di Giansandro Merli
Il Manifesto, 25 aprile 2025
Hanno chiesto asilo, così la Corte d’appello di Roma ha negato il trattenimento in Albania. Intanto il Comitato anti tortura del Consiglio d’Europa critica i centri extra territoriali e presto potrebbe visitarli. Inesorabile come il corso di un fiume la consapevolezza che con la richiesta di asilo si torna in Italia e forse anche in libertà si sta facendo strada tra i cittadini stranieri reclusi in Albania. In questi giorni le navi delle autorità italiane avranno da fare la spola tra un lato e l’altro dell’Adriatico: ieri la Corte d’appello di Roma ha rifiutato di convalidare la richiesta di detenzione di due nuovi richiedenti protezione internazionale, mentre già domani sono in programma altre udienze analoghe. Le domande d’asilo stanno crescendo ed è lecito pensare che presto saranno avanzate da tutte le persone recluse.
di Luca Attanasio
Il Domani, 25 aprile 2025
Dal Sud Sudan al Congo, Bergoglio ha levato la sua voce contro lo sfruttamento, lo schiavismo e per i diritti del continente. È il papa che più di tutti ha “africanizzato” il collegio cardinalizio: una scelta che peserà sull’elezione del successore. Jorge Bergoglio veniva “dalla fine del mondo”, come ebbe e a dire in occasione del primo saluto subito dopo la nomina, ma da un contesto che, seppur colonizzato e parte del Sud globale, era molto differente dall’Africa. Ugualmente, in dodici anni di pontificato, Francesco ha progressivamente saputo e voluto porre l’Africa al centro della chiesa e ha contribuito a inserirla nell’agenda geopolitica internazionale. Con la sua insistenza sull’essere chiesa in “uscita” e sulla necessità di raggiungere le periferie fisiche ed esistenziali, l’ultimo papa ha inteso e fatto intendere che il futuro della sua chiesa e del mondo intero si giocassero lì e ha gradualmente assunto una coscienza più chiaramente decolonizzata anche grazie al contributo che alla chiesa universale hanno dato figure emergenti di prelati africani.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 25 aprile 2025
Alison Parker di Human Rights Watch commenta il report dell’organizzazione. “La democrazia americana si sta dirigendo verso un regime che rifiuta ogni nozione di giustizia”. Cento attacchi ai diritti umani in cento giorni, quelli raggiunti ieri dall’amministrazione di Donald Trump. La lista è stilata da un report di Human Rights Watch “per illustrare - dice al manifesto la vicedirettrice dell’ufficio statunitense dell’organizzazione, Alison Parker - la magnitudine di ciò che questo governo sta facendo alle vite delle persone comuni negli Stati uniti e in tutto il mondo”. È importante notare come questa lista, che ha l’aspetto di un bollettino di guerra, riguardi danni arrecati a “ogni aspetto della vita delle persone”: dalla loro “capacità di sfamare se stesse e i propri figli”, all’aspettativa di “ricevere un trattamento giusto e imparziale da parte del governo”. Dal “diritto alla salute” alla “previdenza sociale, la libertà di parola, la possibilità di accedere alle informazioni e manifestare il proprio dissenso”.
di Papa Francesco
Il Dubbio, 24 aprile 2025
Il discorso che Papa Francesco tenne il 23 ottobre 2014 alla delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale invocando la dignità di ogni persona. “Il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili, in nome di una finalità preventiva la cui efficacia non si è potuto verificare, neppure per le pene più gravi, come la pena di morte. c’è il rischio di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala di valori tutelati dallo Stato”.
di Grazia Zuffa*
Il Manifesto, 24 aprile 2025
“L’ergastolo non è la soluzione del problema, ma il problema da risolvere”. Scelgo di aprire così, con questa affermazione di Papa Francesco, la mia presentazione. Perché, al di là dei tanti e differenti punti di vista per cui l’ergastolo può essere definito come problema, Papa Francesco ci richiama con forza alla dimensione etica dell’agire per risolvere il problema, appunto. La quale corrisponde alla finalità politica di questo nuovo volume sugli ergastoli, curato per La Società della Ragione. Rovesciando la questione, il no all’ergastolo può diventare la prima pietra del diritto penale minimo: un sistema giuridico basato su criteri affini alla “cautela in poenam”, di cui parlerà molti anni dopo, nel 2014, Papa Francesco in un discorso alla delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale.
di Andrea Oleandri*
lavialibera.it, 24 aprile 2025
Le lavande dei piedi nelle carceri romane, la porta del Giubileo a Rebibbia, l’abolizione dell’ergastolo in Vaticano: Jorge Mario Bergoglio ha sempre manifestato la sua vicinanza alle persone recluse: “Mi chiedo: perché loro e non io?”, ha detto il 17 aprile, pochi giorni prima della morte. Tra le tante cose per cui verrà ricordato il dicastero di papa Francesco, scomparso lunedì 21 aprile, c’è sicuramente l’attenzione al carcere e alle condizioni di detenzione che hanno rappresentato un filo che ha legato tutto il suo pontificato. La sua prima visita in un carcere risale al 28 marzo 2013, solo due settimane dopo la sua elezione al soglio pontificio.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 24 aprile 2025
Nell’ultimo Giovedì Santo Francesco aveva visitato i ristretti di Regina Coeli e a dicembre aveva aperto una Porta Santa a Rebibbia: ultimi segni di una prossimità concreta e spirituale ai carcerati. “Perché voi e non io?”. Davanti ai carcerati, che durante il suo pontificato ha incontrato per sedici volte nei penitenziari italiani e all’estero, papa Francesco se lo è domandato spesso. L’ultima soltanto pochi giorni fa mentre usciva dalla casa circondariale di Regina Coeli a Roma dove - pur in convalescenza e con una semplice visita privata - non aveva voluto rinunciare a incontrare una settantina di detenuti in occasione del Giovedì Santo.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 aprile 2025
In un contesto dove la complessità normativa rischia di lasciare indietro i detenuti più “vulnerabili”, nasce la Guida per la persona straniera privata della libertà personale, pubblicazione aggiornata e promossa dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, dalla Clinica Legale Libertà personale e Tutela dei Diritti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, e dall’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Torino. Realizzata con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo e del Comune di Torino, la guida si propone come un faro di chiarezza per i detenuti stranieri e per gli operatori penitenziari, offrendo informazioni essenziali su immigrazione, asilo, espulsioni e diritti durante la detenzione.
di Enrica Riera
Il Domani, 24 aprile 2025
Il prossimo 26 maggio è attesa la decisione per accogliere o no la prima istanza sul provvedimento “securitario” del governo Meloni. C’è una data ed è quella del 26 maggio: tra un mese il giudice del tribunale di Milano dovrà decidere se accogliere o non accogliere l’istanza di legittimità costituzionale del decreto Sicurezza, sollevata, nei giorni scorsi, durante un processo per direttissima dagli avvocati Eugenio Losco e Mauro Striani. La loro è la prima istanza nei confronti del provvedimento introdotto dal governo l’11 aprile che, inasprendo diverse pene, interviene su più fronti: contrasto al terrorismo, tutela delle forze dell’ordine, sicurezza urbana, lotta alla criminalità organizzata e gestione dell’ordine pubblico. Le opposizioni (e non solo) hanno parlato di “deriva securitaria” dell’esecutivo che, tra le altre cose, ha scelto di superare le lungaggini dell’iter parlamentare, trasformando un disegno di legge in un decreto.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 24 aprile 2025
Ma ad ascoltarli non c’è nessuno. Le critiche degli studiosi al provvedimento del Governo. La costituzionalista Calvano: “È il segnale di una regressione democratica”. Ma in Commissione ci sono solo quattro deputati. Un “attacco alla marginalità e al disagio”, un provvedimento di “matrice profondamente illiberale e autoritaria” segnale di “una vera e propria regressione democratica”. In audizione di fronte alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, esperti e studiosi demoliscono senza appello il decreto Sicurezza varato dal governo, arrivato a Montecitorio per la conversione in legge.
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