafia Capitale durante l'ultima omelia del 2014, invitando i protagonisti della vicenda a convertirsi. Poi ha citato Benigni: "Non abbiate paura di essere liberi".
di Angelo Amante
Giornale di Sicilia, 2 gennaio 2015
Nella struttura vivono 361 detenuti: 342 uomini e 19 donne. La capienza massima è di 239 unità. In 241 attendono il processo; 74 sono appellanti, 11 i ricorrenti in Cassazione e 35 condannati definitivi. Il 2014 catanese, segnato dall'emergenza umanitaria legata alla politica dell'immigrazione, si conclude con una giornata dedicata ad un'altra questione di attualità e scottante rilievo sociale: quella delle carceri, con in prima linea i Radicali di Marco Pannella.
Per San Silvestro, una delegazione del gruppo territoriale del partito si è recata in visita alla Casa circondariale di "Catania Piazza Lanza", nell'ambito dell'iniziativa: Satyagraha di Natale con Marco Pannella, che prende il nome dal movimento di resistenza non violenta lanciato da Gandhi in India allo scopo di conquistare l'indipendenza dalla Gran Bretagna.
Quella intrapresa dai Radicali e dal loro storico leader è una forma di lotta altrettanto pacifica che ha come obiettivo quello di migliorare le condizioni di vita nelle carceri italiane. Tra gli obiettivi della campagna figurano l'abolizione dell'ergastolo, una maggiore trasparenza nella gestione dei luoghi di detenzione, l'introduzione del reato di tortura nell'ordinamento giuridico italiano e l'ottenimento della nomina di un garante nazionale e di un garante regionale dei detenuti.
"È innegabile - dice il segretario catanese del movimento, Luigi Recupero, subito dopo la visita al carcere etneo - che vi siano stati dei miglioramenti rispetto alla situazione riscontrata un anno fa in occasione della nostra ultima visita. Diversi locali sono stati sistemati e c'è un senso di minore affollamento negli ambienti interni, nonostante da ferragosto ad oggi il numero dei detenuti sia aumentato da 340 a 361 (di cui 342 uomini e 19 donne; 341 come risulta dal sito del ministero della Giustizia al 31 luglio 2014), in un carcere che allo stato attuale potrebbe accoglierne un massimo di 239. Di questi 241 in attesa di giudizio; 74 appellanti, 11 ricorrenti in Cassazione e 35 condannati in via definitiva".
Giornale dell'Umbria, 2 gennaio 2015
Il personale del reparto di Polizia penitenziaria della Casa circondariale di Terni, diretto dal Commissario Fabio Gallo, ha rivenuto, in un pacco postale proveniente dall'esterno il cui destinatario era un detenuto ternano, due panetti di sostanza stupefacente del tipo "hashish" del peso complessivo di 63,38 grammi. La sostanza era abilmente occultata all'interno di due confezioni di formaggio a pasta molle, confezionate sottovuoto.
Grazie all'intuito degli operatori di polizia penitenziaria addetti al controllo dei pacchi in arrivo, si è potuto rinvenire tale sostanza ben celata all'interno di generi vittuari. Tali attività di controllo sono state ulteriormente intensificate in questo periodo, in occasione delle Festività Natalizie, proprio al fine di prevenire l'introduzione di oggetti e/o sostanze non consentite all'interno dell'istituto penitenziario ternano
Il personale del reparto di Polizia penitenziaria della Casa Circondariale di Terni, diretto dal Commissario Fabio Gallo, ha rivenuto, in un pacco postale proveniente dall'esterno il cui destinatario era un detenuto ternano (L.J.), due panetti di sostanza stupefacente del tipo "hashish" del peso complessivo di 63,38. La sostanza era abilmente occultata all'interno di due confezioni di formaggio a pasta molle, confezionate sottovuoto. Grazie all'intuito degli operatori di polizia penitenziaria addetti al controllo dei pacchi in arrivo, si è potuto rinvenire tale sostanza ben celata all'interno di generi vittuari. Tali attività di controllo sono state ulteriormente intensificate nel periodo delle festività natalizie.
www.tusciaweb.eu, 2 gennaio 2015
Mammagialla carcere inumano? Decisamente no. Il tribunale di sorveglianza di Viterbo lo spiega a chiare lettere: parlare di sovraffollamento nel penitenziario viterbese, in base alla metratura delle celle, è fuori luogo. La fotografia di Mammagialla è nelle ordinanze del giudice di sorveglianza, in risposta ai reclami dei detenuti che si lamentano di tutto: dalla mancanza di acqua calda agli spazi troppo angusti da dividere con i compagni di cella.
È il decreto carceri (dl 92/2014), diventato legge ad agosto (legge 11 agosto 2014, numero 117). Una conseguenza diretta della sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti umani, che sanzionava l'Italia per i detenuti stipati in una cella tripla da meno di quattro metri quadrati. Risultato? Risarcimento per danni morali da 100mila euro a detenuto e una legge che dà la possibilità di presentare il conto per trattamenti inumani o degradanti.
Una valanga di reclami arriva ogni giorno sulla scrivania del giudice di sorveglianza. La buona notizia è che, per Mammagialla, tantissimi sono quelli respinti. Le pronunce del tribunale tracciano un quadro rassicurante, di un penitenziario a prova di Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che all'articolo 3 recita: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".
"La direzione della casa circondariale di Viterbo ha comunicato che tutte le camere detentive dell'istituto hanno una superficie complessiva di 9,27 metri quadrati escluso il bagno", si legge su una delle tante pronunce del tribunale di sorveglianza che bocciano i ricorsi dei detenuti. In questo caso è un 29enne rinchiuso a Mammagialla dal 2012 a protestare per lo scarso spazio vitale della cella.
La sentenza Torreggiani, scrive il giudice di sorveglianza Albertina Carpitella, "ha indicato in 3 metri quadrati pro capite la soglia minima al di sotto della quale vi è sicuro pregiudizio". Per pregiudizio si intende la detenzione in condizioni disumane.
Ma "a Viterbo ogni detenuto ha a disposizione oltre 4 metri di spazio personale": dunque, il problema sovraffollamento delle celle, a Mammagialla, non si pone. Anche grazie all'organizzazione interna del carcere: "In alcuni reparti è in atto un regime a cosiddette celle aperte, che prevede la permanenza fuori della camera per circa otto ore al giorno, oltre al tempo impiegato per partecipare alle varie iniziative".
Certo. Mammagialla non è mai stato un grand hotel. Né è opportuno che lo sia. Ma, per la dottoressa Carpitella, "non può sostenersi che la detenzione in tale istituto sottoponga i detenuti a una prova di intensità superiore all'inevitabile livello di sofferenza inerente alla detenzione e che essi siano sottoposti a una detenzione inumana e degradante". Ricorso inammissibile, quindi. Non solo per la metratura (idonea) delle celle, ma anche per l'acqua calda, a disposizione dei detenuti sei giorni su sette, anche se non nel bagno privato.
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