agenzianova.com, 18 febbraio 2025
I condannati a meno di quattro anni possono essere liberati dopo aver scontato il 40% della pena. È iniziato in Scozia la liberazione anticipata di 390 detenuti, come parte di un’iniziativa per alleggerire il sovraffollamento delle carceri del Paese. La legge emergenziale, approvata lo scorso anno, consente ai detenuti condannati a meno di quattro anni di essere liberati dopo aver scontato il 40 per cento della pena. I detenuti con condanne per violenza domestica o reati sessuali sono esclusi. La ministra della Giustizia scozzese, Angela Constance, ha dichiarato che la popolazione carceraria è “troppo alta” e che il sovraffollamento impedisce la riabilitazione. Alla fine della scorsa settimana, nelle prigioni scozzesi c’erano 8.344 detenuti, oltre la capacità massima di 8.007.
europa.today.it, 18 febbraio 2025
Il ministro dell’Interno Darmanin: “È fuori discussione che si possono avere attività ricreative che scioccano tutti i nostri concittadini”. Ma il vero problema da risolvere è il sovraffollamento. La Francia ha imposto una severa restrizione alla vita dei detenuti, vietando tutte le attività ludiche in prigione dopo che si è scoperto che alcuni carcerati avevano potuto ricevere massaggi. Rimarranno consentite, tuttavia, le attività sportive, l’istruzione e l’apprendimento della lingua francese. La decisione è stata annunciata dal ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, al termine di una visita al centro penitenziario di Condé-sur-Sarthe (Orne), uno dei quattro siti selezionati per ospitare un carcere di massima sicurezza destinato ai narcotrafficanti più pericolosi.
di Ludovica Lopetti
Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2025
A Padova il ministero ha bloccato il progetto già pronto. A gennaio 2024 la pronuncia della Corte costituzionale. A febbraio c’era già il primo progetto pronto per il carcere di Padova, ma il sottosegretario Ostellari ha negato l’autorizzazione e all’architetto è stato impedito il sopralluogo. Il tavolo di lavoro promesso non è mai partito. “La durata dei colloqui intimi deve essere adeguata all’obiettivo di consentire al detenuto e al suo partner un’espressione piena dell’affettività, che non necessariamente implica una declinazione sessuale, ma neppure la esclude”. Con queste parole a gennaio 2024 la Corte costituzionale ha trasformato una battaglia di civiltà in un principio del nostro ordinamento, con una sentenza considerata storica. Un anno dopo, però, il diritto all’affettività in carcere resta una conquista astratta e non (o non solo) per mancanza di strutture o risorse.
di Teodoro De Rosa
unita.tv, 17 febbraio 2025
A un anno dalla sentenza della Corte Costituzionale sul diritto all’affettività, il carcere di Padova affronta difficoltà burocratiche e mancanza di strutture, ostacolando l’implementazione dei colloqui intimi. La questione del diritto all’affettività all’interno delle carceri italiane ha assunto una nuova dimensione dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale nel gennaio 2024. Questo provvedimento ha sancito l’importanza di garantire ai detenuti e ai loro familiari la possibilità di esprimere affetto durante i colloqui, un aspetto che va oltre la mera dimensione sessuale. Tuttavia, a un anno di distanza, la situazione nelle carceri, in particolare a Padova, evidenzia come questo diritto rimanga ancora in gran parte inattuato, non solo per mancanza di strutture adeguate, ma anche per questioni burocratiche e autorizzative.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 17 febbraio 2025
Decidiamo di parlare ancora una volta di carcere, nelle stesse ore nelle quali viene rilanciato, sui principali organi di stampa, un nuovo allarme sicurezza nelle nostre strutture detentive. Ad innescarlo, una indagine della Procura di Palermo, dalla quale emergerebbe tra l’altro - secondo le cronache - che la criminalità organizzata governa indisturbata le carceri, e dalle carceri continua a governare i propri affari illeciti nei territori da essa controllati. Lo strumento del diavolo sembrerebbe essere quello dei telefoni cellulari, che entrano indisturbati nelle celle, consentendo ai detenuti in grado di procurarseli - capibastone in testa - di continuare ad operare all’esterno, guadagnando forza e prestigio criminale all’interno.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 17 febbraio 2025
La norma che proteggeva i parlamentari dal potere giudiziari venne modificata nel 1993, nel pieno delle inchieste su Tangentopoli. “Nell’assemblea che scrisse la Carta c’erano ampie convergenze in un confronto laico. Cosa sorprendente se si pensa alle barricate erette oggi quando si parla di giustizia”, spiega Giovanni Gizzetta. L’articolo 68 della Costituzione sulla cosiddetta “immunità parlamentare” o “immunità penale” è stato modificato con la legge costituzionale 29 ottobre 1993 n. 3. Trentadue anni fa l’esigenza del legislatore di intervenire sulla norma originaria, presente nella Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948, fu dettata dal terremoto provocato dalle inchieste e dagli arresti di “Mani pulite”. La classe politica del nostro Paese dell’epoca venne spazzata via per aprire la fase della “Seconda Repubblica”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 17 febbraio 2025
L’immunità politica è un principio fondante delle democrazie moderne e una conseguenza della separazione dei poteri; lo scopo è proteggere i parlamentari eletti da eventuali attacchi giudiziari arbitrari e motivati da finalità eversive. In sostanza si configura come una forma di garanzia dell’equilibrio democratico. Ma non sempre è stato così, al contrario nel mondo antico l’immunità era strettamente connessa allo status sociale e determinava una chiara condizione di privilegio e non un diritto universale.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 17 febbraio 2025
Stefano Ceccanti: “Nella Prima Repubblica un certo squilibrio si è venuto a creare per la crisi degli assetti tradizionali del sistema dei partiti più che per iniziativa autonoma del potere giudiziario. L’articolo 68 della Costituzione prevede sempre alcune garanzie per i parlamentari”, afferma il professore Stefano Ceccanti, Ordinario di diritto pubblico comparato all’Università La Sapienza e, nella scorsa legislatura, deputato del Partito democratico.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 17 febbraio 2025
Alle inaugurazioni in Cassazione e soprattutto nelle Corti d’Appello, fin troppo entusiasmo per la trattazione scritta nei giudizi. Proficuo il dialogo tra i tribunali e Piazza Cavour. Dalla lettura delle relazioni sull’amministrazione della giustizia presentate dai vertici della Cassazione e delle Corti d’Appello emerge, per l’ambito civilistico, un’attenzione costante ai nuovi istituti introdotti dalle ultime riforme. L’evoluzione del diritto negli ultimi anni ha mostrato un bilanciamento tra innovazione normativa ed esigenze di efficienza processuale: novità come la digitalizzazione delle udienze, il rinvio pregiudiziale e la specializzazione delle sezioni giudicanti hanno contribuito a una maggiore rapidità nella definizione delle controversie. Tuttavia, restano criticità legate alla gestione del carico di lavoro, alle carenze di organico e all’impatto di alcune riforme, soprattutto in ambito familiaristico.
di Luigi Ripamonti
Corriere della Sera, 17 febbraio 2025
Terra dei fuochi, il “rifiuto” dello Stato italiano. Il recente pronunciamento della corte Europea a proposito della “terra dei fuochi” ha riportato all’attenzione la giustizia ambientale, di cui scrive Alessandro Miani sul Corriere Salute del 16 febbraio. La vicenda campana mette a fuoco il problema nel nostro Paese a partire da una questione legata a una vicenda scientemente dolosa, quale è lo sversamento di rifiuti tossici in aree non idonee, ma il tema della giustizia ambientale è più vasto, su scala mondiale, e chiama in causa le scelte di ciascuno di noi, ogni giorno, a partire da gesti a cui rischiamo di attribuire ancora poca importanza, dalla disattenzione nella raccolta differenziata, allo spreco dell’acqua domestica, all’uso di combustibili fossili anche quando sostituibili con alternative da fonti rinnovabili.
- Giustizia ambientale in Italia: una sfida sociale ed ecologica
- Prato. Suicidio in carcere con la bomboletta del gas. Lettera al sindaco
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- Bologna. La sezione speciale per “giovani adulti” al carcere della Dozza










