di Cesare Burdese
L’Unità, 28 dicembre 2024
Ho visitato di recente la Casa circondariale La Dogaia di Prato in compagnia di esponenti di Nessuno tocchi Caino, avvocati della Camera penale, rappresentanti delle istituzioni locali e persone impegnate in attività di volontariato in carcere. Non tornavo a Prato dal 1988, quando ero stato al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, reduce da un convegno sul rapporto del carcere con la città, alla presenza del grande architetto toscano Giovanni Michelucci ed esponenti della Fondazione che porta il suo nome.
di Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale*
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
L’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale (Aipdp) e l’Associazione tra gli Studiosi del Processo Penale “G. D.” Pisapia (Aspp), letto il report sui suicidi in carcere predisposto dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, aggiornato al 20 dicembre 2024, esprimono il proprio sconcerto per la sempre più allarmante realtà delle carceri italiane e richiamano l’attenzione della società civile e delle istituzioni su un prioritario problema di civiltà giuridica e di tutela dei diritti fondamentali nel nostro Paese.
di Mauro Gentile
La Voce e il Tempo, 28 dicembre 2024
Sono 86 caselle sottolineate con un pennarello rosso e indicano le giornate nelle quali una persona detenuta in una delle carceri italiane si è tolta la vita, mentre le sette segnate in blu ricordano le date in cui a suicidarsi è stato un agente della polizia penitenziaria. È il tragico calendario dell’anno che si sta concludendo con cui si chiudono le pagine del dossier “Morire di carcere - raccolta di riflessioni sui suicidi in carcere 2024”.
di Marco Pelissero
Il Riformista, 28 dicembre 2024
La riforma che dimentica la Costituzione e abbraccia il Codice Rocco. Una costante delle scelte di politica criminale in tema di sicurezza pubblica è costituita dall’inasprimento del trattamento sanzionatorio dei reati commessi a danno di soggetti esercenti funzioni pubbliche. In questa direzione va il recente disegno di legge in materia di sicurezza pubblica. Per comprendere il senso delle scelte che il Parlamento si appresta ad approvare (il testo, approvato dalla Camera dei deputati, è ora all’esame del Senato), è necessario fare un passo indietro e collocare le norme che si vogliono introdurre entro una chiara linea di sviluppo.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
Dopo il parere negativo sulla riforma, la maggioranza reagisce: “Si rischia un’invasione di campo”. Secondo l’articolo 10 della legge 24 marzo 1958 - n. 195 “Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura” - il Csm “dà pareri al Ministro, sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario”. Ed è quello che si accinge a fare l’8 gennaio quando il plenum voterà tra le due proposte nate in seno alla VI Commissione: la prima contraria alla riforma costituzionale della separazione delle carriere (dei togati Antonello Cosentino, Roberto D’Auria, Roberto Fontana, Eligio Paolini, e del laico in quota Pd Roberto Romboli), la seconda favorevole (del laico in quota Fratelli d’Italia Felice Giuffrè). L’orientamento è quello di approvare la prima proposta con tutti i togati compatti (Mi, Unicost, Area, Md, Indipendenti) insieme ai laici di espressione della minoranza parlamentare.
di Riccardo Lo Verso
livesicilia.it, 28 dicembre 2024
Il 41 bis non può essere applicato senza scadenza. Bisogna valutare l’attuale pericolosità del detenuto anche se ha un cognome pesante. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha prorogato il regime del carcere duro per Giovanni Riina, figlio ergastolano del capo dei capi. Giovanni Riina è in carcere da 28 anni per mafia e omicidio, dal 2002 è rinchiuso al 41 bis. Secondo il Tribunale di Sorveglianza di Roma, il secondogenito di Totò Riina merita il regime riservato ai boss più pericolosi. “Pur in assenza di riconoscimento processuale della qualità di capo o promotore della associazione mafiosa - scrivono i magistrati - è stata rappresentata una posizione di ‘sovraordinazione’ del Riina rispetto ad altri sodali”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 28 dicembre 2024
Non c’è un obbligo di richiedere informazioni integrative se alla luce dei fatti emerge che non è garantito il rispetto della dignità umana. La consegna di un condannato può essere rifiutata se le autorità dello Stato richiedente non garantiscono, per tutta la durata della detenzione, la possibilità per il carcerato di godere di spazi in linea con i parametri della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Né esiste un obbligo di richiedere informazioni ulteriori se, da quanto emerge dai dati acquisiti, non ci sono garanzie sufficienti che la persona da consegnare, nell’ambito di un mandato di arresto europeo, sia nella condizione di godere dei tre metri quadrati, al netto degli arredi fissi e “sospesi”, nella cella che gli verrà assegnata. Tre metri che devono diventare quattro nei periodi di esecuzione aperta.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 28 dicembre 2024
Le carceri toscane continuano ad essere sovraffollate e questo costituisce uno dei problemi principali per chi vive e lavora tra le sbarre. L’ultimo rapporto dell’associazione Antigone relativo alla nostra regione riporta numeri chiari: su una capienza regolamentare di 3.162 detenuti, in Toscana sono recluse 3.270 persone. Il tasso di sovraffollamento è dunque del 103 per cento, ma questo dato non tiene in considerazione i tanti posti letto non utilizzabili nei penitenziari toscani: sono infatti 549 i posti non agibili per cause varie. Così il tasso di sovraffollamento reale è molto più alto e sale al 124 per cento.
di Maria Ducoli
La Nuova Venezia, 28 dicembre 2024
Il rapporto di Antigone scatta una fotografia sugli istituti di pena in Italia e in Veneto. A Santa Maria Maggiore tre detenuti si sono tolti la vita: ecco la situazione delle carceri a Venezia. Sempre meno spazio, sempre più detenuti. Nelle carceri italiane si fa fatica a respirare. Secondo Ristretti Orizzonti, sono 88 i suicidi in cella avvenuti in tutt’Italia nel 2024, ben tre nella casa circondariale di Santa Maria Maggiore, a Venezia. “Mai si era registrato un numero così alto, superando addirittura il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre”, si legge nel rapporto di Antigone con i dati principali raccolti nel 2024 negli istituti penali.
di Barbara Calderola
Il Giorno, 28 dicembre 2024
Attivisti e amministratori pubblici in visita nel carcere di Monza: 716 detenuti, ma i posti sono 411 “Molti hanno problemi psichiatrici o di droga e non dovrebbero essere rinchiusi in una cella”. Un suicidio e dieci tentativi, 411 posti, 716 detenuti: numeri che raccontano il sovraffollamento del carcere di Monza. Ieri, la visita della più numerosa delegazioni di attivisti e amministratori che sia mai entrata nelle sue celle, “per toccare con mano cosa voglia dire viverci”, dice Roberto Rampi, della segreteria di “Nessuno tocchi Caino”, ex senatore del Pd, in prima linea per la causa dei detenuti. Con lui Sergio D’Elia alla guida del gruppo. Per tutti, “un pugno allo stomaco” fra i tentativi di umanizzare una struttura che non riesce a garantire i diritti costituzionali e la speranza che nasce dall’immagine di papa Francesco che “apre la porta santa del Giubileo a Rebibbia. Il Papa ha scelto l’uomo cattivo - dice D’elia -, un invito alla riflessione per tutti”.
- Palermo. Il Garante: “Troppi sucidi in carcere, non si parli delle difficoltà solo a Natale”
- Torino. La speranza del Natale, anche nel carcere minorile
- I poveri dal Papa: lavoro e dignità
- Migranti. 25 anni dalla strage del CPT di Trapani
- Migranti. Mediatore curdo libero dopo 7 mesi: era accusato di essere prestanome di un boss turco










