di Valentina Petrini
La Stampa, 6 gennaio 2025
Quando un presidente della Repubblica arriva a sorpresa in un quartiere di periferia soffocato da criminalità, droga, violenza e povertà, si siede come un comune cittadino ad ascoltare messa e alla fine sottolinea che l’augurio più grande è per “il futuro delle bambine e dei bambini” di quel quartiere, perché vengano garantiti loro “lavoro e diritti”, ecco quando ciò accade è un giorno importante. Lo Stato c’è. Per poche ore, ma c’è. Quel tempo poi però finisce e torna il grigio. Chissà per esempio se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, entrando nella chiesa di Don Patriciello, a Parco Verde, ha visto Villa Andersen. È la villetta di quartiere, attaccata alla chiesa, su cui affacciano le finestre di 207 famiglie, 500 bambini.
di Zita Dazzi
La Repubblica, 6 gennaio 2025
Il cappellano del carcere minorile Beccaria e fondatore della comunità Kairos interviene sulle zone rosse e i rischi di ghettizzazione dei giovani di seconda generazione. Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria e presidente della Comunità d’accoglienza Kairos, conosce bene i ragazzi di seconda e terza generazione, coetanei di quelli che a Capodanno si sono “fatti notare” in Duomo per le urla e gli insulti. Ma sul piano delle zone rosse che vieta Duomo e stazioni a chi viene ritenuto molesto e pericoloso e ha anche solo una denuncia, ha più di una perplessità. “È chiaro che qualche problema sulla sicurezza in una città grande come Milano c’è. Quindi comprendo che si pensi a qualche contromisura. Sono tentativi di arginare pericoli che si possono creare in certe occasioni”.
di Youssef Hassan Holgado
Il Domani, 6 gennaio 2025
Oltre slogan e statistiche sugli arrivi: cantanti e artisti usano la musica per esprimere il dolore del distacco. La parola è “ghorba”. La narrazione della traversata che parte dal nord Africa è un mix di lingue e stili del mondo arabo e occidentale. Nella lingua araba ci sono tante parole per descrivere il “mal di casa”, il dolore nello stare lontani dal proprio paese di origine. Una di queste è “ghorba”, ovvero l’esperienza di sentirsi straniero nel luogo in cui si vive, di trovarsi ogni giorno a che fare con una cultura differente da quella d’origine e percepire un senso di alienazione per una lingua che si fatica a comprendere, almeno all’inizio.
di Francesca Fulghesu
Il Fatto Quotidiano, 6 gennaio 2025
Alessandro Piumatti è responsabile del mercato italiano e tedesco di una delle banche di semi più prestigiose al mondo. “Il nostro Paese sembrava promettente. Ma l’emendamento ideologico e anti-scientifico del pacchetto sicurezza rischia di annullare tutto. Tanti italiani lavorano qui e ci resteranno”. Una filiera agricola da mezzo miliardo di fatturato, circa 50mila pazienti in cura, almeno 800 negozi specializzati in prodotti derivati. Dopo l’introduzione del Ddl sicurezza e del nuovo Codice della strada, l’industria della canapa si sente sotto attacco, e con lei i fruitori di Thc e Cbd (due dei principi attivi della cannabis). E così i grandi imprenditori si preparano alla fuga, e chi già lavora nel settore all’estero vede sfumare la speranza di tornare in Italia.
di Giorgio Ferrari
Avvenire, 6 gennaio 2025
Ucraina, Medio Oriente e Sudan hanno segnato con il sangue il 2024. E i conflitti hanno tutti gli stessi attori: Russia, Cina, Iran e Paesi occidentali. L’avvento di Trump getta un sasso in piccionaia. Il richiamo potente di papa Francesco nella celebrazione della Giornata mondiale della pace su quella “guerra disumana che spezza il cuore delle madri e distrugge i sogni dei giovani” getta un pesante sigillo su quel 2024 che è stato inconfutabilmente l’anno delle guerre, anzi di quella che già un anno fa il papa aveva definito “una terza guerra mondiale a pezzi”. Tutto vero. Secondo il rapporto di Global Peace Index in questo momento il mondo è dilaniato da 56 conflitti, il più alto numero mai registrato dalla fine della Seconda guerra mondiale. Sui 163 Paesi analizzati, 97 registrano un peggioramento delle condizioni di pace. All’ultimo posto c’è lo Yemen, il Paese meno pacifico al mondo, seguito da Sudan, Sud Sudan, Afghanistan e Ucraina. Una classifica che dice tutto e impone una domanda: come sarà il 2025?
di Giulia Cazzaniga
Il Domani, 6 gennaio 2025
Il giornalista che racconta la storia dei Wa, tribù birmana che gestisce il più potente narcostato del mondo: “Vivo a Bangkok da 16 anni e mi rendo conto che è difficile che gli occidentali capiscano ciò che accade qui”. Un’inchiesta corposa e piena di gusto. Particolare ed esemplare. Patrick Winn la racconta con il sorriso soddisfatto di chi ha realizzato con anni di lavoro da giornalista un racconto di oppio e metanfetamina, di foreste dove piovono fucili che si possono usare contro i comunisti, di uomini super e di altri così diversi. Questa è una storia di montagna e dedicata alla gente che ci vive, perché Patrick è nato in North Carolina in una piccola città industriale - Eden - dove le famiglie venivano dagli Appalachi e “alla gente di montagna piace fare le cose a modo proprio. Ostinati, scettici verso l’autoritarismo, affatto ignoranti”. Winn, con Roberto Saviano, ha presentato in Italia Narcotopia (Adelphi) a Più libri più liberi.
di Federica Pozzi
Il Messaggero, 5 gennaio 2025
Annullata la decisione di un giudice che negava a un uomo incontri privati con la moglie nel penitenziario di Asti: “Le relazioni affettive sono tutelate dalla Costituzione”. Vietare colloqui intimi tra coniugi in carcere è incostituzionale. Lo dice la Cassazione e non solo. Già un anno fa la Corte Costituzionale aveva stabilito che, compatibilmente con le esigenze del singolo, avere incontri non sorvegliati è un diritto del detenuto. Lo scorso 11 dicembre gli Ermellini hanno ribadito con una sentenza questo principio, accogliendo il ricorso di A.S., 34enne di Formia, recluso nel carcere di Asti. La casa circondariale piemontese ha negato all’uomo un colloquio di intimità con la moglie, perché “la struttura non lo consente”.
di Riccardo Radi
terzultimafermata.blog, 5 gennaio 2025
Il Magistrato di sorveglianza ritiene che la richiesta di un detenuto di avere un colloquio intimo con la compagna sia una mera aspettativa, interviene la Cassazione e ricorda che è un diritto. La Cassazione sezione 1 con la sentenza numero 8/2025 ha stabilito che non può ritenersi che la richiesta di poter svolgere colloqui con la propria moglie in condizioni di intimità, avanzata dal detenuto ricorrente, costituisca una mera aspettativa, essendo stato affermato che tali colloqui costituiscono una legittima espressione del diritto all’affettività e alla coltivazione dei rapporti familiari, e possono essere negati, secondo l’esplicito dettato della sentenza citata, solo per “ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina”, ovvero per il comportamento non corretto dello stesso detenuto o per ragioni giudiziarie, in caso di soggetto ancora imputato.
di Vincenzo Bisbiglia e Marco Grasso
Il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2025
Con una circolare del 31 dicembre 2024 il ministero porta App nelle aule penali. Ma il programma è lento e caotico: pm e giudici in rivolta. La data del decreto dice già molto, se non tutto: 27 dicembre 2024. Fra Natale e Capodanno il ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio ha dato via a una riforma (sulla carta) epocale: l’estensione al telematico di quasi tutto il processo penale. Almeno questo è ciò che l’esecutivo italiano vorrebbe far credere all’Europa, per incassare i soldi del Pnrr. Peccato che una relazione del Csm, frutto del lavoro di sei mesi di una commissione tecnica, l’11 dicembre avesse avvertito il governo: App, il software che dovrebbe governare la transizione, è una patacca. La sperimentazione alle sole archiviazioni è già stata un fallimento: molte Procure, tra cui Napoli, sono state costrette a tornare al cartaceo, in attesa di tempi migliori. In alcuni uffici le archiviazioni sono addirittura “crollate fino al 96%”.
di Cristina Pastore
La Stampa, 5 gennaio 2025
Colpita da una raffica di insulti perché difende un uomo che ha tentato di sfregiare l’ex lanciandole addosso dell’acido muriatico. La sua “colpa”? Da avvocata, e soprattutto da donna, garantire l’assistenza legale a chi voleva sfigurare un’altra donna. Elisa Indriolo non l’aveva messo in conto questo fiume di veleno che ha preso a sgorgare dai social il giorno in cui si è scoperto che era lei, come avvocata d’ufficio, ad assistere l’operaio di 63 anni che a Verbania ha fatto irruzione nel negozio di parrucchiera della ex compagna con due bottiglie di acido muriatico ed è stato fermato solo dall’accorrere di alcune persone allarmate dalle urla di terrore della donna. Le hanno scritto di tutto: insulti, offese, parole denigratorie, cattivi auspici: spero tu finisca in carcere, che ti tocchi la stessa sorte di quella donna. “Ma io ho fatto solo il mio dovere”, spiega la quarantenne avvocata.
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