di Marika Ikonomu
Il Domani, 1 aprile 2025
Il portavoce dell’esecutivo Ue ha commentato la modifica del governo alla funzione delle strutture in Albania: “Si applicherebbe la normativa nazionale italiana, in linea di principio, questo è conforme al diritto dell’Ue”. Schlein: “È una fregatura”. I profili di illegittimità. Come in un loop che vede ripetersi sempre lo stesso schema, i centri per migranti voluti dal governo sul territorio albanese, a Gjadër, si stanno preparando per una nuova funzione. Dopo aver cambiato i giudici e aver reso la norma sui paesi sicuri una fonte primaria, ora l’esecutivo ha pensato di cambiare la funzione di queste strutture e renderle centri di permanenza per il rimpatrio. Ogni volta un tentativo diverso per salvare l’operazione Albania dal fallimento, e ogni volta è in dubbio la compatibilità con il diritto dell’Unione europea e i diritti fondamentali. Venerdì il governo ha approvato un decreto con cui modifica la legge di ratifica del protocollo Roma-Tirana, permettendo di trasferire in Albania le persone che non hanno un permesso di soggiorno e sono destinatarie di un decreto di espulsione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 1 aprile 2025
Bruxelles non si oppone al nuovo uso, ma le ambiguità giuridiche restano. Tra 7-10 giorni i primi trasferimenti. Esposto alla Corte dei conti. “Secondo le nostre informazioni in questi centri si applicherà la legge italiana, come è stato per l’asilo”. Ieri il portavoce per gli Affari interni e l’immigrazione della Commissione Ue Markus Lammert ha risposto così al giornalista di Radio Radicale David Carretta, che chiedeva conto del cambio di destinazione d’uso dei centri in Albania decretato venerdì dal governo Meloni. All’avvio del protocollo l’istituzione comunitaria aveva sostenuto questa posizione, “non sono contro ma fuori il diritto Ue”, in base al fatto che Shengjin e Gjader non si trovano in territorio italiano, e dunque europeo, e che i migranti non avevano superato i confini comuni. L’Ue non aveva dunque giurisdizione. Una tesi spericolata, contraddetta dal fatto che la Corte di giustizia europea si esprimerà sul tema, che adesso manca pure della premessa originaria visto che saranno trasferite persone entrate e vissute in Italia. Per questo il deputato di +Europa Riccardo Magi attacca: “Dalla Commissione nessun via libera, il portavoce si è arrampicato sugli specchi per compiacere il governo italiano”.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 1 aprile 2025
Il Paese è in grande maggioranza contro la guerra: si tratta di un sentimento che ha radici storiche. Ma oggi, con Trump che si sfila, sarà chiamato ad assumersi le sue responsabilità. E non sembra pronto. Il punto di partenza è quel 6 per cento, più o meno di italiani favorevoli all’invio di truppe in Ucraina. Si tratti del 5, 8 che condivide l’intervento di soldati italiani o del 6, 5 che precisa che è meglio mandare quelli di altri Paesi, siamo lì. E il resto? Possibile che ci sia circa il 94 per cento di contrari a un’Italia che in futuro, di fronte al ritiro dell’appoggio americano, affronti il compito che le tocca nell’opera di mantenimento della pace in Europa? Un quasi cento per cento di pacifisti, verrebbe da tagliar corto?
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 1 aprile 2025
“Devi abituarti a fallire”. In una delle scene più toccanti del documentario-premio Oscar “No other land”, il palestinese Basel Adra spiega così all’amico israeliano Yuval Abraham il significato del suo attivismo nonviolento. Del resto, aveva sottolineato poco prima, non si può risolvere l’ingiustizia dell’occupazione in dieci giorni. Di fronte alla complessità della situazione, prima e soprattutto dopo il 7 ottobre, la scelta di Basel non è la resa bensì il suo opposto. “Fallire” specie in tempi di “performatività” a oltranza, è un termine che terrorizza poiché associato all’errore per antonomasia, secondo l’accezione latina. Nell’etimologia greca, però, la parola fallire include la dimensione del generare. È la forma più compiuta, dunque, di resistenza perché vive la caduta con lo sguardo rivolto verso l’alto. Anche quando si precipita in un abisso che non sembra avere fondo. Un abisso come Gaza.
di Elena Molinari
Avvenire, 1 aprile 2025
Tre quarti dei professori statunitensi contattati da “Nature” rivelano: presi di mira su clima e vaccini, vogliamo emigrare. Pesano minacce e taglio dei fondi. Gli atenei europei: pronti a ospitarli. Una massiccia fuga di cervelli sta per abbattersi sugli Stati Uniti di Donald Trump a causa dei suoi radicali tagli ai finanziamenti nella ricerca e del clima di intimidazione e controllo che la sua Amministrazione ha creato in ambito accademico. Oltre tre quarti dei 1.650 scienziati americani contattati dalla rivista scientifica “Nature” stanno pensando seriamente di abbandonare il loro Paese da quando il capo della Casa Bianca ha cominciato a perseguire politiche che avrebbero dovuto creare una nuova “Golden age”.
di Carmelo Cantone*
Ristretti Orizzonti, 31 marzo 2025
La lettura dell’avviso di Invitalia sulla” Procedura ristretta avente ad oggetto l’ampliamento delle strutture carcerarie esistenti mediante fornitura di moduli detentivi...” solleva forti perplessità, meglio ancora forti preoccupazioni. La relazione tecnico illustrativa preliminare licenziata dal Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria fornisce la chiara sensazione che nella collaborazione tra il Commissario e gli uffici del Dap non sia emersa la consapevolezza di cosa sia giusto richiedere all’edilizia penitenziaria prossima ventura, in termini di qualità di vita di chi deve vivere in carcere e di chi ci lavora, di concezione di una sicurezza declinata con intelligenza ed efficacia, di comprensione in definitiva di quali sforzi si devono affrontare per fare in modo che si possa puntare ad un deciso miglioramento del mondo della detenzione.
di Damiano Francesco Pujia*
Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2025
Occorre pensare ad una nuova sistemazione ordinamentale e costituzionale alla “misura-carcere” e riconfigurare la struttura del percorso trattamentale del condannato nell’ottica della prospettiva di rilascio al venire meno della pericolosità sociale. Continua il drammatico fenomeno dei suicidi in carcere. Sono 23 al 23 marzo 2025 ed è importante ricordarne il numero - come fa quotidianamente l’Unione delle Camere Penali - perché in questo Paese spesso l’opinione pubblica e la politica sembrano colte da “arithmofobia”. I numeri ci riportano alla realtà. Per tale ragione dal confronto con essi ci si vuole sfilare, per evitare di essere eccessivamente “coinvolti”. Nella comunicazione politica si riduce il problema della pena e del percorso trattamentale ad una questione di spazio e si propone la criminalizzazione delle manifestazioni di disagio da parte delle persone ristrette. Ossia si risponde al disagio con la minaccia e la sanzione. Come ricorda il Prof. Flick “è più facile punire i deboli che affrontare i problemi strutturali” (Flick, Questo carcere è fuori dalla Costituzione. Ora diventi “laboratorio di speranza”, Il Dubbio, 29-11-2024).
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 31 marzo 2025
In stallo la nomina di Lina Di Domenico. Suicidi e sovraffollamento: è caos. Altare della Patria, martedì pomeriggio festa della polizia penitenziaria. Lo scenario, come ogni anno, è quello delle occasioni solenni: c’è il ministro della Difesa, Guido Crosetto. E quello della Giustizia, Carlo Nordio. Il corpo schierato. La diretta della Rai. Il programma prevede la premiazione di tre agenti che si sono distinti nel corso dell’anno. E in tutti e tre i casi lo speaker pronuncia la stessa frase: “A premiare, il sottosegretario Andrea Delmastro”.
di Camilla Malatino
L’Opinione, 31 marzo 2025
In Italia, la privazione della libertà non dovrebbe mai tradursi in privazione della dignità. Eppure, la realtà delle carceri e dei trasferimenti dei detenuti racconta spesso un’altra storia: una storia fatta di condizioni al limite della sopportazione umana, di celle sovraffollate, di viaggi in furgoni blindati che trasformano lo spostamento da un carcere all’altro in un’esperienza umiliante e disumana. Un racconto emblematico di questa realtà è stato pubblicato nell’ultima edizione del giornale di Nessuno tocchi Caino. Gioacchino Calabrò, detenuto all’ergastolo nel carcere di Opera, ha descritto in prima persona il suo trasferimento su un furgone della polizia penitenziaria. Nel suo resoconto emerge tutta la disumanità di un’esperienza che dovrebbe essere una semplice procedura amministrativa.
di Ilario Lombardo
La Stampa, 31 marzo 2025
Contatti tra i collaboratori del capo dello Stato, il Governo e i partiti di maggioranza. La Lega contro le obiezioni al ddl del Colle. Possibile incontro premier-Mattarella. Il primo ok della Camera al disegno di legge Sicurezza è datato 18 settembre 2024. Sono passati quasi sette mesi e il testo fino allo scorso giovedì galleggiava nel limbo del Senato, finito in un pantano politico-istituzionale che sta logorando i partiti della maggioranza. E che ha riacceso l’attenzione del Quirinale. Lungo la scorsa settimana ci sono state triangolazioni tra gli uffici della Presidenza della Repubblica, Palazzo Chigi e i capigruppo in Parlamento di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Stando a fonti parlamentari e di governo, della questione si è occupato direttamente il segretario generale Ugo Zampetti.
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