avellinotoday.it, 19 febbraio 2025
Si è svolta ieri presso il Tribunale di Avellino una nuova udienza relativa al suicidio in carcere di Luigi Della Valle, il detenuto che nell’estate del 2017 si tolse la vita nella sua cella all’Istituto di Reclusione di Avellino. Il processo, che si protrae da anni, continua a essere al centro dell’attenzione per le implicazioni sulla gestione della salute mentale nelle carceri italiane. Durante l’udienza l’avvocato di parte civile, la penalista Rosaria Vietri, e il Pubblico Ministero Luigi Iglio, hanno discusso, affrontando i nodi ancora irrisolti della vicenda. La difesa del medico del carcere di Bellizzi Irpino, accusato di omicidio colposo, aveva già ribadito che il professionista ha agito secondo i protocolli previsti e che non vi sarebbero state negligenze nel trattamento di Della Valle.
di Chiara Gabrielli
Il Resto del Carlino, 19 febbraio 2025
La protesta è in programma per oggi e domani. Questa mattina iniziativa di sensibilizzazione in tribunale con l’assessora Conti. Avvocati, due giorni di astensione collettiva: la protesta è in programma per oggi e domani. Tra i motivi, i decessi nelle carceri, che continuano a crescere. Ma non solo: “Il direttivo e l’Osservatorio carcere esprimono la massima preoccupazione per l’imminente trasferimento di circa 50 giovani adulti” provenienti dagli Ipm di tutto il territorio nazionale al carcere di Bologna, “un’operazione tanto complessa quanto sciagurata” considerato “il già elevato tasso di sovraffollamento dell’istituto (170%)”.
intoscana.it, 19 febbraio 2025
La due giorni di parole, immagini e suoni dal carcere, si tiene al cinema La Compagnia di Firenze, il 26 e 27 febbraio, ad ingresso libero. In programma due matinées dedicate alle scuole, accessibili su prenotazione. È sul tema della costruzione di un canale di comunicazione tra la popolazione detenuta e la società, grazie ai percorsi culturali che quotidianamente vengono proposti da associazioni che si dedicano a questa fascia d’utenza, che si incentra l’iniziativa Visioni aperte: parole, immagini e suoni dal carcere. L’iniziativa, a cura del Coordinamento Teatro in Carcere Toscana e Lanterne Magiche - Fondazione Sistema Toscana, organizzata da Teatro Metropopolare, con il sostegno di Regione Toscana e il patrocinio del Ministero della Giustizia e del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, si tiene al cinema La Compagnia di Firenze (via Cavour 50/r) il 26 e i 27 febbraio
di Costanza Baldini
intoscana.it, 19 febbraio 2025
La regista fondatrice del Teatro Metropopolare di Prato, membro attivo del Coordinamento Regionale del Teatro in Carcere, racconta la sua esperienza e ci parla di “Visioni Aperte” le due giornate che si terranno il 26 e 27 febbraio al cinema La Compagnia di Firenze. Livia Gionfrida ha fondato nel 2006 il Teatro Metropopolare un collettivo artistico che ha scelto Prato come sede operativa, sviluppando progetti teatrali innovativi e impegnati socialmente. Dal 2008, il Teatro Metropopolare ha instaurato una collaborazione stabile con la Casa Circondariale La Dogaia di Prato, trasformando il carcere in un vero e proprio centro di ricerca teatrale e residenza artistica.
di Isabella De Silvestro
Il Domani, 19 febbraio 2025
Ascoltatrici e ascoltatori, insegnanti, ex detenute e detenuti, associazioni che operano dentro gli istituti penitenziari. Le reazioni e i riscontri ricevuti dopo la pubblicazione del podcast di Domani, prodotto da Emons Record e sostenuto dai lettori e dalle lettrici. “Mi sento il prodotto di quei 19 anni: malata, isolata, depressa, e per certi versi disadattata alla vita comunitaria”, racconta Teresa. Dall’uscita di Gattabuia, il podcast di Domani prodotto da Emons Record sulla vita quotidiana nelle carceri italiane, molte sono state le reazioni e i riscontri ricevuti. Non solo da parte delle ascoltatrici e degli ascoltatori che si sono avvicinati a questa inchiesta con la curiosità di conoscere un mondo distante, sigillato e spaventoso qual è il carcere, di cui comunemente si sa poco, ma anche da parte di insegnanti che hanno fatto ascoltare il podcast ai propri alunni, di circoli culturali che chiedono di organizzare dibattiti e presentazioni, di associazioni che operano negli istituti penitenziari e ne hanno discusso con i detenuti, di radio ed emittenti televisive che mi hanno invitata ad intervenire per discuterne.
di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 19 febbraio 2025
All’interno del sistema penale italiano, la messa alla prova, introdotta dalla legge 67/2014, può essere considerata come un caleidoscopio attraverso il quale leggere le contraddizioni che attraversano le questioni inerenti alla penalità. Si tratta di una misura di comunità ricalcata sull’omonimo istituto della giustizia minorile, che riguarda, al momento, circa 27.000 persone, di solito imputate per reati minori: guida in stato di ebbrezza, violazione delle leggi sugli stupefacenti, oltraggio a pubblico ufficiale. La durata prevista ricade in un arco temporale tra i due mesi e i due anni. Si tratta di un provvedimento carico di ambiguità, così come emerge nel podcast in 4 puntate Storia di L., realizzato dalla Società della Ragione, che narra la vicenda di uno dei beneficiari, preso in carico dalla Società stessa.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 19 febbraio 2025
I referendum promossi insieme alla Cgil da moltissime associazioni saranno presto schede su cui esprimere il voto. Non è ancora nota la data, ma si spera che per puro buon senso si unifichi la scadenza con quella del prossimo voto amministrativo. Del resto, al riguardo esistono precedenti, a cominciare dal calendario scelto in occasione del taglio dei parlamentari nel 2020. In ogni caso, a prescindere dal giorno, siamo prossimi ad un passaggio di assoluto rilievo per la vicenda politica italiana e con prevedibili riflessi sovranazionali.
di Vitalba Azzollini
Il Domani, 19 febbraio 2025
L’intolleranza del governo nei riguardi del sistema di giustizia internazionale risale a ben prima del caso Almasri. I toni collaborativi usati qualche giorno fa dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, verso la Corte penale internazionale (Cpi) non sono serviti a evitare l’apertura, da parte della stessa Corte, di un procedimento nei riguardi dell’Italia relativamente al caso Almasri. La Cpi, con una nota, ha invitato l’Italia a fornire, entro il 17 marzo 2025, informazioni sulla mancata consegna del comandante libico dopo il suo arresto. I giudici chiedono anche spiegazioni sui motivi per cui Almasri non sia stato perquisito e i materiali in suo possesso non siano stati sequestrati.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 febbraio 2025
Presentata una istanza di sospensiva contro l’ordinanza che impone alla direzione dell’istituto di permettere colloqui intimi per un detenuto di Parma. Ma il magistrato l’ha respinta evidenziando contraddizioni. Una battaglia serrata per difendere l’intimità in carcere: da un lato, le garanzie costituzionali; dall’altro, l’ostinata resistenza del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Nonostante le sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione, insieme alle ordinanze della magistratura di sorveglianza, l’amministrazione penitenziaria si oppone invano a un diritto riconosciuto. È il caso di un detenuto in alta sicurezza nel carcere di Parma che, grazie al ricorso dell’avvocata Pina Di Credico, ha costretto la direzione penitenziaria ad accettare, entro 60 giorni, il diritto a colloqui intimi con la moglie, per decreto del magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia. Tutto sembra finire per il meglio? No: il Dap ha presentato istanza di opposizione, ma il magistrato ha respinto con fermezza la richiesta di sospensiva.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 18 febbraio 2025
II dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fa ricorso, ma viene rigettato. Vi è un ulteriore strascico nella battaglia di un uomo detenuto nel carcere di Parma che aveva chiesto e ottenuto dal magistrato di sorveglianza competente di Reggio, Elena Bianchi, di poter avere “colloqui intimi” con la moglie. Lui è un 44enne di Napoli, condannato per reati aggravati dal metodo mafioso, vicino al clan dei Casalesi, in particolare al boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”: aveva domandato l’anno scorso di poter avere incontri sessuali con la coniuge, in assenza della polizia penitenziaria. La direzione del carcere di Parma aveva detto no, dicendo di essere in attesa di istruzioni dagli uffici superiori sulle modalità per concretizzare i colloqui intimi.
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