di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 luglio 2025
La detenzione amministrativa è illegittima, ma per la Corte deve intervenire il legislatore. Una decisione tra luci e ombre. I legali dei migranti: la useremo per chiedere la libertà. La detenzione amministrativa dei cittadini stranieri viola i diritti fondamentali e la Costituzione. Diversamente da quanto richiede l’articolo 13 della Carta, infatti, la legge disciplina i “casi” del trattenimento nei Cpr ma non i “modi”. Significa che mancano le garanzie ai migranti privati della libertà personale, a partire dall’individuazione di un giudice competente (come la magistratura di sorveglianza per le carceri).
di Francesco Pallante
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Un esito difficilmente riconducibile ai principi dello Stato liberale di diritto, ma che una discutibile sentenza della Corte costituzionale (105/2001) non ha ritenuto di sanzionare, pur riconoscendo la necessità di applicare, anche alla reclusione nei Cpr, le rigorose garanzie previste dall’art. 13 della Costituzione. La reclusione degli stranieri nei Centri di permanenza per il rimpatrio continua a sollevare gravi questioni di compatibilità con la Costituzione, lo conferma la sentenza della Corte costituzionale pubblicata ieri. Alla base di tutto vi è il riconoscimento di un’incapacità dello Stato.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 4 luglio 2025
Tra meno di un mese si saprà se la prima fase del progetto Albania può ricominciare o resterà bloccata ancora per molto tempo. C’è finalmente una data ufficiale per la lettura della sentenza della Corte di giustizia Ue sulla questione “paesi sicuri”: il primo agosto alle dieci di mattina. È stata comunicata ieri alle parti. Tra meno di un mese, dunque, sapremo se il governo italiano può rinchiudere i richiedenti asilo originari di quegli Stati nel centro di Gjader. Si tratta di persone mai entrate nel territorio nazionale e trasferite in Albania direttamente dall’alto mare: inizialmente il protocollo con Tirana era stato pensato per loro. L’idea era far svolgere là, in detenzione extraterritoriale, le procedure accelerate di frontiera che da giugno 2026 saranno estese a diverse categorie di cittadini stranieri dal Patto europeo su immigrazione e asilo.
di Franco Vaccari
Avvenire, 4 luglio 2025
Con l’esibizione della forza, spesso militare, si sta affermando una pseudo-cultura regressiva che esalta l’aggressività come elemento-chiave per dirimere le controversie. Ma è una via sbagliata. Il conflitto esiste in natura. È parte integrante delle dinamiche fisiche, chimiche e biologiche che regolano il mondo. Le forze si incontrano e si scontrano, generando quell’energia che dà forma e movimento alla vita. Anche l’esistenza umana, fin dalla sua dimensione più fisica, è attraversata da conflitti e vive attraverso di essi: dentro di noi, nei rapporti interpersonali, nelle società. Da questa infinita gamma di incontri e scontri, di attriti minimi o consistenti, nascono le relazioni, legami, costruzioni condivise, habitat dove si genera e rigenera la fiducia, fondamento per ogni possibilità di convivenza. Queste costruzioni, le ritroviamo a ogni livello: dalla vita psichica a quella sociale, e da lì a quella culturale, economica e politica.
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 4 luglio 2025
Donald ha nominato due suoi avvocati, Pam Bondi e Todd Blanche, ministro e viceministro. La stampa è stata attirata dalle prime vendette, come il licenziamento in blocco dei procuratori che avevano indagato su Trump, mentre quello che dovrebbe essere il tempio della Giustizia sta diventando il maxi ufficio legale personale del presidente. Weaponize: parola che significa trasformare qualcosa di normale in un’arma micidiale. Donald Trump l’ha usata negli anni delle sue incriminazioni e condanne per accusare Joe Biden di aver armato il ministero della Giustizia contro di lui. Eppure il presidente aveva scelto come ministro un magistrato stimato anche dai repubblicani, Merrick Garland, che, geloso della sua autonomia, aveva affidato il caso Trump a un procuratore indipendente.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 luglio 2025
E Rita Bernardini continua lo sciopero della fame. Quando il 21 gennaio 2025 Roberto Giachetti si alzò dai banchi di Montecitorio per presentare l’ordine del giorno numero 9/ 2196/ 21, sapeva benissimo cosa stava facendo. Non l’ennesima mozione di principio, ma un impegno vincolante per il governo. E ora, cinque mesi dopo, quella strategia parlamentare inizia a dare i suoi frutti. Il documento che è arrivato sulla scrivania del deputato di Italia Viva qualche giorno fa racconta molto di più di una semplice procedura burocratica. Racconta di un sistema di controllo che funziona e di una battaglia politica che entra nel vivo.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 3 luglio 2025
Forze politiche incapaci di soluzioni condivise in Parlamento. Dal 2020 aumenta la forbice tra i detenuti e chi sconta la pena all’esterno. Con l’arrivo della prima emergenza caldo nulla è più ipocriticamente ricorrente della stagionale attenzione della politica per le condizioni di vita delle carceri. Difficile possano essere significativamente migliorate dall’annuncio del ministero della Giustizia di avare avviato la procedura di acquisto di mille congelatori “a pozzetto” da destinare agli istituti penitenziari. Soprattutto a fronte di una situazione che vede 62.761 persone detenute (2.737 donne, 19.810 stranieri) in 190 istituti, a fronte di una capienza regolamentare di 51.296.
di Maurizio Ermisino
retisolidali.it, 3 luglio 2025
Libianchi: “L’approvvigionamento d’acqua è uno degli obiettivi dell’OMS per il Terzo Mondo. Noi abbiamo questo problema nelle nostre carceri”. È arrivata l’estate ed è arrivato, come ogni anno, il grande caldo: le massime in questi giorni sfiorano i 40 gradi. È quel periodo dell’anno in cui i telegiornali se ne escono con i famosi decaloghi per combattere le alte temperature, che poi ogni anno sono sempre gli stessi. Non c’è nessuno, o quasi, che si preoccupa dell’emergenza caldo che soffre chi si trova in carcere. Un luogo dove, insieme alla libertà, è spesso negata anche la dignità. Chi è in carcere non può aprire le finestre o accendere un condizionatore.
di Giunta e Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penale Italiane
camerepenali.it, 3 luglio 2025
L’emergenza carceri e la vergognosa condizione di sovraffollamento non possono di certo finire frettolosamente archiviate nella soffitta del dibattito politico. Occorre un messaggio al parlamento, alle istituzioni, all’opinione pubblica ai sensi dell’art. 87 Cost. Il documento della Giunta e dell’Osservatorio Carcere. L’ennesimo richiamo del Presidente della Repubblica, on. Sergio Mattarella, ad affrontare immediatamente ed efficacemente l’emergenza carceri e la vergognosa condizione di sovraffollamento, non può di certo finire frettolosamente archiviato nella soffitta del dibattito politico. Non è il primo monito e potrebbe non essere l’ultimo, se non si provvede con serie misure a porre un argine alla pericolosa deriva umanitaria che sta attraversando il sistema penitenziario.
di Camilla Curcio
Il Sole 24 Ore, 3 luglio 2025
Occorre incentivare anche l’iter di reinserimento di chi sconta misure alternative al carcere. Se il reintegro sociale e la recidiva zero passano evidentemente da percorsi di reinserimento che fanno leva su istruzione, formazione e lavoro, nella realtà dei fatti c’è ancora molta strada da fare per tradurre i buoni propositi in progettualità efficaci. “In Italia siamo purtroppo molto indietro perché il carcere riesce ancora a fare concretamente poco”, spiega Alessio Scandurra, coordinatore dell’osservatorio dell’associazione Antigone sulle condizioni dei detenuti. “Rispetto alla formazione professionale, ad esempio, i numeri sono modesti e le iniziative disomogenee: a volte sono strutturate in base alle disponibilità del territorio, quindi restituiscono una spendibilità maggiore. Ma spesso non accade e il ritorno è esiguo”.
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