giornaledibrescia.it, 31 dicembre 2021
Si conferma critica la situazione del sovraffollamento a Canton Mombello, il carcere di Brescia dove la percentuale sfiora quota 200%, anche alla luce dell'emergenza Covid-19 e della mancanza di restrizioni ufficiali per il contenimento dei contagi. La situazione emergenziale aveva causato, nei mesi scorsi, diverse proteste da parte dei detenuti. Nelle carceri italiane, infatti, non è istituzionalmente previsto l'obbligo di Green pass per utenti e visitatori, né l'utilizzo di mascherina Ffp2, come invece è prescritto in altre situazioni di assembramento.
L'attenzione resta alta anche al Nero Fischione, ma fonti interne al carcere bresciano assicurano che non ci sono al momento situazioni di allarme. Ogni persona che fa ingresso in carcere, come da protocollo, è sottoposta a tampone. In caso di positività, il detenuto viene trasferito nel carcere milanese di San Vittore.
Fabio Pagani, segretario della Uilpa Polizia penitenziaria, nelle scorse ore ha reso noto che a causa dell'aumento costante di detenuti positivi nel carcere della Spezia è stato istituito un "piano detentivo Covid-19", sottolineando un vuoto normativo che potrebbe avere preoccupanti conseguenze. "A fronte del dilagare dei contagi da Covid-19 nel Paese, come sempre accade, e della consequenziale crescita sostenuta dei casi di positività nelle carceri, luogo chiuso e sovraffollato e nel quale gli assembramenti sono istituzionalizzati, non è previsto Green Pass per utenza e visitatori, niente mascherine Ffp2 obbligatorie, insomma, niente di niente".
"È inaccettabile - prosegue Pagani: la Polizia penitenziaria, per la quale neppure la legge di bilancio che sta per essere definitivamente varata dalla Camera prevede alcunché di significativo e specifico, non può essere considerata carne da macello". Desta particolare apprensione infatti la costante crescita del sovraffollamento nelle case circondariali in tutta Italia, "raggiungendo punte del 194% a Brescia Canton Mombello, del 187% a Brindisi e del 165% a Busto Arsizio, solo per fornire alcuni dati. A far le spese di tutto questo - conclude Pagani - sono gli appartenenti del corpo di Polizia penitenziaria e gli altri operatori che, se vorranno proteggersi dal contagio, dovranno acquistare in proprio le mascherine Ffp2 vanificando gli effetti dei rinnovi contrattuali appena ottenuti e togliendo altro all'esiguo stipendio".
La Stampa, 31 dicembre 2021
Il Covid è entrato in carcere ad Asti. Al momento sono una cinquantina i positivi tra detenuti e personale della polizia penitenziaria. Il dato è emerso durante la presentazione del sesto dossier sulle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi, fatto dal garante regionale dei detenuti Bruno Mellano.
I contagi non riguardano solo il carcere di alta sicurezza di Asti ma anche altri istituti piemontesi. Ad Asti tutti detenuti e una parte dei lavoratori sono stati sottoposti a tampone dall'Asl. È scattato il piano di emergenza Covid e sono state attuate le direttive del Sisp e del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria. In questo modo i positivi sono stati isolati. Pesa la questione del Green Pass. Mentre è obbligatorio per i poliziotti e i volontari che operano in carcere non lo è per i parenti dei detenuti e gli avvocati. E questo in un momento in cui i contagi sono in crescita può essere un altro veicolo di contagi.
Paola Ferlauto, garante comunale dei detenuti, spiega: "Il carcere è un luogo che deve essere protetto. È vero che si applica una normativa ministeriale, ma ritengo sia necessaria una riflessione e prevedere il Green Pass anche per i parenti dei detenuti. Generalmente arrivano da lontano e con la possibilità di venire in contatto con tante persone". Intanto i colloqui di presenza sono stati sospesi da alcuni giorni come anche i permessi premio. Al posto dei colloqui sono state garantite le videochiamate.
Il problema Covid va influire pesantemente sul problema degli organici e del sovraffollamento carcerario. Oltre al Covid ci sono altre questioni che attanagliano il carcere di Quarto. Sono elencate nel dossier regionale. Tra queste la necessità di potenziare la rete informatica e telematica per poter intensificare i colloqui a distanza e garantire da remoto le attività scolastiche. Inoltre i medici chiedono di realizzare un nuovo ambulatorio nel corridoio di servizio e collegamento tra i vari percorsi.
Sull'annunciata e contrastata costruzione di un secondo padiglione carcerario ci sarà un aggiornamento martedì 4 gennaio in Comune. Rita Monica Russo, provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, i garanti Bruno Mellano (regionale) e Paola Ferlauto (comunale) spiegheranno al sindaco Rasero e all'assessore Cotto, gli sviluppi della vicenda.
di Sarah Martinenghi
La Repubblica, 31 dicembre 2021
Appello di Garante dei detenuti e avvocato per un rapper di 27 anni con turbe psichiche che aggredì il padre: "Si sta lasciando andare, dopo 10 giorni in ospedale è stato riportato in carcere ma il suo posto è un istituto". Una situazione così critica da somigliare a quella di Antonio Raddi, la stessa apparente indifferenza alle condizioni di estrema vulnerabilità, un'analoga richiesta di aiuto che al momento è inascoltata.
"Ma dobbiamo salvarlo, non può accadere di nuovo" è l'allarme della garante dei detenuti Monica Gallo e dell'avvocato Alessandro Dimauro che si stanno muovendo con segnalazioni su segnalazioni per evitare che a Francesco G., 27 anni, accada la stessa sorte del detenuto morto per setticemia due anni fa dopo essere dimagrito di 30 chili.
"La situazione è davvero critica: lui è uno zombie, attualmente è da poco stato dimesso dal repartino ed è tornato in carcere - racconta l'avvocato Dimauro - ho mandato comunicazioni ovunque senza avere riscontro". Il suo assistito è Francesco, giovane rapper affetto da gravi problemi mentali. Una schizofrenia, una vita difficile, voci nella testa che, a suo dire, l'hanno portato a tentare di uccidere suo papà, a Santhià, a settembre. Un padre disabile che lui ha cercato di accoltellare dopo un litigio. Per questo è stato arrestato e portato in carcere, prima a Vercelli, dove ha anche aggredito alcune guardie, e poi a Torino. Reparto Sestante.
Ed è qui che inizia l'incubo di Francesco. Non mangia più con regolarità, inizia a deperire sempre più: dimagrisce a vista d'occhio. Lo sguardo sempre più spento, si trasforma nel fantasma di se stesso. "Andavo in carcere per incontrarlo e non parlava più. Muto, solo ogni tanto qualche gesto - spiega il difensore - i suoi problemi psichiatrici sono evidenti. Eppure c'è chi ha continuato a pensare che fosse un atteggiamento per ottenere per avere dei benefici o uscire. La verità è che non può stare in quelle condizioni lì dentro". Francesco non si lava per tre mesi, mangia quello che trova per terra. E non ha nemmeno la forza di andare in bagno. Viene ricoverato nel repartino delle Molinette dove resta dieci giorni. Per poi tornare alle Vallette, e ripiombare nell'incubo.
Francesco nella sua vita ne ha viste di tutti i colori. Ha un fratello anch'egli affetto da problemi psichiatrici, il padre che ha cercato di uccidere è in carrozzina. Ha un legame forte con la madre che è convinta che abbia bisogno di un esorcismo, tanto da aver persino chiesto al giudice di farglielo fare. Il suo avvocato si è limitato, in questo caso, a chiedere per lui un'assistenza spirituale. Ma dal punto di vista formale il legale ha già tentato ogni strada: conosce da anni quel ragazzo, da quando era stato selvaggiamente picchiato per strada da un gruppo di sette balordi che avevano insultato suo fratello. "Senza motivo" continuava a ripetere Francesco, tanto da farne anche una canzone diventata per certi versi famosa.
Di lui si erano interessate trasmissioni televisive, tra cui anche "Chi l'ha visto?". Eppure, quattro anni dopo, la sua condizione di fragilità sembra non suscitare allarme tra chi potrebbe cambiare le sue sorti. "Il suo posto è chiaramente una struttura sanitaria - spiega l'avvocato - L'istanza che ho presentato ha visto come risposta il diniego, con la spiegazione che non era stata indicata una clinica. Nelle Rems non c'è posto. Ma in carcere sta morendo: bisogna agire prima che sia troppo tardi".
di Francesco Campi
Il Gazzettino, 31 dicembre 2021
"Gli spazi detentivi gravano sulla condizione della detenzione e della vita dei detenuti, ma anche di chi lavora in quelle carceri: è per questo che si sta intervenendo e con i fondi del Pnrr è prevista la costruzione di nuovi padiglioni": con queste parole il ministro della Giustizia Marta Cartabia, rispondendo ad un'interrogazione della senatrice del Movimento 5 stelle Angela Anna Bruna Piarulli, durante il question time al Senato, il 4 novembre scorso, ha riproposto un tema che interessa da vicino anche Rovigo.
Perché la casa circondariale del capoluogo polesano dovrebbe veder sorgere addirittura due nuovi padiglioni da 120 posti ciascuno. Altri 240 posti che farebbero, quindi, più che raddoppiare la capienza del carcere entrato in funzione appena cinque anni fa, che attualmente non ha un direttore di ruolo e che, viste le necessità di aree di isolamento Covid, ha una capienza di 208 posti. Circa metà dei quali per detenuti As3, "Alta sorveglianza di terzo livello", ovvero persone che hanno commesso reati legati alla criminalità organizzata, anche se di minore gravità. Il tutto, mentre sono partiti i lavori che porteranno Rovigo ad ospitare il nuovo istituto di pena per minori del Triveneto, con la dismissione di quello di Treviso.
Nel giro di pochi anni, quindi, Rovigo si ritroverebbe una "città per reclusi", con una proporzione di circa un detenuto e mezzo ogni cento abitanti. Il "minorile" sarà realizzato nell'ex carcere di via Verdi, nonostante le resistenze della città, che a più riprese l'aveva rivendicato come spazio per l'allargamento del Tribunale. Il 28 novembre 2018 il raggruppamento di imprese guidato dalla 3TI Progetti Italia con un'offerta attorno ai 350mila euro si è aggiudicata la progettazione, mentre un anno fa, il 29 dicembre 2020, l'aggregazione temporanea di imprese formata dalle ditte molisane Nidaco Costruzioni, capogruppo, ed Ici Impresa Costruzioni Industriali, si è aggiudicata l'esecuzione dell'opera per un importo di 8.935.985 euro. I lavori sono stati consegnati lo scorso 15 ottobre, come attesta il pannello all'ingresso dell'ex carcere via Mazzini-via Verdi, dal quale si evince anche che la durata prevista dei lavori è di 645 giorni, quasi due anni.
Per quanto riguarda, invece, l'ampliamento della nuova casa circondariale, il progetto ancora non è stato definito, ma già giugno il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto in un'audizione alla Commissione Bilancio del Senato ha sottolineato come "il fondo complementare del Pnrr, alla lettera G, prevede 132,9 milioni di euro, dal 2022 al 2026, per la costruzione di padiglioni e il miglioramento di spazi per le strutture penitenziarie. L'Amministrazione penitenziaria aveva individuato, in origine, 8 siti in altrettanti istituti penitenziari dove edificare i padiglioni da 120 posti ciascuno: Rovigo, Vigevano, Viterbo, Civitavecchia, Perugia, Santa Maria Capua Vetere, Asti e Napoli Secondigliano. Il Dap sta, comunque, rivalutando alcune delle sedi per evitare di incidere su istituti già sovraffollati o evitare di sottrarre alla struttura, con la nuova edificazione, spazi trattamentali". A Rovigo non sussisterebbe né il primo, né il secondo problema. E, infatti, i progetti vanno avanti. Anche il 21 luglio il ministro Cartabia alla Camera ha sottolineato che Rovigo è uno dei siti interessati dalle nuove realizzazioni. Ribadendolo a novembre.
Già ad agosto il segretario della Fp Cgil Davide Benazzo aveva evidenziato le preoccupazioni per i progetti di ampliamento. Ribaditi oggi da Gianpietro Pegoraro, coordinatore regionale Fp Cgil Polizia penitenziaria: "Il carcere di Rovigo sconta la cronica mancanza di un direttore in pianta stabile e di una scarsa generale considerazione, con problemi che si trascinano. Anche dal punto di vista del personale ci sono alcune scoperture. Ma, oltre ai problemi legati agli organici ed all'impatto generale sulla struttura esistente e sulla città dei due nuovi padiglioni, non siamo d'accordo sul principio: non è creando nuove cattedrali nel deserto che si risolvono i problemi di sovraffollamento, ma con una riforma che estenda le pene alternative".
giornaledibrescia.it, 31 dicembre 2021
La strada da percorrere è ancora lunga, ma un passo in avanti è stato fatto. E non è un passo da poco. Il progetto di un nuovo carcere a Verziano può finalmente contare su ulteriori 50 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 15 stanziati dall'allora governo Renzi e che sono indicati nel Documento di economia e finanza 2021 del governo Draghi.
"È senza dubbio una buona notizia per un intervento fermo da troppo tempo" commenta il sindaco Emilio Del Bono. "È davvero una buona notizia - rilancia l'on. Alfredo Bazoli, parlamentare Pd che siede in Commissione Giustizia alla Camera - perché conferma la volontà dell'esecutivo di dotare finalmente Brescia di strutture carcerarie adeguate. Certo, ora bisognerà monitorare perché si riduca la distanza fra progetto e realizzazione".
Il tema di una dismissione di Canton Mombello non è nuovo. La struttura è stata progettata nel 1880 e aperta nel 1914. Ed è del tutto incompatibile con una esecuzione di pena che punti concretamente al recupero del detenuto alla società. Non bastassero le strutture ultrasecolari, infatti, l'istituto di pena "Nerio Fischione" di Canton Mombello fa i conti con un drammatico e cronico sovraffollamento. I dati del Ministero di Grazia e giustizia aggiornati a fine novembre scorso parlano di 367 detenuti (156 dei quali di origine straniera) a fronte di una capienza formalmente limitata a 189.
Meglio - ma comunque oltre i limiti - sta il carcere di Verziano: 101 detenuti (44 le donne) di cui 23 stranieri a fronte di una capienza che il ministero stesso fissa in 71. Il progetto di ampliare il carcere di Verziano si sviluppa lungo due direttrici: da un lato la ristrutturazione dell'attuale struttura, dall'altro la realizzazione di un nuovo padiglione da 400 posti. Il tutto all'interno del perimetro dell'attuale struttura. Sono però previsti anche locali destinati alle attività rieducative e di riavviamento al lavoro, per i quali sarà necessario acquisire aree attualmente non di proprietà del ministero e al di fuori del perimetro attuale.
"Dopo la risposta a una mia interrogazione da parte del sottosegretario Sisto - conclude l'on. Bazoli - resto in contatto con le strutture del ministero di Grazia e giustizia e con i Provveditorati alle opere pubbliche chiamati a dar corso al progetto. Il cammino è lungo, ma i fondi appostati nel Def sono la conferma della volontà di percorrelo".
corriereromagna.it, 31 dicembre 2021
"Riscontrate condizioni igieniche molto scadenti, con rischio sanitario per i detenuti". E ancora: "Le criticità si ritengono non risolvibili con interventi di ordinaria manutenzione". Si tratta di un passaggio della relazione fatta dall'Ausl Romagna dopo l'ultima visita fatta al carcere dei Casetti, in cui la situazione emersa è decisamente allarmante. Tanto che ancora una volta, nella giornata di oggi, alle 10, è previsto un nuovo sopralluogo che vedrà assieme i rappresentanti del Partito radicale, quelli della Camera penale di Rimini e dell'amministrazione comunale, con il sindaco Jamil Sadegholvaad, e la vice Chiara Bellini.
Prima sezione fatiscente - Ad accendere i riflettori sulle condizioni in cui versano i detenuti è Ivan Innocenti, del Consiglio generale dei Radicali che fa un'analisi dettagliata: "Nella prima sezione presenti 37 detenuti per 23 posti previsti: la condizione della struttura è risultata ammalorata e insana denotando un degrado molto avanzato dei locali di detenzione e degli impianti". Inoltre "le celle sono prive di docce e la cucina è nello stesso angusto spazio in cui si trovano a defecare le persone detenute". Per quanto riguarda le docce comuni "sono in un locale fatiscente e consunto e 3 delle 5 presenti risultano guaste e non funzionanti; viene poi segnalata la continua presenza di scarafaggi e l'unico frigorifero presente nel corridoio della sezione è in condizioni di funzionamento precari".
Garante da nominare - Tra gli obiettivi prefissati c'è una "ordinanza sulla situazione carceraria e soluzione delle problematiche". Inoltre si richiede "una nomina garante delle persone private delle libertà del comune di Rimini", e anche il "rinnovo della convenzione per le esecuzioni delle pene alternative, oltre a rendere operativo l'istituto Consiglio di aiuto sociale".
L'ultima visita fatta in agosto aveva fatto emergere, ancora una volta delle "condizioni inumane nelle zone in condizioni peggiori". E come ha sottolineato il presidente della Camera penale di Rimini, Alessandro Sarti, "il modello di esecuzione della pena va profondamente riformato", visto che più della metà dei carcerati è di origine straniera, i tossicodipendenti rappresentano oltre il 40 per cento del totale. L'avvocato, che oggi sarà presente al sopralluogo, ha ribadito: "Pagano sempre gli stessi, ci sono perfino malati psichici per i quali non è stata trovata adeguata collocazione".
quotidianocanavese.it, 31 dicembre 2021
"Utilizzare i fondi del Pnrr per rinnovarlo". Manca anche la videosorveglianza: al momento il sistema è stato attivato solo per il primo e terzo piano, mentre mancano ancora il secondo ed il quarto. Oggi sono 202 i detenuti in una struttura che ne può ospitare al massimo 194.
"Se non ora quando? Come non pensare di utilizzare i 132,9 milioni di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e i fondi messi a disposizione dal Governo per far compiere un salto di qualità alla sanità e all'edilizia penitenziaria?".
Con questo doppio interrogativo il garante regionale delle persone detenute Bruno Mellano ha aperto la conferenza stampa di presentazione del Sesto dossier delle criticità strutturali e logistiche delle carceri piemontesi.
"La pandemia - ha aggiunto - ha esasperato e aggravato i problemi esistenti. Va riconosciuto alle Istituzioni e all'Amministrazione penitenziaria di aver compiuto qualche passo per porvi rimedio, ma è indispensabile proseguire il potenziamento strutturale e infrastrutturale in modo omogeneo in tutti gli Istituti. Così come è necessario provvedere alla cronica carenza di personale nelle aree educativo-trattamentali, di polizia penitenziaria e di personale amministrativo, financo dei ruoli apicali come direttori e comandanti".
Il documento, elaborato dal garante regionale in collaborazione con il Coordinamento piemontese dei garanti, verrà indirizzato al ministro della Giustizia Marta Cartabia, ai sottosegretari di Stato Francesco Paolo Sisto e Anna Mancina, al capo e al vicecapo dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Bernardo Petralia e Roberto Tartaglia, al provveditore dell'Amministrazione penitenziaria del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta Rita Russo, al capodipartimento della Giustizia minorile e di comunità Gemma Tuccillo e al responsabile del Gentro di giustizia minorile del Piemonte Antonio Papalardo.
Urgente intervento sui serramenti dell'istituto, anche solo con la completa sostituzione delle guarnizioni delle finestre sia per una miglior coibentazione dei locali ma che per evitare le infiltrazioni di pioggia che spesso allagano le celle maggiormente esposte alle intemperie; adeguata sistemazione campo sportivo al fine di poterlo utilizzare tutto l'anno, e non solo nella bella stagione: indispensabili il rifacimento del fondo, magari con materiale tecnico specifico, e il ripristino della recinzione.
Completamento del sistema di videosorveglianza delle aree comuni interne dell'istituto: al momento il sistema è stato attivato solo per il primo e terzo piano, mentre mancano ancora il secondo ed il quarto, dei quattro piani in cui si articola l'edificio detentivo; completo ripensamento e risistemazione logistica delle attività di servizio alla struttura detentiva o di formazione per un utilizzo più funzionale e meno conflittuale degli spazi: da anni si propone di spostare gli uffici dedicati al lavoro del sopravvitto dal terzo piano e piano terra, liberando spazi preziosi per le attività e la socialità dei detenuti.
Potenziamento dei locali di formazione e scolastici, con lo sfruttamento migliore degli spazi ed eventualmente anche l'utilizzo di un cortile attiguo alle aule esistenti, anche con la previsione di strutture prefabbricate; completamento ed ulteriore potenziamento dell'area dedicata all'accoglienza dei parenti in visita; prevedere la completa riverniciatura delle recinzioni esterne, non solo con finalità di decoro, ma anche di prevenzione dell'erosione; interventi di consolidamento della copertura dei tetti al fine di evitare le infiltrazioni piovane.
di Massimo Selleri
Il Resto del Carlino, 31 dicembre 2021
Una nuova casa per l'esecuzione penale esterna. Saltati gli ultimi ostacoli burocratici le porte dovrebbero aprirsi a gennaio in zona Corticella, vicino alla Casa della Carità. Il progetto 'L'accoglienza è la vera sfida' nasce per la volontà del cardinale Matteo Zuppi di offrire un sostegno ai detenuti che affrontano l'ultima parte della pena, ed è affidato al consorzio gruppo Ceis (Centro di Solidarietà).
"Chi esce dal carcere - spiega padre Giovanni Mengoli, presidente del consorzio e responsabile della comunità - rischia di tornare a delinquere in tempi brevi perché non ha la formazione necessaria per inserirsi rapidamente nel mondo del lavoro. Le statistiche dicono che chi non usufruisce di pene alternative ha una recidiva di circa il 90%. Per questo vogliamo offrire un percorso e uno spazio per accompagnare la persona a un pieno reinserimento". Il progetto nasce nel 2017 con i fondi dell'otto per mille messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana. Al Villaggio del Fanciullo "è stata allestita una struttura per ospitare quattro detenuti. Grazie alla collaborazione con enti, istituzioni e privati si sono attivati tirocini o corsi di formazione professionale. E oggi c'è già chi ha un'occupazione stabile".
La costruzione della nuova casa di Corticella, che potrà accogliere otto persone, è stata finanziata dalla parrocchia dei Santi Savino e Silverio grazie a una donazione. "Mentre l'accoglienza - spiega padre Giovanni - è finanziata dalla diocesi attraverso i fondi Faac. Ma uno dei traguardi da raggiungere è individuare fondi pubblici e privati per arrivare a un suo sostentamento che responsabilizzi tutti. Qualche donazione privata, come quella di Villa Torchi, è già arrivata e dimostra che il tema è sentito".
Il costo complessivo della struttura, stima padre Giovanni, "è di circa 100mila euro all'anno. Va detto che non si tratta di una semplice assistenza: l'obiettivo è far raggiungere lentamente l'autonomia agli ospiti. Significa che chi risiede in questa casa ne contribuisce alle spese appena ne ha la possibilità". Anche a causa di alcuni fatti di cronaca, oggi si vive un certo risentimento verso le pene alternative. "In realtà - afferma padre Giovanni - sono quelle che consentono una maggiore sicurezza per cittadini e detenuti. Come detto, la percentuale di chi, finita una pena, torna a delinquere, è molto alta. Questo perché in carcere non è possibile una formazione mirata al singolo. Per usufruire dell'affidamento ai servizi sociali è necessario un progetto ad hoc. E la persona 'in prova' deve rispettare obblighi ben precisi per non tornare in carcere. Ad esempio non può uscire dalla sua residenza dalle 7 di sera alle 7 di mattina, non può far uso di sostanze stupefacenti, ed è sottoposto a controlli periodici per il rispetto di queste condizioni fino alla fine della pena".
quilivorno.it, 31 dicembre 2021
Progetto del Rotary Club Mascagni di Livorno in collaborazione con l'associazione italiana cuochi. Un corso di cucina per i detenuti. Questa è l'idea nata dal Rotary Club Mascagni di Livorno, rapidamente trasformata in un progetto concreto nel quale sono stati coinvolti il dottor Carlo Mazzerbo, direttore della casa circondariale "Le Sughere", e la sua collaboratrice, la dottoressa Marcella Gori. "La nostra iniziativa - spiega Vito Vannucci, presidente del Rotary - propone questo corso di formazione di cucina, per fornire ai partecipanti un attestato di frequenza spendibile fuori della struttura carceraria, col preciso scopo di agevolare un eventuale inserimento nel mondo del lavoro".
Un progetto divenuto realtà grazie alla collaborazione con l'associazione italiana cuochi (A.I.C.) che si è resa disponibile ad effettuare un corso di panificazione e pizza all'interno della struttura carceraria usufruendo di una delle due cucine messe a disposizione. Un percorso strutturato in otto lezioni settimanali della durata di quattro ore ciascuna, al quale potranno partecipare fino ad un massimo di 10 detenuti dell'area media sicurezza, selezionati dalla struttura medesima. Le prime quattro lezioni si svolgeranno nei giorni 17, 24, 31 gennaio (14.30 - 18.30), e il 9 febbraio (14-18). I partecipanti indosseranno dei grembiuli speciali, con impressi i loghi del Rotary Club Mascagni e dell'Associazione cuochi livornesi.
di Vincenzo Brunelli
luccaindiretta.it, 31 dicembre 2021
Sono 791 uomini e 156 donne. In aumento la fascia d'età tra i 18 e i 24 anni. A fronte di circa 70 detenuti presenti attualmente nel carcere cittadino ci sono 946 persone, a lunedì 20 dicembre, prese in carico dall'Uepe (Uffici di esecuzione penale esterna) per quanto riguarda il territorio di competenza del tribunale di Lucca. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal ministero della giustizia si tratterebbe di 791 uomini e 156 donne, che seguono percorsi alternativi alla detenzione in carcere. Dall'inizio dell'anno ne sono state prese in carico circa mille e 600 in tutta la lucchesia di cui ne sarebbero rimaste circa 950 che tuttora usufruiscono dei servizi alternativi.
Persone maggiorenni, adulti, perché i minori seguono percorsi specifici. Il principale campo di intervento degli uffici di esecuzione penale esterna è quello relativo all'esecuzione delle misure e sanzioni di comunità; gli Uepe elaborano e propongono alla magistratura il programma di trattamento da applicare e ne verificano la corretta esecuzione da parte degli ammessi a tali sanzioni e misure.
I compiti ad essi attributi sono indicati dall'articolo 72 della legge 26 luglio 1975 numero 354 e dalle altre leggi in materia di esecuzione penale si esplicano in quattro aree di intervento: attività di indagine sulla situazione individuale e socio-familiare nei confronti dei soggetti che chiedono di essere ammessi alle misure alternative alla detenzione e alla messa alla prova; attività di elaborazione e verifica dei programmi trattamentali nelle misure e sanzioni di comunità; svolgimento delle inchieste per l'applicazione, modifica, proroga o revoca delle misure di sicurezza, su richiesta della magistratura di sorveglianza; esecuzione del lavoro di pubblica utilità e delle sanzioni sostitutive della detenzione; attività di consulenza agli istituti penitenziari per favorire il buon esito del trattamento penitenziario. Nello svolgimento di tali attività, gli Uepe operano secondo una logica di intervento di prossimità e di presenza nel territorio, a supporto delle comunità locali e in stretta sinergia con gli enti locali, le associazioni di volontariato, le cooperative sociali e le altre agenzie pubbliche e del privato sociale presenti nel territorio, per realizzare l'azione di reinserimento ed inclusione sociale e con le forze di polizia, per l'azione di contrasto della criminalità e di tutela della sicurezza pubblica.
Si tratta per lo più di uomini e di italiani che statisticamente per la maggior parte sta usufruendo di: affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare, e semilibertà. Seguono poi tutti quelli che hanno beneficiato della messa alla prova, libertà vigilata e lavoro di pubblica utilità, tra cui il numero maggiore per violazione del codice della strada e poi della normativa sugli stupefacenti. Sono più italiani che stranieri e i Paesi di provenienza con i numeri più alti sono nell'ordine: Marocco, Albania, Romania, Tunisia, Nigeria, Senegal e Cina.
Per quanto riguarda l'età, la fascia compresa tra i 25 e i 49 anni è quella statisticamente più rilevante. Spicca però il dato in aumento, rispetto al passato, della fascia d'età compresa tra i 18 e i 24 anni, considerati dal ministero giovani adulti e che possono usufruire anche di servizi aggiuntivi rispetto agli adulti, come avviene per i minori. Il mondo penale e penitenziario è da sempre focalizzato sulla pena detentiva, tant'è che il primo pensiero che spesso viene alla mente in ognuno di noi quando sentiamo parlare di esecuzione penale è il carcere, con i suoi sistemi di sicurezza. In realtà, l'esecuzione penale esterna non può essere subordinata all'istituzione carceraria, come qualcosa che viene dopo la pena detentiva. A seguito di recenti impianti normativi, soprattutto di stampo internazionale, ci invitano a una riconsiderazione della sanzione penale da intendersi come community sanction, ossia una misura da vivere nella comunità e con la comunità, al fine di raggiungere l'obiettivo rieducativo sancito dalla Costituzione.









