Il Mattino, 1 aprile 2025
Nel gennaio del 2024 la Corte Costituzionale si è espressa sull’affettività all’interno degli istituti penitenziari. Sul tema c’è molto da discutere, partendo dalla tipologia di sentenza che la Corte ha utilizzato; in questo caso si tratta di una sentenza additiva di principio. La Corte ha preteso di utilizzare questa tipologia di sentenza per dettare i pilastri normativi su cui il legislatore deve legiferare. È lodevole l’interpretazione che ha usato la Corte, stabilendo che ogni detenuto ha diritto a coltivare i propri affetti familiari, genitoriali e sessuali, attraverso dei colloqui che non sono sottoposti a controllo a vista da parte del personale di polizia penitenziaria e che sono esenti dalla banca ore mensile dei colloqui ordinari, che i detenuti svolgono settimanalmente con i propri familiari.
ansa.it, 1 aprile 2025
Dai dati forniti dal Collegio Nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale nel documento programmatico sulla giustizia, presentato a novembre 2024, si attesta che oltre il 15% della popolazione detenuta in Italia, risulta affetta da disturbo mentale grave ossia 6000/9000 detenuti circa su una popolazione complessiva di oltre 62mila. dirlo Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale nel corso del convegno “Salute in carcere: un diritto negato?”, nell’Aula Siani del Consiglio regionale della Campania. Per quanto riguarda la Campania dove su 7.509 persone detenute e 5.584 posti regolarmente disponibili, si registra un indice di sovraffollamento pari a 134,47%, vi sono emergenze sanitarie correlate alle varie patologie.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 aprile 2025
Il testo dovrà tornare alla Camera dove potrebbero esserci novità su detenute madri, resistenza passiva in cella e sim agli immigrati irregolari: si tratta con FdI e Fi. La Lega è pronta ad accettare le modifiche al ddl sicurezza a patto che il Governo approvi quanto prima un “filtro legale” per le forze dell’ordine. È la novità emersa nelle ultime ore e a una settimana dal possibile approdo del provvedimento nell’Aula del Senato. Facciamo un passo indietro: la norma, dopo i rilievi della Ragioneria di Stato sulle previsioni di spesa, dovrà tornare alla Camera per una terza lettura. Il Carroccio non avrebbe mai voluto questo ulteriore passaggio ma è stato costretto ad accettarlo in assenza di una alternativa.
di Beppe Giulietti*
Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 2025
Da oggi promuoveremo una campagna per lo stralcio dell’articolo 31 e per cancellare qualsiasi ambiguità in materia di libertà di informazione. No, noi non ci stiamo, passeremo dall’indignazione all’azione. Il ddl Sicurezza in discussione contiene norme da stato di polizia, un vero e proprio piano di aggressione al pensiero critico. Le norme si inseriscono nel contesto di un tentativo di colpire la divisione dei poteri, di minare i poteri di controllo - in primis giustizia e informazione - di svellere la matrice della Costituzione antifascista, pacifica, antirazzista. L’articolo 31 del ddl prevede addirittura che persino scuola e università siano obbligate a fornire informazioni ai servizi segreti, magari su uno sciopero, su una manifestazione per Gaza, sulle proteste contro i governi.
di Valeria Valente*
Il Dubbio, 1 aprile 2025
Il formale riconoscimento del reato di femminicidio nel codice penale è una scelta sulla quale femministe, reti e centri antiviolenza discutono da tempo, con posizioni anche differenti. Personalmente, a partire da un’iniziale contrarietà, più da giurista che da femminista, lavorando per anni al fianco di operatrici dei centri antiviolenza, magistrati, avvocate mi sono convinta della sua possibile utilità e per questo ho salutato con favore il disegno di legge presentato l’ 8 marzo dal governo Meloni (data per tante ragioni non proprio indovinata). Un annuncio giunto, dobbiamo dirlo, in un clima difficile per il sistema giustizia, già molto provato dalle scelte pericolose di un esecutivo il cui eccessivo ricorso al diritto penale e i cui attacchi alla magistratura e alle sue prerogative sono davvero senza precedenti.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 1 aprile 2025
Il pm attacca Il Foglio sulle spese per ingiuste detenzioni. Ma i dati confermano il disastro di Catanzaro. Emblematico il flop dell’indagine “Stige”. Tra gli assolti l’imprenditore Francesco Zito: “I carabinieri del Ros vennero ad arrestarmi alle 3 di notte con il passamontagna addosso”. “L’8 gennaio 2018, alle 3 di notte, i carabinieri del Ros si presentarono a casa mia con il passamontagna addosso per arrestarmi. Venni trasferito nel carcere di Paola, dove trascorsi 26 giorni. Poi altri 152 giorni ai domiciliari, con le accuse infamanti di essere colluso con la ‘ndrangheta. Accuse dalle quali sono stato assolto, ma per una persona onesta è devastante ritrovarsi in una situazione del genere”.
di Mauro Ravarino
Il Manifesto, 1 aprile 2025
In primo grado cancellata l’accusa più grave perché “il fatto non sussiste”, restano solo condanne minori. La società Telt chiedeva un risarcimento di un milione, riceverà 500 euro per il reticolato danneggiato. Un lungo applauso e i cori No Tav hanno accolto, in Tribunale a Torino, la lettura del dispositivo con il quale i giudici di primo grado hanno assolto i militanti di Askatasuna dall’accusa di associazione per delinquere “perché il fatto non sussiste”. Dopo un processo lungo due anni, valanghe di intercettazioni, cade così il “teorema” contro il centro sociale di corso Regina Margherita 47.
di Livio Pepino
Il Manifesto, 1 aprile 2025
Non c’è bisogno di aspettare le motivazioni della sentenza. Basta il dispositivo. Le cose non potrebbero essere più chiare. Il teorema della procura della Repubblica di Torino e della Digos non è stato solo smentito, è stato spazzato via, sbriciolato. Askatasuna non è un’associazione per delinquere e nessun gruppo eversivo ha operato al suo interno. Di più, anche molti reati specifici sono stati esclusi e i risarcimenti milionari richiesti da presidenza del Consiglio e vari ministeri sono stati disattesi. Nonostante la mobilitazione della destra, le campagne diffamatorie, gli interventi a piedi giunti dei vertici degli uffici inquirenti, la criminalizzazione di tutti coloro che hanno richiamato alla razionalità e al senso delle proporzioni, quando si è arrivati davanti a un giudice, il castello accusatorio è crollato. La vicenda non è una piccola questione locale riguardante una ventina di “antagonisti” ma un segnale che impone da subito alcune considerazioni.
di Ambra Prati
Gazzetta di Reggio, 1 aprile 2025
Il Garante dei detenuti Francesco Maisto: “L’avevo vista 15 giorni fa, non immaginavo”. La donna stava scontando l’ergastolo per l’omicidio dell’ex marito. “L’ho vista quindici giorni fa. Diciamo che era contrariata, non era serena, ma non in una situazione tale da far pensare a un gesto estremo. Avevo suggerito alla direzione un colloquio con la psicologa. Non potevo immaginare un suicidio”. Francesco Maisto, il garante dei detenuti di Milano, è stato una delle ultime persone a incontrare Francesca Brandoli. Il motivo della contrarietà è attribuibile a “una sanzione disciplinare che due mesi fa aveva determinato la sospensione del lavoro all’esterno”. Non basta, però, a spiegare anni in cui Brandoli si è impegnata per farcela.
di Gianluca De Rosa
Il Foglio, 1 aprile 2025
Dopo la lettera di una decina di magistrati al Dap per chiedere la chiusura dell’istituto di pena interviene anche il governatore: “Serve un intervento subito, per questo ho chiesto un incontro al ministro”. “O viene profondamente ristrutturato o deve essere costruito un nuovo carcere. Sollicciano, così com’è, non può andare avanti. Nella Toscana dei diritti civili non possiamo avere una situazione di degrado e non vivibilità come quella che si presenta oggi in quell’istituto. Ho chiesto qualche giorno fa al ministro Nordio un incontro per discutere e cercare una soluzione al più presto”. Eugenio Giani, presidente della regione Toscana, non ha dubbi: il carcere di Firenze deve essere profondamente ristrutturato o deve essere chiuso in attesa della realizzazione di una nuova struttura.
- Padova. Ostellari: “Più personale per trasformare le carceri in posti più umani”
- Sassari. Un tavolo tecnico a supporto del Garante dei detenuti
- Salerno. Rischia la cecità in carcere: dopo anni di battaglie ottiene la detenzione domiciliare
- Trieste. Progetti di reinserimento in carcere femminile, consegnati i diplomi
- Napoli. “Rigiocare il Futuro”, lo sport come strumento di inclusione e riscatto sociale in carcere










