di Francesco Mandoi
L’Espresso, 23 febbraio 2025
In uno Stato di diritto “le sentenze si rispettano” e, se non convincono, “si appellano”. La sentenza nei confronti del sottosegretario Andrea Delmastro, condannato a 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, ha rinfocolato lo scontro fra politica e magistratura. La decisione del Tribunale di Roma è arrivata ieri - 20 febbraio -, a una settimana dallo sciopero dei magistrati contro la riforma che prevede, tra l’altro, la separazione delle carriere dei magistrati fra giudicanti e pubblici ministeri. Il governo Meloni giustifica la riforma con il presunto “appiattimento” delle decisioni dei giudici sulle richieste dei pm. Eppure, la sentenza Delmastro dimostra l’esatto contrario: per ben due volte i giudici requirenti hanno richiesto l’assoluzione dell’imputato.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 23 febbraio 2025
Per il procuratore di Palermo esiste una nuova leva di mafiosi che sta sempre più prendendo piede, affermando il proprio potere sia in carcere che fuori. “C’è una nuova leva di mafiosi e potenziali mafiosi che sta prendendo piede, affermando il proprio potere sia in carcere che fuori”, avverte il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia. Che prende spunto dall’ultima operazione antimafia - 181 persone arrestate, metà delle quali con meno di quarant’anni d’età - per analizzare l’attuale situazione di Cosa nostra e lo stato della giustizia alla luce delle riforme varate o in via di approvazione.
di Carlo Tecce
L’Espresso, 23 febbraio 2025
Gettonatissimo in tempo di scandali e misteri, di omissis e ragion di Stato, l’organismo paritario di controllo sui Servizi, guidato dall’opposizione, è tenuto al segreto. Il Copasir è l’estensione parlamentare, l’unica autorizzata e con poteri specifici, che vigilia sulle attività dei servizi segreti e perciò sui responsabili che le indirizzano: il governo in carica. Quest’anno va di moda il Copasir perché la sicurezza nazionale, spesso declinata come Ragion di Stato, è alla base dei casi più spinosi che si affastellano da un paio di mesi nel dibattito pubblico: le dimissioni dell’ambasciatrice Elisabetta Belloni dal ruolo di direttore del Dis, il dipartimento per le informazioni e la sicurezza (Dis) che coordina le Agenzie interne e esterne; la liberazione di Cecilia Sala detenuta in Iran e lo scambio in differita con l’ingegnere iraniano Mohammed Adedini; la scarcerazione con il trasferimento a Tripoli del generale torturatore Osama Almasri; le verifiche di intelligence su Gaetano Caputi, capo di gabinetto della presidenza del Consiglio; gli esposti contro la Procura di Roma per il documento su Caputi allegato agli atti di una querela per diffamazione; il mistero attorno all’invasivo virus spia inoculato nei telefoni di sette italiani e fabbricato da Paragon, azienda israeliana acquistata da un fondo americano; la citazioni per danni nei confronti di due quotidiani per un retroscena e un commento al retroscena reputati falsi. E scusate se è poco.
genova24.it, 23 febbraio 2025
La Regione investe oltre 2,7 milioni di euro in azioni finalizzate a favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, riducendo il rischio di recidiva. La Regione Liguria aderisce a un nuovo programma contro la recidiva penale con il programma finanziato attraverso il PON Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027. Oltre 2,7 milioni di euro dai Fondi Sociali Europei (FSE+) e 84 mila euro dai Fondi Europei di Sviluppo Regionale (FESR) sono stati destinati al progetto “Welfare di Giustizia”, concepito per integrare attivamente i detenuti nel tessuto sociale ed economico della regione. Il cuore del programma è il sostegno al reinserimento attraverso formazione professionale e lavoro sia dentro che fuori dalle mura delle carceri. In particolare, verranno potenziati percorsi di formazione e l’accesso a opportunità lavorative per coloro che sono sotto regime penitenziario, con l’obiettivo di ridurre la recidiva. Un elemento fondamentale per il successo del progetto è il coinvolgimento di tutti i settori della società, dalla produzione all’assistenza sociale, in un approccio solidale e collaborativo. Secondo i dati più recenti, nel 2024 in Liguria sono stati registrati 1.377 individui sotto regime restrittivo. Al 30 giugno dello stesso anno, 272 detenuti lavoravano nelle istituzioni penitenziarie, di cui 168 stranieri, mentre altri 76 erano impiegati presso datori di lavoro esterni.
irpinianews.it, 23 febbraio 2025
La morte del detenuto Ciro Pettirosso finisce in Parlamento, dove il deputato di Avs Aboubakar Soumahoro ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro di Grazia e Giustizia e al Ministro della Salute, ricostruendo gli eventi e quanto emerso fino ad ora sulla morte del trentaseienne: la casa circondariale di Avellino “Antimo Graziano” è stata teatro di una tragedia che ha scosso profondamente detenuti, personale penitenziario e familiari delle persone ristrette. Nella giornata dell’8 febbraio 2025, il corpo senza vita di Ciro Pettirosso, 36 anni, originario di Napoli, è stato ritrovato all’interno della struttura.
di Federica Pacella
Il Giorno, 23 febbraio 2025
La Garante dei detenuti, Luisa Ravagnani: “Servono azioni concrete con l’approvazione urgente di misure deflattive”. I volontari chiedono misure alternative per chi sta scontando pene minori. In cinque anni di attività, la chiesa interna non l’ha praticamente mai vista perché inagibile, mentre l’ufficio del cappellano è usato da chiunque. Sovraffollato, si fa quel che si può, il diritto di culto viene comunque garantito a tutti - racconta don Stefano Fontana, Cappellano della Casa Circondariale di Brescia Nerio Fischione. La situazione è nota, direzione, polizia penitenziaria, educatori, volontari e cooperative fanno quello che possono, ma è chiaro che la struttura non consente di garantire la rieducazione, che dovrebbe essere l’obiettivo di tutti”.
rainews.it, 23 febbraio 2025
Il padiglione detentivo da 5 piani di cui tre con 33 camere triple e 2 doppie per detenuti con disabilità sarà adeguato ai più moderni standard. Due ministri, della Giustizia Nordio e per i Rapporti con il Parlamento Ciriani, la viceministra dell’Ambiente Gava, Regione, sindaci e autorità al sopralluogo al grande cantiere per la realizzazione del nuovo carcere di San Vito al Tagliamento nei 50mila metri quadri dell’ex Caserma Dall’Armi, opera da 60 milioni di euro e 300 posti. Per il ministro Nordio il potenziamento dell’edilizia penitenziaria è una risposta al problema del sovraffollamento, assieme alla riduzione della carcerazione preventiva e all’espiazione della pena delle persone straniere nei Paesi d’origine.
vipiu.it, 23 febbraio 2025
Una struttura gestita in maniera esemplare dal personale di ogni livello, seppur tra mille difficoltà, a partire dai numeri critici che mettono a dura prova il sistema: è questa la realtà emersa dalla visita al Carcere di Vicenza effettuata ieri da Annalisa Corrado (Segreteria Nazionale PD, MEP S&D), Rosanna Filippin (Deputata eletta in Veneto, PD) e Chiara Luisetto (Consigliera Regionale in Veneto, PD). “Vicenza, come tante strutture italiane, soffre di un grave sovraffollamento: con 270 posti, l’istituto ospita in realtà 365 detenuti, sostenuti da un organico del tutto insufficiente di soli 170 poliziotti penitenziari e tre educatori, di cui uno part-time”, riportano. “Numeri allarmanti, che rendono impossibile un percorso rieducativo efficace e scaricano il buon funzionamento della struttura sulle spalle di chi ci lavora, invece che su quelle dello Stato”.
di Teresa Fiore
ruvoviva.it, 23 febbraio 2025
Un evento per esplorare le criticità della detenzione e le prospettive di un sistema riformatore. Martedì 25 febbraio, alle 18:00, la libreria L’Agorà - Bottega delle Nuvole di Ruvo di Puglia ospiterà la presentazione del libro Sbarre, scritto dall’ex magistrato antimafia Sandro Messina. L’evento si inserisce nel percorso sulla giustizia riparativa, promosso dall’Assessorato al Benessere e Giustizia Sociale del Comune di Ruvo di Puglia, con l’obiettivo di stimolare una riflessione sulla detenzione, il sistema giudiziario e le relazioni umane. Attraverso l’esperienza diretta dell’autore, il libro scandaglia le pieghe più oscure della macchina giudiziaria italiana, soffermandosi sul fenomeno dell’ingiusta detenzione, sulle criticità delle misure restrittive e sulle implicazioni sociali della reclusione.
di Lorena Crisafulli
L’Osservatore Romano, 23 febbraio 2025
Il teatro come forma di terapia è possibile anche in un luogo difficile come il carcere, in cui l’arte può aiutare ad attraversare ore interminabili, giorni faticosi, vite sospese. Succede a Rebibbia dove la cura si fa attraverso il laboratorio teatrale “Credo ancora nelle favole”, realizzato con alcune persone detenute all’interno della casa circondariale romana. A distanza di un anno dalla conclusione degli incontri, proprio in questi giorni il Municipio vi, tra i primi sostenitori del progetto, organizza una serie di proiezioni per mostrare alla cittadinanza il prezioso lavoro svolto in scena dalle persone detenute con i loro familiari. Il copione è il risultato del lavoro terapeutico condotto, con dieci persone della sezione media sicurezza di Rebibbia, dalle psicoterapeute ideatrici del progetto, Irene Cantarella e Sandra Vitolo, per far rivivere sul palcoscenico emozioni reali, frammenti di vita e di speranza.










