di Simone Alliva
Il Domani, 17 febbraio 2025
La chiamano “Educazione alle relazioni”. In un tempo in cui chi “educa al rispetto” nelle scuole viene messo alla porta, chi “educa alle differenze” tacciato di voler promuovere una presunta ideologia del gender, il comune di Roma sceglie la strada delle relazioni tra esseri umani per promuovere un bando di 420mila euro per finanziare progetti di educazione affettiva nelle scuole medie della capitale. “Non è vero che le nuove generazioni si sono “perse”. Siamo noi adulti ad aver trasmesso loro un concetto di relazione fatta di disparità e di potere”, spiega Elisa Ercoli, presidente dell’associazione Differenza donna, da trent’anni al fianco delle donne vittime di violenza.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2025
“Sono persone che si trovano isolate all’improvviso. In aumento i giovani, anche a causa del Fentanyl”. Le cause dei decessi riflettono una condizione di estrema vulnerabilità, in cui fattori personali, sociali e ambientali si intrecciano aggravando situazioni spesso già precarie. La presidente della Federazione: “Il governo non sembra interessato a dialogare su questo tema”. L’hanno definita la “strage invisibile”. Stiamo parlando dei 434 senza fissa dimora deceduti lo scorso anno. Il dato arriva dal rapporto 2024, pubblicato in questi giorni dall’osservatorio della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora. Una fotografia che da anni non cambia. Anzi. Dal 2020 - inizio di questo monitoraggio - si assiste ad una lenta e costante crescita del numero dei decessi delle persone che vivono per strada. Nel 2023 erano 415 e nel 2022 si registravano 399 persone morte. Gli sforzi fatti dalle associazioni che si occupano di clochard sembrano vani e “il governo - ci dice Cristina Avonto presidente della Federazione italiana organismi per le persone senza fissa dimora - non sembra essere interessato a dialogare con il Terzo Settore su questo tema”.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 17 febbraio 2025
Vincere le elezioni non autorizza a ignorare la legge nazionale e il diritto internazionale; a punire i giudici o i giornalisti; a ignorare la scienza. Tagliare fuori l’Europa dai negoziati sull’Ucraina è un insulto alla Nato. Premiare l’aggressione di Putin significa concedere alla Russia il ruolo di potenza dominante sul continente. Un fratello e una sorella abitano insieme nella vecchia dimora di famiglia. Una vita tranquilla e abitudinaria. Un giorno sentono strani rumori provenire da una stanza della casa. Decidono di ignorarli. In fondo, di quella stanza possono fare a meno. Ma i rumori aumentano, si spostano anche in un’altra stanza. Poi in un’altra ancora. Alla fine i fratelli abbandonano la casa, terrorizzati, senza capire cos’è accaduto.
di Beatrice Biliato*
altreconomia.it, 17 febbraio 2025
Il procuratore capo della Cpi Karim Khan ha richiesto a fine gennaio un mandato di arresto per i leader dei Talebani, accusati di aver commesso il crimine contro l’umanità di persecuzione di genere. Un atto importante per le donne perseguitate e per certi versi inedito ma che per essere efficace richiede che i Paesi occidentali e i firmatari dello Statuto di Roma rinnovino il sostegno alla Corte. Il 23 gennaio 2025 il procuratore capo della Corte penale internazionale (Cpi) Karim Khan ha lanciato un forte atto d’accusa nei confronti dei Talebani: ha richiesto l’arresto del leader supremo, Mullah Hibatullah Akhundzada, e per il suo giudice capo, Abdul Hakim Haqqani, perché ritenuti responsabili del crimine contro l’umanità di persecuzione di genere. La documentata accusa sta in due lunghi e dettagliati documenti che danno il quadro dei crimini commessi dai Talebani in questi ultimi tre anni e mezzo e del ruolo diretto dei due accusati nell’architettare e sostenere la sistematica violazione dei diritti delle donne e delle persone Lgbtqi+, persecuzione commessa almeno dal 15 agosto 2021 e fino a oggi in tutto il territorio dell’Afghanistan.
di Franco Giubilei
La Stampa, 16 febbraio 2025
Ventimila persone potrebbero uscire dagli istituti, ma le pratiche sono al palo. Sovraffollamento e strutture inadeguate. In un giorno altri due suicidi in cella. Nel giorno in cui il bollettino dei suicidi in carcere registra un nuovo, drammatico balzo in avanti - due vittime in 12 ore a Firenze e Prato, già 12 i morti da inizio anno - il collegio del Garante dei detenuti rivela che il sovraffollamento, forse la causa principale di disagio dietro le sbarre, potrebbe essere ridotto drasticamente. Certo, ci sarebbe una serie di condizioni da rispettare: la macchina burocratico-giudiziaria, innanzitutto, dovrebbe funzionare molto meglio.
di Antonio Ferrero
La Stampa, 16 febbraio 2025
Ammetto il mio scetticismo ma un convegno infrasettimanale sul problema della salute in carcere non credevo avrebbe suscitato grande interesse: viviamo un’epoca di radicalizzazione delle posizioni ideologiche e di rinnovato sospetto verso la diversità e le sofferenze di chi sta in carcere sono per lo più ignorate se non, nemmeno troppo velatamente, ritenute meritate. Pertanto constatare che la sala polivalente CDT di Cuneo ieri era gremita per il convegno “Salute in carcere: un diritto negato?” mi ha piacevolmente sorpreso.
di David Allegranti
La Nazione, 16 febbraio 2025
Anche gli istituti penali per minorenni sono sovraffollati. È lecito domandarsi se un giorno assisteremo a suicidi anche tra i giovani detenuti. Il ministero della Giustizia ha trovato un curioso modo di risolvere la questione: esternalizzare la detenzione minorile al carcere per gli adulti. Nelle sovraffollate e fatiscenti carceri italiane ci si continua a suicidare. A poche ore di distanza, tra il pomeriggio di venerdì e la mattina di ieri, due detenuti si sono tolti la vita. Uno a Prato, l’altro a Firenze. Come già spiegato su queste colonne, le cause di un suicidio possono essere molteplici e ogni suicidio fa storia a sé. Ma se in una cittadina di 60mila abitanti, tanti quanti sono i detenuti attualmente presenti negli istituti penitenziari, ci fossero novanta suicidi l’anno (record stabilito nel 2024; ora siamo a 12 in un mese e mezzo), probabilmente ci chiederemmo, ogni giorno, che cosa sta succedendo e perché. Magari un giorno uno studio scientifico ci spiegherà che il sovraffollamento non c’entra niente con la volontà di togliersi la vita, ma per ora possiamo chiederci se invece non sia proprio fra le cause che rendono la vita in prigione così insostenibile.
di Patricia Iori
ultimavoce.it, 16 febbraio 2025
Il sistema carcerario italiano si trova ad affrontare una situazione sempre più complessa e delicata, in cui la burocrazia, la carenza di risorse e la scarsa informatizzazione delle pratiche legate alla detenzione contribuiscono a creare un clima di sofferenza e incertezza per i detenuti. Un rapporto recente del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha mostrato una cifra preoccupante: circa 19.000 persone attualmente rinchiuse nelle carceri italiane potrebbero essere libere, se solo il sistema riuscisse a superare le difficoltà burocratiche e operative che impediscono loro di ottenere il giusto trattamento.
di Mauro Giansante
prismag.it, 16 febbraio 2025
In prigione il diritto all’affettività continua a non essere garantito: una lesione sia per i detenuti sia per le persone a loro care che stanno fuori. La pandemia aveva aperto alcuni spiragli, ma il governo Meloni ha imposto l’idea di un carcere duro e puro. Ne abbiamo parlato con attivisti ed esperti. Amare dietro le sbarre si può. Si deve. Non è una frase fatta, ma il succo di una sentenza della Corte di Cassazione che ha aperto questo 2025. Una sentenza storica in materia di diritti dei detenuti. La Corte costituzionale lo aveva già sancito a fine gennaio 2024, quando aveva ribadito che i colloqui intimi, compresi quelli a carattere sessuale, possono essere vietati solo per “ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina”, cioè per il comportamento non corretto del detenuto o per ragioni giudiziarie (in caso di soggetto ancora imputato).
di Luca Bonzanni
Avvenire, 16 febbraio 2025
Il controllo delle carceri potrà passare anche dal cielo, con nuove tecnologie. Come in una partita di scacchi, la polizia penitenziaria s’appresta a utilizzare i droni per monitorare il perimetro dei penitenziari, dopo che negli ultimi tempi proprio questi apparecchi sono diventati un nuovo strumento per provare a violare la sicurezza degli istituti. Una sorta di “controffensiva” che porterà a istituire, all’interno degli organigrammi della polizia penitenziaria, anche la specializzazione di “operatore di aeromobili a pilotaggio remoto”. Cioè i droni, appunto: la svolta è messa nero su bianco nella bozza di un decreto del ministero della Giustizia condiviso nei giorni scorsi con i sindacati di categoria per un primo confronto, in attesa dei successivi passi formali.
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