di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 8 dicembre 2024
Il 48% degli intervistati ha paura che il conflitto tra Russia e Ucraina si allarghi e coinvolga l’Europa. Nella fascia 18-24 anni la percezione cambia: il 50% pensa che le minacce di Mosca siano solo propaganda. I conflitti internazionali stanno scuotendo e agitando gli animi delle persone in tutto il mondo. È un periodo turbolento che preoccupa per la situazione delle guerre e dei conflitti internazionali che stanno minando non solo la sicurezza nazionale, ma anche i sistemi economici, sociali e le stabilità politiche dell’intero globo. Le continue ostilità in Ucraina, iniziate nel 2022 con l’invasione russa, continuano a essere una fonte significativa di angoscia per l’opinione pubblica, che in maggioranza (con una media negli anni tra il 48,0% e il 52,0%) fin dall’inizio del conflitto non ha mai gradito l’invio di armi a Volodymyr Zelensky.
di Laura Fasani
ilpost.it, 7 dicembre 2024
Il 4 dicembre un uomo di 21 anni, Amir Dhouiou, si è ucciso nel carcere Marassi di Genova, dove era detenuto. Secondo Ristretti Orizzonti, storica rivista del carcere di Padova, dall’inizio del 2024 a oggi le persone detenute in Italia che si sono suicidate sono 86: è il numero più alto da quando Ristretti Orizzonti raccoglie i dati a livello nazionale. Allo stesso tempo il numero è leggermente difforme rispetto a quello diffuso dal Garante dei detenuti, per via dei criteri adottati (ci torniamo).
di Gianni Vigoroso
ottopagine.it, 7 dicembre 2024
“In un anno 232 decessi totali, di cui 85 suicidi e 1133 tentativi”. Il Portavoce nazionale dei Garanti dei detenuti incontra gli studenti universitari dell’Unical e visita il carcere di Cosenza. Incontri con gli studenti dei corsi di laurea in giurisprudenza, servizio sociale e scienze dell’educazione: il portavoce della conferenza nazionale dei garanti dei detenuti territoriali ha partecipato ad incontri dibattiti organizzati all’Università della Calabria su minori, detenzione e pena come punizione o (ri)educazione. Il portavoce Ciambriello: “Le carceri sono al collasso e portano alla morte: in un anno 232 decessi totali, di cui 85 suicidi e 1133 tentativi di suicidi. Il tragico record apparteneva al 2022 quando in un anno si erano tolti la vita 84 detenuti.
di Delia Cascino e Titti Vicenti
Il Domani, 7 dicembre 2024
I penitenziari stipulano centinaia di contratti di affidamenti diretti per voli, medicinali, manutenzioni ordinarie. Una prassi che rischia di alimentare truffe e corruzioni, come a Taranto. Il giudice Sabella: “Problema serio”. Il dispendioso modello Albania usato per realizzare i centri per migranti ha seguito una regola soltanto: l’assenza di regole, o meglio la deroga al Codice degli appalti, quindi affidamenti diretti a pioggia, con minore possibilità di controlli adeguati sulle procedure. Una modalità, in realtà, che nel sistema penitenziario italiano è prassi consolidata.
websicilianews.it, 7 dicembre 2024
La richiesta della Democrazia Cristiana. “La Democrazia Cristiana chiederà, nell’anno giubilare 2025, l’amnistia e l’indulto per i detenuti, ad esclusione di chi ha commesso reati più gravi come i crimini legati a terrorismo, mafia, nonché i reati aggravati dal favoreggiamento alle associazioni mafiose, omicidi, violenze alle persone, associazione a delinquere finalizzata a traffico di stupefacenti e di immigrazione clandestina”. Lo annuncia Vita Ippolito, responsabile nazionale per la Giustizia della DC.
di Irene Famà
La Stampa, 7 dicembre 2024
Il Pd chiede a Nordio di ritirarlo: “Racconta le carceri come esclusivo teatro di conflitto”. Delmastro: “Polemica allucinante e allucinogena, da sinistra un pregiudizio ideologico”. Il carcere dovrebbe essere luogo di riscatto. E gli agenti i custodi di quel luogo così complesso dove quest’anno 86 detenuti si sono tolti la vita. Eppure il calendario 2025 della polizia penitenziaria è un susseguirsi di foto che fanno sfoggio di forza e muscoli. Dodici scatti con manganelli in pugno, pistole spianate e scudi antisommossa, tecniche per immobilizzare una persona a terra e azioni di contenimento, agenti al poligono e con il volto coperto o giubbotti antiproiettile. “Raccontano la formazione attraverso le varie sfaccettature: lo studio, l’addestramento, l’aggiornamento e l’allenamento”, è stato detto durante la presentazione. “È violento e machista”, tuonano dal Partito Democratico. “Chiediamo al governo il ritiro immediato”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 dicembre 2024
Le immagini selezionate sono concentrate su una rappresentazione muscolare e intimidatoria, piuttosto che illustrare le reali competenze e la complessità del lavoro degli agenti. Armati fino ai denti, in tre che bloccano una persona distesa sul pavimento, gruppo di divise in assetto antisommossa. No, non stiamo parlando di un filmato che documenta un’azione militare in una zona di emergenza, ma del nuovo calendario istituzionale della Polizia Penitenziaria. Che bisogno c’era di rappresentarla esclusivamente attraverso la loro forza muscolare, e soprattutto senza che appaia il carcere, nemmeno sullo sfondo?
di Francesco Petrelli*
Il Domani, 7 dicembre 2024
Il Corpo ha presentato il suo calendario con un video che mostra gli agenti in assetto antisommossa, con pistole e scudi. Immagine deforme e distorta della funzione rieducativa della pena. La Polizia penitenziaria ha pubblicato un video promozionale del suo Calendario 2025 in cui si vedono poliziotti in assetto antisommossa, che fanno corsi per placcare i detenuti e che si allenano con scudi, pistole e manganelli. Le immagini hanno provocato una dura reazione del Pd, che ha chiesto al governo di ritirare il calendario e interrompere la campagna di comunicazione “che tradisce la funzione rieducativa della pena” perché “la rappresentazione delle carceri come esclusivo teatro di conflitto e violenza rischia di legittimare approcci repressivi”. Su questo interviene anche il presidente dell’Ucpi, Francesco Petrelli.
di Simona Musco
Il Dubbio, 7 dicembre 2024
Nordio e Sisto al lavoro sulle linee guida dopo la sessione di bilancio. I dem: sui diritti non si negozia. Sarà uno dei provvedimenti in cima ai pensieri del governo dopo la sessione di bilancio. Si tratta delle linee guida sui criteri dell’azione penale, che verranno stabiliti sulla base di una valutazione politica, stando a quanto chiarito dal ministro Carlo Nordio nel corso del question time di giovedì. Un provvedimento che cambierà le abitudini delle procure, fino ad oggi “indirizzate” dal Consiglio superiore della magistratura e che ora riceveranno indicazioni di natura politica, così come previsto dalla riforma Cartabia, parte rimasta, fino ad oggi, inattuata. Tant’è che il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin aveva presentato un disegno di legge per accelerare la definizione dei criteri, richiamandosi proprio a quanto evidenziato nella relazione finale della Commissione Lattanzi, che evidenziava la “necessità di collocare il principio sancito dall’articolo 112 della Costituzione (“Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”) in un contesto coerente con la reale quantità di notizie di reato”. L’obiettivo era, dunque, quello di garantire maggiore trasparenza nelle scelte necessarie per attuare concretamente il principio di obbligatorietà.
di Luigi Manconi e Chiara Tamburello
La Repubblica, 7 dicembre 2024
È presumibile che le pronunce di queste settimane siano un riflesso condizionato e in qualche modo inevitabile delle intense emozioni che hanno accompagnato queste vicende. Da circa quindici, vent’anni il dibattito pubblico intorno alle questioni di genere è cresciuto notevolmente. E in maniera proporzionale è cresciuta l’attenzione nei confronti delle violenze contro le donne. Si pensi a quanto sempre più diffusamente venga utilizzato il termine femminicidio per indicare l’uccisione di una donna avvenuta in uno specifico contesto e all’interno di una determinata relazione tra vittima e autore di reato.
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