Il Velino, 13 febbraio 2015
Applauso dell'aula alla lettura della sentenza. I due imprigionati perché accusati di aver sostenuto i Fratelli Musulmani. Un tribunale in Egitto ha ordinato il rilascio su cauzione di due giornalisti di Al Jazeera detenuti con l'accusa di favoreggiamento del movimento dei Fratelli Musulmani. Mohamed Fahmy e Baher Mohamed sono stati imprigionati nel mese di giugno insieme al collega australiano, Peter Greste. Ma le loro condanne per diffusione di notizie false tese ad aiutare il gruppo terroristico sono state riviste in appello il mese scorso.
Greste è stato liberato la scorsa settimana grazie a una legge che consente l'espulsione di cittadini stranieri nei loro paesi d'origine. I giornalisti hanno strenuamente negato la collaborazione con i Fratelli Musulmani dopo il rovesciamento da parte dei militari del presidente Mohammed Morsi nel 2013. I due reporter sostengono di essere stati incarcerati solo per aver segnalato la notizia.
Fahmy e Mohamed hanno assistito al processo da una gabbia di vetro insonorizzata - che consente ai giudici di limitare la capacità degli imputati di protestare o interrompere un procedimento - presso il Tribunale penale del Cairo giovedì mattina.
Dopo una breve pausa, il giudice Hassan Farid ha rinviato il procedimento al 23 febbraio e ha ordinato che i due uomini siano liberati. È stata fissata una cauzione per Fahmy a 250 mila sterline egiziane, mentre Mohamed è stato liberato senza cauzione. L'aula è scoppiata in un applauso quando il giudice ha letto la sentenza. Poco dopo, Mohamed di "cinguettato" su Twitter: "Sono libero".
Ansa, 13 febbraio 2015
Fuga di massa da un carcere nel sud-est ucraino: 340 detenuti sono fuggiti dal penitenziario 23 di Chornukhine, nella regione di Lugansk, nel primo pomeriggio di ieri dopo "un'attività militare pesante nella zona". Lo fa sapere la missione speciale dell'Osce, che cita a sua volta fonti delle forze armate ucraine e russe del Jccc (Joint Center for Coordination and Control) a Lugansk. Una trentina di detenuti sono invece rimasti in carcere.
Fuga di massa da un carcere nel sud-est ucraino: 340 detenuti sono fuggiti dal penitenziario 23 di Chornukhine, nella regione di Lugansk, nel primo pomeriggio di ieri dopo "una attività militare pesante nella zona". Lo fa sapere la missione speciale dell'Osce, che cita a sua volta fonti delle forze armate ucraine e russe del Jccc (Joint Center for Coordination and Control) a Lugansk. Una trentina di detenuti sono invece rimasti in carcere.
Aki, 13 febbraio 2015
Un cittadino pakistano condannato a morte per traffico di droga è stato decapitato a Riad, portando così a 29 il numero delle pene capitali eseguite in Arabia Saudita dall'inizio dell'anno. Babir Isaac, questo il nome del detenuto, era stato condannato per aver introdotto nel regno del Golfo eroina in capsule, si legge in una nota del ministero dell'Interno saudita. Stupro, omicidio, apostasia, rapina a mano armata e traffico di droga sono reati punibili con la morte in Arabia Saudita, dove è in vigore una versione rigida della sharia.
Askanews, 13 febbraio 2015
Due militanti saudite per i diritti delle donne sono state rilasciate al termine di due mesi in prigione. Una delle due aveva violato il divieto di guida per le donne in Arabia Saudita.
"Loujain è libera", ha fatto sapere un'amica di Loujain Hathloul alla sua uscita dal carcere. "Ha semplicemente detto che è stata liberata e che è contenta". È stata liberata anche Maysaa Alamoudi, arrestata contemporaneamente a Hathloul. Lo ha fatto sapere la famiglia della militante. Le due donne erano in prigione dall'1 dicembre, dopo che Hathloul aveva tentato di entrare in Arabia Saudita al volante della sua auto proveniente dagli Emirati arabi. Alamoudi, giornalista saudita con base negli Emirati, era stata arrestata dopo essersi recata alla frontiera per sostenere la sua concittadina.
Loujain Hathloul, seguita da 232.000 follower su Twitter, aveva twittato in diretta le 24 ore trascorse in attesa di attraversare in auto la frontiera con l'Arabia saudita, prima di essere arrestata. Maysaa Alamoudi è seguita da 136.000 persone ed è anche l'animatrice di un programma su YouTube sul divieto di guida alle donne.
www.agensir.it, 12 febbraio 2015
Dall'inizio della crisi economica, in Europa la spesa per ogni detenuto nelle carceri è diminuita, con un impatto negativo sulla qualità di vita dei detenuti. La crisi non ha avuto effetti significativi sul numero delle persone in carcere, anche se c'è stata una lieve riduzione del sovraffollamento. Sono alcune delle conclusioni emerse dal Council of Europe Annual Penal Statistics (Space I and Space II) pubblicate ieri.
di Valentina Roncati
Ansa, 12 febbraio 2015
Il patrimonio edilizio carcerario in forte deterioramento, la mancanza di spazi, che finora ha costretto l'amministrazione penitenziaria a tenere alcuni detenuti in 3 metri quadri, l'eccessiva vicinanza di alcuni carcerati in regime di 41 bis (carcere duro) che potrebbero avere la possibilità di comunicare e il rischio back out nel supercarcere di Parma, dove sono reclusi detenuti del calibro di Massimo Carminati e Totò Riina.
di Dimitri Buffa
L'Opinione, 12 febbraio 2015
Da martedì sera Marco Pannella ha iniziato il primo digiuno di dialogo - sciopero della fame (per ora) - dell'era di Sergio Mattarella. Per aiutarlo a prendere in considerazione molto seriamente il problema giustizia e carceri così come fece il suo predecessore Giorgio Napolitano arrivando anche a spedire un messaggio presidenziale alle Camere che lo hanno bellamente ignorato e in una di esse neanche discusso.
di Camilla Cupelli
www.linkiesta.it, 12 febbraio 2015
Da quando ero bambina ad oggi la storia degli esclusi, dai carcerati ai folli, ha sempre ossessionato la mia riflessione personale. Prima di approdare ad una Facoltà dove avrei studiato a fondo questi temi, un sottile fil rouge sul tema aveva già attraversato parte della mia vita. Senza pretese accademiche provo a tracciare un abbozzo di cosa rappresentino oggi panoptismo e biopolitica, ovvero il controllo dei corpi da parte del potere.
Corriere della Sera, 12 febbraio 2015
Vietate anche l'apologia e la minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra. Gattegna (Ucei): "Pagina importante". La cerimonia delle candele, a Birkenau, in occasione dei settant'anni della liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau.
di Piero Sansonetti
Il Garantista, 12 febbraio 2015
La nuova norma, approvata ieri dal Senato, quasi all'unanimità, che punisce con la prigione fino a tre anni il "negazionismo", sicuramente non ridurrà il tasso di antisemitismo (che è piuttosto alto in Italia) ma invece porterà un altro sassolino alla costruzione del castello di una legislazione sempre più "proibizionista" ed invadente.
Cioè, in sostanza - a prescindere dalle conseguenze pratiche che avrà, probabilmente nessuna - rafforzerà l'idea che le opinioni possono essere perseguite a norma di legge e punite anche con il carcere.
In contrasto con l'articolo 21 della Costituzione che, nel suo primo comma, dice così: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". La legge sul negazionismo invece sostiene che la libertà di parola è limitata da determinati confini. E cioè esclude alcune ideologie, o alcune ipotesi storiche ritenute aberranti. Anch'io ritengo aberranti, e anche ripugnanti, le ipotesi storiche e le teorie "negazioniste" alle quali si riferisce la legge (e principalmente quella che nega la Shoah, cioè lo sterminio degli ebrei compiuto dai tedeschi e dagli italiani tra il 1940 e il 1945).
E tuttavia considero anche aberrante punire col carcere chi dice cose aberranti. In qualunque modo si voglia interpretare questa ennesima legge "punitiva", è indubbio che si tratta di una legge che introduce un nuovo reato di opinione.
Io penso che i reati di opinione siano una caratteristica tipica delle dittature e delle democrazia autoritarie ( e paurose) e che in un regime democratico, davvero moderno e liberale, un reato di opinione non ha possibilità di esistere.
La legge che è stata approvata ieri dal Senato si presenta come una correzione della precedente legge del 1975, chiamata legge Reale e dalla successiva legge Mancino che è del 1993. Entrambe nate nel solco della legge Scelba, del 1953, che proibiva l'apologia del fascismo, per realizzare una disposizione della Costituzione (che però era una disposizione transitoria, scritta all'indomani della caduta del fascismo e concepita come misura di emergenza destinata a cadere nel giro di pochi anni, e che invece non è mai caduta).
Non solo penso che la legge sul negazionismo sia sbagliata. Penso che sia pericolosa. Perché nel momento nel quale si decide che è proibito pensare con idee naziste e razziste - e si rinuncia al principio che queste idee si combattono con la battaglia culturale, con la battaglia politica, con l'educazione, con l'organizzazione di massa - si stabilisce un principio la cui estensione non sarà più controllabile. Chi decide qual è il limite oltre il quale la libertà delle idee (e della ricerca storica) non può spingersi? Può deciderlo solo un'entità: il potere.
Il potere di chi ha vinto, di chi è più forte, di chi comanda. Tanto è vero che questo potere non ha mai previsto, tra i grandi crimini contro l'umanità che è vietato negare, l'annientamento dei nativi d'America ( i pellirosse per intenderci) sterminati dagli europei e dall'esercito degli Stati Uniti. Perché? Perché gli autori di quel genocidio sono ancora i vincitori.
Sono il potere. E il potere non può negare se stesso. E se il potere domani dovesse decidere che sono proibite le ideologie che mettono in discussione il liberismo? O quelle che contestano la "sacralità" dei magistrati e della legalità? O che sono proibite alcune religioni considerate anti-moderne? Voi capite che si rischia una spirale pericolosissima. La verità è che queste leggi nate per combattere l'ideologia fascista, sono loro stesse leggi di tipo fascista. Non solo io credo che sarebbe giusto se la Camera respingesse il provvedimento sul negazionismo. Ma mi piacerebbe che ci si decidesse ad abrogare anche la legge Mancino.
P.S. Mi ha fatto piacere sapere che l'unica voce critica che si è levata in Senato contro questa norma sia stata quella della senatrice a vita Elena Cattaneo. Dimostra che le persone in grado di pensare con la propria testa, anche in Parlamento, sono drammaticamente in via di riduzione ma non sono estinte.
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