di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 8 dicembre 2024
Questa storia dei cripto-telefonini, della quale sembra non interessare granché a nessuno (nella politica, nel mondo della giustizia, nell’accademia, nel giornalismo), può essere -forse già lo è - la porta di ingresso nel mondo del Grande Fratello. Non c’è un filo di retorica in quello che sto dicendo, e vi basterà leggere con attenzione questo numero di PQM per comprenderlo.
di Ilaria Sacchettoni
Corriere della Sera, 8 dicembre 2024
L’amarezza dei testimoni di giustizia (figura ben diversa dai “pentiti”), imprenditori e non, entrati nel programma di protezione dello Stato per aver denunciato mafia e corruzione. “Noi, abbandonati”. La legge che istituisce i testimoni di giustizia è la n. 45 del 2001. Prima questi coabitavano in un percorso giuridico-legislativo e in un programma di protezione nato per i pentiti di mafia. Importante (ma a tutt’oggi inapplicata) la legge istituita dal governo Letta nel 2013 con la quale si permette ai testimoni di giustizia di essere assunti nella pubblica amministrazione come avviene per le vittime del terrorismo e del crimine organizzato. Si stima che oggi i testimoni di giustizia siano almeno quaranta.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 dicembre 2024
L’ex senatore racconta il suo lungo calvario giudiziario, tra accuse infondate, intercettazioni illegali, gogna e sofferenze umane: “Il magistrato che sbaglia deve pagare”. La rinascita nel nome di Bruce Springsteen. La premessa è netta: “Se qualcuno pensa che dopo il mio proscioglimento io abbia stappato bottiglie di champagne è completamente fuori strada. Non c’è veramente nulla di cui festeggiare. Certo, c’è la soddisfazione di veder riconosciute le proprie ragioni, ma questo aumenta in maniera esponenziale l’amarezza. Ti chiedi: ma perché tutto questo?”. Il questo, a cui fa riferimento Stefano Esposito, parlamentare per due legislature nelle file del Pd, sono i 2.589 giorni trascorsi dentro un incubo giudiziario. Un “buco nero”, come lo chiama Esposito, iniziato nel 2017 e terminato martedì scorso con il suo proscioglimento da parte del gip di Roma dalle accuse di corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze. Quella che l’ha travolto è ben più di un’indagine giudiziaria: è uno scandalo in cui a essere protagonista è paradossalmente una procura, quella di Torino, che pur di mettere sotto inchiesta Esposito è giunta a violare la Costituzione e alcune delle norme basilari che regolano il processo. Ma facciamo un passo indietro.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 8 dicembre 2024
La mamma, con lui in ospedale, ha dato il permesso di staccarlo dalle macchine. È stata chiesta l’autopsia per Robert Octavian Radion, il 24enne che si è tolto la vita nella Casa circondariale di Montorio impiccandosi. La sua morte ha riaperto la questione dei suicidi in carcere. “Un carcere sovraffollato, senza occasioni di studio e lavoro per le persone detenute, per definizione non può rispondere alle finalità di rieducazione e reinserimento sociale che la Costituzione assegna alla pena. Finalità dimenticate da un governo che sta a guardare il perpetuarsi di una condizione detentiva inumana, che non è spiegabile se non con logiche punitive e di vendetta”. Marco Vincenzi, coordinatore di Verona Radicale ha commentato così il quarto suicidio del 2024 nel carcere di Montorio. Quello di Robert Octavian Radion, 24 anni compiuti de una vita tra reati, galera e quel male di vivere che spesso tramutava in rabbia.
di Patricia Iori
ultimavoce.it, 8 dicembre 2024
Il sistema penitenziario italiano si trova a fronteggiare una crisi sempre più drammatica, sottolineata da un dato inquietante: 86 suicidi tra i detenuti dall’inizio del 2024. Questo numero, il più alto mai registrato da quando l’organizzazione Ristretti Orizzonti ha iniziato a monitorare il fenomeno a livello nazionale, evidenzia una situazione critica che non può più essere ignorata. Tra questi tragici episodi, quello di Amir Dhouiou, un giovane di 21 anni che si è tolto la vita nel carcere Marassi di Genova il 4 dicembre, il quale rappresenta un ennesimo campanello d’allarme per le istituzioni.
di Ilaria Marchiori
antennatre.medianordest.it, 8 dicembre 2024
Tante le denunce sulla situazione al collasso nel carcere di Santa Maria Maggiore. Questa volta, però, il grido d’allarme arriva direttamente dai detenuti, in esclusiva ai nostri microfoni. || Le grida arrivano da una delle finestre sbarrate del carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia. In una mattinata qualunque, con la testa tra le sbarre per riuscire a farsi sentire, alla vista delle nostre telecamere, alcuni detenuti ci chiedono di raccontare, attraverso la loro voce, le condizioni in cui si vive nella struttura. L’ultimo suicidio, lo scorso 5 novembre, il terzo a Venezia dall’inizio dell’anno, il 79esimo in Italia.
luccaindiretta.it, 8 dicembre 2024
Il dottor Cornacchia: “Mi è stato imposto di uscire dal carcere alle 18 anche in prossimità e durante colloqui con soggetti a grave rischio suicidario”. Bufera nel carcere San Giorgio di Lucca, dove dopo 30 anni di servizio lo psicologo Vito Michele Cornacchia ha dato le dimissioni. Una lettera infuocata, con il quale il professionista fortemarmino, 67enne, anche professore universitario a contratto nell’Ateneo pisano, ha elencato una serie di vicende che lo hanno fatto decidere a lasciare, con dispiacere, l’incarico. “Mi sono sentito umiliato come persona, non potevo più lavorare. E allora ho detto basta”, ha spiegato alla nostra redazione, precisando anche l’ultimo episodio: “Mi è stato impedito di parlare con un detenuto ad alto rischio di suicidio”.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 8 dicembre 2024
Le presenze nel penitenziario sono 1.077 per 700 posti. La direttrice Palù: “Imprese al nostro fianco”. Applausi, poi risotto e panettone. Il libretto in mano, lo sguardo sul maxischermo. Seduti nella rotonda, gruppi di detenuti di San Vittore seguono le storie di Leonora e Alvaro, “gettati nel mondo - per dirla con uno di loro - dalla forza del destino”. Parla dei protagonisti de “La Forza del destino”, l’opera di Giuseppe Verdi - che apre la stagione scaligera di quest’anno - ma Antonio, recluso qui già da qualche anno, parla anche di sé e di tanti che come lui si sono “ritrovati in carcere, per una catena di errori, di casualità, di scelte sbagliate e per l’assenza di una rete intorno. Quasi non comprendi fino in fondo quello che stai facendo - racconta - fino a che non realizzi di essere qua”.
Il Resto del Carlino, 8 dicembre 2024
Oggi, alle 19, per la prima volta verrà presentato “Fegato” al di fuori dell’istituto penitenziario, presso il Teatro Julio Cortazar di Pontelagoscuro (Via della Ricostruzione 40 - Pontelagoscuro), con il coinvolgimento di due ex attori detenuti.”Fegato”, drammaturgia e regia di Marco Luciano. Con Luigi Marietti, Rimi Mezami, le attrici e gli attori di Teatro Nucleo. In greco antico Prometheus è “Colui che pensa prima”. Ma se Prometeo avesse saputo cosa l’umanità sarebbe diventata, avrebbe comunque rubato il fuoco agli dèi e subito il martirio eterno sui monti del Caucaso con il suo fegato dilaniato ogni giorno dall’aquila Aithon?
di Gabriella Cuoco
Il Mattino, 8 dicembre 2024
È stato il primo di nove pranzi, tutti in agenda nel periodo natalizio nelle carceri campane, organizzato dalla comunità di Sant’Egidio nella casa circondariale di Arienzo. I prossimi nel Casertano si terranno il 16 a Carinola e il 27 a Santa Maria Capua Vetere. Trentanove detenuti, tra i più poveri all’interno della struttura di via Appia, che accoglie 92 reclusi a fine pena che provengono soprattutto dal carcere di Secondigliano, hanno potuto condividere un momento di gioia, degustando un pranzo preparato per l’occasione dallo chef Peppe Daddio della scuola di cucina Dolce & Salato di Maddaloni, affiancato da un detenuto al quale, per l’occasione, ha fatto confezionare un grembiule personalizzato, in collaborazione con le aziende Basilicata, La Guardiense, caffè Kimbo, pasticceria Lombardi e la Caritas Arcipretura Sant’Andrea Apostolo di Arienzo.
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