palermotoday.it, 28 dicembre 2024
“La politica del buttate le chiavi per i detenuti non ha funzionato nemmeno quest’anno: i suicidi certificati fra i detenuti sono 88 e 7 fra gli agenti della polizia penitenziaria, un numero record. Ma non sono solo numeri, ci sono nomi e cognomi e nella maggior parte dei casi si tratta di giovani ed immigrati. Pannella definì il carcere discarica sociale e il Papa, in questi giorni, andando controcorrente con la politica che gioisce se un detenuto soffre, apre una seconda porta del Giubileo a Rebibbia e fa appello sul trattamento umanitario e sul principio del recupero della persona”. Lo afferma Pino Apprendi, Garante dei detenuti di Palermo.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 28 dicembre 2024
Chi ha partecipato, nella mattinata di venerdì 20 dicembre, alla Messa di Natale all’Istituto penale minorile “Ferrante Aporti” ha compreso perché proprio qui don Bosco - come scrive nelle “Memorie dell’oratorio” - ha avuto l’intuizione del “sistema preventivo”. “Chi sa, dicevo tra me, se questi giovanetti avessero fuori un amico, che si prendesse cura di loro, li assistesse e li istruisse nella religione nei giorni festivi, chi sa che non possano tenersi lontani dalla rovina o al meno diminuire il numero di coloro che ritornano in carcere? Comunicai questo pensiero a don Cafasso, e col suo consiglio e co’ suoi lumi mi sono messo a studiar modo di effettuarlo”.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 28 dicembre 2024
Palazzo Migliori fu messo a disposizione dei senzatetto alla fine del 2019, per volere di Francesco. Gestito dalla comunità di Sant’Egidio con i volontari, ha accolte e avviate a nuova vita più di 150 persone. L’attesa del Natale: Emilia, la “nonna” di tutti, il muratore romeno, la mamma che inventa Stati. Luciano apre le imposte e il colonnato del Bernini irrompe nella stanza pulita, ordinata, con tre letti dal copriletto blu. Di giorno condivide la libertà dolente e infreddolita con i senza fissa dimora, ma la notte lui una casa ce l’ha. In un palazzetto del Settecento con vista su San Pietro che mostra orgoglioso: “Ti piace?”.
emergency.it, 28 dicembre 2024
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999, dopo l’ennesimo tentativo di fuga, viene appiccato il fuoco ad alcuni materassi in una camerata, ed è l’inferno. La cella non viene aperta e nel rogo che ne scaturisce muoiono bruciati vivi tre giovani tunisini, altri tre moriranno in ospedale a causa delle ustioni riportate: Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti e Nasim. Sono passati 25 anni dalla strage del centro di detenzione amministrativa di Trapani. Le prime di una lunga serie di morti tragiche avvenute all’interno dei vari centri per i rimpatri forzati sparsi per l’Italia.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
Il suo avvocato, Giacomo Giuliano: “È in Italia da 30 anni ed è anche traduttore per alcune procure”. Il mediatore culturale curdo Abutalip Burulday, conosciuto col nome di Havel, immigrato in Italia dal 1997 e residente con la famiglia a Catania, è stato scarcerato dopo sette mesi di detenzione dal penitenziario di Piazza Lanza su disposizione del tribunale del riesame di Milano che, al termine di un lungo excursus giudiziario, ha ritenuto valide le richieste del legale, l’avvocato Giacomo Giuliano che, al termine di questa vicenda, ha dichiarato “Il mio assistito è stato scarcerato per insussistenza dei gravi indizi”.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 28 dicembre 2024
Il suo avvocato, Giacomo Giuliano: “È in Italia da 30 anni ed è anche traduttore per alcune procure”. Il mediatore culturale curdo Abutalip Burulday, conosciuto col nome di Havel, immigrato in Italia dal 1997 e residente con la famiglia a Catania, è stato scarcerato dopo sette mesi di detenzione dal penitenziario di Piazza Lanza su disposizione del tribunale del riesame di Milano che, al termine di un lungo excursus giudiziario, ha ritenuto valide le richieste del legale, l’avvocato Giacomo Giuliano che, al termine di questa vicenda, ha dichiarato “Il mio assistito è stato scarcerato per insussistenza dei gravi indizi”.
di Agostino Giovagnoli
Avvenire, 28 dicembre 2024
I cinque morti e gli oltre duecento feriti del mercatino di Natale a Magdeburgo non possono essere archiviati in fretta. Sono le vittime di Taleb Al Abdulmohsen che ha colpito a caso cittadini tedeschi perché la Germania non odia abbastanza i suoi nemici, i musulmani. Un arabo ateo, dunque, che ha assunto i panni di un suprematista bianco, il quale però ha ucciso altri bianchi perché odiano troppo poco. Troppe contraddizioni. Quello che è avvenuto a Magdeburgo non ha senso, è tragico ma anche irrazionale. Va capito in profondità, esige una riflessione adeguata. Ma la politica ha fretta, la Germania è in campagna elettorale, il 23 febbraio si voterà per consultazioni cruciali per il futuro del Paese. Bisogna monetizzare subito - in termini di consenso - ciò che è accaduto.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 28 dicembre 2024
La giornalista da 10 giorni a Evin. Teheran sapeva del suo lavoro. Si muove la diplomazia, il governo chiede “discrezione” ai media. Sulle trattative pesa il caso di un ricercatore in prigione in Italia su mandato Usa. Era a Teheran da una settimana Cecilia Sala e lì aveva registrato diverse puntate del suo podcast Stories, prodotto da Chora Media. Poi, il 19 dicembre, un giorno prima del suo rientro in Italia, è stata arrestata dalla polizia iraniana, nonostante fosse provvista di regolare visto giornalistico e avesse preventivamente concordato le sue interviste con le autorità locali. Le accuse, al momento, sono ancora ignote e solo ieri l’ambasciatrice italiana Paola Amadei è riuscita a incontrarla nel famigerato carcere di Evin, dove vengono messi i nemici politici del regime e dove lei si trova in cella d’isolamento. Sala era riuscita ad avvisare i suoi familiari della situazione con una breve telefonata il 20 dicembre, subito dopo è stata attivata l’Unità di crisi della Farnesina.
di Luca Sofri
ilpost.it, 28 dicembre 2024
Il carcere dove è detenuta la giornalista italiana Cecilia Sala è la struttura in cui sono imprigionati oppositori politici e cittadini stranieri. La giornalista italiana Cecilia Sala è detenuta da oltre una settimana dal regime iraniano nel carcere di Evin, a Teheran. La prigione di Evin è nota per essere la struttura in cui sono imprigionati oppositori politici, giornalisti e cittadini stranieri. È operativa dal 1972 e già prima della Rivoluzione islamica del 1979 vi venivano rinchiusi dissidenti politici. Da quando il movimento antigovernativo guidato dall’ayatollah Ruhollah Khomeini portò alla fine del regno dello scià e alla creazione della Repubblica Islamica dell’Iran, una teocrazia guidata da religiosi sciiti, Evin è diventata un temuto simbolo del regime.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 27 dicembre 2024
Storica iniziativa del Papa: apre la Porta Santa a Rebibbia Nelle carceri si guarda a un nuovo orizzonte di speranza? Papa Francesco va nel carcere romano di Rebibbia e non delude. Quando parla di politica internazionale zoppica, a volte vacilla. Quando parla di giustizia no, la forza del suo magistero si vede e si sente tutta. Tira fuori la rabbia dell’ingiustizia sociale - suo motore da sempre - e la unisce a quel dovere della speranza che è insito nella sua natura di prete di strada, di sacerdote di frontiera. E proprio da quelle sue radici di pastorale tra gli ultimi, di testimone del Vangelo tra i poveri, Francesco trae l’energia per lottare contro i mulini a vento del sistema giudiziario italiano. Che culmina nei dimenticatoi disumani delle carceri, in quei gironi danteschi dove anime dannate si avvitano e si contorcono senza sapere se mai, per loro, ci sarà giustizia. 19mila detenuti stranieri, 17mila tossicodipendenti, più di 4mila malati di mente in carcere. In quello che - per chi si occupa di diritti - è senz’altro l’anno nero del carcere, l’iniziativa del Pontefice è senza precedenti.
- La luce di Bergoglio nel buio del carcere
- “Mai venga a mancare la speranza di perdono e libertà ai detenuti”
- Qual è il significato delle parole pronunciate da Papa Francesco a Rebibbia?
- Una porta aperta tra il carcere e la città per dire no a una visione punitiva
- “Se il carcere è inferno, si cancella il futuro”










