Brescia. “Progetto carcere”, con Uisp sport e inclusione nelle carceri di Verziano e Nerio Fischione
quibrescia.it, 22 febbraio 2025
L’obiettivo è quello di proporre, nelle due case circondariali cittadine attività ludiche, sportive, culturali, musicali e formative, rivolte ai detenuti e alla società civile. Sabato 5 aprile, a Verziano, la 27esima edizione di “Vivicittà porte aperte - La corsa del diritto”. Anche quest’anno l’UISP Comitato Territoriale Brescia APS, Casa circondariale Nerio Fischione, Casa di Reclusione Verziano, in collaborazione con Associazione “Carcere e Territorio”, organizzano il “Progetto carcere” con obiettivo di proporre, nelle due strutture della città, Nerio Fischione e Verziano, attività ludiche, sportive, culturali, musicali e formative, rivolte ai detenuti e alla società civile.
di Antonio Franchini
La Stampa, 22 febbraio 2025
Pochi temi si prestano alla narrazione come il processo, dove si rappresenta la formazione del giudizio. Dai sanculotti alle Brigate Rosse, anche chi si professa rivoluzionario vuole la sentenza di un tribunale. Il processo visto da uno scrittore è una cosa, o una serie di cose. Visto da un giurista, è un’altra cosa. Certo, quando devono affrontare un argomento con aspetti molto tecnici e quando la ragione di fascino di quella materia sta proprio nei suoi dettagli, gli scrittori si documentano. E molti degli scrittori specializzati in legal thriller, o che hanno scritto anche legal thriller o romanzi riconducibili a quel sottogenere, dall’avvocato John Grisham negli Stati Uniti ai magistrati Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo da noi, sono autori con una formazione giuridica profonda, professionale, più che semplici appassionati della materia o, addirittura, estranei al tema che s’informano per l’occasione.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 22 febbraio 2025
Recensione al saggio “Prima lezione sulla giustizia penale”, di Glauco Giostra Editore Laterza. “Giudicare. Un compito necessario e impossibile a un tempo. Necessario, soprattutto quando abbiamo a che fare con fatti di reato, perché una società non può lasciare privi di conseguenze comportamenti incompatibili con la sua ordinata sopravvivenza. Impossibile, perché non siamo in grado di conoscere la verità. O, meglio, non possiamo mai avere la certezza di averla conseguita”. Incipit della nuova edizione ampliata e aggiornata della Prima lezione sulla giustizia penale di Glauco Giostra, professore emerito di procedura penale presso l’Università la Sapienza di Roma. L’autore ripropone l’immagine del processo “come uno stretto ponte tibetano… Affinché abbia tenuta sociale è necessario che la collettività riconosca che lo stesso costituisce la via meno imperfetta e per cercare di attingere la verità nel contesto storico, culturale e scientifico in cui è chiamato ad operare: soltanto così il prodotto finale, la sentenza, si rende eticamente accettabile e socialmente accettato, nonostante la sua insopprimibile fallibilità”.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 22 febbraio 2025
Le rivendicazioni (anche giuste) sono come una gigantesca antenna piantata in una comunità, capace di captarne i bisogni e di rilanciarli amplificati. Ma questa antenna ha un limite: non trasmette soluzioni serie e praticabili, come dimostra la storia. Però i suoi segnali possono comporre una mappa preziosa per chi, pur avendo risposte da attingere in un patrimonio di libertà e democrazia, ha smesso di ascoltare il grido di dolore delle proprie comunità. Chi è un populista? Uno che fa promesse da marinaio, diremmo d’impulso: conscio di non poterle davvero mantenere. Ma basta cambiare la domanda per capire qualcosa di più: cos’è un populista? Qui la risposta si fa decisamente più articolata e non può non pescare nel nuovo corso del trumpismo, per poi coinvolgere fino in fondo noi europei. Yascha Mounk s’è spinto a sostenere che con il secondo mandato di The Donald alla Casa Bianca è iniziata l’era del populismo multietnico e aspirazionale.
di Valeria Valente*
Il Dubbio, 22 febbraio 2025
In un tempo di crescenti paure, di maggiori precarietà e incertezze sul futuro, il bisogno di sentirsi più sicuri, a proprio agio nella propria casa e nella propria città coinvolge tutti e tutte e per questo interroga la politica. E, come sempre avviene quando parliamo di tutele e diritti, anche l’insicurezza riguarda tutti ma non allo stesso modo: chi è più solo, più vulnerabile, ha meno risorse e opportunità rischia di pagare un prezzo più alto. Lo sappiamo bene come donne, abituate ad essere spesso le più colpite di fronte ai grandi cambiamenti, sul piano sociale, politico ed economico. Proprio per questo la questione non può che riguardare le forze democratiche e progressiste e in particolare il Pd, che per sua stessa vocazione è chiamato a stare accanto a chi è più esposto e più svantaggiato.
di Angelo Stirone
Il Domani, 22 febbraio 2025
È chiaro che la giustizia penale internazionale non ha sempre saputo rispondere adeguatamente, tuttavia è un’istituzione che ha saputo effettuare scelte coraggiose anche se impopolari, come quella di incriminare capi di stato di Paesi potenti. In questo senso, la Corte ha saputo rappresentare quell’ideale di giustizia universale. Le atrocità dei crimini contro l’umanità che si dipanano in diverse parti del mondo non sconvolgono più, non solo perché percepite come lontane, ma ancor di più perché diventano quotidiane, accettata normalità, e perciò non smuovono la coscienza dei più. Deve essere questo il motivo per cui una sempre maggiore parte di mondo ha perduto di vista quella scintilla che, di fronte alle mostruosità della Seconda guerra mondiale, aveva spinto l’umanità ad unirsi nel grido del “never again”, da cui sono emerse le ragioni del multilateralismo e le regole del diritto internazionale poste a presidio dell’umanità contro crimini così indicibili. Da tali ceneri nascevano i Tribunali ad hoc per la ex-Jugoslavia e per il Ruanda e, più tardi, la Corte penale internazionale.
di Valerio Fioravanti
L’Unità, 22 febbraio 2025
In ambito protestante, quelli che noi chiamiamo sacerdoti, o preti, si chiamano “pastori”. Nelle intenzioni di Lutero questo voleva rimarcare, in polemica con il cattolicesimo, che la chiesa è una emanazione degli uomini, non di Dio. Non esistono persone che hanno ricevuto una particolare chiamata “sacra”, da Dio in persona, ma sono, più terrenamente, persone esperte della lettura delle Scritture, e che in nome di questa cultura sono in possesso dei rudimenti per essere “buoni pastori dei loro greggi”.
di Giusy Baioni
Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2025
Quattro anni e nessuna verità per lui, Iacovacci e Milambo. E la seconda inchiesta rischia l’archiviazione. Ma il nuovo legale della famiglia del carabiniere, l’avvocato Lorenzo Magnarelli, ha depositato due memorie tecniche e la relazione di un giuslavorista. Sono trascorsi quattro anni dal 22 febbraio 2021. La Russia ancora non era stata esclusa dal consesso delle nazioni, alla Casa Bianca si era insediato Biden da un mese, in Italia l’ennesima crisi di governo si era appena risolta con l’incarico a Mario Draghi e in Repubblica Democratica del Congo il presidente Félix Tshisekedi aveva appena assunto la presidenza di turno dell’Unione Africana, ma fronteggiava una crisi interna che rischiava di mandare all’aria la sua maggioranza di governo. All’est del Paese, i venti di guerra mai sopiti parevano però in un periodo di bonaccia e il movimento M23 era solo un ricordo del recente passato. Nessuno si aspettava che di lì a pochi mesi sarebbe risorto dalle sue ceneri.
di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 22 febbraio 2025
Intervista a Narges Mohammadi, la premio Nobel per la pace iraniana, in occasione del suo intervento alla Commissione permanente per i diritti umani del Parlamento italiano. In Iran sono “giorni difficili e turbolenti, di proteste. Studenti universitari, donne, insegnanti, lavoratori, pensionati e vari settori della popolazione civile scendono in piazza ogni giorno per manifestare contro la Repubblica islamica”. Una fotografia di Mahsa Amini al suo fianco, il 19 dicembre la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi racconta alla Commissione permanente per i diritti umani del Parlamento italiano come vivono le iraniane e gli iraniani sotto il regime di Masoud Pezeshkian: “Povertà, disoccupazione, inflazione e la crisi ecologica hanno alimentato la rabbia della gente. Le risposte dall’altra parte sono violenza in strada, incarcerazioni e processi farsa”. Gli stessi che hanno reso possibili gli innumerevoli arresti della giornalista, scrittrice e attivista per i diritti delle donne che ha già scontato dieci anni di detenzione, 135 i giorni in isolamento. E non è tutto: fuori dal carcere di Evin dallo scorso settembre per sottoporsi a cure mediche urgenti dopo lunghi dinieghi, a Mohammadi spettano ancora 11 anni di detenzione. Al manifesto racconta una delle accuse esplicitamente dichiarata nella sentenza: “Essere una femminista”. Nel corso dell’audizione, Laura Boldrini ha ribadito l’impegno italiano per l’introduzione del reato di segregazione di genere nella Convenzione sui crimini contro l’umanità in discussione all’Onu, e accolto la richiesta di Mohammadi di anteporre il rispetto per i diritti umani a qualsiasi accordo diplomatico e commerciale con l’Iran.
di Roberto Galullo
Il Sole 24 Ore, 21 febbraio 2025
Si tratta di professori scienze sociali, sociologia diritto e della devianza che invocano un provvedimento di clemenza, amnistia o indulto. Una lettera aperta di studiose/i e docenti di scienze sociali, sociologia del diritto e sociologia della devianza per porre l’attenzione sulla grave situazione carceraria. È stata diffusa ieri, per invocare un provvedimento di clemenza, amnistia o indulto, che riconduca le carceri italiane almeno alla capienza prevista. Nella lettera viene ricordato come il 30 dicembre 2024 Papa Francesco abbia aperto la porta Santa del Giubileo nel carcere romano di Rebibbia in segno di speranza, mentre la Conferenza episcopale italiana e autorevoli giuristi - tra cui l’Associazione italiana dei professori di diritto penale e del processo penale - invocano un atto di clemenza: “Sono segnali - si legge - che denunciano la gravità della situazione. ‘Non respirano le persone detenute’ afferma Antigone, ormai oltre 62.000 per 47.000 posti disponibili, con un tasso complessivo di sovraffollamento del 130%, che in alcune carceri supera o sfiora il 200%; mai numeri così alti dal 2013, anno della condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti”.
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