di Stefano Piazza
Corriere della Sera, 30 dicembre 2024
L’arresto e la detenzione della giornalista italiana Cecilia Sala assumono, col trascorrere dei giorni, i tratti di un intricato giallo internazionale. Come avevamo anticipato ieri è ormai certo che l’arresto della collega del Foglio da parte delle autorità iraniane non è altro che una ritorsione per l’arresto avvenuto lo scorso 16 dicembre di Mohammad Abedini Najafabadi, fermato su ordine della giustizia americana all’aeroporto di Milano-Malpensa. Abedini è stato identificato come figura centrale nell’attentato del 28 gennaio scorso in Giordania, nel quale tre militari statunitensi hanno perso la vita e altre 40 persone sono rimaste ferite all’avamposto “Tower 22”. Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, l’attacco è stato condotto utilizzando droni sviluppati anche grazie alla tecnologia fornita dal trentottenne iraniano. Abedini è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla violazione dell’International emergency economic powers act (Ieepa). Insieme a lui, gli Stati Uniti hanno arrestato Mahdi Mohammad Sadeghi, 42 anni, residente a Natick, Massachusetts. Secondo le accuse Abedini, Sadeghi e altri complici avrebbero cospirato per aggirare le normative statunitensi sul controllo delle esportazioni e sulle sanzioni economiche. In particolare, avrebbero procurato beni, servizi e tecnologie di origine americana, trasferendoli all’iran attraverso la società di Abedini, la Sdra - San’at Danesh Rahpooyan Aflak Co. Mohammad Abedini è stato ricercatore al Politecnico federale di Losanna (Epfl) e, sempre secondo le indagini Usa, avrebbe usato l’azienda da lui fondata in Svizzera, la Illumove Sa, come azienda-satellite dell’iraniana Sdra.
di Massimo Stefano Russo
girodivite.it, 29 dicembre 2024
La scelta del Papa di aprire una porta del Giubileo nel carcere di Rebibbia è un segno di coraggio e di speranza rivolto ai detenuti, a quanti lavorano e operano nelle istituzioni carcerarie. La scelta del Papa di aprire una porta del Giubileo nel carcere di Rebibbia è un segno di coraggio e di speranza rivolto ai detenuti, a quanti lavorano e operano nelle istituzioni carcerarie. Focalizzare l’attenzione sulle problematiche che riguardano il contesto carcerario e chiedere di occuparsi e preoccuparsi delle carceri è un segno di civiltà e umanità.
di Renato Brunetta*
Il Sole 24 Ore, 29 dicembre 2024
L’appello del vicepresidente del CSM Fabio Pinelli è la parte che mancava alla definizione di un progetto olistico di restituzione della pena alla propria funzione specifica: l’ipotesi di un indulto parziale, che coinvolga i detenuti per reati meno gravi, cioè coloro che il lavoro può recuperare alla società e il carcere può cronicizzare in professionisti criminali. Si dice, nel gergo giuridico ma ormai anche nel linguaggio comune, “certezza della pena”, per intendere la preoccupazione che questa esprima gli effetti per i quali è stata prevista e adottata, e tra questi anche quelli che la Costituzione non prevede. E cioè: il risarcimento per le vittime, il primato della giustizia nelle relazioni umane, la deterrenza rispetto ai comportamenti illeciti o propriamente criminali. Non ho citato volutamente la rieducazione del condannato, l’unico principio che la Carta fa suo nell’articolo 27, perché si tratta di un principio controintuitivo della civiltà giuridica, mentre voglio qui, anzitutto, riferirmi al modello di giustizia percepita dal corpo sociale nel nostro momento storico.
di Silvana Palazzo
ilsussidiario.net, 29 dicembre 2024
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio è contrario ad amnistia e indulto: ecco il piano del governo per risolvere l’emergenza del sovraffollamento. Né l’amnistia né l’indulto sono per Carlo Nordio la soluzione all’emergenza carceri. Possono essere segni di forza, non come provvedimenti per svuotare le carceri, perché in questo caso sarebbero “manifestazioni di debolezza”. Per Nordio non bisogna mandare alcun segnale di impunità, invece bisogna “umanizzare” la pena con attività in carcere o modi diversi per scontrare la propria pena. Infatti, il Guardasigilli è al lavoro con il resto del Governo. Per quanto riguarda l’emergenza suicidi, si tratta di un fenomeno che per Nordio non ha legami con il sovraffollamento, ma a fattori psicologici. Quindi, l’obiettivo è migliorare il sostegno psicologico. Sempre a proposito di sovraffollamento, bisogna anche tener conto del fatto che oltre un terzo dei detenuti è di fatto composto da immigrati privi di occupazione.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 29 dicembre 2024
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dice “no all’amnistia e indulto”, non sono la strada per risolvere i problemi delle carceri, a partire dal sovraffollamento ormai strutturale. Questi atti di clemenza, spiega in un’intervista a Libero il Guardasigilli che ha accompagnato il Papa al carcere di Rebibbia, durante la cerimonia di apertura della Porta Santa, “sono plausibili come segno di forza e di magnanimità, ma se vengono interpretati come provvedimenti emergenziali svuota-carcere sono manifestazioni di debolezza”, che mandano un segnale di “impunità” e di invito “alla commissione di nuovi reati”. Piuttosto, aggiunge, bisogna lavorare “all’umanizzazione della pena”, prevedendo attività culturali, lavorative o sportive dentro il carcere o modalità diverse dai penitenziari per scontare il proprio debito con la giustizia.
di Franca Giansoldati
Il Messaggero, 29 dicembre 2024
Inizia il Giubileo, il Papa apre la Porta Santa chiedendo forme di clemenza, come amnistia e indulto, ma il governo Meloni replica che non è certo la strada per risolvere i problemi delle carceri, a partire dal sovraffollamento ormai strutturale. Lo spiega bene il ministro della Giustizia Carlo Nordio che, in una intervista a Libero, dopo avere accolto il Papa nel carcere di Rebibbia, durante la cerimonia di apertura della Porta Santa, sottolinea che semmai c’è bisogno di lavorare “all’umanizzazione della pena”, prevedendo attività culturali, lavorative o sportive dentro il carcere o modalità diverse dai penitenziari per scontare il proprio debito con la giustizia.
di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 29 dicembre 2024
La discussione pubblica sul carcere, innescata dall’apertura della Porta Santa a Rebibbia da parte di Papa Francesco e dall’impietoso rapporto di Antigone centrato soprattutto sul sovraffollamento, rischia di prendere la brutta scorciatoia edilizia, come se tutto si potesse risolvere con la costruzione di nuovi istituti di pena. Insomma, mettiamoci qualche ballino di cemento sopra e non parliamone più. Peccato che, ammesso serva, per realizzare nuove carceri non basterebbe un decennio. E l’urgenza di una giustizia che non sia vendetta non può aspettare oltre. La pena, che come prevede la Costituzione è finalizzata al reinserimento, si esplicita attraverso la perdita della libertà.
di Luca Ricolfi
Il Messaggero, 29 dicembre 2024
Ci sarà un indulto o un’amnistia per i detenuti? Dopo la visita del Papa a Rebibbia e le parole dette in carcere (e prima ancora nella Bolla di indizione del Giubileo), la domanda è tornata di attualità. Ma per la verità, e giustamente, la domanda aleggiava da tempo grazie ai rapporti delle associazioni che - come Antigone - si occupano della condizione carceraria. Credo dovremmo essere grati a quanti, nella società civile e pure nel mondo politico (penso in particolare ai Radicali), tengono viva l’attenzione sul dramma delle carceri italiane: vecchie, spesso fatiscenti, indegne di un paese civile. Un dramma che, negli ultimi anni, si è aggravato per il sovraffollamento: attualmente il numero di detenuti supera del 32% i posti effettivamente disponibili, e il numero di suicidi di detenuti (89 quest’anno) ha toccato il massimo storico. In breve, le condizioni che suggeriscono un provvedimento di alleggerimento ci sono tutte.
di Corrado Ocone
Libero, 29 dicembre 2024
L’apertura della Porta Santa nel carcere di Rebibbia da parte del Santo Padre è stata un gesto altamente simbolico e significativo, che non poteva essere ignorato dalla politica. Così come sarebbe stato opportuno che esso non fosse strumentalizzato, come pure è avvenuto, da parte della sinistra. Se non altro per rispetto verso una figura come quella del Papa che ha come bussola di riferimento il trascendente e non le divisioni del mondo immanente. Ma quale migliore occasione, avranno pensato i nostri, per chiedere amnistia e indulto incondizionati a un governo che viene descritto come autoritario e che quindi non può non avere che una concezione punitiva e repressiva del potere?
di Angelo Picariello
Avvenire, 29 dicembre 2024
Parla Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia nella Commissione Affari Costituzionali della Camera: dal Papa un gesto potentissimo. “Il gesto del Papa è stato potentissimo e interroga le coscienze di tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche: c’è un tema di diritti e anche di rispetto della nostra Costituzione”. Paolo Emilio Russo, capogruppo di FI in commissione Affari Costituzionali della Camera dà la sua disponibilità a studiare misure e iniziative in grado di migliorare la condizione carceraria e abbassare il tasso di sovraffollamento che ha più volte messo il nostro Paese sul banco degli imputati. Se il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli ha proposto un “indulto parziale”, Russo preferisce, a nome di Forza Italia, parlare di potenziamento delle misure alternative, interventi per ammodernare e umanizzare le strutture, aumentando l’accesso al lavoro all’interno e all’esterno del carcere, il ricorso alla giustizia riparativa, e gli investimenti in uomini e mezzi per ridurre i tempi della carcerazione preventiva.
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