di Claudio Tadicini
Corriere del Mezzogiorno, 18 febbraio 2025
L’indagine sulla morte del 52enne Massimo Calò era stata avviata dopo la denuncia della famiglia: l’uomo aveva detto di essere caduto dal letto. Gli accertamenti ripartiti dal un post sui social. “Ha litigato in cella. È stato un mese in coma. Come si dice, ha ricevuto un colpo in testa con la caffettiera”. È questo il messaggio che ha ulteriormente acceso i riflettori sulla morte di Massimo Calò, leccese di 52 anni, deceduto il 4 febbraio a causa di un grave ematoma alla testa che lo aveva portato al coma. Una morte inizialmente attribuita a una caduta accidentale dal letto in cella, ma sulla quale un messaggio sui social ha ora sollevato il dubbio che l’uomo possa essere stato aggredito. Sono gli ultimi sviluppi sull’inchiesta avviata dalla procura di Lecce, che sta cercando di fare chiarezza sulle circostanze della morte dell’uomo. Il messaggio comparso sui social ha spinto gli investigatori a rivedere questa ipotesi: nel post, condiviso dai familiari di altri detenuti, infatti, si fa riferimento ad una lite in cella e di un colpo ricevuto con una caffettiera.
casertafocus.net, 18 febbraio 2025
Il decesso del detenuto Hakimi Lamine, avvenuto il 4 maggio 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, quasi un mese dopo la perquisizione straordinaria - era il 6 aprile - nel corso della quale circa 300 agenti si resero responsabili di condotte violente verso i detenuti del reparto Nilo del carcere casertano, è avvenuto per “un’asfissia chimica dovuta alla contemporanea assunzione di farmaci contenenti benzodiazepine, oppiacei, neurolettici e antiepilettici”. Lo hanno affermato nell’udienza del maxi-processo in corso all’aula bunker annessa al carcere (105 imputati tra agenti della penitenziaria, funzionari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e medici Asl in servizio al carcere) i consulenti della Procura, Luca Lepore, medico-legale, e Vito De Novellis, farmacologo, che eseguirono l’autopsia sul corpo di Hakim nel maggio di 5 anni fa.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 18 febbraio 2025
Il Gup riqualifica i reati e ammorbidisce le pene per i dieci agenti. “Attonito” il legale di parte civile. Condannati per falso tre poliziotti penitenziari. La testa chiusa in una federa stretta al collo, trasportato di peso nudo dalla cintola in giù, i colpi inferti “dall’alto verso il basso”, dove il detenuto già versava dopo lo sgambetto che lo avrebbe fatto crollare. Calpestato, secondo le immagini registrate dalle telecamere interne di videosorveglianza. Tutto questo non fu tortura, ma “abuso di autorità in concorso”. Non furono lesioni ma percosse aggravate.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 18 febbraio 2025
L’uomo fu incappucciato, denudato e picchiato. Le telecamere ripresero tutto. Condanne da 4 mesi a due anni. La parte civile: “Siamo perplessi e attoniti”. Vi furono condotte illecite da parte degli agenti della polizia penitenziaria verso il 44enne tunisino allora detenuto nel carcere di Reggio Emilia, ma non tali da configurare la grave accusa di tortura aggravata formulata dalla Procura e riconosciuta in prima battuta anche dal gip. È il senso della sentenza di primo grado emessa ieri sera dal giudice dell’udienza preliminare Silvia Guareschi per i dieci agenti imputati, oltre che per quel reato, anche per lesioni al 44enne e falso nelle relazioni sull’episodio contestato, datato 3 aprile 2023, che fu denunciato dal detenuto. Tutti quanti, ora sottoposti alla misura cautelare della sospensione dal lavoro, hanno scelto il rito abbreviato.
di Giacomo Bizziocchi, Beatrice Fanti, Matilde Ferrarini e Raffaella Petrella*
Gazzetta di Modena, 18 febbraio 2025
Così l’avvocato Ricco e l’onorevole Ascari: “I detenuti fanno parte della nostra comunità”. “I nostri istituti di pena sono traboccanti di detenuti. A Modena, la Casa Circondariale di Sant’Anna ospita oltre 550 detenuti, a fronte di una capienza di 370 posti”, lo ricorda l’avvocato penalista Roberto Ricco. In aggiunta, a causa di una scarsità cronica di agenti della polizia penitenziaria e di personale sanitario e amministrativo negli istituti di detenzione italiani, la vita dentro le carceri diventa “un’esperienza disumanizzante”. Alla luce del sovraffollamento, purtroppo le condizioni di vita dei detenuti sono peggiorate, “quasi ovunque si riscontrano deficit dell’edilizia, celle vecchie e maleodoranti, bagni indegni, assenza di progetti lavorativi e ricreativi per i detenuti, carenza di assistenza sanitaria”, questo lo testimonia l’avvocato e deputato del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, a seguito delle sue numerose visite ispettive.
di Niccolò Gramigni
La Nazione, 18 febbraio 2025
La prima cittadina dopo l’ennesimo suicidio: “La maggioranza non incide”. Un’escalation di problemi. Prima di tutto i morti, troppi. Ma pure altre situazioni poco decorose. E così si torna a parlare delle carceri. Venerdì un detenuto poco più che ventenne si è tolto la vita a Prato, alla Dogaia, inalando il gas di una bomboletta da campeggio in uso per preparare cibi e vivande. Il giorno dopo, a Sollicciano, un 39enne si è suicidato impiccandosi nel bagno della cella. A intervenire, nuovamente, sul tema è stata la sindaca Sara Funaro, nel corso di un’intervista a Rtv38. Funaro ha chiesto una “soluzione radicale” per risolvere una questione che è un’altra ferita per la città.
Corriere della Sera, 18 febbraio 2025
Altre due Comunità saranno realizzate nelle province di Brescia e Como entro l’estate. Apre a Casteggio, in provincia di Pavia, la prima comunità socio-rieducativa ad alta integrazione sanitaria per minori e giovani adulti con disagio psichico o con disturbi da uso di sostanze provenienti dal circuito della giustizia minorile. Altre due comunità saranno realizzate nelle province di Brescia e Como entro l’estate. Il progetto è stato presentato lunedì in Regione dagli assessori Guido Bertolaso (Welfare), Elena Lucchini (Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità) e Simona Tironi (Istruzione, Formazione, Lavoro), insieme al sottosegretario di Stato alla Giustizia, Andrea Ostellari e al capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano. L’iniziativa risponde alla necessità di accogliere minori provenienti dal circuito della giustizia minorile, garantendo loro un percorso terapeutico-riabilitativo adeguato.
di Lorenzo Muccioli
Il Resto del Carlino, 18 febbraio 2025
Gli avvocati si astengono dal lavoro per protestare contro il sovraffollamento nell’istituto occupato al 123%. Carcere sovraffollato. E i penalisti riminesi si mettono in ‘pausa’. Sarà un’astensione dal lavoro di protesta quella che andrà in scena domani e dopodomani al Tribunale di Rimini, con la camera penale che, in attuazione di quanto deliberato dal Coordinamento delle camere penali del distretto dell’Emilia-Romagna, ha proclamato l’astensione degli avvocati di Rimini per le giornate del 19 e 20 febbraio.
di Andrea Marini
Il Sole 24 Ore, 18 febbraio 2025
Cisco amplia nel Centro Italia il suo programma di formazione delle competenze digitali nelle carceri. L’azienda nel penitenziario romano di Rebibbia ha iniziato l’attività tre anni fa, formando finora una cinquantina di persone. Quest’anno ha due aule, con 16 donne e 19 uomini. Qui ci sono detenuti che hanno passato il corso base e stanno facendo i corsi avanzati, molto impegnativi e complessi. Entro fine 2025 verrà aperto un analogo programma anche a Bologna. Cisco è una multinazionale statunitense che si occupa di innovazione digitale: networking, sicurezza, sistemi di collaborazione per far comunicare le persone, gestione cloud. È nata 40 anni fa arrivando a fatturare 54 miliardi di dollari l’anno, con oltre 80mila addetti nel mondo. In Italia è presente da 30 anni, con due sedi a Milano, una a Roma, un centro di ricerca a Vimercate e uno a Pisa. In Italia ci sono 600 addetti (di cui circa 30 a Pisa e 170 a Roma), con 1.500 rivenditori Cisco.
di Ginevra Montenovo
ultimavoce.it, 18 febbraio 2025
Il carcere contro i diritti umani: il sistema carcerario sta raggiungendo livelli sempre più preoccupanti per la tutela dei diritti umani dei detenuti. È quanto riportato dall’ultimo convegno promosso dall’Ordine degli Avvocati di Firenze, che mette in risalto le disumane condizioni di vita che i detenuti devono affrontare ogni giorno. Diritti umani inesistenti, persone ammassate in celle troppo piccole e anguste, depressione all’ordine del giorno, mancanza di ascolto e supporto terapeutico. I carcerati in Italia sono individui abbandonati a se stessi, soli, costretti a vivere lottando con le unghie e con i denti per sopravvivere in un contesto fondato sulla violenza e sul degrado. Istituti penitenziari inadeguati, in cui la brutalità è all’ordine del giorno. In un mondo aggressivo, si diventa aggressivi pur di sopravvivere. Il carcere contro i diritti umani: un sistema penitenziario nemico della vita.
- Legnano (Mi). Liberarsi dal carcere? A lezione con l’ex Garante dei detenuti Mauro Palma
- Milano. “Lontani, ma vicini”: fotografie dal carcere. In mostra al Pirellone gli scatti dei detenuti
- Como. In mostra un “Corpo a Corpo” con l’arte
- Firenze: “Dalla mia prospettiva”: il mondo visto dalle ragazze e dai ragazzi degli Ipm
- Il regime carcerario nell’Ottocento e una lezione per i giorni nostri










