di Roberto Galullo
Il Sole 24 Ore, 16 febbraio 2025
Nel 2024 sequestrati 2.252 telefoni nelle celle: 6 al giorno. I prezzi di acquisto spaziano da 150 a 2mila euro. Mercato dei criptofonini alle stelle. Da una decina di anni, accade di tutto nelle carceri italiane. Persino che i boss possano videochiamare dalla cella per godersi una lezione impartita ad un rivale, gustarsi la festa di compleanno di un familiare, fare acquisti online o impartire - caso frequentissimo - ordini con i quali continuare a governare ciò che accade fuori. Pur stando dentro, magari in una cella di massima sicurezza o, perché no, in regime di carcere duro. Così, mentre il “pasticcio” sulla schermatura degli istituti penitenziari continua, basta dare un’occhiata ai recentissimi numeri snocciolati dal direttore generale Detenuti e trattamento del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap), Ernesto Napolillo, per capire la gravità della situazione.
di Anna Maria Greco
Il Giornale, 16 febbraio 2025
Lo sciopero è confermato. L’ipotesi di correttivi minori. Il 5 marzo ci sarà l’incontro tra la premier Giorgia Meloni e i vertici della nuova Anm chiesto dal presidente Cesare Parodi (di Magistratura indipendente) subito dopo la sua elezione, suscitando qualche malumore nelle correnti di sinistra che partecipano alla giunta, malgrado la conferma dello sciopero del 27 febbraio. Se il tono di Parodi è stato molto dialogante, anche di fronte alla quasi immediata risposta di Palazzo Chigi, quello degli altri esponenti della nuova giunta lo è un po’ meno.
di Gioacchino Scaduto
Il Manifesto, 16 febbraio 2025
Non ho mai avvertito il tema della separazione delle carriere come una bestemmia. Al contrario, negli anni 90, quando era stato da poco adottato il nuovo codice di procedura penale che aveva abolito la figura del giudice istruttore ed aveva disegnato in modo del tutto nuovo la funzione del pubblico ministero e introdotto la figura del giudice per le indagini preliminari e quando, soprattutto, si viveva un periodo emergenziale, segnato da omicidi e stragi mafiose nel quale era sentito come dominante l’obiettivo della sicurezza anche a discapito dei valori della giurisdizione, sono stato tendenzialmente favorevole.
di Davide Vari
Il Dubbio, 16 febbraio 2025
“Quanto ci farebbero comodo due magistrati morti”. Una frase così non si scrive, non si dice, non si pensa. E invece l’avrebbe detta - ma noi speriamo ancora che non sia vero - il presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Secondo La Stampa - che l’ha pubblicata con molta “discrezione” - l’avrebbe pronunciata a Torino, durante un’iniziativa che, forse, credeva fosse tra pochi intimi. E siccome nessuno ha ancora smentito - e nel tempo che passa senza smentite il fango si addensa, si compatta, diventa solido - siamo costretti a prendere sul serio questa frase. E siamo assaliti da un conato di vergogna.
di Vito Pacca
L’Unità, 16 febbraio 2025
Ci si trova spesso di fronte a un netto squilibrio tra la realtà oggettiva e le probabilità logiche. Il caso di una piccola impresa di Avellino. L’interdittiva antimafia vede le sue origini con il decreto legislativo n. 159 del 2011 che ha dato vita al Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione introducendo nel nostro ordinamento giuridico il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, notoriamente conosciuto come articolo 416 bis. Il provvedimento di interdittiva antimafia, che per sua natura viene collocato nell’ambito dei provvedimenti di carattere amministrativo emanati dal Prefetto, tende a eliminare o limitare la capacità giuridica delle società in probabile odore di mafia. Il termine “probabile” è doverosamente riportato in quanto uno dei pilastri su cui fonda le sue radici questo provvedimento è proprio il principio del “più probabile che non” che, in ambito civilistico, il giudice applica riconoscendo semplicemente “che il fatto sia avvenuto con una ragionevole probabilità logica”, in barba al principio “iuxta alligata et probata” in base al quale, invece, il giudice deve giudicare solo secondo le prove raggiunte e i documenti allegati.
di Paolo Biondani
L’Espresso, 16 febbraio 2025
I partiti di governo vogliono ripristinare l’autorizzazione a procedere totale per i parlamentari. Intanto si abusa dell’insindacabilità per le opinioni, intesa spesso come licenza di diffamare. Sognano l’immunità totale: il potere di bloccare la giustizia con un voto politico della loro maggioranza parlamentare. E intanto abusano delle immunità che hanno già, a cominciare dall’”insindacabilità”: una tutela democratica della libertà di opinione che è degenerata in licenza arbitraria di screditare e diffamare persone innocenti.
di Ilaria Solaini
Avvenire, 16 febbraio 2025
La denuncia di strutture fatiscenti, sovraffollate e che non permettono percorsi rieducativi. L’arcivescovo di Firenze: l’anno giubilare ci interroghi, servono azioni concrete. A distanza di poche ore un giovane detenuto, di circa 20 anni, di origine nordafricana nel carcere di Prato e un’altra persona reclusa di trent’anni circa, di nazionalità rumena nella Casa Circondariale di Sollicciano a Firenze hanno preso la terribile quanto irreversibile decisione di togliersi la vita. Il Garante regionale della Toscana, Giuseppe Fanfani di fronte agli 11 suicidi nelle carceri italiane già registrati in queste primissime settimane del 2025, ha sottolineato, ancora una volta, che “ormai le parole non bastano più. Non basta indignarsi, esprimere cordoglio, vicinanza, organizzare visite per toccare con mano la drammatica situazione di carceri fatiscenti, dove tutto sembra possibile tranne riabilitazione e una vita dignitosa. Se questo stillicidio non viene interrotto, saremo tutti complici”.
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 16 febbraio 2025
L’impresa chiama, le carceri rispondono. Succede nei 9 penitenziari del Veneto, dove c’è una presenza consolidata di aziende con le loro lavorazioni. Un microcosmo fatto di molte cooperative e imprese sociali del territorio, presentato, dati e informazioni alla mano, in “Liberiamo le produzioni”, catalogo promosso dal Provveditorato regionale, Regione e Unioncamere. Come tutte le strategie win-win, l’incontro imprese-carcere funziona e dà i suoi frutti. Non si tratta “solo” di garantire prospettive di vita e di reinserimento alle persone detenute. Lavanderie, sartorie, legatorie, laboratori cosmetici, orti. Nelle carceri venete si diversifica. E diversi sono i vantaggi per le aziende: sgravi fiscali e contributivi, abbattimento dei costi di produzione - grazie alle convenzioni tra le direzioni e le imprese per la gestione degli spazi in comodato d’uso. Sono pari a zero i tassi di assenteismo, perché i detenuti-lavoratori sono e si sentono attivamente coinvolti.
di Lucia Bigozzi
La Nazione, 16 febbraio 2025
Un detenuto di 38 anni trovato senza vita ieri mattina nella sua cella. Dal Garante ai sindacati: “Adesso servono subito interventi concreti”. Un’altra morte in carcere. Ieri mattina alle 5.40 un giovane rumeno di 38 anni si è impiccato nella sua cella a Sollicciano nel reparto giudiziario. È il secondo caso dall’inizio dell’anno, dopo che nei primi giorni del 2025 si era ucciso un venticinquenne egiziano. È il secondo caso in pochissime ore dopo la morte in cella a Prato, dove un detenuto si è ucciso inalando gas da un fornellino. La lunga scia di morte ha riportato d’attualità le terribili condizioni del carcere fiorentino scatenando reazioni a tutto campo, dal garante toscano dei detenuti al vescovo, dai sindacati all’assessore al sociale del Comune. Tutti invocano finalmente azioni concrete, a partire dalla nomina di un direttore stabile, per cercare di risolvere i problemi.
di Laura Natoli
La Nazione, 16 febbraio 2025
I dirigenti scolastici delle classi in carceri: “Era nostro studente. Necessari investimenti più ampi in politiche educative”. La procura ha disposto l’autopsia sul corpo del detenuto, magrebino di 32 anni, che venerdì pomeriggio si è tolto la vita inalando il gas della bomboletta data in dotazione nelle celle per riscaldare le bevande. Si tratta del sesto suicidio che avviene dell’interno della Dogaia in poco più di un anno. “Non serve a nulla continuare a fare la conta delle cose che non vanno (la mancanza di un direttore e di un comandante, la carenza di organico, il sovraffollamento, le difficoltà strutturali). Quello che dovevamo segnalare, lo abbiamo detto in più occasioni. Quello che manca davvero è la volontà di risolvere i problemi”.
- Modena. Trovato morto in carcere: “Vogliamo sapere perché”
- Firenze. Sovraffollato, senza agenti né educatori: l’Ipm Meucci è una polveriera
- Firenze. Ordine Avvocati: “Il carcere è un’istituzione al collasso, vanno garantiti i diritti umani”
- Ferrara. Nuovo padiglione Arginone, Cucchi (Avs): “Sottrarrà spazi per attività detenuti”
- Milano. I detenuti di San Vittore scrivono al Papa: “Caro Francesco sei il nostro faro”










