di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 aprile 2025
Le opposizioni hanno presentato mille emendamenti e ci vorrebbero sei mesi per esaminarli tutti: la maggioranza garantirà il confronto o forzerà la mano? La maggioranza è a un bivio: garantire il confronto sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere al Senato o mettere in atto qualche forzatura del regolamento per arrivare quanto prima all’approvazione, sacrificando il dialogo con le opposizioni. Nel primo caso per i partiti azionisti del Governo Meloni c’è il rischio, come ipotizzato dal presidente della commissione Affari costituzionali Alberto Balboni ieri su questo giornale, che per votare i mille emendamenti presentati da Pd, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si impieghino addirittura sei mesi.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 30 aprile 2025
Non funziona se resta monco sia di informazione per chi lo deve indossare, sia di formazione per chi ne deve controllare gli avvisi. Il paracadute è una bella sicurezza, ma, se sull’aereo lo si butta in mano al passeggero senza istruzioni d’uso e senza che a terra ci sia poi chi dia assistenza, non evita ci si sfracelli. Stesso rischio corre il braccialetto elettronico se resta monco sia di informazione per chi lo deve indossare, sia di formazione per chi ne deve controllare gli avvisi.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 30 aprile 2025
Il tribunale di Massa ha emesso la sentenza di primo grado che commina in totale 70 anni di carcere nei confronti degli uomini in divisa. Tra le contestazioni ci sono i reati di lesioni, violenza sessuale e sequestro di persona. Le indagini partite nel 2011, con l’esposto di un cittadino di origine marocchina. Sono quasi 70 gli anni totali di carcere comminati a 22 carabinieri della caserma di Aulla. Nell’aula gremita del tribunale di Massa è arrivata la sentenza di primo grado di un’indagine iniziata nel 2011, quando un cittadino di origine marocchina aveva presentato un esposto per lesioni, denunciando di aver subito maltrattamenti da parte dei carabinieri.
di Nicoletta Tempera
Il Resto del Carlino, 30 aprile 2025
Non solo al Pratello. Anche alla nuova sezione dei giovani adulti aperta alla Dozza sono stati registrati i primi problemi, legati alle intemperanze dei giovani detenuti. “Alcuni dei ristretti - denuncia Salvatore Bianco della Fp Cgil - si stanno rendendo protagonisti di eventi critici, come quelli accaduti lo scorso 24 aprile, quando un detenuto avrebbe dato alle fiamme un materasso della sua camera. Grazie all’intervento della penitenziaria si è evitato il peggio. Un altro detenuto avrebbe anche tentato più volte il suicidio, e anche in questo caso è stato il personale a scongiurare un’ennesima tragedia”.
di Antonella Baccaro
Corriere di Bologna, 30 aprile 2025
Cinque giovani detenuti nella sezione separata del carcere della Dozza hanno fatto ricorso contro il trasferimento dagli istituti penali minorili di Treviso, Torino, Bologna e Firenze. Il 23 maggio l’udienza davanti al magistrato di sorveglianza presso il Tribunale per i minorenni di Bologna per discutere il reclamo con cui i detenuti chiedono il rientro nel carcere di provenienza. Lo conferma il Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, fortemente critico con l’operazione voluta dal ministero della Giustizia: per la prima volta, infatti, persone che hanno compiuto reati da minorenni sono state collocate in un carcere per adulti.
di Ludovica Addarii
incronaca.unibo.it, 30 aprile 2025
“La sezione dei giovani adulti alla Dozza è un progetto partito male. Penso che prima si concluderà questa esperienza e meglio sarà. Io ho fatto una visita ieri alla sezione della Dozza dei giovani adulti. Non è un progetto sostenibile perché è dentro un carcere di persone grandi”. Così Roberto Cavalieri, Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, commenta l’operazione di trasferimento dei 50 giovani dal carcere minorile del Pratello alla Dozza. “Le influenze su questi giovani adulti ci sono tutte. Il limite per porre fine al progetto è di tre mesi più tre. Se è partito il 24 marzo vuol dire che terminerà a settembre. Bisogna aspettare settembre per capire se riescono a smantellare questa presenza del minorile dentro la Dozza”.
di Gianpaolo Marro
La Stampa, 30 aprile 2025
Attualmente sono quattro alternativamente chiuse. L’annuncio al convegno con l’appello per rivedere il regime detentivo speciale. “Nel carcere di Cuneo presto riapriranno due sezioni del 41 bis. Attualmente sono quattro alternativamente chiuse: i detenuti sono 46 e la capienza è di 92. A breve arriveranno altri 22 reclusi con questo regime detentivo speciale”. Così Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti ha annunciato ieri (martedì 29 aprile) al convegno a Cuneo nella sala Giolitti della Provincia, organizzato per far conoscere nel dettaglio la realtà del 41 bis, i numeri e soprattutto riflettere su questa misura.
di Paolo Viarengo
La Stampa, 30 aprile 2025
Così si conclude la polemica scoppiata ad Asti. Stefania Sterpetti, garante dei detenuti di Asti, rinuncia all’incarico. Dice: “Con profondo rammarico, comunico la mia decisione di rinunciare all’incarico di Garante delle persone private della libertà per il carcere di Asti, conferitomi dal Consiglio Comunale il 22 aprile 2025”. Comincia così la lettera con cui Stefania Sterpetti, 67 anni, medico in pensione, decide di non proseguire nell’incarico affidatole pochi giorni fa.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 30 aprile 2025
Ecco la storia del pastificio Futuro, nato nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo nel 2013 dopo la visita di Bergoglio. A loro papa Francesco, poco prima di morire, ha fatto una donazione di 200mila euro. Il cappellano Nicolò Ceccolini: “Useremo i soldi per il mutuo, ma il Papa ci ha dato soprattutto una grande iniezione di fiducia”. Dodici anni fa Papa Francesco andò a visitare l’istituto penale minorile-Ipm “Casal del Marmo” di Roma. All’allora cappellano padre Gaetano Greco disse che occorreva “dare non solo una casa ai ragazzi, ma anche un lavoro. Per non farsi rubare la speranza”. Dal 2017 cappellano del carcere minorile è don Nicolò Ceccolini che, due anni fa, quando Bergoglio tornò all’Ipm, gli fece benedire una prima trafila di pasta da vendere al pastificio Futuro: “Così si chiuse un cerchio”, dice. Prima di morire, Francesco ha lasciato la sua ultima donazione di 200mila euro proprio a quest’azienda artigianale.
di Diego Motta
Avvenire, 30 aprile 2025
Gli ultimi della fila dovrebbero essere in testa all’agenda. È una verità semplice ma tutt’altro che scontata, quella che i giorni della morte di papa Francesco consegnano ai potenti del mondo. Aver concesso l’ultimo omaggio a Bergoglio alle figure a lui più care, i senza niente, è un segno che oggi interpella tutti. L’agenda degli ultimi sta infatti crescendo a dismisura, perché in questi anni si è allargato il popolo dei dimenticati. Di chi stiamo parlando? Di persone che non fanno notizia. Invisibili perché nascosti ai nostri occhi e invisibili perché strutturalmente in secondo piano nella comunicazione.
- Se la società del narcisismo sdogana la violenza
- Gino Cecchettin: “Basta violenza e sopraffazione, la musica cambi linguaggio”
- Quando la solidarietà ai migranti viene criminalizzata: 142 casi nel 2024
- Divisi dalla canapa, Lega veneta contro il Governo
- Il “caso Regno Unito” arriva alla Cedu: giudice trans ricorre contro la definizione legale di donna










