di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 novembre 2024
Intervista al direttore dell’Ipm di Roma, Giuseppe Chiodo, e al Comandante della polizia penitenziaria, Saulo Patrizi. I dirigenti dell’Istituto: “Arrivano qui perché hanno accumulato tanti piccoli reati”. Era il fiore all’occhiello dell’Italia in Europa o lo è ancora, il sistema penale minorile che solo in ultima analisi dovrebbe destinare ai suoi istituti di reclusione i giovani criminali non intercettabili dai servizi? E sono vere le voci sempre più insistenti dei sindacati di PolPen sulle “rivolte” che sembrano improvvisamente sconvolgere le carceri come mai prima, e pure quelle minorili? Se lo si chiede a Giuseppe Chiodo, dal 1° dicembre 2023 direttore dell’Ipm di Roma Casal del Marmo, 37 anni, un passato da attivista in associazioni a tutela della libertà personale e vincitore “insieme ai colleghi di Milano, Torino, Catania e Airola del primo concorso indetto nel 2021 per direttori di Ipm”, la risposta è più articolata di quanto si possa immaginare.
di Manuela D’Argenio
tgcom24.mediaset.it, 28 novembre 2024
Le sezioni femminili restano inadeguate, le attività professionali sono poco variegate, l’accesso agli studi non è uguale per tutti: la discriminazione di genere, di fatto, è rimasta immutata. Il carcere come istituzione totale è una struttura pensata per uomini in cui si riscontra, anche nei documenti ministeriali, un’incapacità di rielaborarlo al femminile. Complice la bassa percentuale di detenute (il 4,2%) rispetto ai maschi, ancora oggi si fa fatica a tener conto dei problemi che affrontano le donne in un regime di reclusione: dalla privazione della genitorialità e dell’affettività all’adattamento all’ambiente. E soprattutto si innescano meccanismi di sottomissioni e “assegnazioni” di ruoli, anche inconsci, che cristallizzano il tempo, rendendo il patriarcato l’unico modello di società possibile, anzi pensabile, per le donne recluse.
a cura di Davide Pelanda*
Ristretti Orizzonti, 28 novembre 2024
Una lettera di giovani detenuti del carcere Lorusso e Cutugno. “Raccontare il carcere: diritto di cronaca e diritti delle persone private della libertà” è stato il tema di un recente evento organizzato a Torino dall’Opera Barolo in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti del Piemonte. Tra i relatori, il Garante dei detenuti della regione Piemonte, Bruno Mellano, e la Garante dei detenuti del Comune di Torino, Monica Gallo. E proprio Monica Gallo ha letto una lettera di un gruppo di ragazzi detenuti, che hanno analizzato le cronache dei quotidiani di Torino sui “fatti di Via Roma” dell’ottobre 2020 (saccheggi ai negozi, vetrine sfasciate, reati per i quali quei ragazzi sono stati arrestati).
di Antonio Massari
Il Fatto Quotidiano, 28 novembre 2024
Minaccia sanzioni per i magistrati che parlino di temi “politici”, ma quando era pm non si asteneva mai: capitasse oggi si metterebbe sotto inchiesta tutti i giorni. I magistrati subiranno sanzioni disciplinari se non si asterranno “quando sussistono gravi ragioni di convenienza”. A rischiare, con la nuova norma voluta dal guardasigilli Carlo Nordio, che potrebbe passare già nel Consiglio dei ministri di domani, sono giudici e pm che prendono pubblicamente posizione su argomenti di attualità politica (vedi le toghe che criticano le scelte del governo sull’immigrazione e poi devono gestire fascicoli sugli immigrati). Ora, poiché sarà il ministro della Giustizia a esercitare l’azione disciplinare, è istruttivo ripercorrere alcune tappe delle esternazioni del Nordio magistrato, che in base al pensiero del Nordio ministro avrebbe dovuto depositare richieste di astensione a raffica. D’altronde, come vedremo, può capitare che i due Nordio si trovino agli antipodi.
di Valentina Santarpia
Corriere della Sera, 28 novembre 2024
Il sottosegretario alla Giustizia, alla presentazione di un mezzo blindato, aveva detto: “Non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato”, parlando dei detenuti. Venerdì il dl Giustizia in Consiglio dei ministri. “Quando si parla di un nemico mortale come i mafiosi queste espressioni dure sono giustificate”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio rispondendo al question time della Camera, ad un’interrogazione sulle frasi del sottosegretario Andrea Delmastro sul “non lasciar respirare” i detenuti che si trovano sui mezzi della polizia penitenziaria.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 novembre 2024
Lo Voi e Cantone criticano la proposta di limitare a 45 giorni la durata delle captazioni: “Un divieto a perseguire reati complessi e gravi”. La nuova stretta sulle intercettazioni, prevista nella proposta di legge “modifiche alla disciplina in materia di durata delle operazioni di intercettazione”, rischia di diventare “un divieto a indagare” : lo ha detto ieri il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, nel corso della sua audizione davanti alla Commissione Giustizia della Camera, in merito alla pdl a prima firma del senatore di Forza Italia, Pierantonio Zanettin, già approvata a Palazzo Madama. “Qual e è lo scopo di questa riforma?”, si è chiesto il magistrato che ha aggiunto: “Perché, potendo protrarre le indagini fino a 18/ 24 mesi in alcuni casi, devo privarmi di un mezzo essenziale” se ho il potere e “quindi anche il dovere di indagare su una notizia di reato” che è stato commesso? “Mi è difficile comprendere le ragioni di una riduzione così drastica del periodo delle intercettazioni tenendo presente che spesso gli audio carpiti nei primi mesi di indagine vengono realmente compresi sulla base di altre attività investigative o di altre intercettazioni fatte nei mesi successivi”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 28 novembre 2024
Per la Cassazione, sentenza n. 42941/2024, si tratta di una estensione analogica rispetto alla nozione di “dispositivo” non consentita all’interprete. L’introduzione in carcere di una scheda Sim da parte di una persona ammessa ai colloqui - nel caso la compagna - col fine di consegnarla al recluso, non configura il delitto di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte dei detenuti, reato previsto dal Dl Immigrazione e sicurezza del Governo Conte II. Per la Suprema corte, sentenza n. 42941/2024, non è infatti consentita un’interpretazione analogica della norma incriminatrice, l’articolo 391-ter cod. pen., in ragione dei principi della riserva di legge e di determinatezza della fattispecie.
di Francesco Insardà
Il Dubbio, 28 novembre 2024
Il numero di detenuti che si sono tolti la vita in cella sale a 82 dall’inizio dell’anno. Appello della Garante sarda al guardasigilli, che insiste: “Nuovi percorsi di comunità per detenuti con disagi psichici o tossicodipendenti”. Ha donato tutti i suoi organi, dimostrando di avere una umanità che gli è stata negata dallo Stato e dal sistema penitenziario. È stato l’estremo gesto di G. O., un ragazzo di 27 anni, che si era impiccato nella sua cella a Cagliari la settimana scorsa, morto questa notte in ospedale. Era un tossicodipendente in attesa di andare in comunità, segnalato dai genitori e costretto in una cella nella quale non doveva stare.
Il Secolo XIX, 28 novembre 2024
Gennarino De Fazio, segretario generale del sindacato Uilpa della polizia penitenziaria: “Carcerari sovraffollati, il governo intervenga: le parole non bastano”. Un uomo di 46 anni detenuto nel carcere della Spezia è deceduto in ospedale. L’uomo era in attesa di giudizio e il 12 novembre scorso si era impiccato nella sua cella: era stato soccorso e portato all’ospedale in fin di vita. Le sue condizioni erano moto gravi. “Sono 83 i detenuti che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita, mentre 7 sono gli appartenenti alla polizia penitenziaria, in una spirale di morte a cui, evidentemente, non si vuole porre concretamente argine”, denuncia Gennarino De Fazio, segretario generale del sindacato Uilpa della polizia penitenziaria.
di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 28 novembre 2024
La manifestazione al Navile con avvocati, associazioni e Bergonzoni. Ottantadue suicidi dall’inizio dell’anno (numero vicinissimo al record negativo di 85 del 2022), a cui si aggiungono sette agenti di Polizia penitenziaria che si sono tolti la vita; 62.110 detenuti contro i 51.234 posti di capienza regolamentare (nel carcere di Bologna si va verso le 850 presenze a fronte di 500 posti); 14.000 detenuti che vivono in spazi di 3-4 metri quadrati e 10.000 atti di autolesionismo.
- Modena. Studi universitari in carcere, inaugurato l’anno accademico al Sant’Anna
- Pisa. Come evolve l’ordinamento penitenziario in Italia: convegno a Palazzo Gambacorti
- Roma. Oggi presentazione del libro “I volti della povertà in carcere”
- Trani (Bat). Un libro di favole scritto dalle detenute del carcere
- Rieti. “Comiche e Cosmo”, il teatro per i detenuti. Un’opportunità per riconnettersi con la società










