di Paolo Giordano
Corriere della Sera, 2 maggio 2025
Le storie dei giornalisti nelle zone occupate sono spie di come va il mondo. E non va bene. Dalla parte più alta di Nikopol, sulla sponda del Dnipro libera dall’occupazione russa, si vede Enerhodar. La centrale nucleare, che noi chiamiamo “di Zaporizhzha”, si staglia al di là del fiume. A luglio 2023, dopo il sabotaggio della diga di Khakovka, non c’era quasi più acqua in quel tratto. Al netto dei cecchini e delle mine, sembrava possibile raggiungere i reattori a piedi. Nello stesso mese in cui mi trovavo lì, a valutare quella distanza, Victoria Roshchyna lasciava l’Ucraina per raggiungere proprio Enerhodar occupata. Per arrivarci ha dovuto aggirare la linea del fronte, percorrere più di duemila chilometri attraverso la Polonia e la Lituania, poi da nord a sud nella Russia nemica e lungo la sponda nord del mare di Azov.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 1 maggio 2025
Gli azzurri Zanettin e Calderone d’accordo ma il Carroccio non ci sta: “Rispetto per le vittime”. “Non possiamo dirci contrari”. Quattro semplici parole che testimoniano la volontà di Forza Italia, almeno negli annunci, di non lasciar cadere la proposta lanciata da Nessuno Tocchi Caino per un “mini- indulto” di un anno che permetterebbe di far uscire dalle carceri i detenuti con ancora 12 mesi di condanna da scontare. A parlare per gli azzurri sono i due capigruppo in commissione Giustizia: Tommaso Calderone alla Camera e Pierantonio Zanettin in Senato.
di Angela Stella
L’Unità, 1 maggio 2025
Due giorni fa sulle pagine del Corriere della Sera il senatore dem Pierferdinando Casini si era appellato alla premier Meloni: “occupiamoci di carceri e detenuti, anche attraverso provvedimenti di amnistia e indulto. È questa l’ultima lezione di Papa Francesco”. Ieri, dalle pagine del Dubbio, è arrivata anche l’adesione del vicepresidente della Camera, l’azzurro Giorgio Mulè, ad una proposta di legge per far sì che escano dalle carceri già sovraffollate tutti i detenuti con ancora soltanto un anno di pena rimasto da scontare: “Ho firmato, e sono stato l’unico di Fi a farlo, una proposta che prosegua nel solco tracciato da papa Francesco e che si concretizza in un indulto dell’ultimo anno di pena”, ha detto il deputato di Forza Italia.
di Ilaria Proietti
Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2025
Da Forza Italia alla dem Serracchiani: fuori chi deve scontare meno di 12 mesi. Amnistia, indulto, liberazione anticipata. Sarà per il torpore della lunga siesta da plurimi ponti, per gli animi davvero scossi per le solenni esequie appena celebrate o per il gusto del diversivo, ma il cimento politico delle ultime ore è l’atto di clemenza nel nome di Papa Francesco. Che, inascoltato, all’apertura dell’Anno giubilare a Rebibbia aveva chiesto dignità per i detenuti e forme di condono della pena: tre giorni fa ha aperto le danze il sempre quirinabile Pier Ferdinando Casini rilanciando l’accorato appello, via Corriere della Sera, per interventi concreti sulle carceri: “È questa l’ultima lezione del Papa. Il suo è stato tutto un Pontificato rivolto agli ultimi”.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 1 maggio 2025
La supplica del Pontefice e la clemenza “postuma”: Così andò 20 anni fa. “Merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolare l’impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società”. Era il 14 novembre del 2002, quando Papa Giovanni Paolo II, già profondamente segnato dalla malattia, si spinse di fronte alle Camere riunite a Montecitorio a invocare esplicitamente l’amnistia, o quanto meno l’indulto, per i detenuti. Una richiesta accorata, avanzata in modalità inedite proprio nel luogo del legislatore, dopo che un eguale appello del Pontefice alla vigilia del Giubileo del 2000 andò completamente inascoltato dalla classe politica.
di Gianni Alemanno*
Il Dubbio, 1 maggio 2025
Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento. Tutti i potenti della Terra, 400mila persone in piazza, il mondo che guarda commosso la televisione, Trump e Zelensky che parlano, seduti da soli dentro la Basilica di San Pietro. Ormai fa parte della retorica comune dire che il mondo si è inginocchiato di fronte alla morte di Papa Francesco. Anche qui in carcere, per una volta, le televisioni non sono sintonizzate sui programmi di Maria De Filippi, ma in tutte le celle si guarda in silenzio Piazza San Pietro. Per le persone detenute Papa Bergoglio non era semplicemente un’autorità religiosa o un uomo giusto e famoso da apprezzare, era, ed è, un parente, un padre, un nonno, o uno zio (come qui vengono invariabilmente chiamati i detenuti più anziani), a cui si è affezionati perché lo si sente concretamente vicino nel proteggere e nell’aiutare.
di Luigi Talienti
L’Edicola del Sud, 1 maggio 2025
Per me, come per gran parte degli uomini, il carcere era un luogo da evitare, perché abitato da “delinquenti”, da gente poco raccomandabile, con cui era meglio non avere a che fare. M’intimoriva e mi sentivo inadeguato e impreparato a ricoprire quel ruolo da docente, in quel mondo a me sconosciuto. Subito mi misi alla ricerca di testi attinenti e funzionali all’insegnamento, che lessi con grande avidità. Trovai poco sulla docenza in carcere, quasi non fosse contemplata nell’ordinamento scolastico, ma trovai nelle persone care e in docenti sapienti e dediti il conforto e l’incoraggiamento, che mi spinsero ad intraprendere con serenità quella strada, in totale fiducia nella forza d’animo quale azione motrice di innovamento.
di Fabio Cavallari
glistatigenerali.com, 1 maggio 2025
C’è un rumore sordo che si ripete. Cancelli di ferro che sbattono. Chiavi che graffiano l’aria. Dentro le carceri italiane l’odore è denso. Stanco. Dimenticato. Qui, dove la punizione ha preso il posto della giustizia, si consuma ogni giorno una pena che non ha volto. E che quasi nessuno vuole vedere. Mentre la politica discute di slogan e simboli, le celle continuano a riempirsi. Gli uomini e le donne rinchiusi non sono più storie da raccontare. Ma cifre da gestire. Non si parla più di umanizzazione. Non si parla più di dignità. Si parla di fermezza. Come se la fermezza potesse cancellare il bisogno di giustizia.
agronline.it, 1 maggio 2025
Plastic Free Onlus impegnata nel contrasto all’inquinamento da plastica e Seconda Chance, associazione del Terzo Settore per il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti, faranno scendere in campo centinaia di volontari e decine di detenuti in permesso premio per la pulizia dell’ambiente. Tredici città italiane saranno protagoniste sabato 3 maggio di una straordinaria mobilitazione all’insegna dell’ambiente e dell’inclusione. L’iniziativa, nata dalla consolidata collaborazione tra Plastic Free Onlus, l’organizzazione impegnata nel contrasto all’inquinamento da plastica, e Seconda Chance, associazione del Terzo Settore dedicata al reinserimento socio-lavorativo dei detenuti, vedrà scendere in campo fianco a fianco centinaia di volontari e decine di detenuti in permesso premio provenienti da istituti penitenziari di tutta Italia.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 1 maggio 2025
I detenuti, il rispetto e fratellanza verso di loro sono stati un tratto costante del pontificato di Papa Francesco. Non suo specifico naturalmente, dal momento che risale, come opera di misericordia, al Discorso della Montagna. Ma nelle indicazioni di questo Papa si trova una speciale forza, fino al suo paradossale “non so perché loro in carcere, invece che io”. Nel recinto dei potenti della politica mondiale, radunati al funerale, si è visto, serio e compunto, anche tutto quanto vi era di contrario a ciò che il Papa fino all’ultimo ha testimoniato: contrario e addirittura rivendicato, nel disprezzo e nell’insofferenza, espressi con tanta frequenza nella società e nel mondo politico. E oltre al carcere anche la pena di morte, che in ancora tanti Paesi del mondo è praticata.
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