di Anna Mastromarino
La Stampa, 10 aprile 2025
Ogni sua disposizione marca concrete discontinuità con il passato anche quando non sembra farlo. Lo fa perché i suoi costituenti avevano già deciso da che parte della storia stare. Le Costituzioni sono documenti capaci più di qualsiasi atto normativo di marcare le continuità e le discontinuità con il passato. In questo senso, a me pare che si possa dire che le costituzioni sono “luoghi di memoria”, ossia spazi pensati non per glorificare il passato e i suoi protagonisti, ma con il fine di costruire un futuro. Questo trovare nella storia le ragioni del presente per definire l’avvenire comporta necessariamente l’accettazione di un fatto incontrovertibile: sin dall’inizio la Costituzione italiana si presenta come diretta conseguenza del fascismo.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 10 aprile 2025
La famiglia, le relazioni, la sessualità, la generazione ma anche la cura e la morte sono temi sono diventati terreno di scontro politico senza prigionieri. Poche cose nuocciono al vivere civile come lo scontro ideologico su materie che definiamo eticamente sensibili, attingendo a un lessico tanto generico quanto poco accessibile, ossia questioni che attengono alla vita, i suoi luoghi e i suoi processi. La famiglia, le relazioni, la sessualità, la generazione ma anche la cura e la morte. Questi temi sono diventati il terreno prediletto dalla politica per lo scontro dove non ci sono prigionieri, dove l’avversario deve essere piegato e vinto e le convinzioni si impongono con la forza dei numeri. Dove la politica intesa come confronto, rispetto, consapevolezza dell’articolazione del corpo sociale e dei mutamenti che lo attraversano muore e resta solo il bastone del comando.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 10 aprile 2025
Oggi il dibattito sul libro di d’Avack, con Paglia, Zanettin (FI), Di Biase (Pd) e Greco (Cnf). Si terrà oggi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati la presentazione del nuovo libro di Lorenzo d’Avack, “Filiazione e fine vita. Riflessioni bioetiche e giuridiche” (Scholé, Editrice Morcelliana), che sarà anche l’occasione per riaprire il dibattito sul tema del fine vita. L’evento organizzato dal Dubbio e moderato dal nostro direttore Davide Varì, sarà introdotto dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco, e dal Vicepresidente della Fondazione dell’Avvocatura Italiana, Vittorio Minervini. Seguiranno gli interventi dell’autore del volume, il giurista e bioeticista Lorenzo d’Avack, di Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, della Deputata Michela Di Biase (Partito Democratico) e del Senatore Pierantonio Zanettin (Forza Italia).
di Marika Ikonomu
Il Domani, 10 aprile 2025
Nuovo Decreto, nuovo trasferimento. Con ogni probabilità la prima nave con a bordo persone trattenute pescate da diversi Centri di permanenza per i rimpatri italiani partirà e arriverà domani, giovedì 10 aprile, in Albania, dopo la modifica di funzione voluta dal governo per salvare l’intesa firmata con Edi Rama. Per mesi i centri costruiti dall’Italia sono rimasti vuoti, in attesa della decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea sulla definizione di paese sicuro. Una pronuncia da cui dipende il futuro dell’accordo Roma-Tirana così come pensato inizialmente: centri per i richiedenti asilo, provenienti da paesi considerati sicuri, salvati dalle autorità italiane in acque internazionali, che possono vedersi applicare le procedure accelerate di frontiera. Per questo, lo scorso 28 marzo l’esecutivo ha approvato un decreto che modifica la legge di ratifica dell’intesa, consentendo di trasferire nei centri albanesi persone detenute nei Cpr, destinatarie di un provvedimento di espulsione perché non titolari di un permesso di soggiorno.
di Flavia Amabile
La Stampa, 10 aprile 2025
Oggi era in calendario il quarto sbarco nel Paese. Un intervento che non riguardava più i richiedenti asilo salvati in mare ma stranieri irregolari in Italia. Ma le proteste hanno rinviato l’operazione. Sarebbero state due rivolte nel Cpr di Brindisi a costringere il ministro Matteo Piantedosi a rivedere i suoi piani sull’operazione Cpr in Albania. Che non sarà più oggi come previsto ma, forse, domani. Le rivolte sarebbero scoppiate quando ormai era dato quasi per certo l’arrivo per oggi, 10 aprile, di un primo gruppo di persone trasferite dai Cpr italiani a quello di Gjader. Si trattava di circa 40 stranieri, recuperati dopo un complesso processo di selezione in diversi Cpr italiani. Trasportati nei giorni scorsi a Brindisi, sarebbero dovuti partire con due navi diverse nel pomeriggio di oggi. La notizia era stata annunciata anche alle 19.19 dall’Ansa. Poco dopo sono arrivate le prime indiscrezioni sull’ulteriore rinvio di un trasferimento che negli ultimi giorni è apparso in affanno rispetto ai tempi previsti dal ministero.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 10 aprile 2025
Don Mattia Ferrari spiato e vittima di un blitz a dicembre 2023. Mediterranea: “La destra sta cercando di insabbiare tutto”. Al Copasir auditi i rappresentanti della società israeliana: il nodo dei contratti. Un tentativo di intrusione, avvenuto nel dicembre del 2023, nella casa di famiglia di don Mattia Ferrari, il cappellano di bordo della ong Mediterranea, a Formigine, in provincia di Modena. È questo l’elemento nuovo che stanno valutando gli inquirenti di Bologna, dove il sacerdote aveva inoltrato un esposto riguardante lo spyware Graphite installato sul suo smartphone. La vicenda, in un primo momento, era stata affrontata dalla procura di Modena, dove don Ferrari aveva inoltrato una denuncia per delle minacce ricevute in passato, ma venne in breve derubricata a un tentativo di intrusione a scopo di furto sfumata a causa dell’allarme domestico che aveva cominciato a suonare. Adesso però la vicenda viene affrontata sotto una nuova luce: quella decisamente sinistra che arriva dagli sviluppi del caso Paragon. Agli atti, comunque, ci sono le immagini di una telecamera di sorveglianza, che ha immortalato l’individuo che stava cercando di entrare nell’abitazione.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 10 aprile 2025
Rischia di essere giustiziata nei prossimi giorni (forse nelle prossime ore) Verisheh Moradi (mentre il suo appello è in attesa di giudizio presso la Corte suprema), una donna, attivista, appartenente alla minoranza curda in Iran. Il suo è stato un processo fortemente macchiato da diverse irregolarità. La sentenza di morte è stata pronunciata nel novembre 2024, con l’accusa “standard” di ribellione armata contro lo stato anche se Verisheh ha sempre negato di aver imbracciato le armi in Iran. Amnesty International ha lanciato un appello per salvare la donna dalle grinfie del boia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 aprile 2025
Proprio ieri, sulle pagine de Il Dubbio, si parlava di un silenzio che grida. Quello ad esempio imposto a La Fenice, il giornale nato tra le mura del carcere di Ivrea, spento il 7 gennaio con un comunicato asettico che invoca “questioni burocratiche”. Ma non è un caso isolato. Da Nord a Sud, progetti editoriali creati per dare voce a chi è rinchiuso soccombono a divieti, censure ed espulsioni. La novità è che un appello corale per il rispetto dei diritti delle persone detenute e degli operatori dell’informazione arriva dal Coordinamento dei giornali e delle realtà della comunicazione attive nelle carceri italiane.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 9 aprile 2025
I posti aumentano, ma sono solo quelli teorici. Perché la capienza reale, immediatamente disponibile, delle carceri italiane dal 2020 a oggi si è addirittura ridotta: 382 posti in meno, a fronte di quasi 10mila detenuti in più, saliti a quota 62.137 al 17 marzo scorso. Le cifre, elaborate dal Garante nazionale dei detenuti, portano all’affollamento del 132,8% della disponibilità complessiva. Un malessere strutturale che finisce per spingere a gesti estremi e a vanificare gli sforzi volti all’integrazione e al reinserimento in società. Da un lato ci sono i numeri teorici, dall’altro quelli reali. La forbice però si allarga sempre più, in negativo.
di Franco Corleone
L’Unità, 9 aprile 2025
Dall’edilizia penitenziaria alla demagogia sui detenuti tossicodipendenti, dall’equipaggiamento degli agenti all’ipocrisia sui suicidi in cella: la mozione della maggioranza sull’emergenza carceraria è stata una vera provocazione. Bisogna protestare, scioperare, digiunare. E sarebbe straordinario se il venerdì prima di Pasqua le campane di tutte le chiese suonassero a morto per richiamare al bisogno di una resurrezione a cominciare dagli ultimi. Pensavo di avere già scritto tutto su quello che serve fare per il carcere (l’Unità, 8 marzo). Avevo anche richiamato il saggio di Grazia Zuffa “Ripensare il carcere, dall’ottica della differenza femminile” - addirittura di dieci anni fa - quale possibile manifesto per avviare una riforma necessaria e radicale, prima che sia troppo tardi.










