di Giansandro Merli
Il Manifesto, 31 dicembre 2024
I giudici rinviano la sentenza. Ma il governo parte alla carica: “Ci ha dato ragione”. L’opposizione: “Non capiscono le ordinanze”. Prima di decidere sui trattenimenti in Albania la Cassazione vuole sapere cosa stabilirà la Corte di giustizia Ue sulla classificazione dei paesi come sicuri. Lo ha reso noto ieri con una “ordinanza interlocutoria” relativa ai ricorsi del Viminale contro le decisioni del tribunale civile capitolino che a metà ottobre aveva liberato i primi richiedenti asilo trasferiti oltre Adriatico. Alla Corte di Lussemburgo l’udienza sarà il 25 febbraio, la sentenza è attesa in primavera.
di Franco Corleone
Messaggero Veneto, 30 dicembre 2024
Si sta chiudendo un anno orribile nel mondo tra guerre e genocidi con la parola alle armi, sempre più sofisticate, più stupide e disumane rispetto a quelle crudeli del passato. Il carcere in Italia ha vissuto in questi dodici mesi una catastrofe umanitaria nella totale irresponsabilità del Governo e del ministro Nordio, incapace di un disegno di riforma e che in due anni ha licenziato o costretto alle dimissioni due capi del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Carlo Renoldi e Giovanni Russo. Ora aspettiamo la terza vittima sulla via dell’apocalisse.
di Nicoletta Cottone
Il Sole 24 Ore, 30 dicembre 2024
Le reazioni alle proposte del presidente del Cnel Brunetta. L’ipotesi di un indulto parziale per cominciare a mettere mano nel caos del sistema carcerario piace a sinistra ma non a Forza Italia. Lo spunto viene dal presidente del Cnel ed ex ministro azzurro Renato Brunetta che sul Sole 24 ore chiede una convergenza a opposizione e maggioranza proprio su questo tema. “Penso che la proposta di Renato Brunetta vada ripresa, sostenuta, resa effettiva. Spero che opposizione e maggioranza possano convergere su un obiettivo minimo di umanità, civiltà, decenza. Chi ci sta?” scrive su X il senatore del Pd Filippo Sensi.
di Francesco Malfetano
Il Messaggero, 30 dicembre 2024
“Per le carceri italiane serve un grande patto nazionale. Bisogna applicare quel “modello Giubileo” invocato da Pier Ferdinando Casini e intervenire subito. Lo ha detto il Papa nel suo appello in occasione della visita a Rebibbia per l’Anno Santo e ce lo dice soprattutto la Costituzione: non si può più aspettare. È il momento del “qui e ora”. Parlamentare dem di lungo corso, Walter Verini è oggi senatore, segretario della commissione Giustizia e capogruppo in commissione Antimafia. Quella delle carceri italiane è una situazione che conosce perfettamente (“Ci sono circa 15mila detenuti in più rispetto alla capienza dei nostri istituti, siamo oltre il 32%. A oggi se ne sono suicidati 89, più 7 agenti di polizia penitenziaria”) e che è convinto bisognerebbe affrontare uniti: “Serve coraggio da parte di tutti”.
di Monica Macchioni
sfogliaroma.it, 30 dicembre 2024
Prima di Tangentopoli, amnistia e indulto erano frequentissimi; misure di ordinaria amministrazione che non sconvolgevano nessuno. Servivano anche a riequilibrare eventuali storture ed errori del sistema. Oggi parlare di amnistia sembra quasi una bestemmia mentre l’indulto viene al massimo sussurrato sottovoce e timidamente. “Cui prodest” tenere le carceri piene, continuare ad essere sanzionati dall’Europa, contravvenire al recupero del reo come previsto nella Costituzione più bella del mondo?
di Tommaso Scandroglio*
lanuovabq.it, 30 dicembre 2024
Nella “Spes non confundit”, Papa Francesco ha invitato i governi a concedere forme di amnistia o indulto per restituire speranza ai detenuti, fondandosi su quanto dice la Bibbia sul giubileo. Un gesto che richiama quanto accade al peccatore toccato dalla grazia di Dio. Com’è noto, apa Francesco ha varcato la Porta Santa del carcere romano di Rebibbia in occasione dell’apertura del Giubileo del 2025. Nella bolla pontificia, dal titolo Spes non confundit, con cui ha indetto il Giubileo, Francesco, in merito ai detenuti, scrive: “Propongo ai Governi che nell’Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi”.
di Sandro Pugliese
Il Giorno, 30 dicembre 2024
Il padre Rino Gennaro è in carcere: “Io condanno tutti i reati che ha commesso. Com’è ovvio, chiunque commette degli errori va condannato, e se questi errore prevedono il carcere, è giusto finire dietro le sbarre. Poi, scontata la pena però, devono cambiare vita. Come la deve cambiare mio papà”. Ciro Bonifacio è un ragazzo di 22 anni che sta cercando di ritrovare la serenità dopo tanti anni di dolore. Stiamo parlando del figlio del narcos Rino Gennaro Bonifacio. Un ragazzone, alto e sicuro di sé, imprenditore che punta a dare vita ad una associazione che aiuti i detenuti e ad un sequel del libro scritto dal padre: “Malabellavita”.
di Francesco La Licata
La Stampa, 30 dicembre 2024
La Cassazione annulla la proroga del carcere duro a Giovanni Riina rilanciando il dibattito e le polemiche Il figlio del boss di Cosa Nostra sconta l’ergastolo da 28 anni È ancora un rischio per il Paese o fa paura per il cognome che porta? La Cassazione ha annullato il provvedimento di proroga del carcere duro (l’ormai famigerato 41 bis) per Giovanni Riina, figlio di don Totò “u curtu”, il macellaio (chiedendo scusa ai macellai) di Cosa nostra che - con le stragi - ha trasformato la mafia in una organizzazione terroristica. La Corte Suprema ha ritenuto poco motivata la sentenza che decideva di accogliere la richiesta di proroga del ministero della Giustizia accolta dal Tribunale di sorveglianza di Roma.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 dicembre 2024
Introdotto come misura emergenziale dopo le stragi mafiose del ‘92, con l’obiettivo di impedire i rapporti dei boss con l’esterno, il regime carcerario si è trasformato in un sistema “permanente” di privazioni e limitazioni che solleva dubbi di natura costituzionale. Cos’è e chi viene sottoposto al regime di 41 bis in Italia? Parliamo di un articolo introdotto nell’ordinamento penitenziario, quindi di natura amministrativa, che nel gergo comune viene chiamato “carcere duro”, anche se sulla carta, duro non è, altrimenti sarebbe incostituzionale.
Il Dubbio, 30 dicembre 2024
Fratelli d’Italia difende il “carcere duro” dopo la decisione della Cassazione sul figlio di Totò Riina, sul caso si muove anche la presidente Antimafia Colosimo. Gasparri: “Il problema è la magistratura”. “Il regime speciale di detenzione 41 bis è imprescindibile nella lotta alla mafia e al terrorismo. La decisione della Corte di Cassazione sul caso Riina non scalfisce l’utilità di uno strumento che difendiamo senza ambiguità. Sia chiaro a mafiosi e nemici della democrazia: questo governo non farà sconti o passi indietro”. È la posizione del sottosegretario di Stato alla Giustizia Andrea Ostellari dopo la decisione della Suprema Corte, che il 27 dicembre ha annullato con rinvio la conferma del decreto ministeriale che impone il “carcere duro” a Giovanni Riina.
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