Ansa, 13 febbraio 2015
Le carceri sarde di Uta (Cagliari) e Sassari sono moderne e super sicure e per questo, in conformità alla "disposizioni di sicurezza pubblica, è stato deciso lì il trasferimento di detenuti al 41 bis: trasferimento che avverrà non appena le strutture saranno pronte. È quanto afferma il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, "per esigenze di chiarezza e di verità storica dei fatti", a proposito del trasferimento in Sardegna di detenuti in regime di massima sicurezza di cui ha parlato ieri il nuovo capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, ascoltato dalla Commissione parlamentare Antimafia.
"I provvedimenti di trasferimento di detenuti ex art. 41 bis nelle sezioni delle carceri di Sassari e Uta - si legge in una nota del Dap - saranno adottati ai sensi delle "disposizioni in materia di sicurezza pubblica", varate con la legge 15 luglio 2009, n. 94 che... dispone: "I detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, ovvero comunque all'interno di sezioni speciali e logisticamente separate dal resto dell'istituto e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria".
Le due moderne strutture di Uta e di Sassari sono state realizzate in conformità alla legge 15 luglio 2009, n. 94 e assicurano i più elevati standard di sicurezza e di gestione". "Il trasferimento avverrà - prosegue il Dap - non appena saranno ultimati i lavori della sezione 41 bis del carcere di Uta e l'attivazione del sistema di multi videoconferenza nel carcere di Sassari. Le due sezioni hanno una ricettività di 92 posti ciascuna".
Il Dipartimento precisa inoltre che "la titolarità esclusiva dei procedimenti relativi alla realizzazione dei due nuovi complessi penitenziari di Cagliari e di Sassari appartiene al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti-Provveditorato Interregionale alle Opere pubbliche per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna. I costi complessivi, al netto del ribasso, sono pari a 18 milioni 600.000 euro per Uta e 16 milioni 350.000 per Sassari. I lavori per la realizzazione dei due reparti sono stati richiesti dal Dap nel mese di novembre 2009, in attuazione delle "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica". I detenuti attualmente sottoposti al regime di 41 bis sono 722, distribuiti in 12 istituti penitenziari su tutto il territorio nazionale.
Pili (Unidos): bloccate folle progetto detenuti 41bis in Sardegna
"Bloccate il progetto folle dei 41 bis in Sardegna e convocare Pigliaru nella commissione antimafia per il parere della Regione". Lo chiede il deputato sardo di Unidos, Mauro Pili. L'ex governatore, dopo avere denunciato l'arrivo nelle Carceri dell'Isola di capimafia e altri detenuti ristretti nel regime di massima sicurezza, ha inviato una lettera al presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, per convocare la bicamerale e acquisire il parere della Regione. "La commissione antimafia - afferma Pili - deve occuparsi immediatamente dello scellerato progetto del Dap di trasferire in Sardegna oltre 200 capimafia".
Il parlamentare chiede che l'organismo bicamerale convochi al più presto il presidente della Sardegna, Francesco Pigliaru, "per acquisire il parere della Regione su questo demenziale progetto che rischia di attivare un processo di infiltrazione mafiosa senza precedenti in Sardegna". Pili definisce "intollerabile" e "scandaloso" il silenzio della Giunta regionale.
Per l'ex governatore "il trasferimento dei 41 bis è una scelta in contrasto con le linee guida legate alla regionalizzazione della pena detentiva ma anche contro tutte le impostazioni sinora seguite di non concentrare capimafia. Un vero e proprio regalo alle cosche. Anche per questo motivo - conclude - il ministro dovrebbe revocare i massicci trasferimenti di detenuti in Sardegna. E se non lo farà la reazione sarà durissima".
Ansa, 13 febbraio 2015
Sono 170, in Emilia-Romagna, i soggetti "no profit" che, quotidianamente, operano al recupero di persone detenute o ex detenute: nel dettaglio 60 associazioni, 80 cooperative sociali e 30 parrocchie. È quanto emerge - si legge in una nota - dal censimento su "Terzo settore e carceri" presentato dall'Ufficio del Garante regionale delle persone private della libertà personale.
Lo studio, promosso in collaborazione con il Dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università di Bologna, ha analizzato le attività realizzate da questi soggetti, le risorse messe in campo da volontariato, associazionismo e cooperazione sociale, cercando di valutare i risultati finora raggiunti.
Nel dettaglio, le 170 realtà censite (cui si aggiungono le aziende che effettuano inserimenti lavorativi di persone provenienti dal circuito penale) sono state raggruppate a seconda della provincia in cui operano: "di ognuna - si legge ancora nella nota - è stata data descrizione, spesso ricorrendo alle fonti reperite online che costituiscono una miniera preziosa di informazioni e in molti casi restituiscono il senso dello stile perseguito nelle attività realizzate".
Dalla ricerca presentata dall'Ufficio del Garante dei detenuti, infine, "emerge la convinzione che un maggiore ricorso alle misure alternative, sostenute da azioni e da reti adeguate, possa garantire un più elevato grado di successo statistico. E che - chiosa la nota - fino a quando l'accesso a tali misure sarà consentito solo a una "clientela selezionata", i dati relativi alla loro efficacia risulteranno inevitabilmente falsati".
Adnkronos, 13 febbraio 2015
Settimana di sopralluoghi nelle strutture penitenziarie della Toscana per il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Franco Corleone. Lunedì 16 febbraio alle ore 10.30 prima tappa alla casa circondariale di Arezzo, dove Corleone sarà accompagnato dal direttore della struttura Paolo Basco.
"La crisi del carcere, esplosa con il sovraffollamento, si è ridimensionata sia a livello nazionale che regionale - ha commentato Corleone -. Nelle strutture toscane abbiamo quasi raggiunto la parità tra posti disponibili e presenza di detenuti anche se Sollicciano e Prato soffrono ancora per la presenza alta di carcerati".
"Con questi sopralluoghi - ha detto Corleone - vogliamo verificare il passaggio dalla quantità alla qualità; vedere, se sconfitto il problema del sovraffollamento, la qualità di vita sta migliorando". Corleone ha precisato che queste visite vogliono essere un "momento di verifica dello stato dei lavori di ristrutturazione e del superamento di alcune criticità come le condizioni igienico-sanitarie precarie". I sopralluoghi continueranno mercoledì 18 febbraio al carcere di Prato; giovedì 19 febbraio alla struttura penitenziaria di Lucca dove ad accogliere Corleone ci sarà il direttore Francesco Ruello e venerdì 20 al carcere di Pisa, dove ad accompagnare il Garante ci sarà il direttore del Don Bosco Fabio Prestopino.
www.agoramagazine.it, 13 febbraio 2015
Ricorso alle misure alternative alla detenzione, per favorire il reinserimento lavorativo e la socializzazione dei detenuti. Il presidente Sergio Chiamparino ha firmato il 12 febbraio a Roma un protocollo operativo tra Ministero della Giustizia, Regione Piemonte, Anci Piemonte, Tribunale di Sorveglianza di Torino e Garante regionale dei detenuti finalizzato al recupero e al reinserimento di carcerati con problemi legati alla tossicodipendenza.
Numerosi gli impegni previsti dal documento: favorire la collaborazione fra i propri servizi e quelli del territorio deputati all'accoglienza dei soggetti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria, per la predisposizione di percorsi finalizzati al reinserimento sociale; considerare come presi in carico i soggetti attualmente presenti in Piemonte anche se con residenza diversa, con l'obiettivo di ridurre il fenomeno del sovraffollamento negli istituti penitenziari piemontesi; predisporre un piano di azione per favorire l'applicazione delle misure alternative e consentire l'attivazione di percorsi terapeutici; supportare l'adozione di misure alternative alla detenzione attraverso azioni orientate al reinserimento dei detenuti nel tessuto socio-economico esterno, con particolare riguardo a coloro che sono privi di risorse economiche e familiari.
In particolare la Regione si impegna ad individuare, in accordo con gli enti locali, comunità residenziali anche di tipo terapeutico idonee all'accoglimento di persone sottoposte agli arresti domiciliari o a pene alternative alla detenzione.
"Questo protocollo - ha dichiarato Chiamparino - è utile sia perché migliora la situazione delle carceri, aumentando il ricorso alle misure alternative alla detenzione, sia perché, favorendo il reinserimento lavorativo e la socializzazione dei detenuti, riduce il rischio recidive, che è uno dei motivi di crescita dei reati, e migliora quindi le condizioni di sicurezza generale della nostra comunità. Già quand'ero sindaco di Torino ho visitato molte volte il carcere delle Vallette e ho constatato che spesso la detenzione peggiora la situazione di dipendenza".
Chiamparino ha quindi annunciato che per l'Ostensione della Sindone si sta lavorando all'ipotesi di impiegare assieme ai volontari un'ottantina di detenuti del carcere di Torino:"Un esempio di come si può offrire la possibilità di uno spiraglio nel muro che separa il carcere dal resto della comunità".
Siglato protocollo intesa Regione-Ministero
Firmato oggi al ministero della Giustizia un protocollo d'intesa sulle carceri con la Regione Piemonte: presenti tra gli altri il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il presidente della Regione Sergio Chiamparino, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo. Con quella di oggi, salgono a 13 le intese tra ministero e Regioni e in dirittura d'arrivo c'è anche quella con la Basilicata.
Il protocollo coinvolge anche Anci Piemonte, Tribunale di Sorveglianza di Torino e, per la prima volta rispetto alle precedenti, anche il Garante regionale dei detenuti. Il protocollo riserva una particolare attenzione ai soggetti che, a causa della loro condizione di tossicodipendenti, necessitano di speciali percorsi riabilitativi, rieducativi e di reinserimento sociale e lavorativo.
E punta tra le altre cose a predisporre un piano di azione regionale per favorire l'applicazione delle misure alternative e consentire l'attivazione di percorsi terapeutici rivolti ai detenuti con problematiche correlate alle dipendenze patologiche. Verranno perciò adottate misure per potenziare le capacità recettive delle comunità residenziali anche di tipo terapeutico idonee ad ospitare agli arresti domiciliari o in misura alternativa alla detenzione soggetti in esecuzione penale. E si prevedono forme di lavoro volontario relativo a progetti di pubblica utilità. Nelle carceri piemontesi sono detenute 3.600 persone e 2.600 sono i soggetti in esecuzione penale esterna.
Ansa, 13 febbraio 2015
La Commissione Centrale ha concluso la fase istruttoria relativamente al procedimento legislativo che, a breve, porterà all'assunzione dei testimoni di giustizia presso la pubblica amministrazione della Regione Sicilia.
Si tratta di un provvedimento necessario, a quanto si apprende, per consentire alla regione siciliana di procedere alle assunzioni. Soddisfazione è stata espressa dall'Associazione nazionale dei testimoni di giustizia presieduta da Ignazio Cutrò che nei giorni scorsi aveva espresso al presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosi Bindi, e al deputato Pd Davide Mattiello, coordinatore del quinto comitato della Commissione antimafia sui testimoni, rammarico e indignazione sulla lentezza di questo percorso.
"Ci sentiamo in obbligo di ringraziare uno per uno - afferma Cutrò - tutti coloro che, con la loro presenza umana e con la sincera e onesta passione parlamentare, pensiamo al senatore Giuseppe Lumia, hanno reso possibile raggiungere questo traguardo. Non è però meno doveroso il ringraziamento al Servizio centrale di protezione la cui generosità non è mai venuta a mancare. Ai nostri familiari incluso il personale delle forze di polizia che ci hanno accompagnato e protetto in questi anni, ci sentiamo di dire che giustizia è fatta".
Bindi e Mattiello: contratti subito
"Questo risultato è un grande sollievo per tutti": a sottolinearlo sono la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, e il coordinatore del V Comitato della Commissione Antimafia, Davide Mattiello, dopo che la Commissione Centrale presso il Viminale presieduta dal vice Ministro Filippo Bubbico ha definito la documentazione necessaria per l'assunzione nella Pubblica Amministrazione dei testimoni di giustizia siciliani, nell'ambito della più ampia regolamentazione nazionale. "Ora si tratta di procedere. Auspichiamo che i contratti con la Regione Sicilia vengano firmati entro la prossima settimana e che la ricognizione dei posti disponibili su base nazionale per i testimoni non siciliani, venga conclusa al più presto dal Servizio Centrale", aggiungono Bindi e Mattiello. "Da parte della Commissione Antimafia l'impegno è quello di presentare al più presto la proposta di legge di riforma complessiva della materia, alla quale stiamo lavorando da settimane, sulla scorta della relazione approvata all'unanimità in ottobre".
Ansa, 13 febbraio 2015
Un detenuto ascolano di 35 anni ha tentato il suicidio la notte fra il 9 e il 10 febbraio scorsi nel carcere di Ascoli Piceno, dove è rinchiuso per una condanna per furto. La notizia si è appresa oggi. L'uomo, che ha cercato di impiccarsi con un lenzuolo alle sbarre della cella, è stato salvato dagli agenti di polizia penitenziaria, chiamati dagli altri detenuti.
In tasca aveva una lettera indirizzata ad un giudice del Tribunale di Ascoli: chiedeva di essere scarcerato in attesa di entrare il prossimo primo marzo in una comunità per il recupero di tossicodipendenti. Il giudice aveva però respinto la richiesta visto che l'uomo è già evaso due volte dagli arresti domiciliari, commettendo altri furti.
Gazzetta di Parma, 13 febbraio 2015
"Effettivamente al carcere di Parma ci sono state delle difficoltà di tipo tecnico che hanno creato interruzioni di corrente in passato. Ieri ho incontrato il Provveditore competente, dottor Buffa, abbiamo affrontato il problema e le attività sono in corso per risolvere del tutto la questione". Lo ha detto il capo del Dap, Santi Consolo, parlando del carcere di Parma, dove è detenuto tra gli altri Massimo Carminati (Mafia Capitale), in cui ci sono stati problemi al sistema di videosorveglianza e videoregistrazione a rischio blackout.
"Al momento - ha proseguito il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Santi Consolo - non ci sono a Parma le carenze tecniche registrate in passato. Stiamo lavorando per risolvere i problemi. Sono cose che possono succedere, dispiace che avvengano dove sono reclusi soggetti detenuti in regime di carcere duro".
Consolo ha ricordato di aver sollecitato l'apertura di due istituti di pena in Sardegna, a Sassari e a Cagliari, "costati moltissimi soldi pubblici e che possono ospitare in totale quasi 200 detenuti in regime di 41 bis con strutture che garantiscono il totale isolamento rispetto agli altri detenuti. Quello di Sassari non può essere aperto perché non è stato attivato il sistema di multi conferenze - ha detto Consolo davanti alla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi - ed ho fatto solleciti per l'attivazione. Quello di Cagliari è di pronta ultimazione, vanno accelerati i lavori".
I detenuti sottoposti al regime di carcere duro sono 720 in Italia e le carceri che li ospitano sono 12. "Se si decongestionano questi siti portando quasi 200 detenuti in Sardegna, riusciamo a risolvere molti problemi e recuperare spazi per la detenzione comune". Infine, ai giornalisti che gli chiedevano se anche Carminati potrebbe essere spostato in un penitenziario in Sardegna, in un prossimo futuro, il capo del Dap ha risposto che "questo dipenderà da quel che decideranno le autorità giudiziarie competenti".
Infine, sul comportamento di Carminati in carcere a Parma, Consolo, rispondendo ai giornalisti, ha detto che bisogna chiedere al direttore del penitenziario, che bisogna considerare che talvolta "ci sono motivi di giustizia per cui una presenza in altro loco potrebbe essere difficoltosa" e che comunque "nella condizione in cui Carminati è l'unico beneficio è la liberazione anticipata, non potrebbe averne altri anche se si comportasse bene".
www.mi-lorenteggio.com, 13 febbraio 2015
I genitori, l'Amministrazione comunale, alcuni detenuti del carcere di Baranzate che godono del permesso di uscita e gli ex detenuti della cooperativa Estia lo scorso weekend hanno ripreso il lavoro iniziato nelle vacanze di Natale da un gruppo di genitori.
Decolla il progetto "Rinnoviamo la scuola" per rendere più accogliente l'Istituto Leonardo da Vinci in via Fratellanza. L'iniziativa, realizzata grazie all'aiuto e al sostegno di molte persone, dimostra la volontà d'intervenire, di credere nella scuola pubblica e di volerla rendere ancor più adatta ad essere quel luogo formativo in cui i ragazzi apprendono gli insegnamenti che li renderanno uomini.
I genitori, l'Amministrazione comunale, alcuni detenuti del carcere di Baranzate che godono del permesso di uscita ( Articolo 21) e gli ex detenuti della cooperativa Estia lo scorso weekend hanno ripreso il lavoro iniziato nelle vacanze di Natale da un gruppo di genitori.
Venerdì pomeriggio, sabato e domenica, la scuola Leonardo da Vinci ha visto all'opera un folto gruppo di persone e l'operazione ha dato risultati straordinari: aule colorate, luminose e accoglienti, plafoni rinfrescati, porte e armadi ridipinti che mettono meglio in risalto i disegni realizzati sulle pareti dei corridoi dagli alunni nell'ambito del progetto "Colore e Skyline - Aspettando Expo 2015".
Sono state giornate di lavoro intense e appaganti, ma non sono mancati momenti di socialità come il pranzo comunitario di sabato: tutti insieme, intorno ad una tavolata apparecchiata per rifocillarsi ma anche per conoscersi meglio. Quest'esperienza ha catalizzato l'impegno e la generosità di molte persone che hanno messo a disposizione tempo, lavoro e attrezzature e ha dimostrato che insieme si possono raggiungere grandi risultati e superare le difficoltà che si possono incontrare in momenti di crisi come quello attuale.
"Un grazie particolare - dicono gli amministratori che hanno partecipato attivamente all'iniziativa - va a Roberto per aver sapientemente riparato le ante rotte degli armadi e per aver regalato il materiale che presto si trasformerà nei nuovi paracolpi delle aule, ad Arturo per aver messo a disposizione dei genitori la lavapavimenti industriale per pulire le aule, a Dario che con la sega circolare professionale domenica mattina a tagliato a misura (in quantità industriale) i nuovi paracolpi delle aule. E grazie anche ad Alberto che ha preparato la pasta".
Il progetto verrà realizzato quasi a costo zero, un grazie dunque a chi l'ha ideato, voluto e sopratutto a coloro che hanno creduto che potesse funzionare davvero. Un ringraziamento a Banca UniCredit che ha sponsorizzato l'acquisto del materiale occorrente, a Leroy Merlen di Baranzate - in particolare a Claudio- che, a condizioni vantaggiosissime, ha fornito l'occorrente : oltre 100 latte di pittura lavabile, 30 confezioni di smalto, pigmenti coloranti, nastro adesivo, cartone protettivo, stucco, carta abrasiva, rulli e pennelli.
"Il progetto Rinnoviamo la scuola insieme - spiega il sindaco Stefania Lorusso - come le precedenti esperienze (nelle scuole Iqbal Masik e Aurora di Cassina Nuova e nella scuola dell'infanzia Gesù Bambino a Cascina del Sole), si propone di sensibilizzare rispetto alle difficoltà che gli Istituti scolastici e gli Enti locali incontrano per garantire interventi di manutenzione, anche minimi, negli edifici pubblici, ma contemporaneamente indica il desiderio di trovare soluzioni nuove e coraggiose ai problemi (ricordiamo che la nostra Amministrazione è l'unica nel nord Italia ad aver firmato un protocollo di intesa con un carcere per permettere ai detenuti l'esecuzione di lavori socialmente utili sul territorio)".
"Questa iniziativa - dice l'assessore ai Servizi alla Persona Marinella Mastrosanti dimostra che in città c'è molta energia positiva, ci sono molti cittadini disposti a giocarsi in prima persona, hanno voglia di dare una mano perché la scuola appartiene al territorio, è un bene comune da proteggere e tenere con "cura" perché accolga più adeguatamente ragazzi e docenti per il tempo che vi trascorrono".
"La scuola media Leonardo da Vinci di via Fratellanza - spiega il vice sindaco Cesare Doniselli - è uno delle più vecchie. Più volte si è parlato della sua dismissione e del suo possibile ricollocamento, ma finora non è stato possibile. In attesa di poter avere una nuova scuola, la dirigenza scolastica, i genitori e l'Amministrazione Comunale hanno deciso d'intervenire, scendendo direttamente in campo e realizzando questo progetto che si concretizzerà entro il mese di marzo 2015. Uno straordinario esempio di collaborazione, i cui risultati mi rendono fiero d'essere Bollatese".
Presente, in veste di imbianchino, anche l'assessore alla Mobilità Carlo Vaghi. Il prossimo intervento è previsto per venerdì 27, sabato 28 febbraio e domenica 01 marzo. Proseguirà poi per altri 4 fine settimana. Per altre informazioni consultate il sito del comune della città di Bollate e il sito dell'istituto scolastico, dove si potranno trovare le fotografie prima e dopo l'intervento.
La Repubblica, 13 febbraio 2015
Inaugurato alle Vallette il progetto sostenuto da Saint Gobain e da una serie di fondazioni. E Chiamparino firma un accordo con il ministero. Nuovo centro di accoglienza per madri detenute e nuovo teatro all'interno del carcere Lorusso e Cutugno di Torino.
I lavori di riqualificazione sono stati realizzati dagli stessi detenuti nell'ambito dei progetti promossi da Saint-Gobain Italia, Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus e Compagnia di San Paolo con il Patrocinio della Regione Piemonte. Quaranta i reclusi impegnati in un corso di 600 ore, tra formazione teorica e pratica, che vi hanno partecipato.
L'inaugurazione è avvenuta nel giorno in cui al ministero della Giustizia è stato firmato un protocollo d'intesa sulle carceri con la Regione Piemonte: presenti tra gli altri il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il presidente della Regione Sergio Chiamparino, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo. Salgono così a 13 le intese tra ministero e Regioni e in dirittura d'arrivo c'è anche quella con la Basilicata. Il protocollo coinvolge anche Anci Piemonte, Tribunale di Sorveglianza di Torino e, per la prima volta rispetto alle precedenti, anche il Garante regionale dei detenuti. Il protocollo riserva una particolare attenzione ai soggetti che, a causa della loro condizione di tossicodipendenti, necessitano di speciali percorsi riabilitativi, rieducativi e di reinserimento sociale e lavorativo. E punta tra le altre cose a predisporre un piano di azione regionale per favorire l'applicazione delle misure alternative e consentire l'attivazione di percorsi terapeutici rivolti ai detenuti con problematiche correlate alle dipendenze patologiche.
www.obiettivonews.it, 13 febbraio 2015
Presentati ieri i progetti sostenuti e fortemente voluti da Saint-Gobain Italia, dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus e dalla Compagnia di San Paolo, che hanno coinvolto quaranta detenuti nella riqualificazione e ristrutturazione di alcuni edifici nella Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino tra i quali il nuovo Centro di accoglienza detenute madri e il teatro. I detenuti sono stati impegnati per 600 ore di formazione teorica e pratica, di cui 200 impartite da formatori di Saint-Gobain Italia, volte a far imparare un antico mestiere con materiali e tecniche innovative, un "saper fare" vero, concreto, in campo edile, rivolto alla riqualificazione energetica sia di edifici nuovi, sia nella ristrutturazione.
La formazione ha un ruolo fondamentale per la riabilitazione dei detenuti: riduce infatti significativamente il rischio di recidiva ed è essenziale per agevolare il reinserimento in società, proprio come la stessa costituzione italiana sancisce, affermando che il carcere deve avere uno scopo rieducativo, per offrire un percorso di riabilitazione con importanti ricadute per la collettività. Per questo la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus, Saint-Gobain Italia e la Compagnia di San Paolo hanno promosso e implementato negli ultimi quattro anni questi progetti all'interno del carcere di Torino.
La riduzione dei costi di gestione delle strutture pubbliche è un altro obiettivo centrale delle iniziative. Questi interventi di riqualificazione energetica favoriscono un risparmio economico per i contribuenti, grazie alla riduzione dei costi di gestione della struttura stessa e hanno prodotto ottimi risultati anche in termini di fabbisogno energetico, grazie all'utilizzo di materiali naturali e sostenibili, messi a disposizione dal gruppo Saint-Gobain.
Tale impegno, proseguito senza interruzioni dal 2010, si è concretizzato nell'attività di formazione svolta da Saint-Gobain Italia anche per la posa in opera dei materiali, coordinata e sviluppata dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Torino e sostenuta dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino.
Il progetto Liberi Bimbi sostenuto dalla Fondazione Saint-Gobain Initiatives
Grazie a Liberi Bimbi, è nato il nuovo centro di accoglienza dedicato alle madri incarcerate, grazie al lavoro di 16 detenuti. L'iniziativa promossa e sostenuta attivamente dalla Fondazione Saint-Gobain Initiatives prende avvio dall'obbligo in capo agli Istituti di pena detentiva, di riservare uno spazio - Icam - dedicato ai detenuti con bambini. Tale spazio è stato individuato nella palazzina attualmente utilizzata dai detenuti semiliberi: le persone che al mattino escono dal carcere per lavorare e ritornano alla sera.
Mantenendo l'impegno di fare formazione in ambiti concreti e che siano richiesti nel lavoro in edilizia, all'interno di questo progetto più complesso, sono state impartite dai formatori di Saint-Gobain Italia 90 ore di lezioni teoriche e pratiche. Tale contributo ha reso possibile la realizzazione dei lavori di riqualificazione energetica delle pareti perimetrali - con l'insufflaggio di lana di vetro nelle casse vuote tra i muri - e di un controsoffitto isolato termicamente e acusticamente e finito con lastra in gesso rivestito. L'impegno di Saint-Gobain Italia si è esteso anche all'erogazione di borse lavoro che hanno coinvolto alcuni detenuti, per agevolare il loro reinserimento nel tessuto sociale. Oltre a Liberi Bimbi, la Fondazione Saint-Gobain Initiatives è impegnata nello sviluppo del progetto Linguetta, nel quale Saint-Gobain sostiene la Lega del Filodoro, nella costruzione di un centro altamente specializzato per l'assistenza ai bambini sordociechi e delle loro famiglie.
Liberiamo le competenze
Li.Co. - Liberiamo le competenze e arrestiamo gli sprechi - ha permesso la riqualificazione energetica di alcuni edifici della Casa Circondariale di Torino. Dal 2010 ha coinvolto 60 detenuti che hanno ricevuto formazione sull'isolamento termico e acustico e successivamente hanno eseguito lavori di riqualificazione della copertura piana della palazzina uffici, circa 1.200 metri quadrati, imparando a impermeabilizzare e isolare termicamente e acusticamente il tetto. In seguito ne hanno isolato le pareti perimetrali con l'applicazione di un cappotto esterno, un solaio dell'archivio sempre con la tecnica del cappotto orizzontale, infine, come prova d'esame, hanno realizzato una contro-parete interna isolata termicamente e acusticamente e finita con lastre in gesso rivestito.
La collaborazione con Compagnia di San Paolo
Grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo e la collaborazione di Saint-Gobain Italia è stato finalizzato un intervento che ha riguardato la riqualificazione energetica e l'impermeabilizzazione della copertura piana del teatro della Casa Circondariale di Torino. A questo si sono poi aggiunte altre coperture sempre nella zona detentiva del carcere per un totale di 2.000 metri quadrati riqualificati.
"Per noi "formazione professionale" significa non solo apprendimento di competenze tecniche, ma occasione e strumento per lo sviluppo integrale della persona, sul piano culturale, umano, sociale", spiega Attilio Bondone, Presidente della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri. "Per questo da oltre trent'anni il nostro ente è impegnato nella formazione all'interno delle carceri: perché riteniamo che la pena detentiva perda di significato se non accompagnata da proposte concrete, che diano alle persone coinvolte la possibilità di vivere il tempo della condanna in modo "costruttivo", preparando il proprio reinserimento nella comunità dal punto di vista occupazionale e sociale. Il lavoro è il fattore chiave per il recupero della persona sotto entrambi i profili". E sottolinea: "Tutto ciò non reca vantaggio solo ai soggetti detenuti, ma a tutta la comunità, poiché si traduce in una riduzione della recidiva e quindi in un aumento della sicurezza. Questo impegno è reso possibile grazie al sostegno degli attori pubblici e privati che credono in queste iniziative.
"Da anni siamo impegnati nell'offrire percorsi di formazione professionale utili ai detenuti per agevolarne il reinserimento nella società dopo la scarcerazione", spiega Domenico Minervini, Direttore della Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino. "Due sono tuttavia i punti che intendo sottolineare a consuntivo dei progetti appena conclusi: l'eccellente sinergia tra il carcere, le istituzioni pubbliche e il mondo del privato, quale miglior esempio della partecipazione attiva della società civile nella valorizzazione dei programmi di esecuzione penale; l'orgoglio dei detenuti nell'aver dato un contributo concreto e duraturo nella bonifica dei luoghi di detenzione in cui sono costretti a permanere, tema attuale alla luce dei richiami sempre più forti della Corte di Strasburgo ad una maggiore umanizzazione proprio di tali luoghi."
"Siamo orgogliosi di essere uno dei sostenitori di un'iniziativa di così grande valore a cui abbiamo creduto sin dall'inizio del primo progetto nel 2010", dichiara Bruno Rossetti, Direttore Marketing Strategico e Comunicazione Construction Products Saint-Gobain Italia. "Quando pubblico e privato lavorano insieme con un obiettivo comune i risultati ottenuti sono sempre di altissimo livello e questo ne è un esempio concreto. Noi di Saint-Gobain, che operiamo nel settore dell'edilizia sostenibile abbiamo messo a disposizione non solo le nostre competenze e i nostri migliori tecnici per la formazione e per la consulenza nel progetto, ma abbiamo anche voluto dare un contributo nell'erogazione di borse lavoro ad alcuni detenuti per agevolare il loro reinserimento nel tessuto sociale".
"I progetti promossi e sostenuti da Saint-Gobain Italia, dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri e dalla Compagnia di San Paolo e che hanno coinvolto molti detenuti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino in una formazione teorica e pratica rappresentano un passo importante per il loro reinserimento nella società", commenta l'Assessore alle Politiche Sociali Augusto Ferrari. "La nostra Costituzione prevede che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato e credo che sia fondamentale che il carcere assuma uno scopo rieducativo ed offra ai detenuti una seconda possibilità di potersi riabilitare, di poter seguire corsi scolastici, formativi e di addestramento professionale. Credo che Istituzioni, Associazioni e Fondazioni debbano continuare a collaborare, fornendo insieme risposte concrete ad una società che ha cambiato volto".
"La Compagnia di San Paolo da molti anni si impegna al sostegno economico, progettuale e operativo in ambito carcerario, con l'obiettivo di favorire l'inserimento sociale e lavorativo dei detenuti, l'educazione al lavoro e il miglioramento della qualità della vita in carcere". Aggiunge Paola Assom Area Politiche Sociali Compagnia di San Paolo.
"Per questo è nato "Progetto Libero", il nome delle Linee guida in ambito carcerario della Compagnia di San Paolo. Dal 2011 a oggi, sono complessivamente quasi 6 i milioni euro investiti dalla Compagnia in questo ambito. Non a caso è stato attribuito alle Linee il nome di "Progetto Libero": non è un paradosso, ma una visione programmatica. Non si può cancellare il crimine, ma si deve contribuire a offrire alle persone detenute dignità, autostima, motivazioni di riscatto per avviarle verso una libertà che è innanzitutto interiore. Non è solo una azione meritoria ma anche un impegno verso la società e un dovere costituzionale".
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