di Marina Lomunno
vocetempo.it, 19 dicembre 2024
“Anche al funerale di mia nonna il prete ha detto questa preghiera, lo ricordo bene”. Sandra (nome di fantasia) scoppia a piangere mentre l’Arcivescovo intona “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi”. Sandra è una delle detenute della Casa circondariale torinese che, martedì scorso, ha partecipato con i suoi compagni e compagne di cella alla Messa natalizia presieduta dal cardinale. La visita al “Lorusso e Cutugno” non a caso è stata una delle prime di Repole dopo il Concistoro del 7 dicembre, in linea con il mandato di Papa Francesco.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 19 dicembre 2024
130 le nazioni per la moratoria universale, 32 i contrari. “Il voto di oggi segna un ulteriore passo verso l’abolizione mondiale della pena di morte e certifica che la pena capitale è ormai una pratica fuori dalla storia, un ferro vecchio dell’umanità di cui occorre liberarsi. Segna altresì l’affermazione del principio che l’abolizione della pena di morte attiene ai diritti umani”. Così Sergio d’Elia dell’associazione Nessuno tocchi Caino ha commentato lo storico voto che si è tenuto all’Assemblea della Nazioni Unite riguardante una moratoria universale contro la pena capitale. L’assise di New York ha così ribadito che le esecuzioni nel mondo non sono più considerate una maniera per far rispettare la giustizia e rafforzare il vivere civile. La Votazione in realtà ha costituito l’approvazione di una decima risoluzione riguardante il tema, segno che la strada è stata molto lunga e ancora oggi sono diversi i paesi che disconoscono le decisioni Onu. In ogni caso in molti considerano quello che è successo una svolta favorevole verso una totale abolizione.
di Marco Impagliazzo
Avvenire, 19 dicembre 2024
Cresce negli Stati Uniti, e in molte parti del mondo, un vasto movimento popolare che chiede al presidente Biden, in carica fino al 20 gennaio prossimo, di commutare le quaranta sentenze capitali nel braccio della morte delle carceri federali degli Stati Uniti, prima di lasciare il suo Ufficio. Elena Molinari ha recentemente messo in luce su Avvenire il risultato di un sondaggio che mostra come negli Usa i cittadini stiano prendendo gradualmente le distanze dalla pena capitale. In molti hanno rilanciato l’appello a Biden per commutare queste quaranta condanne: lo hanno fatto i vescovi Usa, organizzazioni cattoliche e non che da anni chiedono l’abolizione di questa pena negli Usa.
di Nello Scavo
Avvenire, 19 dicembre 2024
Nel nuovo rapporto di Msf documentati casi di attacchi deliberati anche contro il personale medico. Accuse anche ad Hamas. E Human Right Watch parla di “sterminio”. “Stiamo assistendo a chiare evidenze di pulizia etnica dal momento che i palestinesi vengono sfollati con la forza, messi in trappola e bombardati”. Le parole Christopher Lockyear, segretario generale di Medici senza frontiere, aprono un rapporto di 34 pagine che non risparmia accuse alle forze israeliane e non fa sconti ai miliziani di Hamas e degli altri gruppi di estremisti palestinesi.
di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 18 dicembre 2024
Peccato che Giovanni Floris, nella sua intervista a “Di Martedì”, non le abbia chiesto nulla in relazione alla situazione nelle carceri. Lei, però, poteva approfittare dell’occasione per parlarne ugualmente, viste le condizioni in cui si trovano i carcerati e il numero crescente di suicidi dall’inizio dell’anno. Ho ascoltato con tutta la possibile attenzione la sua intervista a Giovanni Floris a “Di Martedì”. Non dico che si debba condividere quello che ha fatto e cerca di fare, ma ha risposto a tutte le domande di Floris, senza eluderne nessuna, con la dovuta chiarezza. Una sola domanda non le è stata rivolta, in relazione alla situazione delle carceri e dei detenuti. Se Floris non l’ha fatta avrà avuto le sue ragioni. Lei però poteva approfittare dell’occasione per parlarne ugualmente.
di Luigi Mollo
L’Opinione, 18 dicembre 2024
Sgomento, nessun’altra parola può essere utilizzata in merito all’ennesimo suicidio di un detenuto. Dal primo gennaio 2024, 86 detenuti si sono tolti la vita. L’ondata di suicidi sembra ormai impossibile da arginare nonostante le varie iniziative proclamate dall’Unione Camere Penali Italiane, Antigone e Radicali Italiani e le lotte del Garante nazionale per le persone private della libertà personale assieme ai Garanti regionali, senza contare il lavoro delle numerose Cooperative sociali presenti sul territorio che ogni giorno costruiscono speranza tra le macerie. I detenuti “dovrebbero scontare la pena e le misure cautelari in un contesto di legittimità e sicurezza - ha dichiarato Fabio Pagani, segretario della Uil-Pa Polizia Penitenziaria - che nella realtà pare molto prossimo all’utopia”.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 18 dicembre 2024
Gli istituti penali per minorenni per la prima volta sovraffollati. Tra le cause la crisi delle case-alloggio dove si sconta la pena alternativa. Tartaglione (Cnca): “Siamo pochi e lasciati soli”. L’anno sta per chiudersi con l’ennesimo record negativo per il sistema penitenziario italiano. Il sovraffollamento delle strutture, che sembrava triste realtà confinata alle strutture per gli adulti, è - per la prima volta in un decennio - condiviso con i 17 istituti penali per minorenni (Ipm) sparsi lungo la Penisola. Mentre la criminalità minorile resta pressoché invariata nel corso degli anni, dal 2023 al 2024 il numero dei giovani detenuti è aumentato del 49% e con lei la capienza media degli Ipm che a inizio dicembre si attestava al 111% con 576 minori reclusi a fronte dei 516 posti disponibili. Tra le cause che gli addetti ai lavori additano come scatenanti del nuovo fenomeno c’è la crisi delle comunità educative, a cui i ragazzi sottoposti a provvedimenti penali possono essere affidati in alternativa al carcere o a seguito di una reclusione.
di Marco Belli
gnewsonline.it, 18 dicembre 2024
Presentazione del progetto “L’arte contemporanea in carcere: la sfida della speranza”. “In diverse carceri in Italia e nel mondo saranno aperte simbolicamente alcune Porte della Speranza, installazioni affidate ad artisti di fama internazionale che in collaborazione con le comunità dei detenuti realizzeranno queste opere da collocare fuori delle mura penitenziarie, visibili in questo modo alla città. L’obiettivo del progetto è incoraggiare e sostenere le esperienze dei detenuti a vivere in modo riabilitativo la permanenza in carcere preparandosi al rientro nella società. Ma altrettanto ha un secondo scopo: la conversione dello sguardo spirituale e culturale del cuore e del pensiero della società riguardo all’istituzione carceraria, da considerare sempre di più come luogo di riabilitazione e non soltanto di punizione”. Così il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, nel suo intervento di apertura della conferenza stampa di presentazione del progetto “L’arte contemporanea in carcere: la sfida della speranza”.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 18 dicembre 2024
Lo Stato ha già speso in risarcimenti più di 740 milioni di euro e il conto prosegue al ritmo di 81.000 euro al giorno. A “Quarta repubblica” di Nicola Porro (Rete4) c’è stato un interessante dibattito fra Giuseppe Santalucia, presidente dell’Anm e Gaia Tortora. Il motivo del contendere era l’istituzione di una “Giornata delle vittime degli errori giudiziari”. Com’è noto, il 17 giugno 1983 Enzo Tortora fu ammanettato e condotto in carcere davanti alle telecamere per poi risultare del tutto innocente. Da allora, per eco mediale, è simbolo delle vittime degli errori giudiziari. Secondo Santalucia una simile giornata avrebbe l’effetto di “ledere il prestigio della magistratura”. Forse perché Santalucia non è abituato ai dibatti televisivi ma la sua difesa è stata molto fragile e Gaia Tortora lo ha messo più volte alle strette con argomenti convincenti. Santalucia continuava a citare gli “errori terapeutici” (gli sbagli dei medici) dimenticando di aggiungere che i medici quando sbagliano pagano.
di Stefano Zurlo
Il Giornale, 18 dicembre 2024
I numeri non sono quelli che conoscevano. I numeri sono imponenti, molto più alti di quelli che sono stati pubblicati sui giornali e raccontati in tv in questi anni. Le persone ingiustamente detenute nel nostro Paese sono il triplo, forse di più, di quel che le cifre correnti dicono. Mille detenuti l’anno, circa trentamila in trent’anni: questa la contabilità stimata dei “casi Tortora” nel nostro Paese. E invece no: le vittime delle ingiuste detenzioni e degli errori giudiziari sono almeno tremila l’anno, novantamila, ma probabilmente centomila e più ancora, nell’arco dell’ultimo trentennio. Si, più di centomila, anche se malauguratamente non esistono statistiche precise.
- “Ritiro le mie accuse”. Noi pm dobbiamo essere aperti al dubbio
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