di Ettore Sequi
La Stampa, 21 agosto 2025
Senza impegni chiari da parte degli Usa, le promesse di sicurezza per Kiev restano fragili. La scelta è tra una pace armata garantita e una guerra differita travestita da accordo. In diplomazia esiste una regola antica: quando non si vuole far avanzare un negoziato sulla sostanza, lo si sposta sul processo. Così agisce la Russia, negoziando sui negoziati per guadagnare tempo mentre avanza sul campo. La diplomazia diventa un prolungamento della guerra: il calendario sostituisce la strategia, sempre a vantaggio di chi occupa terreno. Sul piano politico, il processo avviato dai due vertici, Alaska tra Trump e Putin, Washington tra Trump, Zelensky e i principali leader europei, resta dunque fragile e pieno di ostacoli. Sono quattro.
di Alessia Melcangi
La Stampa, 21 agosto 2025
Insediamenti e barriere soffocano un tessuto fragile e mortificano l’idea di uno Stato. Ma la strategia della destra messianica al potere impone al governo scelte drammatiche. C’è una data nella storia recente di Israele che si intreccia inestricabilmente con quella del mondo arabo-musulmano, ed è il 1967: nel giugno di quell’anno, infatti, un attacco a sorpresa delle truppe dello stato ebraico fu in grado in soli 6 giorni di sbaragliare le forze militari di Egitto, Giordania e Siria e conquistare più del doppio delle terre fino ad allora controllate dal governo di Tel Aviv. La Penisola del Sinai, le Alture del Golan, Gerusalemme Est e la Cisgiordania vennero così occupate, sebbene l’Onu, tramite la famosa risoluzione n. 242, ne impose subito a Israele la restituzione. Come tante altre risoluzioni, questa è rimasta, nel tempo, lettera morta.
di Ilaria Baraldi*
Il Manifesto, 20 agosto 2025
Da inizio anno si contano 53 suicidi dietro le sbarre. Tra le vittime anche un minorenne, deceduto alla vigilia di ferragosto dopo essersi impiccato all’Istituto penale minorile di Treviso. Si chiamava Danilo Rihai. A questo numero occorre aggiungere - a testimonianza dell’atrocità della situazione carceraria - trenta decessi per cause da accertare, che si sommano al numero dei morti per cause naturali che, come sottolineato dal rapporto del Garante nazionale per le persone private della libertà, sono l’effetto della drammatica carenza di una effettiva assistenza sanitaria in carcere.
di Gian Luigi Gatta
sistemapenale.it, 20 agosto 2025
C’è un contatore che fa male, come un pugno nello stomaco. È quello dei suicidi nelle carceri italiane. Sono già 55 quest’anno. Tra questi, pochi giorni fa, a Treviso, quello di un ragazzo di soli 17 anni. Nel 2019 i suicidi in carcere erano stati 54: uno in meno di quelli registrati quest’anno a Ferragosto. Il contatore dei suicidi, aggiornato in tempo reale, è disponibile sul sito di Ristretti Orizzonti. Una meritoria iniziativa di sensibilizzazione si deve anche all’Unione delle Camere Penali Italiane, che ha pubblicato il tragico elenco. I report statistici e gli studi non mancano. Tra i più recenti, quello di Antigone e quello del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 20 agosto 2025
L’inarrestabile sequenza dei suicidi non ci consente di chiudere gli occhi sul carcere. La linea securitaria: moltiplicazione dei reati e aumento delle pene, produce più detenuti e più sovraffollamento. Per i maitres à penser alla Delmastro la ricetta è: sempre più carceri per sempre più detenuti: una corsa senza fine. Nel frattempo nessun intervento sul sovraffollamento e, per i reati più gravi, condizioni di detenzione dure e inumane: “Una gioia non lasciare respirare chi sta nell’auto della penitenziaria”.
di Angelo Picariello
Avvenire, 20 agosto 2025
Intervista al segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati. “Il sovraffollamento carcerario non è determinato, se non in una misura che è nella media europea, dalla custodia cautelare”. Rocco Maruotti, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, contesta decisamente la lettura che il ministro Carlo Nordio dà in relazione al drammatico dato dei suicidi negli istituti di pena.
di Emanuele Lombardini
Avvenire, 20 agosto 2025
Le Rems, residenze per autori di reati che hanno disturbi mentali, sono solo 30 e tre regioni ne sono sprovviste. Pochi operatori, si rischia un ritorno ai vecchi manicomi. Nate dieci anni fa per sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari, le Rems rischiano di trasformarsi in ciò che avrebbero dovuto cancellare, cioè in veri e propri “manicomi” dove chi entra non esce migliore. L’allarme è dell’associazione Antigone che denuncia le tante carenze strutturali e di organico delle “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza”, dove oggi vengono accolti quei soggetti affetti disturbi mentali, autori di reati, a cui viene applicata dalla magistratura la misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o l’assegnazione a casa di cura e custodia.
di Samuele Ciambriello*
tuttieuropaventitrenta.eu, 20 agosto 2025
Sovraffollamento, suicidi, tossicodipendenti e malati di mente rivedo un copione, un canovaccio di una routine perversa fatta di numeri, pregiudizi ed indifferenza verso il mondo penitenziario. Da decenni i numeri dei suicidi, del sovraffollamento, delle pessime condizioni igieniche sanitarie, dei detenuti chiusi per 20 ore al giorno nelle celle, delle poche misure alternative al carcere, dell’eccessivo uso del carcere preventivo ci inducono a pensare che è difficile parlare di un “carcere nella Costituzione”, perché semplicemente non esiste nella realtà. Non esiste, oggi, un carcere che incarni i principi costituzionali. Il carcere della Costituzione è un luogo ideale, secondo alcuni una mera utopia irrealizzabile, sicuramente un obiettivo ancora lontano ma, almeno io credo, essenziale per affrontare seriamente e realisticamente questo problema. Forse allora, tutti, dobbiamo avere il coraggio di parlare di un carcere fuori dalla Costituzione.
di Barbara Roffi
tuttieuropaventitrenta.eu, 20 agosto 2025
Le ultime proposte sulle carceri del Governo “sono una presa in giro che si ripete nel tempo” dice Roberto Giachetti, parlamentare di Italia Viva ed ex Vice Presidente della Camera dei deputati dal 2013 al 2015. Dopo una lunga militanza nel Partito Radicale, Roberto Giachetti, 64 anni, romano, è da sempre impegnato in battaglie per la difesa dei diritti civili e in particolare negli ultimi anni nel tentare di porre rimedio a quella che, in virtù del sovraffollamento e del numero crescente dei suicidi, è ormai comunemente riconosciuta come l’emergenza carceri.
di Chiara Ludovisi
vita.it, 20 agosto 2025
Luca Villa, procuratore del tribunale dei minori di Milano, commenta gli sviluppi della vicenda dei bambini rom che hanno investito e ucciso Cecilia De Astis: “Uno ha provato a fuggire dalla casa famiglia, i primi giorni è normale. All’inizio è difficile, ma tanti di questi ragazzi poi colgono l’opportunità e a 18 anni chiedono il prosieguo. Le strutture e gli educatori però vanno sostenuti”. “Un percorso rieducativo in casa famiglia è sempre possibile, bisogna sempre provare. Tanti ragazzi, collocati contro la loro volontà, hanno poi compreso, apprezzato e colto l’opportunità che veniva loro offerta. E a 18 anni hanno chiesto di poter rimanere in comunità, fino al raggiungimento dell’autonomia”: Luca Villa è procuratore del tribunale per i minorenni di Milano. Di storie, spesso drammatiche, ne ha viste tante, ma non ha perso la fiducia: nella giustizia da un lato, nell’intervento sociale e rieducativo dall’altro. Perché la pena non può mai essere l’unica possibilità: tanto meno quando si parla di un minore, o perfino di un bambino. Sta seguendo da vicino il caso dei quattro bambini rom che a Milano, hanno investito e ucciso Cecilia De Astis. E non ha dubbi: “Il percorso educativo e rieducativo deve essere sempre tentato, non si deve mai dire che è impossibile”.
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