di Davide Desario
Il Domani, 25 novembre 2024
La Avagliano editore ristampa “Storie Bastarde, quei ragazzi cresciuti tra Pasolini e la Banda della Magliana” di Davide Desario. Con la prefazione di Francesca Fagnani. A quattordici anni di distanza, dopo due ristampe, la Avagliano editore ha deciso di pubblicare una nuova edizione del mio libro Storie Bastarde, quei ragazzi cresciuti tra Pasolini e la Banda della Magliana. La prefazione questa volta l’ha scritta Francesca Fagnani cogliendo a perfezione lo spirito di questa raccolta di racconti, storie vere. Che hanno un’anima amara, romantica, ironica, tragica. Come solo le storie vere sanno essere.
di Gianni Santucci
Corriere della Sera, 25 novembre 2024
Eraldo Affinati, lo scrittore vincitore del premio Flaiano che ha fondato la scuola gratuita per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri: “Passo vicino al Bosco verticale e vedo pezzi di New York. In ogni città vedo altre città”.
di David Romoli
L’Unità, 25 novembre 2024
A 94 anni suonati Eastwood racconta la storia di un giovane accusato d’aver ucciso la compagna, con un passato violento che si è messo alle spalle. La verità dell’aula non è la verità, e forse la verità semplicemente non c’è. Non ci sono cattivi in “Giurato numero due”, il grande film sulla giustizia che Clint Eastwood ha diretto a 94 anni dimostrando di non aver perso un colpo con l’avanzare degli anni. Non ci sono polizotti razzisti o colmi di pregiudizi, giudici prevenuti, giurati pigri, pubblici ministeri pronti a tagliare teste senza farsi troppe domande pur di fare carriera, avvocati difensori poco interessati perché poco pagati. Sarebbe troppo facile. Vorrebbe dire che la giustizia c’è, la bilancia potrebbe davvero trovarsi in perfetto equilibrio se a falsarla non fossero gli interessi, le passioni e gli errori del materiale umano.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 25 novembre 2024
Il riconoscimento all’australiano John Braithwaite: “Investirò in borse di studio in Africa e in Ucraina”. John Braithwaite, professore emerito e fondatore di RegNet (Regulatory Institutions Network), ora School of Regulation and Global Governance (RegNet) presso l’Australian National University, racconta spesso una storia. Parla di una donna che smette di andare al mercato perché ogni volta ci incontra un negoziante che indossa l’orologio di suo figlio ucciso in guerra.
di Letizia Pezzali
Il Domani, 25 novembre 2024
L’uso di un linguaggio elaborato non nasce dal desiderio di rispettare la dignità del lavoro, ma da un bisogno di sentirsi moralmente superiori. Etichettarli zuccherosamente “lavori utili” rischia di confondere il problema: non è la natura del lavoro a essere sbagliata, ma il modo in cui valorizziamo il lavoro. Oggi mi occupo delle persone che pagano una donna delle pulizie, ma che non vogliono usare l’espressione “donna delle pulizie”. Questo nonostante la lavoratrice che pagano sia quasi sempre una donna e faccia le pulizie al posto loro, nel loro appartamento.
di Simona Musco
Il Dubbio, 25 novembre 2024
Nonostante aumenti la consapevolezza sul tema, l’emergenza non finisce. Il fenomeno così diventa sistemico. Novantasette donne uccise. Anche nel 2024, la violenza di genere non è passata di moda. Tanto che una donna su tre dichiara di averne subito almeno una volta nella propria vita. E mentre le facciate dei palazzi e le panchine si tingono di rosso e le piazze si riempiono di striscioni, il colore dell’indignazione sbiadisce, giorno dopo giorno. Ne è prova il fatto che per il 30 per cento dei giovani la gelosia è una dimostrazione d’amore, percentuale che sale al 45 per cento tra i 14-15enni, secondo la ricerca “Giovani Voci per Relazioni Libere”, condotta da Differenza Donna tra ragazzi e ragazze tra i 14 e i 21 anni. Il sintomo di una deriva culturale ed educativa che rende il problema tutt’altro che superato. Nel 2023, i femminicidi hanno costituito quasi il 36 per cento di tutti gli omicidi, con 17.789 casi di maltrattamenti familiari, 12.061 atti persecutori e 5.421 violenze sessuali. I dati mostrano che la violenza avviene principalmente nell’ambito familiare e della coppia, con il 41% degli omicidi compiuti dai partner attuali e il 12,8% da ex partner.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 25 novembre 2024
“Il femminicidio non è solo un omicidio, ma un atto di violenza di genere che ha profonde radici culturali e sociali. Utilizzare il termine corretto ci permette di comprendere meglio la complessità del fenomeno e di adottare misure più efficaci per prevenirlo”. Parte dalle parole Lucia Secchi Tarugi, avvocata e coordinatrice della Commissione pari opportunità del Consiglio nazionale forense. Che quest’anno, insieme alla Fondazione dell’avvocatura italiana e il Dubbio, ha promosso il concorso di cortometraggi “NO aMORE - Oltre il tunnel” per lanciare un messaggio positivo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
di Luigi Bisignani
Il Tempo, 25 novembre 2024
Il piano B della premier sarebbe quello di trasformare gli hotspot in carceri per i 2.800 mafiosi albanesi reclusi in Italia. Sull’Albania: “Indietro tutta!” ma senza l’orchestra di Renzo Arbore. Stretta tra la magistratura ordinaria e quella contabile, Giorgia Meloni sta esplorando nuove strade, anche quella di trasformare gli hotspot albanesi in carceri per ospitare i detenuti affiliati alla “mafja shqiptare”, la mafia albanese, che in Italia sono circa 2.800. Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli, ha avvertito: “La mafia del futuro, non solo in Italia ma anche in Europa, sarà quella albanese”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Libero, 25 novembre 2024
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha sospeso ogni decisione circa il destino dell’ormai celebre cittadino del Bangladesh a cui la Commissione territoriale di Bologna aveva negato qualche settimana fa la protezione internazionale. Il procedimento, da quanto si è appreso, è sospeso fino alla pronuncia di una sentenza su altre due cause pregiudiziali, pervenute da altri tribunali italiani su analoghe tematiche e che sono state così riunite. Ad aver proposto il rinvio pregiudiziale ai giudici del Lussemburgo nel caso del cittadino del Bangladesh era stata a fine ottobre la sezione immigrazione del Tribunale di Bologna.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 25 novembre 2024
Oltre il 50% degli intervistati non è d’accordo con i tribunali che hanno sospeso i trasferimenti. Per il 45,5% si tratta di sentenze politiche contro il governo. L’indice di fiducia nei magistrati è al 31,2%. I conflitti tra magistratura e politica in Italia derivano da una tensione che si può definire storica tra i poteri dello Stato: da una parte la magistratura deve essere indipendente, dall’altra la politica ha un ruolo nelle nomine e nelle riforme. Una questione che, oltre a creare tensioni profonde tra il potere giudiziario e quello politico (esecutivo e legislativo), ha generato incertezza tra i cittadini e anche tra le istituzioni stesse, a cominciare dal Quirinale che, spesso, si è trovato coinvolto in pesanti conflitti che riguardavano le prerogative del governo e l’autonomia della magistratura.
- Se la politica è impotente di fronte al dilagare delle guerre
- Stati Uniti. Noterelle dal carcere: il convegno dei matematici detenuti
- Carceri e migranti, i dubbi del Colle sul ddl Sicurezza
- Da Santa Maria Capua Vetere a Trapani: quando il carcere diventa luogo di pestaggi e torture
- Firenze. A Sollicciano non cambia mai nulla










