di Eleonora Martini
Il Manifesto, 15 aprile 2025
“Incostituzionale” per l’Associazione nazionale magistrati. Il decreto incardinato alla Camera. Le toghe auspicano “tutti i correttivi necessari a scongiurare i rischi di un diritto penale simbolico”. In vigore da appena trentasei ore e già rischia il marchio di incostituzionalità. È l’Associazione nazionale magistrati, soprattutto, a riconoscerne i chiari tratti - subodorati anche dalla difesa di un imputato che ha sollevato la questione davanti al tribunale di Milano - nel decreto Sicurezza che ieri è stato assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera per la conversione in legge entro 60 giorni.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 15 aprile 2025
Chiesto il rinvio alla Consulta durante la direttissima per un giovane accusato di resistenza aggravata. La decisione a maggio. La prima crepa costituzionale nel neonato decreto sicurezza potrebbe aprirsi il prossimo 26 maggio, quando a Milano la giudice Ilaria Simi de Burgis scioglierà la sua riserva sulla richiesta di rinvio alla Corte costituzionale presentata dagli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini durante la direttissima per un arresto effettuato sabato. La storia è quella di un ragazzo che non si è fermato a un posto di blocco e poi, una volta fermato, ha avuto un alterco con le forze dell’ordine.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 15 aprile 2025
Era inevitabile che i fatti di cronaca degli ultimi giorni, dopo le polemiche seguite alla trasfor-mazione del discusso ddl sicurezza in un decreto da parte del governo, venissero lette in chiave politica. Ed è esattamente quanto accaduto, con un pressing degli esponenti di maggioranza che si è intensificato ieri, dopo le immagini diffuse da tv e social sugli scontri tra ultras e poliziotti a margine del derby capitolino di calcio.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 15 aprile 2025
A pochi giorni dall’entrata in vigore del decreto sicurezza che istituisce 14 nuovi reati, il ministro dell’Interno annuncia di voler studiare ulteriori provvedimenti. E i sindacati chiedono una nuova stretta dopo gli ultimi scontri in cui sono rimasti feriti 37 agenti. Daspo a vita, sanzioni economiche salatissime, partite di calcio giudicate a rischio giocate a parte chiuse, e aggravanti tali da portare in carcere chi aggredisce le forze dell’ordine. Ecco le proposte sul tavolo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dopo i violenti scontri tra manifestanti, tifoserie, partecipanti a rave e forze dell’ordine tra Roma, Milano e Torino che hanno fatto 37 feriti tra gli agenti, da ultimo bollettino diffuso ieri sera dalla Polizia di Stato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 aprile 2025
In giornata il faccia a faccia in via Arenula su carenze di personale, processo telematico e carcere. Segnali di tregua, ora il “nemico” è Mantovano, nel pomeriggio il summit con i capigruppo di Fdi. Oggi alle 11 la giunta dell’Anm si recherà a via Arenula per incontrare il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Un summit programmato da tempo e richiesto dalle toghe per esporre al guardasigilli sette punti sui quali riformare la giustizia: aumentare l’organico della magistratura, rivedere le piante organiche degli uffici giudiziari, assumere nuovo personale amministrativo e stabilizzare quello precario, dotare giudici e pm di applicativi informatici adeguati, investire nell’edilizia giudiziaria, ottimizzare la giustizia penale e civile, intervenire sulla situazione carceraria.
di Liana Milella
Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2025
Non è la separazione delle carriere la vera minaccia che incombe sui giudici. C’è molto, ma molto di più in arrivo dal governo Meloni. Un progetto che dissolve la Costituzione e straccia l’attuale assetto dello Stato. Per chi crede nella Carta entrata in vigore il primo gennaio del 1948 si tratta di una sovversione profonda. Che evoca una parola forte, una minaccia istituzionale. Che, per la sua enorme portata, non può tradursi solo in una strisciante manovra legislativa, ma dovrebbe passare per il Parlamento. Che accade? E dove sono i segnali che rivelano le intenzioni del governo? Due evidenze sono già sul tavolo.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 15 aprile 2025
Dalle pagine del Fatto Quotidiano del 2 aprile scorso, il Dottor Luca Tescaroli, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Prato, lamentava l’esistenza di una continua, a suo dire, campagna di “demonizzazione” delle misure di prevenzione, ad opera di “media politicamente orientati”, di esponenti dell’Accademia e dell’Unione delle Camere Penali, accomunati da una “diversa sensibilità” rispetto alla pericolosità del patrimonio illecitamente accumulato. L’articolo, come ogni fonte scritta, dice molto dell’autore e del suo modo di ragionare e argomentare: esisterebbe una non meglio precisata parte politica, che muoverebbe i fili di una informazione partigiana, interessata a demolire il sistema di prevenzione nostrano. Spalleggiata non da tutta l’Avvocatura, ma solo dall’Unione Camere Penali, oltre che da esponenti dell’Università. Tutti complici nell’opera mefistofelica di osteggiare la lotta alla mafia e ai mafiosi in generale.
di Frank Cimini
L’Unità, 15 aprile 2025
Il reparto detenuti del San Paolo non è un ospedale: è una prigione. Il sì alla scarcerazione è arrivato quando non era più trasportabile. Purtroppo non è chiaro a leggere giornali e seguire i telegiornali. Graziano Mesina è morto in carcere, perché il reparto detenuti del San Paolo dove era stato trasferito da tempo è una prigione non un ospedale, non c’è stata nessuna scarcerazione per effetto della decisione del magistrato di sorveglianza. L’hanno ammazzato in carcere tenendolo dentro fino alla fine e per giunta nelle stesse ore in cui Mattarella firmava il decreto sicurezza, decisione scontata che toglie ulteriori diritti ai detenuti. Ucciso da un sistema criminale e criminogeno. Il sì era arrivato alla settima istanza. Alle sei precedenti richieste di differimento pena e scarcerazione i magistrati avevano risposto insistendo sullo stato di “persistente pericolosità” dell’ex re del Supramonte. Cioè di una persona che non poteva più camminare, non riusciva a mangiare, non riconosceva gli altri.
di Sergio D’Elia
L’Unità, 15 aprile 2025
La Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese per attentato al diritto alla vita e per tortura. Il caso più recente chiama in causa il 41bis: che per Giuseppe Morabito è degradato al livello di punizione “crudele e inusuale”. In due settimane tre condanne della Corte Europea nei confronti dell’Italia. E non per reati minori, ma per quelli più gravi che esistano nel “codice penale” di risulta delle violazioni dei più basilari diritti umani che uno stato può compiere nei confronti di un suo cittadino. In quindici giorni, l’Italia è stata condannata tre volte. Una volta per la violazione dell’articolo 2 della Convenzione europea che tutela il diritto alla vita. Altre due volte per la violazione dell’articolo 3 che vieta la tortura, le pene e i trattamenti inumani e degradanti.
di Giampaolo Piagnerelli
Il Sole 24 Ore, 15 aprile 2025
La condizione ostativa è costituita dalla circostanza che l’iniziativa dell’imputato possa avere un’incidenza negativa sugli accertamenti processuali. Il detenuto ha diritto di farsi curare in carcere da un medico di propria fiducia e a proprie spese. L’unica condizione ostativa è costituita dalla circostanza che l’iniziativa dell’imputato possa in qualche modo avere un’incidenza negativa sugli accertamenti processuali in corso. Lo precisa la Cassazione con la sentenza n. 14774/25.
- Genova. Lontano dagli occhi
- Roma. Interrogazione al Ministro sul detenuto in coma per una meningite contratta in carcere
- Bologna. “Suicidi, alla Dozza situazione grave”
- Terni. Quasi tutto pronto per la stanza degli incontri intimi in carcere
- Milano. San Vittore, la direttrice: “Dico grazie ai 900 volontari che sostengono i detenuti”










