L’Unità, 6 febbraio 2025
L’artista Alessandro Ciambrone si è candidato ai Guinness per realizzare un’opera di 4mila metri quadri a tema “libertà”: presentazione il 21 febbraio al Maschio Angioino. Sulla facciata della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, sorgerà il murales più grande al mondo realizzato da un singolo artista. A tentare la sfida è Alessandro Ciambrone che si è candidato ai Guinness per realizzare un’opera d’arte di 4mila metri quadri (lunga 715 metri e alta 5,6) il cui tema sarà “libertà”.
Corriere della Sera, 6 febbraio 2025
Con testi di Rossana Ruggiero e fotografie di Matteo Pernaselci, il volume racchiude oltre un anno di raccolta di materiale fotografico e di interviste per mettere in luce l’umanità spesso dimenticata. Dare voce a chi, dietro le sbarre, difficilmente riesce ad averla, i “volti rivolti” alle povertà difficili da immaginare al di fuori, sul sentiero degli invisibili tracciato da papa Francesco: nasce da questa idea “I volti della povertà in carcere”, testi di Rossana Ruggiero e fotografie di Matteo Pernaselci. Il volume racchiude oltre un anno di raccolta dimateriale fotografico e di interviste per mettere in luce l’umanità spesso dimenticata, e la povertà nelle varie sfaccettature emersa dai racconti di detenuti e operatori delle carceri italiane.
di Paolo Giordano
Corriere della Sera, 6 febbraio 2025
Il secondo mandato di Trump ci ha mostrato ciò che sappiamo ma che spesso nascondiamo dietro un velo di ipocrisia. Donald Trump ha annunciato che renderà Gaza “la riviera del Medio Oriente”. Pochi giorni prima aveva firmato un ordine esecutivo per “ristabilire la verità biologica” negli spazi pubblici e perfino nelle pubblicazioni scientifiche, corredato da un prontuario che stabilisce una volta per tutte cosa sono un maschio, una femmina, un sesso e così via. Nel frattempo, Elon Musk aizzava gli elettori tedeschi a smetterla di guardare al loro passato novecentesco con un senso di colpa e a mostrarsene invece fieri (votando AfD). Ha lanciato una campagna per rendere di nuovo l’Europa “grande” (grande come quando? e di che Europa sta parlando?), ha invitato noi italiani a opporci alla magistratura per proteggere il confine dall’invasione in corso.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 6 febbraio 2025
Molti sostengono che l’intelligenza artificiale sia una innovazione ancora più radicale della stampa. E che di conseguenza, essa sia destinata a modificare profondamente le nostre democrazie. Va letto in questa direzione il fatto che Deep Mind, una sussidiaria di Google ha annunciato di stare lavorando a un progetto chiamato “Habermas machine”. Il nome del programma è un omaggio a Jurgen Habermas, uno dei massimi filosofi tedeschi contemporanei, che ha dedicato la sua intera produzione scientifica a spiegare il nesso tra la democrazia e lo sviluppo della sfera pubblica. Intesa come il luogo del confronto razionale tra idee e posizioni, alla ricerca di una intesa.
di Flavia Perina
La Stampa, 6 febbraio 2025
La maggioranza esce indebolita dall’ennesima tempesta sul tema immigrazione dopo Cutro e il caso Albania. L’orgoglio cattivista fa spazio a una difesa in punta di diritto tra date, orari e frasi in inglese per far scudo alla leader. Dal punto di vista della destra il d-day parlamentare sul caso di Osama Almasri lascia l’amaro in bocca: costretti a passare sotto le forche caudine di un confronto parlamentare che non volevano, costretti ad appigliarsi a cavillose ricostruzioni, costretti a inghiottire l’accusa di codardia rivolta alla premier, la più infamante per un mondo che ha sempre esaltato il coraggio e la capacità di metterci la faccia. Vorrebbero dire la verità - arrestare Almasri avrebbe esposto l’Italia a ritorsioni incontrollabili - ma non possono, e in qualche modo è una vendetta della storia che li ha visti a lungo dall’altra parte, a denunciare gli accordi indicibili del Lodo Moro, le loro luttuose conseguenze, le opache intese che negli anni degli attentati arabi misero in sicurezza il Paese in cambio del libero transito di terroristi e avventurieri di ogni fazione.
di Silvio Messinetti
Il Manifesto, 6 febbraio 2025
Non ha commesso il fatto: l’attivista curdoiraniana è stata scagionata dalle accuse. La pm l’aveva definita una “hostess di bordo”. Alle 17.02 di ieri è terminato l’incubo di Maysoon Majidi, l’attivista e regista curdoiraniana imputata a Crotone con l’accusa di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Un processo kafkiano, una vicenda grottesca e quasi 400 giorni di calvario che si sono conclusi con la sibillina formula di rito: “Assolta per non aver commesso il fatto”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 6 febbraio 2025
“Il ministro non è un passacarte”, rivendica il Guardasigilli Carlo Nordio. E spiega che nel suo ruolo di “organo politico” ha il “potere-dovere di interloquire con altri organi dello Stato, laddove se ne presenti la necessità, che in questo caso si presentava eccome”. Dunque il ministro della Giustizia che ha di fatto disapplicato il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro il generale libico Najeem Osama Almasri, determinando la scarcerazione del detenuto, ha discusso con i colleghi di governo. Con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, c’è da presumere, ma anche con il sottosegretario delegato alla sicurezza nazionale Alfredo Mantovano e, verosimilmente, con la stessa premier Giorgia Meloni. Cioè i quattro indagati la cui posizione è al vaglio del Tribunale dei ministri, dopo la trasmissione degli atti da parte del procuratore di Roma.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 6 febbraio 2025
Tutti i Governi mentono, ma solo alcuni riescono a farlo così spesso e così male come il nostro. “Gli atti sono arrivati di notte. E poi erano in inglese. E poi avevano una data sbagliata”. Con scuse sempre meno credibili, il Governo prova a giustificare la liberazione del torturatore libico Elmasry. L’informativa di Nordio e Piantedosi in parlamento arriva tardi ed è solo una tappa del patetico oscillare tra tesi opposte. Cavilli e formalità sono la specialità del ministro della giustizia, per il quale la richiesta della Corte penale internazionale di processare Elmasry non stava in piedi (non lo aveva mai detto, ma adesso Nordio ci spiega che il suo silenzio andava interpretato così). Al contrario, per il ministro dell’interno le accuse della Corte dell’Aja all’aguzzino capo di Tripoli erano tanto serie e credibili da rendere necessaria la sua immediata espulsione. Con un aereo di Stato e avvertendo per tempo i libici in modo che organizzassero l’accoglienza.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 6 febbraio 2025
Il fact checking: l’espulsione lampo di Almasri solleva dubbi sulla cooperazione dell’Italia con la Cpi. Clima infuocato alla Camera durante l’informativa del governo sulla vicenda riguardante Njeem Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libica, nonché torturatore del carcere di Mitiga, espulso dall’Italia il 21 gennaio scorso perché considerato un “soggetto pericoloso”. Nei confronti di Almasri, arrestato a Torino il 19 gennaio e poi rispedito a Tripoli con un aereo dei servizi segreti, la Corte penale internazionale ha spiccato un mandato d’arresto per crimini contro l’umanità e crimini di guerra (l’accusa si riferisce, tra le altre cose, a reati quali l’omicidio, la tortura, la violenza sessuale, la schiavitù e la riduzione in schiavitù per sfruttamento sessuale).
di Antonio Gagliano
Il Dubbio, 6 febbraio 2025
Almasri è stato riportato a casa con ogni riguardo seppure tutti riconoscono che si tratti, o si possa trattare, di un torturatore, di uno spietato criminale. Il Governo dell’Italia, la “nazione sovrana” che si declama essere tra le dieci potenze economica del mondo, è costretto a riconoscere che quell’arresto avrebbe comportato conseguenze gravi sull’ordine pubblico causa l’invasione di centinaia di migliaia di migranti in poco tempo. Vicenda Almasri, ovvero la fiera delle ipocrisie. Cominciamo dal tanto declamato “atto dovuto”. L’esposto dell’avvocato Li Gotti imponeva, secondo il procuratore di Roma, l’iscrizione nel registro delle notizie di reato e la trasmissione degli atti al Tribunale dei Ministri. Prima ipocrisia: Li Gotti, come egli stesso ha sottolineato, non ha fatto altro che riferirsi a fatti già da giorni pubblicati dalla stampa. A questo punto, però, non si riesce a capire come quei fatti erano privi di rilievo penale sino a quando li hanno divulgati i più importanti giornalisti italiani ed hanno invece assunto miracolosamente quel rilievo solo quando l’avvocato Li Gotti li ha riassunti nel suo scritto. Insomma, o il procuratore di Roma ha una considerazione troppo bassa di tutta la stampa italiana e non la degna di considerazione qualsiasi cosa possa scrivere, oppure ha una troppo alta opinione dell’avvocato Li Gotti.
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