di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 giugno 2025
Quando un reclamo parte da dentro le mura del carcere, le ore scandiscono non solo il passare del tempo, ma il confine tra un diritto e la sua negazione. La sentenza numero 78/ 2025 della Corte costituzionale pone l’accento proprio su questa linea sottile: il termine di ventiquattro ore entro cui un detenuto può presentare reclamo contro il diniego di un permesso di necessità è risultato “troppo breve” per rispettare il diritto di difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione. La Corte ha così dichiarato incostituzionale il terzo comma dell’articolo 30-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, imponendo al legislatore di allargare da ventiquattro ore a quindici giorni il termine per proporre reclamo.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 giugno 2025
In Aula al Senato senza relatori, respinte le pregiudiziali e bypassate le commissioni. “Avete scambiato il Senato per una succursale di Palazzo Chigi?”, urla l’esponente dell’opposizione senza più parole di fronte al passaggio lampo imposto al Senato dal governo Meloni sul decreto Sicurezza. La domanda è retorica, la risposta viene da sé. Il testo arriva infatti all’ora di pranzo nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia e dopo neanche un’ora, interrotto l’esame e saltato a piè pari il voto del pur ridotto numero di emendamenti presentati dalle opposizioni, alle cinque della sera il provvedimento viene rimbalzato in Aula senza neppure il mandato al relatore.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 giugno 2025
In Commissione gli emendamenti non sono neppure stati letti. Stamattina può arrivare il voto di fiducia. “Imperio intollerabile”, “forzatura gravissima”, “Parlamento come succursale di Palazzo Chigi”: sono solo alcune delle espressioni pronunciate ieri dalle opposizioni nell’Aula del Senato per descrivere quanto accaduto in merito al Dl sicurezza. In pratica il provvedimento, approvato la scorsa settimana alla Camera dei deputati dopo che il governo aveva posto la fiducia, è sbarcato ieri a Palazzo Madama in maniera alquanto singolare: le commissioni Affari costituzionali e Giustizia sono state convocate alle 13 per iniziare l’esame della legge di conversione del decreto; alle 15 è stato posto il termine per la presentazione degli emendamenti; alle 16 i commissari senatori sono stati riconvocati, si è preso atto che erano stati presentati 131 emendamenti e due ordini del giorno delle opposizioni, alle 17 il Dl è arrivato in Aula senza che fosse stato conferito il mandato al relatore e senza che fosse stata illustrata una sola proposta di modifica.
di Errico Novi
Il Dubbio, 4 giugno 2025
C’è il rischio che il decreto Sicurezza finisca nel nulla della stroncatura per incostituzionalità? “Sì, un rischio c’è, perché i requisiti di necessità e urgenza sono indicati, nella nostra Costituzione, in modo da non poter assimilare la Repubblica italiana al presidenzialismo francese, tanto per intenderci”. Mario Esposito, ordinario di Diritto costituzionale all’Università del Salento, aiuta il Dubbio a decifrare l’ombra che incombe sul provvedimento dei record. Il testo varato lo scorso 4 aprile in Consiglio dei ministri sta per essere definitivamente convertito in legge grazie alla procedura super- accelerata di Palazzo Madama, ma potrebbe essere viziato in radice da illegittimità costituzionale, e stroncato quindi dalla Consulta. Se ne parla almeno dalla conferenza stampa dello scorso 4 aprile, in cui il governo, nelle persone di Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, aveva illustrato le misure, trapiantate dall’omonimo disegno di legge (fermo all’epoca in Senato).
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2025
Solo il decreto Sicurezza ha introdotto 22 nuove fattispecie penali scavalcando il Parlamento: il contrario delle depenalizzazioni promesse da Nordio a inizio mandato. Undici nuovi reati e 11 aggravanti, totale 22. È il numero “ufficiale” di modifiche alla legge penale introdotte dal decreto Sicurezza, il provvedimento-bandiera approvato a inizio aprile in Consiglio dei ministri. Un profluvio di nuove fattispecie che si va ad aggiungere alle altre sei contenute in decreti legge precedenti, per un totale complessivo di ben 28 interventi in materia penale realizzati dal governo Meloni scavalcando il Parlamento.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 4 giugno 2025
La scelta contestatissima di volere a tutti i costi inquadrare nel decreto sicurezza come un reato penale “anche le condotte di resistenza passiva” è insensata. “Con questo gesto sto scuotendo le fondamenta dell’Impero britannico”. Mette i brividi rivedere oggi il video in bianco e nero del 6 aprile 1930 nel quale Gandhi, dopo una marcia di ventiquattro giorni partita con 78 seguaci da Ahmedabad (a nord di Bombay) e conclusa con un fiume umano di decine di migliaia di partecipanti nel villaggio costiero di Dandi, afferra un pugno di fango salato dicendo quella frase destinata a diventare celeberrima: “I am shaking the foundations of the British Empire”.
di Sergio Segio
Il Manifesto, 4 giugno 2025
Il decreto Piantedosi, che ha già ottenuto il voto di fiducia della Camera, è stato definito “fascistissimo” a rimarcarne intenti ed effetti che superano persino il codice Rocco. Mitridatizzati da un ventennio di enfatizzazione della “sicurezza”, sorretta dalla retorica bipartisan di una “cultura della legalità” declinata in chiave di ordine pubblico e di populismo penale, rischiamo infatti di non cogliere appieno l’involuzione autoritaria imposta dall’attuale governo. A differenza dei precedenti (utilmente riepilogati da Livio Pepino: Maroni, 23 febbraio 2009, n. 11; Minniti, 17 febbraio 2017 n. 13 e 20 febbraio 2017, n. 14; Salvini, 4 ottobre 2018, n. 113 e 14 giugno 2019, n. 53; Lamorgese, 21 ottobre 2020, n. 130), l’attuale decreto sicurezza (11 aprile 2025, n. 48), ora al Senato, si inscrive con maggiore coerenza ed evidenza in un progetto di forzatura costituzionale e della democrazia.
di Pino Corrias
vanityfair.it, 4 giugno 2025
In tv, sui giornali e sui social spopola il delitto di Garlasco. Nel frattempo, il ministro Carlo Nordio porta avanti le sue riforme. Mentre sullo schermo collettivo lampeggiano le luci stroboscopiche del caso di Garlasco con effetti stordenti su di noi sollecitati a partecipare da mesi al selvaggio tribunale delle illazioni pubbliche, delle verità controverse, degli indizi mai del tutto veri, mai del tutto falsi, dei colpevoli dell’omicidio di Chiara Poggi che diventano innocenti e viceversa, dei testimoni che ricordano e poi dimenticano, delle impronte che compaiono e scompaiono, procede in parallelo lo smantellamento della Giustizia. Quella vera.
Il Dubbio, 4 giugno 2025
Un 30enne è morto a Pescara, in ospedale al Santo spirito, per un arresto cardiaco. Il ragazzo sarebbe stato portato ieri mattina alle 11 in questura, sempre a Pescara, perché coinvolto poco prima in un alterco in strada, per aver opposto resistenza a pubblico ufficiale, motivo per cui sarebbe stato necessario l’uso del taser. Una volta condotto nelle camere d’attesa per compiere gli atti di polizia giudiziaria, il 30enne ha accusato un malore ed è stato dapprima soccorso sul posto dal 118 e poi trasportato in ospedale per le manovre di rianimazione che non sono bastate per impedire il decesso.
di Paola Iandolo
ottopagine.it, 4 giugno 2025
Il 27 giugno inizierà il processo per i dieci imputati accusati di tentato omicidio. Paolo Piccolo, il 26enne picchiato è stato trasferito nel centro di riabilitazione Don Gnocchi di Sant’Angelo dei Lombardi, specifico per le sue condizioni di salute. i familiari il 22 maggio scorso hanno organizzato una protesta civile davanti all’ospedale Moscati di Avellino, per chiedere cure adeguate per il loro congiunto ridotto in fin di vita e che versa, ormai da mesi, in uno stato vegetativo all’ospedale Moscati di Avellino. Affianco ai familiari di Piccolo, anche Carlo Mele e il legale della famiglia, Costantino Ciardiello.
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