di Alessandra Serio
tempostretto.it, 13 febbraio 2025
La direzione scrive e la Garante dei detenuti risponde. Esiste una ottima collaborazione tra Garante dei detenuti e direzione del carcere di Gazzi, sottolineata da entrambi, una proficua collaborazione di entrambi con l’Asp di Messina per la gestione del centro clinico all’interno delle mura del penitenziario. Lo precisa la direttrice della casa circondariale Angela Sciavicco, all’indomani dell’audizione della Garante dei detenuti Lucia Risicato in consiglio comunale. La direzione smentisce i casi più drammatici indicati dalla Garante nella relazione (leggi qui) “…rispetto alle quali non si comprende - scrive la Sciavicco - considerati i pochi elementi desumibili dall’articolo in oggetto, se si tratta, in verità, di affermazioni del tutto decontestualizzate, che, in quanto tali, restituiscono al lettore una sintesi mistificata delle condizioni di vita dei detenuti presenti nella Casa Circondariale di Messina”.
di Francesco Curzio
rossetorri.it, 13 febbraio 2025
Medici indagati, giornali e progetti bloccati, Consiglio Comunale in carcere azzoppato, inizia male il 2025 della casa Circondariale di Ivrea. Mentre continuano le polemiche sulla chiusura forzata del giornale la Fenice ad opera della Direzione, è stata diffusa la notizia della fine delle indagini della Procura sulla morte di Andrea Pagani, detenuto e redattore della Fenice, il 4 gennaio 2024, indagini nate proprio dalle proteste dei compagni di redazione della Fenice.
di Chiara Roncelli
L’Eco di Bergamo, 13 febbraio 2025
Nel 2004 nacque il Centro all’interno della Caritas, nel 2022 l’associazione. Ha 10 mediatori. “Diffondere la pratica nei vari ambiti della vita sociale”. Nel 2022 l’ordinamento giuridico italiano ha introdotto ufficialmente la pratica della giustizia riparativa. Ma, come spesso accade, la legge porta a compimento un percorso in atto già da lungo tempo: infatti, in Italia si parla e si praticano esempi di giustizia riparativa dagli anni ‘90, in altri Stati europei addirittura da più tempo. Questo è accaduto anche nella nostra provincia, dove da vent’anni esiste un Centro di giustizia riparativa: nato nel 2004 all’interno di Caritas grazie alla sensibilità di don Virgilio Balducchi, allora cappellano della Casa circondariale, che iniziò a coltivare “il sogno di una giustizia “che renda l’uomo più maturo interiormente e socialmente” e permetta di “percorrere strade di riconciliazione” per il territorio”.
di Rachele Stroppa*
L’Unità, 13 febbraio 2025
Oggi e domani a Roma il convegno di Antigone con studiosi ed esperti della pena in Italia. E le testimonianze di chi il carcere l’ha vissuto in prima persona. Sono passati 50 anni dal momento in cui venne attuata la grande riforma penitenziaria con la Legge 354 del 26 luglio 1975 recante le “Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà”. Uno dei propositi principali della Legge penitenziaria era quello di colmare un’enorme lacuna esistente sotto il profilo giuridico rispetto all’esecuzione penale; all’epoca, infatti, era ancora vigente il regolamento fascista del 1931, contenente una serie di disposizioni tramite le quali ci si limitava a regolare la condotta delle persone private della libertà negli istituti di pena. Con la legge del 1975, il detenuto finalmente acquisisce una specifica soggettività giuridica, in quanto viene identificato e definito come un soggetto titolare di diritti ed aspettative. Di pari passo viene anche istituita la Magistratura di Sorveglianza come organo giurisdizionale con funzioni di controllo e di tutela dei diritti delle persone detenute.
ideawebtv.it, 13 febbraio 2025
“In Italia sette detenuti su dieci rientrano in carcere. Questa percentuale si abbassa notevolmente - in pratica, solo uno su dieci - se durante la detenzione hanno seguito un percorso inclusivo studiato per il reinserimento nella società”. Bruno Mellano, dal 2014 Garante dei detenuti e delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà della Regione Piemonte, esprime soddisfazione per l’apertura di un negozio nella casa di reclusione di Fossano, uno dei pochi istituti penitenziari in Italia situati nel centro storico di una città. “Perla, una via di fuga” è il nuovo progetto della Cooperativa Perla - racconta con entusiasmo la responsabile Grazia Oggero - in una sfida lanciata dalla direzione del carcere di Fossano che vuole, con l’apertura di un negozio di prodotti realizzati all’interno dell’istituto e del mondo “made in carcere” in generale, abbattere simbolicamente i muri del pregiudizio”.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 13 febbraio 2025
Prosegue la proficua e profonda collaborazione fra Santa Sede e Amministrazione Penitenziaria in occasione del Giubileo 2025. Fra le iniziative legate al “Giubileo degli Artisti e del Mondo della Cultura”, presentato questa mattina presso la Santa Sede, alcune riguardano il mondo penitenziario. Alla conferenza stampa sono intervenuti il Cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione; Lucia Borgonzoni, sottosegretario di Stato al ministero della Cultura; Barbara Jatta, direttore dei Musei vaticani; Lina Di Domenico, capo del dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria facente funzioni; Cristiana Perrella, curatrice dello spazio “Conciliazione 5” per l’Anno Santo 2025; Raffaella Perna, curatrice della mostra “Global Visual Poetry: traiettorie transnazionali nella Poesia Visiva”.
di Nazzarena Zorzella
Il Manifesto, 13 febbraio 2025
Il campo dell’immigrazione, fenomeno che il Governo non gestisce razionalmente ma combatte attraverso la compressione del diritto di difesa. La questione migratoria è, non da oggi, un formidabile strumento di propaganda per spostare l’attenzione dai veri problemi del paese, ma è anche occasione di sperimentare dispositivi giuridici da estendere ad altre categorie. Tra questi l’esecutivo si sta concentrando sul - o meglio contro - il diritto di difesa. Come dimostra il disegno di legge “sicurezza” la cui previsione di tutele “speciali” per le forze di polizia ha ripercussioni sulla possibilità di scagionarsi dalle accuse. E come dimostra tutto il campo dell’immigrazione, fenomeno che il governo non gestisce razionalmente ma combatte attraverso la compressione del diritto di difesa.
di Paolo Valenti
lavialibera.it, 13 febbraio 2025
Iniziato il processo per la morte di Moussa Balde nel centro per il rimpatrio di Torino. A Roma si indaga sul suicidio di Ousmane Sylla, anche lui suicida nel cpr di Ponte Galeria. I familiari: “Lottiamo per tutti, chi migra non è un criminale”. “Non lottiamo solo per i nostri fratelli, ma per tutte le persone che si trovano nei cpr”. A parlare è Mariama, sorella di Ousmane Sylla, il 21enne guineano che un anno fa si è tolto la vita nel centro di permanenza per il rimpatrio (cpr) di Ponte Galeria, a Roma. Con lei la madre e il fratello di Moussa Balde, 23enne sempre della Guinea, morto suicida nel maggio del 2021 in un altro cpr, quello di Corso Brunelleschi a Torino, che dopo due anni di chiusura si appresta a riaprire. Mercoledì sono arrivati nel capoluogo piemontese per l’inizio del processo per la morte di Moussa, che vede imputati per omicidio colposo Annalisa Spataro e Fulvio Pitanti, rispettivamente direttrice dell’ente gestore e responsabile medico della struttura all’epoca dei fatti.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 13 febbraio 2025
Il ministro Piantedosi bluffa: “Oltre Adriatico un impianto polivalente, il Cpr c’è già”. Ma trasferire gli “irregolari” dall’Italia violerebbe le norme Ue. “Polivalente”. È l’aggettivo che ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto dopo “impianto”. Parlava dei centri in Albania. Prima aveva ripetuto il solito ritornello: il progetto interessa 15 paesi membri e Commissione. “Oltre a un luogo di sbarco, c’è un centro per le procedure di frontiera ed è già presente un Cpr. Il cui utilizzo non determinerà, o non determinerebbe, alcun costo aggiuntivo”. Stanno in quell’oscillazione tra indicativo futuro e condizionale presente le ultime incognite del governo, se non del Colle, prima del via libera al nuovo tentativo di mettere in moto il protocollo Meloni-Rama: usare le strutture non per i richiedenti asilo sottoposti alle procedure accelerate di frontiera, ma per trattenere e forse espellere gli “irregolari”. Il decreto sarebbe imminente, anche se al Consiglio dei ministri manca una data.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 13 febbraio 2025
Il Governo ha assicurato che il progetto andrà avanti, ma i contratti del personale dell’ente gestore dei Centri migranti sono stati annullati. I contratti stipulati tramite una succursale della coop Medihospes creata a Tirana. L’appalto vinto a maggio valeva 133 milioni di euro. La cooperativa Medihospes ha interrotto il rapporto di lavoro con quasi tutti i dipendenti assunti per la gestione dei centri in Albania, realizzati in base al protocollo firmato dalla premier Giorgia Meloni e dall’omologo albanese Edi Rama. In pratica non c’è più bisogno di lavoratori nei Cpr: il documento ottenuto da Domani conferma in via definitiva il fallimento del piano albanese del governo.










