di Edmondo Bruti Liberati*
Il Foglio, 3 dicembre 2024
Il ministro della Giustizia dedica poche parole all’impianto di riforme che porterà a una radicale riscrittura dell’equilibrio fra i tre poteri dello stato, ma i dubbi di fondo persistono. E “nonostante tutte le rassicurazioni, si apre di fatto una autostrada al passo successivo della “responsabilizzazione” del Pm rispetto all’esecutivo”. L’intervista di ieri al direttore Cerasa merita attenzione per ciò che il ministro Nordio dice e per ciò che non dice. “La separazione delle carriere è un punto centrale del programma del governo... di fatto in buona parte già esiste con l’ordinamento della Cartabia, è accompagnata da due riforme che sono ancora più importanti: il sorteggio di parte del Csm e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare”.
Italia Oggi, 3 dicembre 2024
Il decreto legge giustizia approvato dal Consiglio dei ministri, potenzia gli strumenti a disposizione dell’autorità giudiziaria a tutela delle vittime. A prevedere il rafforzamento degli strumenti a disposizione dell’autorità giudiziaria a tutela delle vittime protette tramite il divieto di avvicinamento da parte del soggetto violento è un decreto legge, approvato dal Consiglio dei ministri del 29 novembre 2024, che introduce che introduce misure urgenti in materia di giustizia. Con il dl si integrano le norme relative alle “particolari modalità di controllo”, cioè al cosiddetto “braccialetto elettronico”, per precisare che tra gli accertamenti già previsti da parte della polizia giudiziaria in relazione alla “fattibilità tecnica” dell’utilizzo di tale strumento è inclusa anche la fattibilità operativa, collegata alla effettiva efficacia e funzionalità dello strumento rispetto al caso concreto e durante tutto il corso dell’applicazione della misura cautelare.
di Romina Marceca
La Repubblica, 3 dicembre 2024
Carabinieri e polizia contro le nuove disposizioni del dl Giustizia: “È una beffa. Noi siamo professionisti della sicurezza, non tecnici”. Polemiche anche le associazioni: “Chi pensa alle donne?”. L’appello ai ministri. Per contrastare i malfunzionamenti del braccialetto elettronico, nel decreto Giustizia, approvato dopo giornate convulse il 29 novembre, è stato inserito un nuovo articolo. I controlli sul funzionamento degli strumenti, che servono a mantenere sempre più distanti gli uomini violenti dalle donne, sono a carico delle forze dell’ordine. E scoppia la polemica dei sindacati, dei centri antiviolenza e dell’associazionismo.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 3 dicembre 2024
Bonus rieducazione fuori dal calcolo per sospendere la carcerazione. Il limite dei 4 anni per lo stop al titolo esecutivo non può essere calcolato, al netto dello sconto. La pena da considerare nell’ordine di esecuzione non può essere calcolata, ai fini della sospensione della carcerazione, al netto delle detrazioni che il condannato potrebbe ottenere partecipando all’opera di rieducazione. La Cassazione (sentenza 44020) ha così respinto il ricorso, contro l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione aveva negato la temporanea inefficacia dell’ordine di carcerazione, relativo a una condanna definitiva a quattro anni e sei mesi di reclusione. E dunque sopra il tetto dei quattro anni fissato dal “Decreto carceri” 92/2024, per sospendere il titolo esecutivo.
di Barbara Morra
La Stampa, 3 dicembre 2024
Sono 35 gli indagati, a vario titolo, nell’inchiesta della Procura di Cuneo su torture, violenze e minacce nel carcere Cerialdo. Fra questi c’è la comandante della Polizia penitenziaria, che, in prima battuta, quando gli inquirenti notificarono, oltre un anno fa, gli avvisi di garanzia, non era iscritta nel registro. Le sue responsabilità, secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Mario Pesucci, sarebbero emerse successivamente e sono sfociate nell’ipotesi del reato di omessa denuncia. L’altro giorno la Procura ha notificato agli indagati, fra cui c’è anche un medico del carcere, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Ora ognuno avrà la possibilità di accedere agli atti di indagine e, eventualmente, offrire proprie prove a discolpa.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 dicembre 2024
L’ex imprenditore Salvatore Buzzi e gli altri soci della Coop 29 giugno coinvolta nell’inchiesta citano in giudizio gli amministratori giudiziari. A dieci anni dalla (fu) inchiesta Mafia Capitale, l’ex imprenditore Salvatore Buzzi annuncia una causa civile contro gli amministratori giudiziari delle cooperative coinvolte, tra cui una gestita da lui, la coop 29 Giugno, nata oltre trent’anni fa per il reinserimento sociale dei detenuti. Un film già visto troppo spesso, come raccontato sulle pagine di questo giornale: imprese e aziende rovinate dopo essere finite in mano a degli amministratori designati dai Tribunali.
forlitoday.it, 3 dicembre 2024
È di giovedì l’annuncio del sottosegretario alla Giustizia in merito alla prossima entrata in organico nel carcere di Forlì di sette nuovi agenti di Polizia Penitenziaria. Ma l’associazione Amici di don Dario, da tempo coinvolta in progetti sociali e riabilitativi proprio all’interno della struttura carceraria della città, chiede “un’azione politica risolutiva” in merito alla realizzazione della casa circondariale al Quattro. “Don Dario - affermano i responsabili dell’associazione - ci ha lasciato in eredità una fortissima sensibilità sulle problematiche e le dinamiche umane che prendono vita in carcere, frutto della sua lunghissima esperienza come Cappellano della Casa Circondariale di Forlì.
venetonews.it, 3 dicembre 2024
Lunedì 2 dicembre, presso Palazzo Grandi Stazioni della Regione del Veneto a Venezia, si è tenuta la presentazione del volume “Liberiamo le produzioni - Lavoro penitenziario nel Veneto: opportunità per le imprese”, nato dalla collaborazione tra il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Triveneto, la Regione del Veneto - Assessorato all’Economia e Sviluppo, Ricerca e Innovazione, e Unioncamere del Veneto, grazie alle risorse messe a disposizione dalla Regione tramite la Convenzione PMI 2024.
novaradio.info, 3 dicembre 2024
Per anni gli Ipm - Istituti penali minorili, hanno rappresentato, tra molte virgolette, una “isola felice” nel desolante panorama del sistema carcerario italiano: numeri limitati, strutture “a misura” di detenuto, attenzione ai percorsi di educazione e reinserimento. Oggi non è più così, e la ragione sta nel crescente sovraffollamento delle carceri: a maggio 2023 i detenuti minori in Italia erano 395, oggi sono 565: un aumento del +43% in soli 18 mesi, che ha portato 15 dei 17 IPM italiani a superare i limiti di capienza.
Il Centro, 3 dicembre 2024
In Abruzzo ci si appresta a varare il patronato gratuito in favore dei detenuti per iniziativa del sindacato Uil. “In attesa dell’avvento del garante dei detenuti”, si legge in una nota dei promotori dell’iniziativa, “la cui elezione, da parte della Regione Abruzzo, sembra essere in dirittura di arrivo, la Uil Abruzzo, attraverso il prezioso contributo dell’Ital-Uil, si metterà a disposizione dei detenuti fornendo loro servizi di patronato del tutto gratuiti”. “Tale importante realtà, coordinata dal responsabile dell’Ital-Uil Abruzzo Lucio Giancola, avrà il merito”, afferma il vicesegretario regionale del sindacato Uil Penitenziari Abruzzo Mauro Nardella, “di fornire assistenza in campo previdenziale, assistenziale, fiscale e sindacale nei confronti di chi sino ad oggi ha vissuto marginalmente il rapporto con il diritto del lavoro e non solo”.
- Lecce. “Libera le tue idee”, progetto dell’UniSalento per i detenuti della Casa circondariale
- Palermo. L’università entra in carcere e aiuta i detenuti a riconoscere la loro identità
- Spoleto (Pg). Il carcere meno sovraffollato d’Italia, ma anche qui mancano i diritti umani
- Molfetta (Ba). Caritas, oggi un incontro su dignità umana e reintegrazione sociale dei detenuti
- Migranti. Il caso Albania arriva in Cassazione. La richiesta: sospendete il giudizio










