Ansa, 26 febbraio 2015
La stampa di Ankara riferisce oggi della piaga delle violenze sessuali frequenti subite dai minori detenuti in Turchia, nella prigione di Sakran, vicino a Smirne, dove gli abusi sessuali subiti dai detenuti più giovani da parte di quelli più vecchi sono pratica costante, con "stupri di gruppo" e torture sessuali, senza che l'amministrazione reagisca.
Il vicepresidente del partito di opposizione Chp, Sezgin Tantikkulu, ha presentato un'interrogazione in parlamento sul caso di quattro ragazzi curdi, arrestati per aver lanciato pietre durante una manifestazione nel Kurdistan turco, sottoposti nel carcere di Pozanti vicino a Adana ad abusi sessuali da parte di 20 persone, guardiani e detenuti più anziani.
Aki, 26 febbraio 2015
Il governo afghano ha annunciato un nuovo piano per affrontare la questione delle torture e dei maltrattamenti dei detenuti dopo la denuncia contenuta in un rapporto della Missione delle Nazioni Unite di assistenza all'Afghanistan (Unama). Lo ha annunciato la presidenza afghana. Nel documento redatto dalle Nazioni Unite emerge che il 35 per cento dei detenuti afghani, minorenni compresi, ha subito torture e maltrattamenti nelle carceri del Paese. Secondo Kabul, sono 27.800 i detenuti nelle prigioni dell'Afghanistan.
Ansa, 26 febbraio 2015
Le autorità cinesi hanno condannato a 2 anni e mezzo ma con la sospensione della pena il famoso scrittore ottuagenario, Huang Zerong, meglio conosciuto come Tie Liu, che ha già trascorso più di 20 anni nei campi di lavoro.
Secondo quanto riferiscono fonti di stampa, lo scrittore sarebbe stato condannato per aver condotto un business illegale anche se il vero motivo è il fatto che Liu, da sempre oppositore del regime, ha scritto un articolo molto critico nei confronti del capo dell'ufficio di propaganda e membro del politburo del partito comunista cinese. Lo scrittore è stato anche condannato a pagare una somma di 30.000 yuan (oltre 6.000 euro) e, con la pena sospesa, ora non si sa a cosa sarà destinato. Condannato ad un anno, senza che se ne conoscano i motivi, anche il suo assistente.
Il processo non si è svolto a Pechino, residenza dello scrittore-giornalista, ma a Chengdu, città sudoccidentale, e a Tie è stato assegnato un avvocato d'ufficio dal momento che non era presente il suo. Tie Liu ha negato ogni accusa. L'avvocato del famoso scrittore ha anche sottolineato come il suo assistito sia stato detenuto, da settembre scorso, per cinque mesi, senza alcun motivo. Tie fu prelevato dalla sua casa di Pechino dopo aver pubblicato alcuni articoli riguardanti in particolare Liu Yunshan, potente membro del partito e capo della propaganda. Anche sulla sua rivista, "Small Scars from the past" (Piccoli graffi dal passato) che Tie distribuiva gratuitamente (e che gli sarebbe valsa l'accusa di business illegale) erano apparsi articoli "sensibili", alcuni relativi soprattutto ai soprusi subiti da alcuni dissidenti perseguiti dal regime per la loro militanza politica e le loro campagne.
Tie è uno dei più anziani dissidenti che sia mai stato formalmente perseguito e condannato. Il suo è comunque un nome ben noto alle autorità cinesi. La sua storia inizia già negli anni 50, quando fu etichettato come uomo di destra, quindi contrario al partito e al regime, proprio da Mao Zedong e condannato a 23 anni nei campi di lavoro. Il suo nome venne "ripulito" solo negli anni 80. Le autorità cinesi sono negli ultimi anni divenute sempre meno tolleranti nei confronti di coloro che sono critici nei confronti del partito. I casi di arresto, coercizione, minacce, restrizioni della libertà, sono enormemente aumentati negli ultimi anni. Avvocati, scrittori, attivisti, operatori umanitari sono sempre di più nel mirino della censura. In molti casi non si è arrivati nemmeno al processo e si sono verificati anche casi di sparizioni.
Askanews, 26 febbraio 2015
Un detenuto egiziano di Guantánamo sarà presto liberato, su indicazione della commissione governativa Usa per la revisione della condizione dei prigionieri del carcere di massima sicurezza sull'isola di Cuba, perché obeso e malato. La commissione ha decretato che Tariq el Sawah, 57 anni, non è più una minaccia per la sicurezza degli Stati uniti e può essere trasferito in un Paese dotato di "strutture mediche appropriate". Il prigioniero egiziano è considerato "tra i detenuti più obesi" e la commissione ne ha "raccomandato il trasferimento", tenuto conto anche del suo "cambiamento di ideologia, della rinuncia alla violenza, della situazione medica e dei suoi sforzi per migliorarla". "Il detenuto non è in contatto con estremisti al di fuori di Guantánamo e la sua famiglia si è impegnata ad aiutarlo nel processo di reinserimento dopo il suo trasferimento", è stato spiegato in un comunicato.
Mujica: Ex detenuti in Uruguay trasformati in vegetali
La detenzione a Guantánamo ha "trasformato in una specie di vegetali" i sei ex prigionieri scarcerati e mandati in Uruguay nell'ambito degli sforzi del presidente Usa Barack Obama per chiudere la prigione. Lo ha detto il presidente dell'Uruguay, José Mujica, in un'intervista rilasciata quattro giorni prima che Tabare Vazquez prenda il suo posto alla guida del Paese. "Questi uomini sono distrutti", ha detto il presidente uscente. "Potrebbero stare qui per due anni e non capirebbero un accidente di niente perché, anche se si vuole insegnare loro lo spagnolo, non hanno forza interiore, la volontà di andare avanti con la vita. Sono stati trasformati in una specie di vegetali", ha detto Mujica, che ha definito Guantánamo "una disgrazia per l'umanità".
di Vladimiro Polchi
La Repubblica, 25 febbraio 2015
"Il cielo plumbeo è diventato meno grigio". Lasciata alle spalle la grande paura, il Paese si risveglia in una "terra di mezzo", stretto tra ansie quotidiane e terrore globale. La crisi economica allarma ancora il 67% degli italiani: molto più del terrorismo, infatti, è la perdita del lavoro e il futuro dei figli a non far dormire i nostri concittadini.
La Presse, 25 febbraio 2015
Il Rapporto di Amnesty International 2014-2015, pubblicato oggi, contiene un capitolo riguardante l'Italia. Al centro delle preoccupazioni di Amnesty International restano la perdurante assenza del reato di tortura nella legislazione nazionale, la discriminazione nei confronti delle comunità rom, la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti irregolari e il mancato accertamento - nonostante i progressi compiuti su qualche caso - delle responsabilità per le morti in custodia, a seguito d'indagini lacunose e carenze nei procedimenti giudiziari.
di Marzio Breda
Il Corriere della Sera, 25 febbraio 2015
Chissà, forse pensa alla questione morale, riesplosa con gli scandali degli ultimi mesi. E di sicuro riflette anche sulla continua sovraesposizione mediatica di certe toghe, che rivendicano un improprio spirito missionario, o sugli alibi di altri colleghi che magari giustificano decisioni incomprensibili con il richiamo a una cavillosa e ottusa applicazione della legge (come se la legge non incidesse sull'esistenza concreta delle persone). Fatto sta che Sergio Mattarella, in risposta alle emergenze nel campo della giustizia, segnala alcune cose precise. Spiegando che, nonostante il coltivato cinismo e la pretesa assuefazione al peggio degli italiani, "il bisogno di legalità è fortemente avvertito nel Paese". E aggiungendo che, per rispondere con efficacia a quest'attesa, serve un impegno su tanti fronti, a partire da "un recupero di efficienza" della macchina giudiziaria.
di Errico Novi
Il Garantista, 25 febbraio 2015
Alla Scuola superiore della magistratura ci si arriva sempre a fatica. I poveri magistrati che la frequentano, durante i corsi, fanno una settantina di chilometri al giorno solo per la spola tra aule, albergo e ristorante.
di Dino Martirano
Il Corriere della Sera, 25 febbraio 2015
Dopo infinite polemiche e discussioni è giunta in porto la legge sulla responsabilità civile dei magistrati che l'Ue aveva sollecitato fin dal 2011 con la previsione di 50 milioni di euro di "multa" in caso di inadempienza. Il voto definitivo, ieri a tarda sera alla Camera, è arrivato al termine di un dibattito neanche troppo acceso: 265 sì, 51 no, 63 astenuti.
Alla fine la maggioranza si è presentata compatta e ha votato a favore, Fi, Sel e la Lega (tranne Gianluca Pini, che ha votato a favore) se la sono cavata con l'astensione mentre il M5S ha votato contro.
di Errico Novi
Il Garantista, 25 febbraio 2015
È il gran giorno. Alla Camera si accingono a pronunciare l'ultimo, fatale sì. E proprio mentre il "Comitato dei nove" della commissione Giustizia di Montecitorio cestina gli ultimi emendamenti e innesca countdown per il decollo della nuova responsabilità civile, l'ala più arrabbiata del sindacato delle toghe rilancia lo sciopero. Con un comunicato diffuso da Antonello Racanelli e Giovanna Napoletano, il gruppo di Magistratura indipendente chiede la convocazione dell'assemblea nazionale.
"Con tempi ridotti secondo quanto prevede lo statuto dell'Associazione magistrati". Quindi, nel giro di pochi giorni, si riuniscano i parlamentini sezionali e poi si vada in assemblea. "In tale sede, potranno e dovranno essere delineate e valutate iniziative finalmente efficaci da parte della magistratura associata, considerandosi anche la possibilità di una giornata di astensione dalle attività". È guerra totale. Non solo nei confronti del governo, ma anche con le correnti di maggioranza, Area e Unicost, che di sciopero non vogliono sentir parlare. D'altra parte questo tentativo proposto da Mi di
superare i tentennamenti del Comitato centrale e chiamare a decidere sullo sciopero direttamente la base potrebbe rivelarsi superato. In realtà i giudici di prima linea già preparano la vera risposta alla nuova disciplina della responsabilità civile: lo sciopero bianco. O più precisamente, un'autoriduzione dei carichi di lavoro. Spiega un magistrato di Caserta, che chiede di non essere citato: "Nella riforma che Montecitorio ha ormai messo in rampa di lancio viene eliminato il filtro
di ammissibilità per i ricorsi contro i nostri presunti errori. Bene, si tenga presente che in Tribunali come quello di Caserta e nella gran parte di quelli del Sud i magistrati giudicanti si portano in un'unica udienza anche quaranta fascicoli, per cercare di smaltire l'arretrato. Vorrà dire", spiega il giudice, "che ce ne porteremo al massimo una quindicina, così diminuirà anche il rischio di commettere errori". Ecco: autoriduzione dei carichi è la parola chiave dei questa vicenda. Una sorta di ammutinamento proposto dal cuore della macchina della giustizia, cioè dai magistrati di prima linea.
Più che la proclamazione di una giornata di sciopero, percepita da molte toghe come un rischiosissimo boomerang, rischia di essere questa appunto la vera risposta sindacale contro la riforma. Di fatto si profila un fenomeno analogo a quello a cui danno vita i medici del servizio sanitario nazionale: somministrano una maggiore quantità di farmaci e accertamenti clinici per abbassare il margine di errore e, soprattutto, cautelarsi rispetto a possibili azioni legali da parte degli assistiti. In Italia sta insomma per diffondersi la "giustizia difensiva".
Giudici e pm paiono tutt'altro che intenzionati a correre i rischi previsti dalla nuova disciplina della responsabilità civile. Non vogliono trovarsi a dover fare i conti con raffiche di azioni da parte dei cittadini-utenti, anche se si tratterebbe pur sempre di cause contro lo Stato, che eventualmente dovrà rivalersi nei loro confronti.
Tra le conseguenze più sgradite c'è il possibile innalzamento dei premi assicurativi. In caso di rivalsa da parte dell'amministrazione nei confronti del giudice dovrebbero scattare delle trattenute sullo stipendio. Ma la maggior parte dei magistrati preferisce accedere alla convenzione stipulata dall'Anni con una
società di brokeraggio. Si tratta della Marsh, che ha sede a Milano. E che però, interpellata dal Garantista, chiarisce come l'eventualità di un'impennata delle polizze sia per ora remota. "Il mercato assicurativo si aspetta da questa riforma della responsabilità civile dei magistrati un impatto molto contenuto", spiega il presidente della Marsh, Gianni Turci. "Attualmente il costo medio di una polizza, per un giudice o un pm, è inferiore ai 200 euro. Possiamo dire che le compagnie, di cui noi siamo intermediari, saranno senz'altro disponibili ad allargare le coperture con modesti aggiustamenti di premio".
Ad oggi il costo di un'assicurazione contro il risarcimento danni per responsabilità civile costa a giudici e pm cifre più o meno uguali per tutti. "È vero che l'eventuale trattenuta sullo stipendio è più alta se è maggiore la retribuzione del magistrato. Ma chi ha stipendi più elevati ricopre anche funzioni più alte e ha in genere una maggiore esperienza. Il che dal punto di vista delle assicurazioni tende a ridurre comunque il rischio di una condanna", dice ancora il presidente della Marsh. In gioco dunque c'è poco, in termini economici. Ma i magistrati non tollerano quell'ombra che rischia di stendersi su ogni loro singolo atto.
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