Gazzetta del Sud, 1 giugno 2025
Gli Istituti a custodia attenuata per detenute madri sono strutture penitenziarie speciali progettate per garantire che le madri detenute possano tenere con sé i propri figli, offrendo un ambiente più simile a quello familiare e garantendo la tutela dei diritti dei minori. Una bimba di appena un mese di età in cella con la madre nel carcere di Pagliarelli a Palermo: “Un caso drammatico che si somma ad altre 11 storie di bambini che in carcere con le loro madri, di cui 9 straniere, ne condividono la detenzione”, afferma Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria, ricordando che gli altri bimbi si trovano 3 nell’Icam (Istituto di custodia attenuata per detenute madri) di Milano, 3 in quello di Venezia, uno in quello di Torino; 3 nel carcere di Rebibbia e uno in quello di Perugia.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 1 giugno 2025
Non è importante verificare se, come dicono gli organizzatori, i manifestanti di ieri contro il decreto “Sicurezza”, approvato alla Camera tra molte contestazioni e da martedì in Senato, erano davvero 150 mila o la metà. Ciò che invece è necessario sapere è che per ognuno di quelli che marciavano ieri ce n’erano due o tre che silenziosamente nelle loro case approvano le nuove norme, che introducono 14 nuove figure di reato e complessivamente 417 anni in più di galera, un incremento mai visto tutto insieme al sovraffollamento delle carceri per cui tra qualche settimana, alla prima ondata di caldo si invocheranno soluzioni impossibili da realizzare con queste leggi.
di Paolo Di Falco
Il Domani, 1 giugno 2025
Migliaia di persone hanno manifestato oggi a Roma contro il decreto sicurezza, la misura del centrodestra che criminalizza fortemente il dissenso, approvato in settimana alla Camera. È una marea allegra quella che questo pomeriggio si è riunita nella piazza romana di Vittorio Emanuele per protestare contro la nuova versione di un decreto sicurezza fresco dell’approvazione dello scorso giovedì da parte di Montecitorio. “Abbiamo scelto di scendere in strada prima che il testo arrivi in Senato per cercare di fermare quello che per noi è uno schiaffo alla nostra Costituzione e alla possibilità di continuare a vivere in un paese che faccia del dissenso il caposaldo della sua democrazia”, dice il portavoce della Rete No Ddl Sicurezza Luca Blasi.
di Giulia Merlo
Il Domani, 1 giugno 2025
Secondo il professore, il governo fa leva sul “populismo penale” e abusa del decreto legge. “Quando un giudice lo deferirà alla Consulta non sarà una scelta eversiva, ma obbligata”. Il decreto Sicurezza è stato convertito, con la fiducia, alla Camera e ora passa al Senato per l’ultimo via libera. Tuttavia, i suoi effetti sono in vigore già dal 12 aprile quando, con una piroetta, il testo è trasmigrato da un disegno di legge a un decreto legge. È un decreto figlio del “populismo penale”, secondo Gian Luigi Gatta, professore alla Statale di Milano e presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale, che si è mobilitata per organizzare in 10 atenei un ciclo di convegni per mettere in luce le storture del testo.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 1 giugno 2025
Un movimento che non si è fatto ingabbiare dagli schemi tossici della destra. E che ha capito che la cura collettiva e la difesa della democrazia sono precondizioni della politica nuova. Il corteo contro il dl sicurezza è stato un successo che ha sventato molti rischi. Una regola della militanza, che si impara per via empirica e ti resta attaccata alla pelle dice che quando un compagno o una compagna finisce alla sbarra del processo, recluso in casa o addirittura in galera, bisogna fare di tutto per tirarlo fuori dai guai.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 1 giugno 2025
Intervista a Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto. Ieri il nostro giornale ha raccontato dell’invito a partecipare al corteo contro il decreto sicurezza da parte di un gruppo di detenuti di Rebibbia per “portare in piazza anche la nostra voce”. Non succede spesso che la popolazione carceraria aderisca a una manifestazione. “Non posso che apprezzare il fatto che un gruppo di detenuti possa prendere la parola. Sono norme che li riguardano direttamente. Direi di più: intimamente, ne colpiscono a fondo la soggettività e rappresentano per me uno dei tre esempi della cifra con cui è stato disegnato questo decreto dal governo: la malvagità”.
di Simone Alliva
Il Domani, 1 giugno 2025
Giulia Bongiorno rilancia la vecchia proposta di punire penalmente i dodicenni. Ma i dati del Ministero della Giustizia e i rapporti di Antigone dimostrano che i reati gravi sotto i 14 anni sono marginali. Le convenzioni internazionali parlano chiaro: sotto quella soglia non si può scendere senza violare i diritti dei minori. Zanella (AVS): “Una furia penalista che non salva nessuno”. “Oggi i ragazzi crescono più velocemente di un tempo e forse potrebbe essere utile anche valutare la possibilità di abbassare l’età dell’imputabilità da 14 a 12 anni”, intervistata dal Corriere della Sera, Giulia Bongiorno (Lega), presidente della commissione Giustizia del Senato rispolvera una proposta fondativa del partito del Carroccio.
di Paola Di Caro
Corriere della Sera, 1 giugno 2025
L’avvocato penalista e presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno: “Sempre più ragazzini violenti, dobbiamo agire tutti”. È un appello accorato quello che lancia Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia, ma da sempre attenta al tema del femminicidio, parola che “non si può né si deve cancellare: anzi, ho trovato profondamente sbagliata la raccolta firme delle giuriste contro il nuovo reato”. Perché non solo continua ad essere una piaga, ma il fenomeno si sta addirittura “aggravando”. Coinvolgendo fasce d’età sempre più basse - ultimo il caso di Martina Carbonaro - sembra ci si trovi completamente impreparati a capire come i giovanissimi affrontano quello che chiamano amore.
di Gian Domenico Caiazza*
Il Riformista, 1 giugno 2025
Posso dirlo? Lo dico. Almeno, si comincia a parlare del “dubbio” nel giudizio penale anche al di fuori delle aule giudiziarie o universitarie. In questo sempre meno decoroso spettacolo che sta andando in onda da settimane intorno alla piccola cittadina di Garlasco, è perfino possibile cogliere qualcosa di buono. Con molto cinismo, lo riconosco, perché intanto questo bailamme ustiona e scortica la pelle delle persone che, loro malgrado, ne sono protagoniste: ma insomma, la congiunzione astrale sta di fatto determinando la miracolosa possibilità che media e pubblica opinione possano finalmente toccare con mano la ragione per la quale si è tramandato intatto fino a noi, dal Codice Giustinianeo per oltre 1.500 anni, un principio fondativo della civiltà umana, tuttavia indigesto alla istintiva bulimia giustizialista dei più: “in dubio pro reo” (nel dubbio, a favore dell’imputato, ndr).
di Francesco Iacopino
Il Riformista, 1 giugno 2025
Il Direttore de L’Altra Voce condanna la ricerca di un capro espiatorio “Si cerca un bersaglio mediatico da esporre sulla pubblica piazza”. La vicenda di Garlasco porta in emersione tutte le deformazioni della giustizia in Italia: la componente emotiva della piazza, quella spettacolare dell’informazione, l’allestimento dell’aula mediatica, la celebrazione del processo sociale, la “contaminazione” di quello penale. Ne abbiamo parlato con Alessandro Barbano, Direttore de L’Altra Voce, già Direttore de Il Messaggero, Il Riformista, Il Mattino e autore de “L’Inganno” e “La Gogna”.
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